Quello che qui non ti aspetti cioè un Instantpost… che non è un nuovo social ma solo un post postato postando, cioè sul momento… e senza il tasto programma perchè certe cose van dette!

Allora ci stanno delle patologie strane che si chiamano accumulo compulsivo e simili… che mia nonna chiama “la malattia delle pittrine lorde” che verrebbe più o meno “il male psichiatrico che affligge donne che non sono buone in nulla che riguardi igiene personale ed economia domestica”… e tutta sta splendida cosa si chiama “parole dialettali che esprimono da sole concetti interi”!
Perchè mia nonna identifica l’accumulo compulsivo con “Sepolti in casa“, format che una volta sola sono riuscito a propinarle di nascosto in uno dei miei pomeriggi con lei… poi però niente più: “Non mettere il programma delle pittrine lorde!”. Santo Real Time!

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Nella mia famiglia l’accumulo compulsivo è un problema serissimo. Solo che noi ci siamo fermati un passo prima della soglia della porta che si chiama “Ingresso dello studio di uno psichiatra” oppure “Sala d’aspetto dell’ufficio per i Servizi Sociali del Comune”. E l’accumulo compulsivo è un problema proprio perchè siamo legati compulsivamente ai ricordi che quegli oggetti trasmettono e regalano. Non, per fortuna, come le pittrine o i pittrini lordi di Sepolti in casa che c’hanno il terrore dell’abbandono e della solitudine… è solo che ci sembra sempre che un pezzo vada via! Capita pure a me coi vestiti… solo che quello si chiama “affezionarmi ai capi d’abbigliamento che ho usato e customizzato”.

E quindi in una vita familiare abbiamo accumulato in garage e stanze NON della nostra casa roba per tre case e sette vite. Come i gatti. E ora che alcune stanze servono perchè tecnicamente dovrei andarci ad abitare… il problema più grande era diventato cosa fare di tutta quella roba che ci stava stivata dentro quelle stanze. Che c’erano mobili e ricordi di due case e tre persone diverse. Complicata come cosa, no?

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Alla fine no… ma lo dico ora che queste stanze sono finalmente vuote. Complicata come cosa, no? No… ma lo dico ora che in quelle stanze e tra quelle mura c’è una eco assordante e c’è un vuoto che farebbe paura davvero… se non fosse che a me da di liberazione, di gioia, di serenità. Le cose vecchie hanno fatto posto alle cose nuove… le cose non mie hanno fatto spazio a quel che di mio in quel posto entrerà. Le mura presto faranno posto a nuovi muri. Che che se ne possa pensare dei vecchi infissi, le finestre cambieranno! Che che se ne voglia dire del parquet… la cucina avrà un pavimento diverso… e pure il cesso! Che un cesso non sarà… Alla fine non possiamo sempre pensare e credere che la roba contenga le vite – sebbene spesso le cose contengano viti. Non possiamo sempre pensare che le persone entrino nelle cose. Alle volte dobbiamo accettare che il ricordo passi da un esercizio costante compiuto anche a corpo libero, senza attrezzi. Perchè la nonna non è il tavolino, la zia non è il suo armadio… la trisavola di cui nemmeno conosci il profumo o l’odore non è la credenza – seppur dell’800 – che ti ha lasciato (non lei ma tipo la nonna che non era ovviamente a conoscenza del fatto che presto o tardi lo stile ed il design qualche passo in avanti l’avrebbero fatto e la mobilia (da non confondere con memorabilia) avrebbe avuto di certo prezzi al dettaglio più accessibili!). Ecco, nonna non è un tavolino… e devo ricordarmi di non infelicitare la gente con doni troppo ingombranti che narrino alle futurissime generazioni del mio tempo e della mia persona. Basterà uno splendido autoscatto, bello, minchione come me… e la solenne promessa da farmi che obblighi le futurissime generazioni della mia stirpe – se mai dovessi pensare di riprodurmi – a BUTTARE tutto quello che dovessi lasciare per far spazio a quel che sarà loro. Perchè è il più bel modo di essere ricordati… per quello che si è stati, non per quello, alla fine, che si è posseduto!

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Credo che a nessuno faccia piacere, una volta spicciate le proprie faccende terrene, sapere di essere un intralcio con mobili tipo quelli industriali – e dunque non proprio da ricordare – di una cucina anni ’60 semplice, discreta e quindi a guardarla ora anche un po’ brutta. Ovvio, dal salone di mia nonna porterò via uno specchio per la mia camera da letto. Non c’entrerà nulla con la camera da letto minimal che sogno per me… ma proprio per quello vorrò salvarlo! Perchè il ricordo, il possesso di un oggetto, ha un senso… la vita e le stanze piene, da non poterci entrare, di tutto quel che di un tempo fu… sono solo una confusione ed un peso incredibile. Che non lascia spazio al futuro e che chiude lo sguardo e la gola al respiro. Che mette ansia… più di quanta non ne metta una splendida camera vuota, pronta ad essere piena di te!

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2 thoughts on “Quello che qui non ti aspetti cioè un Instantpost… che non è un nuovo social ma solo un post postato postando, cioè sul momento… e senza il tasto programma perchè certe cose van dette!

  1. Lemargheritine ha detto:

    Io non so veramente come ringraziarti per questa cosa delle pittrine lorde, credo che la mia vita sia cominciata in questo momento

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  2. trecivetteincoma ha detto:

    Oltre a “pittrine lorde”, ricordiamo anche “pittrine lorde che vengono ripulite”, alias “malati di pulito” su Real Time, che se non altro mi ha fatto capire l’enorme potere del bicarbonato e della CocaCola come stura cessi.

    Piace a 1 persona

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