Io canto il terrore d’un atroce risveglio! Che poi sarebbe un post che parla di abbigliamento osceno, Grand Canyon di carne, accenti agghiaccianti e di quello del sistema di depurazione dell’acqua…

L’omino del sistema di depurazione dell’acqua che ho nella casa dove abito finalmente da solo – e che governo da solo a meraviglia e che non c’ho davvero bisogno di nessuno che mi dica cosa fare tranne che di qualche tecnico che risolva quel che eccede l’ordinaria e analogica manutenzione – ha detto che sarebbe arrivato a casa stamattina alle ore 9:30

Il sistema ucronico che governa questo blog vi sta sicuramente facendo pensare che non è – come sembrerebbe – domenica il giorno in cui scrivo mentre è sicuramente domenica il giorno in cui leggete. Quando sia successo sono cazzi miei… sappiate che era un giorno feriale! Chi azzecca in commento che giorno fosse ha una settimana di commenti/pompino gratis sul suo blog!

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Alle 9:24 squilla il citofono. Io ero in bagno che sul serio stava per scapparmi da cacare.
Stava per scapparmi, preciso!
Rinforco i pantaloni, mi ridò una sistemata, rispondo: “Manutentore del sistema di depu – apro interrompendo quell’inutile recita delle generalità prima che arrivi al codice fiscale e gli faccio: Primo Piano!”. Apro la porta, attendo educato. Lui fa le scale a tre a tre. Arriva un po’ paonazzo con la cassetta degli attrezzi. Ha le sopracciglia fatte da pochissimo, forse la mattina stessa. Ad ali di gabbiano. Sono fatte di fresco perchè ha tutta la pelle scottata. Il suo sorriso a 48 denti si trasforma in una espressione ordinaria.  A me starebbe per scappare da cacare a quella vista… poi penso…

Vuoi mai che i manutentori chiavano la mattina quando entrano nelle case degli italiani a manutenere gli impianti di depurazione dell’acqua? Eh… questo mi vede e fa la faccia delusa manco si aspettasse Tory Lane dietro la porta! Vai a vedere s’è fatto a bella posta le sopracciglia. Non è quello solito. Questo non l’ho mai visto. Entra. Mi chiede dove sia l’impianto. Lo accompagno. Ho modo di valutare:

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– la ricrescita di almeno due centimetri – nera sotto biondo ossigenato, dovrei dire quasi albinizzato – nascosta da un imbarazzante doppio taglio di quelli che non si portano più da tempo immemore… e con due tirabaci di differente lunghezza tenuti a roccia credo con della cera…
– il jeans fintissimamente sdrucito, con strappi fatti ad arte qua e là ed uno strappo più profondo e rovinoso sotto ciascuna delle tasche posteriori… a scoprire un boxer bordeaux attillato…
– una croce di paillettes sulla gamba sinistra, al lato… grande grossa ed evidente…
– delle finte DocMart con la mascherina e sotto una para zeppa di almeno 4 centimetri distaccate dal risvolto del jeans di almeno 7/8cm. Gamba depilata. Calzino giallo fluo da sotto. Ma di quelli quasi a fantasmino.
– un profumo imbarazzante… sembra Minotaure di Paloma Picasso.

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Vorrei mangiare il suo fegato con un bel piatto di fave ed un buon Chianti.

Si china… e qui si apre l’osceno baratro che separa il Bene ed il Male in forma di due chiappe glabre tenute ciascuna sulle sue dal Grand Canyon. Il buon gusto è la saltellante figuretta che danza sulla lama del rasoio proprio al limite di quel sorriso verticale… che tecnicamente dalle nostre parti soliamo definire spaccazza.
Io sono la saltellante figuretta al centro di quel gorgo osceno. Il problema è che non mi scappa da cacare. Nemmeno quando mi si volta e con fare ricercato propompe in un “C’è un problema molto grave!”. Mi chiedo cosa possa esserci di più grave di dover assistere a questo intervento ed a questa scena. “La Manometra perde!”. Sic. Et Simpliciter. La Manometra… oscena da dire quasi quanto un hipster mezzo metrosessuale mezzo trucido nella mia cucina che cerca di fare il ricercato e si infila nella merda da solo. “Che fa me la cambia?” chiedo con aria disperata… non dalla spesa o dall’intervento… ma dall’essere esposto a tutto quello scempio senza scampo. “Eh ma costa 70 euro!”. Mi guarda interrogativo. Ancor più interrogativo gli chiedo “Ho forse una scelta?” – “No!” ed è categorico ma sorridente. Cazzo si rida non lo so! “Cambiamo sto manometro!”.

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Corre giù… torna su… tira su i pantaloni e li sistema meglio sul culo. Lavoro inutile. Il Gran Canyon torna a mostrarsi in tutto il suo osceno splendore. Fortuna ci mette poco… poi mi guarda e fa: “Vede, gliene ho messo uno meglio… questa manometra – cazzo, andava bene quell’uno meglio… perchè torni al femminile? – ha due orologi!”. Non sorride quando lo guardo… non sorride più. Credo si stia ancora chiedendo cosa ho contro gli orologi.

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Io non dico nulla. Pago, lo accompagno alla porta. Accetto e ricambio sorridendo i suoi auguri di “Un Buon Natale e pure l’anno” (sic.) poi richiudo fuori di casa quell’osceno risveglio… che non fai in temopo a felicitarti che sta andando via… e subito ne tira fuori una nuova. Tipo mal di denti: pulsante, ad intermittenza. Se n’è andato? No, è tornato peggio di prima!
Mi scappa da piangere. Mi scappa da vomitare. Non ho ancora cacato… e nemmeno adesso ho ancora cacato… che sono le 17:46. Credo il mio organismo per riflesso condizionato, adesso, tema quel che può succedere a tornare in bagno e sedermi sul gabinetto.

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2 thoughts on “Io canto il terrore d’un atroce risveglio! Che poi sarebbe un post che parla di abbigliamento osceno, Grand Canyon di carne, accenti agghiaccianti e di quello del sistema di depurazione dell’acqua…

  1. gianni ha detto:

    Urca sono talmente fuori moda da aver dovuto consultare Wikipedia almeno sei volte per capire alcuni particolari descritti, di tanto tecnico!
    Che con la sola chiamata, si aspettasse…
    Mah! 😀

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  2. antipastomisto ha detto:

    Io ho esattamente le Dt Martens che hai messo nella prima foto. Spero di non aver bloccato la tua attività intestinale ulteriormente con questa affermazione.

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