Fabio Volo… Pif… Non m’hanno fatto nulla ma li detesto!

Dice che è un fenomeno che si aggrappa pervicacemente alla depressione ed alla pre-depressione quello delle manie di persecuzione. Ma credo abbia anche tanto a che fare con sentimenti come la gelosia, l’invidia, la frustrazione da insoddisfazione “professionale”.
Dice… anzi, dico che è vero! Dico che quelle su elencate sono sicuramente valide componenti.

Io ho detestato quel poverocristo di Nocerino perchè somigliava ad uno che mi stava proprio sulle balle per questioni di mera gelosia maschile…
Ma c’è dell’altro nel mio di sentimento elaborato. L’odio profondo, profondissimo per chi cialtroneggia.
Per chi si inventa quattro stronzate e in quest’epoca di stronzi cialtroni, che prima di tutto viene “la pappa pronta” fa successo.
Per chi dietro tonnellate di una banalità oscena e indescrivibile fa soldi sesso e successo.
Le tre S della Tommasi.

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E non ci rimane nemmeno sotto. Non ci resta intossicato. Non finisce al manicomio. Non ci pensa la notte alle stronzate che spara in giro o al sempiterno consiglio delle professoresse di una volta che per una buona volta potrebbero far proprio: “So’ bravi Signò… bravi davvero… ma di zappare proprio non c’hanno voglia!”.
E tutto perchè c’ha troppo pelo sullo stomaco.

Ci sono giorni in cui mi chiedo perchè non me lo posso spillare sulla pancia un po’ di prato inglese pubico: radermi – che pare dia anche un tono ed un non so che di desiderabile – conservare il prodotto, sistemarlo su un bel supporto in carta gommata precedentemente verniciato color carne e poi spillarmelo con una sparapunti. “Durante questa fase fatevi aiutare da un adulto” (cit.)
Cazzo deve far male… ma “lascia che faccia male, prima che faccia bene” (pornocit.)
Un Artattack emozionale (e quello di Artattack quanto mi sta sulle balle?) per uscire al mondo con una buccia – pardon pelliccia – nuova “che mi preserverà” (cit.) non dall’umidità e dalle intemperie ma dagli scrupoli di coscienza culturali verso il genere umano.

Ci sono giorni in cui mi dico che vorrei essere anch’io come Fabio Volo.
Toccare un argomento idiota ed avere il tempo di frequentarlo per un po’. Un romanzo bio-autobriografico lo potrei scrivere anch’io… anzi due o tre. E storie banali, banalissime, di quelle scontate e con l’esito scontato ne ho da raccontare. E non so nemmeno se non farei successo… perchè se è vero che non ho la cassa di risonanza del Volo costituita da mille attività in cui, al solito, ci mette tutta la banalità dal caso ad Esserci, è anche vero che credo di scrivere almeno con la stessa dignità. No, sapete qual’è il problema? Non mi va. Non mi va di scrivere cose banali. Non mi va di farlo con banalità.

Schema tipo:

c’è Giovanni – che è come dire Alberto o Felice (o Contento) – che dalla vita ha più o meno tutto.
Scopa come un luccio, si droga come un lercio, si diverte come uno stronzo.

Ma poi gi succede un brutto numero
– gli muore il padre, la madre, lo zio, l’amico…
– oppure arriva a 35 anni e scopre che l’animatore di serate altrui non può più farlo tutta la vita…
– opppure scopre che dopo i 35 il metabolismo ti cambia ti viene la pancia e gli aforismi che spari in croce non ti servono più a far colpo come insegna Cosmopolitan sulle fighe qualsiasi…
– oppure becca una santa overdose da marjuana come capita alla ragazzina di “Dannazione” (opera di di uno che scrive banalità ma le scrive davvero bene come Palahniuk)…
e capisce che è ora di non dire più “da grande voglio fare il…” ma trovare davvero qualcosa da fare.
E “MIRACOLOSAMENTE” comincia a guardare il mondo dalla prospettiva di tutti quanti i bipedi medi, quelli che sono impegnati a fare altro e non hanno tempo, soldi e modo di scopare come lucci, drogarsi come lerci e divertirsi come stronzi. E sempre MIRACOLOSAMENTE scopre che va anche bene così. E si affeziona alle piccole cose banali come il lavoro, l’amore, la sobrietà 5su7.
E vende con questa stronzata che è nota a tutti… perchè tutti ci sono passati, nella stessa banale e identica maniera sua… e tutti, più o meno tutti, hanno creduto di uscirne con enorme difficoltà e con la scoperta di cose che definiranno sempre ed inguaribilmente “fumettistiche e definitive” (cit. di uno che questa stessa cosa più o meno vent’anni fa l’ha scritta in un modo bellissimo… ed al solito se sapete di chi parlo scrivetelo in commento).
E vende con questa stronzata che è nota a tutti perchè tutti si sentono Giovanni, Alberto o Felice (o Contento). Dunque tutti, leggendolo, diventano i protagonisti di un libro…
E vuoi mettere?
E questa, mia, è una banalità enorme ma, spero, scritta con la quarta di seno in bella mostra!

Della paura di uscire al mondo si può parlare raccontando in modo scialbo e didascalico la propria esperienza da moderno Peter Pan. Oppure dire, come ha fatto qualcuno, che non vi dico chi è ma al solito se qualcuno lo sa lo scriva in commento…

“E niente ho messo la tutina della Chicco e sono uscito nel nulla assoluto…”.
(che è una banalità enorme ma scritta con una sesta di seno che miracolosamente sfida ogni legge newtoniana e sta su a quel biondoddio… come non vi dico cosa).

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No: molto meglio balzellonare per aforismi e storie trite e ritrite per accontentare gente con esistenze trite e ritrite che non ha voglia di riflettere, non ha voglia di sforzarsi a capire cosa sia “la tutina della Chicco”. E perchè non te la scopi una qualsiasi se invece di autocitarti con un aforisma alla Fabio Volo le parli della tutina della Chicco. A meno che il tuo orizzonte non sia la scopata con una da Girls Interrupted. Della tutina della Chicco non si parla alla prima che passa. E non si parla per scopare!

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E così che se ne va a puttane anche il “romanzo di formazione”… che fino alla Tutina della Chicco m’era stato anche un po’ sulle balle… ma non tanto da meritarsi Fabio Volo. Bastava Herman Hesse… che è il Fabio Volo di “qualche decennio fa” (cit.)

E Pif? La iena che si è messa a fare il “sociologo da bar” con uno smartphone che videoriprende le cose? Su MTV ha fatto successo con qualcosa che se vogliamo è ancora più urticante della banalità del nulla di Fabio Volo. Con l’idea del documentarismo pseudo autoriale perchè pseudo indie e pseudo hipster, su temi purtroppo anche molto interessanti. Ma con quello stile fintamente dimesso, incapace di andare al fondo profondo delle questioni. Intanto, MTV paga il viaggio, il soggiorno, lo stipendio… e tu, fidando sulla cialtroneria di chi ti segue ti guarda, invece di fare fino in fondo l’indie del cazzo e tirare fuori qualcosa di veramente nuovo… rivomiti due banalità… giri il mondo… vivi palleallaria che finchè ci sono stronzi cialtroni c’è speranza… e c’è fattanza…
…e diventi testimonial della TIM (quell’altro è sponda Vodafone) mandando in rete, tv, ovunque, una campagna per la telefonia mobile che si aggrappa con le unghie e coi denti a temi sociali di un pop e di una banalità pazzeschi. Anche qui, complici i 30 secondi netti di durta di uno spot, nel modo più cialtrone possibile.
I cani abbandonati…
L’oratorio di Scampia…
…dovesse nascere ancora Basaglia e fosse di attualità la causa dei mattacchioni, metterebbe un telefono in mano ad un pazzerello e gli farebbe dire “Sì, dopo la chiamiamo la mamma, Napoleone!”.Perchè questa è la cifra!

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Herman Hesse scriveva cose banali e pop per il suo tempo… non faceva nulla di diverso da Volo. O da Pif.
Fare soldi dal gusto del pubblico per il banale. Lui c’aggiungeva la ricerca New Age della meditazione attraverso la quale raggiungeva stati estatici simili a quelli che si raggiungono con la ketamina.. noi andiamo in Tibet a pregare ed in Thailandia a “ricercare la nostra spiritualità” strafacendoci, strafacendo bimbi e bimbe e non avendo nemmeno il buon gusto di crepare appesi all’asta appendiabiti dell’armadio, nudi e col pisello duro in mano (cit. è crepato così David Carradine, fu Bill in Kill Bill I e II). Cambia solo il modo di cialtroneggiare… che poi è scopare, strafarsi e divertirsi senza pensare troppo che nel frattempo la vita ci cammina di fianco.
Mi sta bene, cazzo… mi sta bene… ognuno si zappa la giornata come meglio crede, anche se potrebbe fare di più ma non vuole applicarsi. Mi sta bene: they want it, you give it to them… Gli dai la merda che chiedono!

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Il problema è uno solo: non costringeteci ad averli davanti ogni ora, punto e momento… come si dice dalle mie parti! Herman Hesse non ti si piazzava davanti ogni giorno ripetendoti quanto “è caldo e compenetrante l’ohm” che ti scorre dentro quando lo intoni. O facevi la cazzata di comprarti Siddharta o grazie a quel biondoddio non sapevi nemmeno chi era, Herman Hesse… o Narciso e Boccadoro. E il Lupo, se ne stava nella Steppa!

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25 thoughts on “Fabio Volo… Pif… Non m’hanno fatto nulla ma li detesto!

  1. gianni ha detto:

    Prevale la superficialità spessa e quel certo non so che da saggio, da qualcuno che <> in tante delle trasmissioni \ opere tv; da fare rabbrividire! Ci manca la colonna sonora però… Qualche cantante che parla del cielo e dell’orizzonte che si toccano? Che un bacio con lui/lei è come il sospiro contrapposto al suono della neve che cade: questi? Dove li mettiamo??

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  2. gianni ha detto:

    nel post precedente mi ha tagliato che ” ci fanno vedere loro qual è il senso della vita, l’importanza del tempo “

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  3. Simon James Terzo ha detto:

    Concordo. Eccome, poi su Pif e Volo non sai quanto.
    Winona Ryder però in quel film mi ha fatto perdere la testa, concedimelo.

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  4. orpola. hesse a volo non avevo proprio mai pensato di associarlo…

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  5. 321Clic ha detto:

    Dimentichi un particolare: se anche ce li sbattono davanti ogni ora, punto e momento, il telecomando ce l’abbiamo in mano noi. E anche il portafoglio quando andiamo a fare shopping in libreria.

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  6. marlatremaine ha detto:

    Ti preoccupi del consumatore o ti consuma il rosicamento?
    Personalmente farei la firma per un guadagno sostanzioso vendendo fuffa.
    La fuffa degli altri cerco di non comprarla.

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  7. Papillon1961 ha detto:

    Conosco poco i soggetti ma per ció che ho visto l’impressione dei fuffologi l’han fatta anche a me…

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  8. Andrea Dévis ha detto:

    Ma… allora non sono solo! 🙂

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