Gli Wham! non facevano shoegaze… questi chi cazzo sono? E perchè mi sembra un porno d’autore?

Spiegarvi come e perchè questo post matura, in quale contesto e durante che razza di pomeriggio è affare di un post successivo… forse il prossimo forse boh… dipende se m’è venuta l’ispirazione su un capitolo lasciato un po’ a sè che si chiama “Biondoddio a quella che le farei…”. Vi basti sapere che ieri mi aggiravo per un centro commerciale enorme, definito da un nanurchio* locale “Enorme gigantesco, ventiquintalidimilamilavigne grande”(cit.).

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E vi basti sapere che, come al solito in questi enormi non-luoghi fatti di altrettanti piccoli non-luoghi che sono “Calzedonia”, “Mediaworld”, “Intimissimi” e tutto il Male che è il franchising, c’era on-line la colonna sonora scelta “per voi per il vostro relax e per i vostri acquisti” da una entità non precisata dal nome osceno di “Radio Ipercoop Mongolfiera”. Perchè ormai ogni luogo pubblico che abbia una filodiffusione ha pure una radio… soprattutto se è elemento territoriale di una catena nazionale. ‘Ste radio le gestiscono i figli dei proprietari o edei megadirettori galattici che così si assicurano pensione e stipendio. La gestione di queste radio importa l’uso di un software dedicato che genera playlist che vengono suonate a ciclo continuo ogni giorno per una settimana intera – con in mezzo degli inserti pubblicitari dove sono reclamizzati prodotti della catena di cui sopra o prodotti di catene amiche che pagano la pubblicità scaricando quei costi “al commercialista”. I commessi o i dipendenti ormai non si acorgono nemmeno che la lena creativa e la “voglia di lavorare saltami addosso” e la “fatica cocozza che a me non m’ingozza” (come di dice dalle parti mie) dei figli dei direttori galattici o dei padroni porta le playlist a durare un mese perchè ogni settimana non cambiano i pezzi programmati ma si preme il tasto shuffle e il cartaro magico che mette su i pezzi non fa altro che dare una mescolatina alla vecchia playlist cambiando l’ordine degli addendi senza, come sappiamo bene dalla scuola elementare, cambiare il risultato.

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Adesso è Natale… e la playlist del giorno dell’Avvento non è cambiata. Si è solo rimescolata. I commessi non ci hanno fatto ancora caso. Nemmeno per sbaglio. Siccome le canzoni di Natale sono varie come il canzoniere della pizzica salentina che è fenomeno d’esportazione gradito ovunque solo per le prime tre ore – prima che ci si avveda che le canzoni sono 7 in croce e che quindi tanto più di un ora a settimana uno non può ascoltare… “che queste son palle signora e oltre un tanto se le gonfia scoppiano!” – dopo una mezz’ora in un qualsiasi corridoio o negozio di un centro commerciale hai già il vago sentore di sapere cosa sentirai tra pochi minuti, quando finito jingle bell s passerà a qualcos’altro.

Invece ieri, mentre meditavo sull’acquisto di un prodotto in un negozio in cui mai vi immaginereste il sottoscritto… al quale domani darete bellamente dell’omofobo… e soprattutto mentre meditavo sulla valida scusa con cui spacciare un acquisto “personale” per un “regalo” (splendida la definizione di personale… pare droga, rendendo ancor più pruriginoso e fetente l’acquisto), ieri finisco folgorato da un riff di chitarra in apertura saturo e sporco, distorto e dissonante. ‘Na cosa alla Sonic Youth. Arriva subito dopo “Rocking around the Christmas Tree”. E le parole le riconosco subito:
“Last Christmas I gave you my heart
But the very next day you gave it away
This year to save me from tears
I’ll give it to someone special…”…

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Oh cazzo! Voce graffiata e sommessa, sommersa dalle chitarre inacidite, al vetriolo. Ritmi downtempo, buttati lì in modo svogliato. Già li vedi tutti a testa bassa a suonare fissandosi la punta delle scarpe con aria dimessa, mentre vanno in saturazione gli amplificatori e quel che viene fuori è un casino da unghie sulla lavagna, ma educato e con un gran certo gusto estetico. Ricorda la versione orribile dei Madsen. Ricorda le tante punk-roch-catto cover dei tanti punk-rock-catto gruppi dissacratori del concetto stesso di punk. Però ha qualcosa di diverso. Mi piace. Mi piace l’idea dello shoegaze natalizio. Mi piace perchè Natale mi sta sul cazzo… e perchè la malinconia che porto cucita addosso a Natale alla fine fuori dallo shoegaze valla a spiegare.

Però qualcosa reagisce. Credo che sia successo mentre mi infilavo le mani in tasca e mi stringevo nelle spalle convinto che il piano brillante per appropriarmi di un oggetto senza passare per pazzo inopportuno, così brillante non era… e all’oggetto che mi avrebbe trasformato in uno “da ricovero, ma veloce proprio, senza passare dal Via!” avrei dovuto sanamente rinunciare. E’ stato un corto circuito durato pochissimo, ma da epifania

“Il Pornopanettone” con De Sica, Boldi, Salemme e Nino d’Angelo. E lei, Tory Lane.
Ed è la versione sado-lesbo della favola “Il grynch che si rubò il Natale”. E c’entra il fatto che in italiano rubarsi, fottersi e incularsi sono sinonimi di uso gergale comune. E che in inglese gli ultimi due si traducono indistintamente con il termine Fuck. E quindi c’è tutta una bella storia su “The Grynch that fucked up Christmas!”. Ed il Grynch per la parità di genere nell’accesso ai ruoli da protagonista è femmina. E che femmina. Che Donna: Tory Lane!

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E Boldi fa Babbo Natale. E De Sica, d’Angelo e Salemme fanno gli aiutanti. E poi ci sono le renne. Che parlano in italiano ma con l’accento e la cadenza di avvinazzati di Schio (VI). E c’è Mamma Natale, che poi è Tory Lane, che quindi visto il termine Mamma è una milfona, che s’è messa in testa di fare lei Babbo Natale. Ed è disposta a tutto per soffiare il ruolo al Boldi. Anche a farci sesso… vedi com’è disperata!
Ed allora si traveste da Grynch. E da Grynch fa una cosa cattiva sadica e perversa. E quindi se lo scopa. Nel modo più canonico possibile. Colla mutandacolcazzo. Verde fosforescente. E fa lo stesso agli altri.

E mentre pensavo alla scena finale, con le sado-lesbo aiutanti di Mamma Natale che nell’orgiona finale immancabile nel lungometraggio porno si inculavano renne, aiutanti, elfetti, folletti e Babbo Natale che urla con la vera voce di Boldi “Bestia che dolore!”

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… pensavo che un film così andrebbe fatto. Per il mercato dell’home video. E che lì una versione shoegaze di Last Christamas ci starebbe bene. Sui ralenti e sugli zoom… che nel porno non si mettono mai perchè, proprio come i riff in saturazione, “distraggono dalla parte centrale di un pezzo che è l’alternanza strofa-ritornello-strofa-ritornello-chiusura” che nel porno è tutto quel vario ma continuo e meccanico “dentro-fuori” che se non fosse meccanico, ripetitivo e continuo… quello non sarebbe porno ma sarebbe fare all’amore che, così eccitante da vedere, se non lo stai facendo, sembra non sia!

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Come il Natale… che eccitante e saltellante e così “Last Christmas” degli Wham! a me non lo è ma stato!

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4 thoughts on “Gli Wham! non facevano shoegaze… questi chi cazzo sono? E perchè mi sembra un porno d’autore?

  1. chezliza ha detto:

    nn so’ se abbracciarti o pigliarti a schiaffi… 🙂

    Piace a 1 persona

  2. stephymafy ha detto:

    Ahahahah…l’urlo di Boldi è il Top 😀

    "Mi piace"

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