Aspetta che non posso salvare ora… dieci minuti e lo vado ad ammazzare! Che poi sarebbe l’incipit improbabile di una storia incredibile… che invece e forse pure purtroppo è più vera del Vero.

Se c’hai sedici anni c’hai tre fissazioni nella vita:
Le Pippe
Il due ruote
L’amiga 500

Sono d’accordo con voi… questo valeva più o meno quindici anni fa.
Il paniere medio dei desideri del sedicenne medio è radicalmente cambiato. Nell’ultimo aggiornamento ISTAT sparisce l’Amiga 500 ed entra la Playstation4… spariscono le pippe ed entrano i pippotti – che per chi non fosse di Bari e dintorni sono le sniffate di cocaina. La tecnologia avanza, quindi il modernariato del finto personal computer che tuo padre lo compra dicendo c’abbiamo il computer e poi in realtà ci puoi fare solo le emulazioni dei coin-op della sala giochi cede il passo alla console ludica per eccellenza. La tossicodipendenza avanza, con la diffusione capillare delle sostanze ricreative e con il crollo dei prezzi delle stesse. E si sostituisce in modo evidente alle pippe… che prima tra noi sedicenni se la tipa ti faceva la pippetta tu andavi dagli amici e ti definivi Papa del Sesso o al minimo Vescovo… e adesso a tredici anni sono tutti a prendersi a pecora senza goldone e da dietro così stiamo tranquilli che non c’è figli. Perchè non è solo che le ragazzine danno via quel che hanno prima e senza coscienza… è pure che i ragazzetti certi “denti” se li tolgono subito per poi dedicarsi ad esperienze più interessanti come le strisce di cocaina.

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Il paniere aggiornato dei desiderata del sedicenne medio è quindi il seguente:
La pietrina o pezzo o dose di coca…
La playstation 4 con Fifa15 o un bel gioco di macchine – quindi giUochi “di società”, tipo Monopoli, solo che sono digitali, perchè li giochi con gli amici senza guardarti in faccia attorno a un tavolo ma con gli occhi nel televisore… che tanto ci sei abituato e si chiama telerincoglionimento da babysitter catodica o ultrapiatta (che merda la babysitter ultrapiatta!)…
Il dueruote qualsiasi (che comunque scende di parechio e sarà forse soppiantato dall’aumento di paghetta per prendere più coca).

Questo è lo stesso identico paniere di Colino “la scimmia”, in arte, perchè all’anagrafe lo conoscono come Nicola Maria Abbatesciano. Sedici anni. Colino si “spartisce” la casa, i respiri, la vita con Tonino “la cinque” e con Genzino “cocozza”… i cui cognomi oggi rimarranno puri purissimi accidenti che ci evitiamo. Stanno chiusi, tappati, in casa… che poi è un container nell’atrio condominiale di un vecchio palazzo anni trenta nel quartiere popolare più vicino al centro di Bari, che si chiama quartiere Libertà ma ci entri e non ci respiri Libertà. C’hai una sola libertà a Libertà: guardare da una parte di qualsiasi stradone che vada dal “Redentore” a Corso Càvur, come si dice da quelle parti, e sognarti le vetrine, i manichini di Bananamoon su Corso Càvur da spogliarti e portarti i vestiti a casa e fare tu il manichino di Bananamoon in mezzo al Corso, con Maria, Giovanna o Michela che sono uscite dal salone della parrucchiera dove lavorano e se non c’è lavoro si fanno la manicure. E col ferro nella tasca. Accavallato. Come si dice qui se c’hai addosso la pistola… e ce l’hai “pronta all’uso”, col colpo in canna.

27 aprile 1982 cadavere abbruciati

Stanno chiusi in casa. La spesa arriva una volta ogni tre giorni. La porta una donna… che a loro non è mamma, non è zia, ma loro la chiamano “la zì”. La signora gli porta da mangiare, da cucinare… e poi gli porta la coca. E poi gli porta il fumo. Sigarette e fumo buono. E basta. Quelli stanno chiusi in casa e c’hanno il cellulare acceso. E sul tavolo le carte francesi per fare il Burraco… che soldi per fare il poker non ne stanno. E sul tavolo il ferro. E a terra la cassa vuota o piena di vuoti o mezza piena dei vuoti della Birra Peroni. Che a Bari è un must.

E il cellulare deve stare sempre acceso… e ce ne sta uno, uno solo. Comune. E nessuno fuori c’ha il numero di quel telefono. Nessuno tranne uno, uno solo. Che si chiama Ciccio “asso di mazza”. Che è quello che ogni tanto chiama, ti da una via, ti da un nome e ti dice : “Fusce, muvete, che ‘dda stà…” che per chi non è di Bari vuole dire “Scappa più che puoi, sbrigati, che lì stà…”. E quello che stà lì è uno che dopo poco è bene si trovi steso per terra. Freddo. Sotto un lenzuolo. Con le femmine sue che strepitano, madri o mogli o sorelle che siano. Che si strappano i capelli. Che meditano vendetta. Che se fai l’errore di guardarle mentre gridano e fanno la commedia del dolore ti sputano in faccia e ti rompono tutte le ossa.

Ciccio “asso di mazza” quando chiama bisogna scattare. Devi volare. Perchè “quello” che devi “fare” mò stà là… dopo non si sa. E allora c’è poco da dire: si “mena a tocco” ossia si tira a sorte e dei tre uno resta a casa… gli altri due in sella allo scooter 250 tutto truccato, che stà fuori al container che tu chiami casa nel bel mezzo di un atrio condominiale di un palazzo ex nobiliare fatiscente degli anni ’30 nel quartiere popolare più vicino alla City di Bari, con la pistola dietro al pantalone e il giubbone da sopra. Col ferro che deve stare “pront’all’uso”. Coi caschi in testa… che i caschi si mettono solo qundo vai a fare qualcuno… che normalmente o soprattutto quando devi girare indisturbato nel quartiere tuo non lo metti – che magari c’è la guerra e bisogna vederle le facce di chi gira sugli scooter 250 truccati, mai sia una squadra da fuori che viene a fare te.

“Oh Colì, vedi che oggi tocc’a te!”.
“No, uagliò vai tu!” – “Ma se tocca a te?!” – “E devi aspettare che mò non posso salvare… sto a fare Barcellona-Bari, c’ho messo tre anni…”. E alla fine a fare quello ci vanno Tonino e Genzino. Che lo sanno che quando chiama “asso di mazza” bisogna volare. Ma c’hanno sedici anni… e pure se di mestiere ammazzano e fanno gli invisibili, tappati come i kamikaze dentro un container, con i pranzi freschi ogni due giorni, la coca sul tavolo e il ferro dietro ai pantaloni… pure se c’hanno sedici anni e alla mamma ed alla ragazzetta gli hanno etto: “Se voglio fare la Vita, così si fa…”…
… c’hanno pure sedici anni… e sono di Bari… e sono della Bari… e lo sanno che vuol dire squagliarsi il cervello tre stagioni per portare davvero il Bari in Coppa Campioni. Alla finale col Barcellona.

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7 thoughts on “Aspetta che non posso salvare ora… dieci minuti e lo vado ad ammazzare! Che poi sarebbe l’incipit improbabile di una storia incredibile… che invece e forse pure purtroppo è più vera del Vero.

  1. Lemniar ha detto:

    Uno spaccato di vita.
    Una vita spaccata.

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  2. ysingrinus ha detto:

    Tristissimo.
    Io comunque a 16 anni pensavo al sesso che non facevo ed al sesso che avrei voluto fare…

    Piace a 1 persona

  3. chezliza ha detto:

    ….che cosa triste
    triste e da incazzo miei ciofani padawan… . 😦

    Piace a 1 persona

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