POV, inquadrature, occhi in camera e licenze poetiche…

A me mi piacciono le licenze poetiche…
… ma però mia madre mi ha sempre detto che se non mi avessi imparato a scrivere bene e senza usare le licenze poetiche come si impara alla squola… tutti avrebbero pensato che non m’ero imparato niente, che quelle non erano licenze poetiche e che io ero un ciucciabbestia come tutti i ciucciabbestia che scrivono e dicono “a me mi” e “ma però” e “m’imparo” e “squola” – che però lo scrivono e non lo leggono che se lo leggi non cambia niente – e le licenze poetiche nemmeno sanno cosa sono e sono ciucciabbestia e basta!

A me mi piacciono le licenze poetiche e a me mi piacer scendere la cana per pisciarla, non portarla giù. E nemmeno a farle fare la pipì. Ma però mi piace pure salire alla nonna per abbassarle la televisione. E a me mi piace la E quando si iniza una frase dopo il punto. Ma però forse di più mi piace se i verbi gli togli la IN per licenza poetica e li cambi IN transitivi. Così puoi entrare e uscire tutto quel che vuoi. Da dove vuoi. E le cose le esci pure fuori… oppure senò le entri dentro.

8cf0d6a6-fd2c-11e3-9734-485b3977183d

Dunque cominci non una frase ma proprio un paragrafo col dunque che non si fa mai… per dire che guardare in camera nella fotografia e nella cinematografia è una delle più grandi bestemmie. E’ uno degli errori più comuni. Errore dell’attore, sia ben chiaro… mica del direttore della fotografia che la cinepresa l’ha messa lì perchè lì deve stare nell’economia delle decisioni prese col regista per quel particolare carrello o quella particolare inquadratura. E ci sono volte in cui la telecamera serve lì e  non puoi fare altrimenti… che mica è sempre vero che la Montagna va da Maometto!
Quindi, che adesso ci può stare senza invocare licenze poetiche, un buon attore non guarda mai in camera se non per strettissime esigenze, che si cerca sempre di evitare. Nella fotografia è una cosa ammessa in ritrattistica… ma quello è un genere preciso. Nel cinema l’occhio in camera è licenza poetica… e la possono fare solo quelli che tu sai perfettamente che sanno perfettamente che non si deve mai avere un occhio in camera. Senò fai come mia madre che ai miei “a me mi” non credeva mai nessuno avrebbe creduto che erano licenze poetiche! Per dire, Truffaut nei “400 colpi” lo fa succedere un milione di volte. Il film si chiude con quello sguardo!
Vai a chiudere “I 400 colpi” senza quell’occhio fisso nella cinepresa!
Vai a dire a Truffaut che non sapeva girare… o che non era un regista? Ti voglio proprio vedere! No, mò proprio lo devi fare! Calci in culo, da tutti… meno che da Mollica che Truffaut secondo me non lo capisce!

i400colpi

… Poi scopri che nello scintillante mondo del porno esiste un genere che è tutto quanto una licenza poetica dell’occhio in camera. Un genere che senza quella licenza poetica non esisterebbe!
Scopri che esiste una cosa che si chiama POV e prima di guardarlo ti accerti che non vedrai nulla di insostenibile… che le sigle alle volte indicano cazzinculo gravissimi. E scopri che POV sta per Point Of View. E corri a vederlo perchè la sigla ti racconta di relatività, messa in discussione degli assoluti… ti parla di “punti di vista”.
Non sei deluso quando scopri che i Punti di Vista sono solo quelli da cui, appunto, si vede la scena. Non che ci voglia molto a dire che fai POV o a fare POV o a inventare il POV se ti limti a montare quel che la telecamera riprende, non sei mai inquadrato e lei/lui fanno vedere che fanno le stesse identiche cose che farebbero a te e che ti stanno dicendo che ti faranno.

460f6472d676e9c3ab3636fec41d66d1

Sì… licenza poetica lo è… perchè a vera legge cinematografica questa cosa è un errore, questo genere è un errore… E invece scopri che il genere vince i premi, quindi una sua autorialità ce l’ha.

E ti chiedi allora quale domanda si vada a soddisfare con questa cosa delle donnine che fanno di tutto ad un attore che regge la telecamera, che non si vede mai… E capisci quanto solo si senta il fruitore medio di prodotti pornografici POV… tanto da aver bisogno di un prodotto video che annulli il soggetto maschile e lo trasformi nel semplice occhio che guarda “quel che succede a lui ed al suo resto di corpo”… così da sentirsi davvero al centro della scena, sentirsi quell’attore… sentirsi nel corpo di qualcuna/o… che poi non è nemmeno tanto un sentirsi nel corpo ma sentirsi nel calore. E di colpo, sì di colpo, ti torna nella testa e non vuole uscire “Quattroformaggi” di Elio Germano ed i suoi guanti… e Ramona… e il video porno che lui vede nel film. Che era già una specie di POV.
E ti dici che “Quattroformaggi” quando parla in quel romanzo che ha dato vita a quel film che ha trasformato Elio Germano nell’ennesimo povero cristo che prende schiaffi nel film (cfr. Il Sorcio, quello di Mio fratello è figlio unico, quello di Il passato è una terra straniera…) parla sempre e solo con le licenze poetiche. Che poi le sue non sono licenze poetiche, sono ciucciabbestiaggini.

E allora forse ti dici che quelli che si sono inventati il POV in realtà sono registi ciuccibbestie che dirigono attori e attrici ciuccibbestie che fingono che i loro errori siano licenze poetiche per non dire che non sanno fare un cazzo.

E questo è triste come il POV… anzi, è ancor più triste quando arrivi a capire che la licenza poetica è la bugia dietro cui si nasconde una solitudine che porta un uomo con la telecamera triste a cercare una attricetta cagna e triste e fargli girare un POV porno con il quale rendere meno soli quelli che guardano porno perchè si sentono tristi e soli e temono che non scoperanno mai e si ritardano l’orgasmo per venire insieme a quello del video – che altrimenti non avrebbero nemmeno l’illusione di venire con una donna – e provano a credere davvero che quel che vedono è un prodotto d’autore perchè vende premi e perchè mette gli occhi degli attori in cam. E perchè così loro non stanno guardando un porno di merda ma un prodotto autoriale!
Poi dici che in giro c’è gente che stupra. Poi dici che in giro c’è gente come Quattroformaggi.

come_3

Un regista dovrebbe dimostrarsi Truffaut prima di essere autorizzato agli occhi in camera… come io dovevo essere autorizzato dalla maestra all’uso cosciente di “A me mi ma però esci ed entra questo e quello… e poi vai a squola!”. Senò tutto è triste!

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

9 thoughts on “POV, inquadrature, occhi in camera e licenze poetiche…

  1. lindae ha detto:

    Io trovo d’una poeticitudine proprio inspiegabile le ciucciabestitudini. Come i bambini che se gli chiedi a che nonna vuoi più bene, ti rispondono davvero. Con quella purezza li, come cod’essa così.

    "Mi piace"

  2. antipastomisto ha detto:

    E qui apro tutta una parentesi su Quattroformaggi. Intanto ti ringrazio che hai citato un film che racconta in modo dignitoso un libro ancor più dignitoso che è Come Dio comanda ( fosse anche solo per quello strafigo di Filippo Timi). La parentesi, allora Quattroformaggi è uno di quei personaggi con la licenza poetica. Cioè lo sai, lo capisci subito che ha dei grossi problemi psichiatrici e che suddetti problemi se trascurati potrebbero potenzialmente portare a un fattaccio, a qualcosa di estremamente spiacevole e criminoso. E difatti non solo stupra immaginando di essere il protagonista di una storia d’amore tutta vera nella sua testa, ma uccide, accidentalmente, uccide. È quell’accidentalmente che paradossalmente lo scagiona, e anche quei suoi stessi problemi psichiatrici e tutta la discriminazione subita che ci sta dietro. Che quasi arrivi a dire”poverino”, è uno di quei criminali con la licenza poetica. Quel personaggio che è lì per dirti”lo sapevate che finiva così e non avete fatto niente per evitare che succedesse”. Ovvio questo mio ragionamento è un po così, alla cazzo di cane e molto astratto, e parliamoci chiaro non sto giustificando il crimine. Penso solo che Quattroformaggi abbia la licenza poetica nel suo personaggio, che poi è un Po come dire ammesso e non concesso. Vabbe. In ogni caso, “a me mi” Non fa più scalpore. Non te l’hanno detto che adesso è riconosciuto come corretto grammaticalmente?

    Piace a 1 persona

    • domenicomortellaro ha detto:

      A me mi è una cosa che non sapevo e a me mi piace assai questa cosa… Per Quattroformaggi con me sfondi una porta aperta. Nel mio primo libro scientifico, sui serial kille “Vite da assassino” mi hanno fatto a pezzi perchè in buona sostanza dicevo: “Attenzione a dire mostri, sono uomini e donne come noi…”. Quindi fai un po’ te…

      Piace a 2 people

      • antipastomisto ha detto:

        Scusami, non sapevo tu avessi scritto un libro scientifico sui serial killer e questi argomenti a me mi interessano un sacco. Tanto poi si parla sempre di psicologia umana e di caratteristiche psicologiche/psichiatriche correlate a schemi comportamentali. Tutta roba un sacco affascinante. Io ho visto un sacco di mostre sulle vite dei più famosi serial killer e su tutti quegli studi fatti sulla morfologia delle strutture ossee dell’essere umano, quelle per cui serial killer si nasce e non si diventa. Che poi vabbe hanno dimostrato esser una cazzata ma con un fondo di verità. Come la fossetta cranica corrispondente all’area cerebrale della sottomissione nelle persone di colore. C’era, eppure col tempo si è modificata. Come tutto. Come la morfologia cranica di un serial killer bianco. Boh. Cose strane.

        "Mi piace"

  3. EdFelson ha detto:

    Ti lascio una chicca, riguardo “l’attenzione al dire mostri”, retaggio d’un corso di filosofia politica. Definir mostro un uomo è renderlo altro rispetto a noi, dandogli una natura diversa rispetto alla nostra. Disumanizzarlo. È stato fatto con i nazisti, ad esempio. Io non dico che non bisogna dire mostri per via dei diritti civili o umani. Quelle son cazzate. Non mostri, ma uomini, per essere consapevoli che chiunque è in grado di compiere atrocità e non il demonio, ma l’uomo, compie atrocità. Bellissimo a riguardo è “la banalità del male” della Arendt. Poi, riguardo i serial killer non so. Ho letto mostri e m’è partita la bolla. Perdonami. È il commento più off-topic del mondo, lo so. Capirò se deciderai di odiarmi 🙂

    Piace a 2 people

  4. catenomarco ha detto:

    Post interessantissimo che leggo troppo velocemente. Ergo amemipiace tutto unito per risparmiar tempo e spero di rileggere.

    Piace a 1 persona

  5. 65luna ha detto:

    Semplicemente bravo per come hai descritto un tipo di “realta’”! Ci vogliamo aggiungere quel tipo di errore che viene fatto per “darsi un tono”? Vedi il “piuttosto che” usato in maniera spropositata come congiunzione….Buona domenica, 65Luna

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: