Sane, buone abitudini! Che vorrebbe poi dire in buona sostanza che i post-sovietici non l’hanno smessa con il comunismo e la meritocrazia da loro continua a non esistere come in mezzo a tutti i comunisti e questa è la storia di Vugar Huseynzade

Il Fatto Quotidiano è il Male. Il Fatto Quotidiano è comunista.
Non mettetevi a parlare di grillismo e di stronzate ed amenità varie.
Il Fatto Quotidiano è un giornale messo su da gente che decide con la penna e col culo altrui di riscrivere la Storia… dunque è comunista come quelli di Tangentopoli che tiravano le monetine a Craxi e quelli che ballavano fuori dalla casa romana di Berlusconi mentre il nano ex cavaliere silvietto nostro nazionale veniva cacciato non dal popolo ma dal signor Spread.
Il Fatto Quotidiano ha in spregio la Verità. Come i comunisti.

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Il Fatto Quotidiano sostiene che quello di cui sto per parlarvi sia una bufala. Perchè ha tutte le intezioni di nascondere una verità pura e semplice: i comunisti sono ancora tra noi e quel che è peggio è che sono vestiti da anticomunisti ma continuano travestiti a fare certe pratiche che non sono il sesso anale attivo e passivo tra uomini ma il sistemare gente nei posti di potere. Ovviamente sempre e comunque come detto ieri, in posti di potere che occuperebbero immeritatamente perchè i titoli per farlo non ce li hanno e faranno male quel che sono chiamati a fare.

Prima di affrontare la favola odierna, dopo questa precisazione, è necessaria una nuova precisazione: Che Guevara, che comunista come questi comunisti non lo era quasi per niente e per fare la rivoluzione col culo suo, il culo suo ce l’ha rimesso e non voleva finire sulle magliette e non voleva sicuramente morire per finirci e non ha scritto grandi best-seller ma due diari sulla veridicità dei quali non possiamo certo essere sicuri, visto come si comportano i comunisti con le cose scritte, beh Che Guevara aveva capito da tempo che l’uomo non è un tubo digerente, nè un ordinateur (che bello come nome per il computer… da di ordine) nè una cosa tutta razionale.

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Ed aveva capito che coi Piani quinquennali si andava a finire a puttane a Cuba, che i cubani non è che gli dici “fai così” e loro fanno così… quelli sono i russi che c’avevano fino al 1917 la servitù della gleba diffusa e non si erano accorti che i comunisti erano tipo Il Gattopardo e quindi nulla sarebbe cambiato…
Per cui aveva indetto delle competizioni simboliche tra veritici di partito, vertici aziendali e operai. Lo hanno mandato a morire nella jungla boliviana anche e soprattutto per queste gare. Non per le gare in sè ma per l’intuizione che aveva avuto che sconfessava l’idea che il mondo fosse tutto razionale. In buona sostanza Ernesto Guevara aveva capito che all’uomo gli devi soddisfare pure la parte irrazionale, quella dei desideri, della innata competitività… senò lui poi la usa male quella parte e comincia a desiderare, si mette a dire: “A me quello sì e quello pure sì a me…” e il comunismo va in vacca.
I comunisti ‘sta storia dei desideri non la capiscono… e non capiscono neppure la parte irrazionale… quindi se qualcosa è matematica, ordinata, razionale, segue schemi e regole dimostrabili a terra col dito nella sabbia o con la penna su un foglio di carta… o se una cosa la puoi spiegare con una funzione o scrivendoci un libro… allora funziona per davvero. Tipo quella vaccata che sicuramente, viste una serie di funzioni, il proletariato vincerà sul capitale.
Per questo il “giuoco del calcio” se lo metti in un videogioco a modelli algoritmici matematici… e comprendi quegli algoritmi… il “giuoco del calcio” lo capisce e lo padroneggia chiunque padroneggi quei sistemi e quegli schemi. La razionalità al potere pure col pallone in campo e 22 dementi che si inseguono cercando di mettere quella palla nella porta giusta. Questo secondo i comunisti. Secondo Che Guevara non sarebbe andata proprio così… guarda un po’ a Che Guevara l’hanno fatto morire nella jungla boliviana i comunisti e i comunisti lo hanno messo sulle magliette di Briatore e sulle ciabatte De Fonseca ed ora lo truccano da drag queen e lo usano nelle sfilate contro le sentinelle cattoliche e tutto questo si chiama Giovani Comunisti a Bari e poi ne riparliamo…

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Ora: Baku è una ridente cittadina capitale di un posto ridente chiamato Azerbaidjan, che sta vicino all’Armenia ed alla Georgia ed era una Repubblica Sovietica quando tipo esisteva l’Urss ed i comunisti c’avevano gli stati. A Baku c’è una fonta ache è quella diqui sopra che sembra quella di Giovinazzo… ma non c’entra questo dettaglio di colore.
Lo sport nazionale dell’Azerbaidjan è la “Guerra nel Nagorno-Karabak”. Il Nagorno Karabak è una regione di qualche centinaio di chilometri quadrati, tipo un mezzo latifondo, costituita da pietre vecchie senza alcuna risorsa mineraria nè culturale e senza una vera e propria identità storica che non sia qualcosa di inventato da due o più stati per scegliere di eleggere a proprio sport nazionale una guerra per quel territorio. Quindi, gli Azeri, di pallone non capiscono un cazzo!
Baku, come ogni capitale che si rispetti, possiede però una squadra di calcio. Vagli a togliere la competitività a bestiacce come i comunisti che per vincere la guerra fredda hanno abboffato la Comeneci di inibitori della crescita e quella era una milf ma sembrava una barely legal (cioè appena diciottenne anzi ad essere precisi manco una quattordicenne sembrava…).
Baku c’ha una squadra di pallone. Che si chiama appunto Neftçhi Baku. Se non siete interisti o di altre squadre minori come me che sono interista, difficilmente conoscerete il Baku o l’ancor più pittoresca Quarabag (che è la squadra del Nagorno Karabak)… perchè sono squadre che guadagnano palcoscenici minori tipo la Europa League. Fatto sta che negli ultimi due anni di Europa League l’Inter ha affrontato Baku e Quarabag. E so’ belle cose. Perchè vinci più o meno facile. Eperchè se tipo hai la fortuna di avere tanto tempo e tanti soldi ti fai dei viaggi in posti sconosciuti e pericolosissimi che solo se partecipi all’Europa League!

Perchè vi ho parlato di Fatto Quotidiano, Che Guevara, Razionalità come motore immobile del comunismo e Baku? Semplice: perchè pochissimi sanno che i vertici del Baku hanno assunto come direttore sportivo – d’accordo, non allenatore ma direttore sportivo – un giovanissimo sconosciuto azero rispondente al nome di Vugar Huseynzade… solo perchè… è bravissimo a giocare a “Football Manager”.

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Per chi non sapesse cos’è Football Manager, trattasi di un trattenimento digitale videoludico a carattere simulativo-strategico su larga scala in cui il giocatore è chiamato a compiere scelte organizzative che investono la totalità della vita di un club di calcio ricevendo dalla società che lo scrittura feedback positivi (prolungamento del contratto) o feedback negativi (esonero) a seconda dei risultati. Va da se che se sei bravo vinci e vai avanti, magari chiamato da squadre più prestigiose per nuove mirabolanti avventure o magari portando che so io il Tuttocuoio che è la squadra di un ridente porgo toscano, sul tetto del mondo che vuol dire a vincere la Champions… senò torni a casa.

Per dire, come un Mazzarri qualsiasi.

Io gioco “ammerda” a Football Manager. E’ un gioco davvero ben fatto. E’ regolato e funziona con una serie di algoritmi matematici che stabiliscono il rendimento dei giocatori a seconda di ruolo e modulo… confrontandoli con quelli degli avversari per capire come va una partita o confrontandoli col tempo che scorre ed altre variabili per capire come crescono se allenati qui e lì, in questo o quell’attributo.
Ma anche e soprattutto, il gioco ha una validissima rete di osservatori e scout che nel mondo del calcio lavorano davvero – per agenzie di promozione calcistica o per team di varia natura – ad osservare e visionare giocatori di tutto il mondo, che collaborano alla realizzazione del gioco condividendo i propri dossier ed aiutando gli sviluppatori a stilare il database di tutti i giocatori del mondo con un ottimo margine di veridicità ed approssimazione. Cioè a dire: i dati su cui il gioco è sviluppato sono Reali!
Del resto, e questo è accertato, moltissime squadre minori (ma minori davvero, tipo Eccellenza o Promozione che sarebbe come dire Serie D o E o F per le donne e per chi “no, non mi interesso di calcio”-“ma che bipede sei?!”) acquistano le licenze di Football Manager per orientarsi nel mare magnum dei milioni di giocatori in erba e vedere su chi potrebbe convenire scommettere e chi conviene acquistare/evitare.
Da qui, però, a dire che se vinci 20 campionati di Football Manager di fila scegliendo di allenare il Baku… sarai in grado di guidare il Baku offline, quello vero, alla conquista di una Champions League… ce ne passa! Perchè quel che non esiste, se non con larghissima approssimazione, in Football Manager, è l’imperscrutabile… l’individualità, la “capamatta”. In Football Manager nessun giocatore chiude una discoteca la sera prima di una partita. Nessun giocatore viene sgridato perchè lo hanno beccato a letto con una pornostar minorenne e per questo finisce fuori rosa sei mesi e quando rientra con la testa non è lucido. A nessun calciatore bianco del Milan succede che la moglie bianca finisce incinta e poi alla nascita del bambino il bambino è “niro, niro comm’a che!” e scopri che tipo il padre non sei tu che ti chiami Baresi ma uno che si chiama Rjikard.

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Quindi tutti i giocatori giocano come fossero macchine. E tutti i giovani che arrivano “voglio solo e davvero far bene in questo fantastico club” e mica fare la vita dei calciatori e scopare a destra, ballare a sinistra e tipo riempire la propria vasca da bagno di petardi per farli brillare e vedere di nascosto l’effetto che fa chiamare i pompieri perchè hai sparato i petardi nel bagno di casa tua che ha preso fuoco. Come un Balotelli qualsiasi.

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O schiantarsi in macchina e dire: “No, non sono il calciatore Niang che è minorenne e non ha la patente… sono… eh sì, sono Niang!”. In Football Manager non esiste che M’Vila che è stato cacciato in Russia a non giocare per due anni, poi tipo viene all’Inter ed è la “furia di Dio del centrocampo” che ti ricordavi che era prima di scoparsi due squillo nel ritiro della nazionale ed essere radiato da tutte le nazionali della “repubblica della versaglia”.

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Per cui… col cazzo che ti basta, tipo Mancini, laurearti a Coverciano con una tesi sul “Fantasista” per portare una squadra in Champions e fargliela vincere. Col cazzo e col cazzo che ti basta giocare ed essere bravo a Football Manager.
Per dire… io sono un bravo giocatore di Football Manager. Mi piace partire dalle serie minori, prendere un sacco di giocatori dalle primavere delle squadre maggiori, giocatori buoni per le serie minori in scadenza di contratto, farli giocare sempre titolari – che è quello che ogni giocatore vorrebbe ed è l’unica variabile emotiva del gioco che sia credibile – e poi proporgli un contratto scippandoli a costo zero alla loro squadra di partenza. E poi si va avanti e si cresce insieme… e si arriva in A… e ti sei fatto i soldi per fare campagne acquisti serie andando a scovare in paesi calcisticamente disagiati ma comunitari giocatori promettentissimi che nelle loro nazioni prendono come paga una insalata e una cocacola e portarli da me dove con due lire, una insalata e una cocacola possono diventare campioni… “e questo si chiama 37 campionati vinti, 18 champions 22 europa league e innumerevoli coppe Italia con Taranto, Foggia, Salernitana, Cosenza e ultimamente Reggina”.
Ma, obiettivamente… credete mi proporrei mai per fare il Manager? Di una squadra di Calcio? Lo sogno… ma sono una persona seria. Non ho una laurea a Coverciano e soprattutto non ho alcuna dimestichezza col pallone e col calcio giocato. Come? Pure Mourinho non ha mai giocato praticamente a pallone? Sì… ma non ho nemmeno il suo carisma e la sua “cazzimma”.

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E poi io sono un meritocratico.
Non un comunista che si finge anticomunista come tutti i comunisti veri – tipo quelli delle repubbliche ex-sovietiche – e mette al timone della squadra della capitale un giovanissimo esperto di videogiochi. Questi non sono sogni o favole che si avverano… questa è la dimostrazione di una regola aurea che da Stalin in poi va avanti… “Cosa sai fare peggio? Bene, giovanotto, sei assunto!“.

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3 thoughts on “Sane, buone abitudini! Che vorrebbe poi dire in buona sostanza che i post-sovietici non l’hanno smessa con il comunismo e la meritocrazia da loro continua a non esistere come in mezzo a tutti i comunisti e questa è la storia di Vugar Huseynzade

  1. ysingrinus ha detto:

    Per un attimo ho avuto il sogno di fare qualcosa di cui non me ne frega un cazzo facendo qualcosa che non me ne frega un cazzo, ma poi ho capito che non ho gli agganci giusti, né tantomeno una laurea a Coverciano, quindi niente Football Manager per me.

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