Radio – Quindinononvatuttobene: che poi se ci ripenso… ci sono luoghi che sono luoghi del ricordo… e pagine e soggetti che sono oggetti del ricordo… e temi che sono immediatamente interruttori della memoria…

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Non è giusto che io ricordi cose belle, bellissime, con un enorme velo di tristezza per il solo fatto di non averle più, solo nel momento in cui guardo un articolo dell’Internazionale Football Club sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Fossero i ricordi di quand’ero bambino, io il tifoso più giovane del mondo… io segnalato ad Internazionale Football Club – Magazine quasi appena nato. Fossero i ricordi, pochi ma splendidi dell’infanzia, sempre di più, intensissimi, ma meno felici, di quando ormai saltata a piè pari l’adolescenza ci siamo rincontrati intensamente al capezzale di mio nonno, suo padre, che moriva… fossero i ricordi che mi legano a mio zio, non ci sarebbe niente di male. Maledetti tutti e due dall’Inter, pantofolai tutti e due, allegri di piazza a truvuli di casa tutti e due… non ci sarebbe niente di male.
Io invece penso a te… che leggi senza volermi dire che leggi, di nascosto e senza volerlo far sapere… lasciando solo indizi nelle conversazioni… e non è bello. Perchè sono i ricordi belli che voglio riavere! Li voglio, li pretendo. Anche se le parole si sono messe di traverso. Anche se le paure si sono messe di traverso. Anche se recitiamo a soggetto, ormai! Rivoglio le emozioni dei ricordi belli, le emozioni di quant’era bello essere insieme… non penso ai progetti, non ci penso più, non voglio pensarci più non devo pensarci più. Rivoglio il bello dell’ora, dell’adesso, del bello che c’è in questo momento… che sembra quello che non siamo più riusciti ad avere… da troppo!

E poi perchè mi torni in mente ogni volta che si parla di un calciatore, uno qualsiasi? Vabbè, sì, più di tutti Icardi. Ma pure Marchisio. Pure lui… che odio, Marchisio. Già, perchè coi calciatori? La Gazzetta dello Sport mi è interdetta… se voglio rimanere immune dai ricordi, felice, sereno… interdetta la lettura. Che se Icardi compra la Rolls a quella scialina di Wanda Nara… io sono lì a ripensare a te, ai momenti felici con te, alla “mano nella mano” uscendo da un metro… perchè parlavamo di lui, quel giorno, quando mano nella mano uscivamo da un metro ed io ero felice, cazzo… ero felice. E lo so, felice lo eri anche tu! Che cazzo c’entri tu coi calciatori? Che cazzo c’entri tu con le facce e le vite dei calciatori? Perchè tu? Perchè sempre tu? Nocerino… Marchisio… Icardi…
No, per cortesia non toccarmi Tevez. Sono nerazzurro ma Tevez… bianconero eppure mio adorato… quello non toccarmelo. E nemmeno Zanetti… che di nome fa Javier… e se non fossi terrorizzato dall’idea di un figlio maschio lo vorrei e lo chiamerei Javier… e a te l’idea non piaceva, non è mai piaciuta… quindi lascia in pace Javier. Non venirmi in mente quando penso al Capitano. Ti prego… almeno l’onore delle armi, quello riservalo a me ed al mio amore per l’Inter!

E mi torna in mente il pensiero di te, fisso, univoco, onnipresente, quando torno dalla dottoressa, dopo il controllo settimanale, ogni volta, all’uscita della sedici bis per l’aereoporto. Ma non quella che io, di Giovinazzo, prendo per andare all’Aereoporto. No! Quella che dall’Aereoporto, nel senso inverso, mi porta a casa. Già… perchè i ritorni e non le andate? Te lo spiego, è facile… è il ritorno il momento in cui si pensa a te… l’andata no… non serve. E’ quando si torna che si deve aver la forza di pensare ad una persona… perchè ci si deve rincontrare. Perchè non è mai un one way ticket. E si pensa, si deve sempre pensare, che ci siano altre mille andate e mille ritorni. E ad ogni ritorno, si spera, tutto andrà meglio di prima. E invece? Invece no… non è mai successo, finora… non so se succederà. Il futuro è una pagina da scrivere. I ricordi non si buttano, non si lasciano chiusi indietro… ci si deve fare i conti quotidianamente. Coi ricordi… e col nuovo che sta per arrivare. No? Non è forse così? Io credo di sì… anche se intorno, ogni giorno, mi disegnano steccati che lasciano ovunque quella traccia della te che vorrei, della te che non mi dai. Della te che vorrai essere? Della te che vorrai darmi? Dell’assenza di te? Non lo so… ma mi sono ripulito. Era radio è diventata coscienza!

La canzone di oggi parla di separazioni, tristemente… con un velo di ironia che mai mi manca ed un velo di tristezza. Io non so, non devo sapere, non voglio sapere cosa sarà domani. Non voglio saperlo e non devo chiedermelo… Mi preparo al peggio? Al meglio per te? Al meglio per me? Al meglio per noi? O al peggio per noi? Non lo so… sono pesi, misure, relazioni… e adesso non ha senso chiedersi che ne sarà… La ascolto. Per riderci su… e magari arrivare più lieve alla sera, a domani… ne ho bisogno… ed ho come la sensazione che ne abbia bisogno anche tu. Di un sabato che non sia triste, magari che non dica di noi… ma non parli nemmeno per copioni prestampati, scritti prestabiliti, maschere da indossare e togliere così, per avere meno paura senza capire che si apparecchia il peggio, vivendo nel terrore!

ps Lo scatto è mio, appartiene ad un set che piano piano pubblicherò: esposizioni multiple di soggetto singolo… con il pannegio tipico dei fantasmi. Mi piaceva questo concetto crepuscolare di spettri che si aggirano nelle città, nella vita.

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9 thoughts on “Radio – Quindinononvatuttobene: che poi se ci ripenso… ci sono luoghi che sono luoghi del ricordo… e pagine e soggetti che sono oggetti del ricordo… e temi che sono immediatamente interruttori della memoria…

  1. chezliza ha detto:

    Mi Piace lo scatto
    e mi limiterò a questo

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  2. chezliza ha detto:

    và meglio ?(cuorematto e parlata?)

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  3. chezliza ha detto:

    Cazzz bellodizia JoyDivision denoartri…
    solo che…tesorì ti fai male un bel pò porcaeva..

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  4. Lemniar ha detto:

    Impossibile commentare questa lettera, ne dargli un aggettivo. Lì dentro c’è il tuo Te di adesso e io da 900 e passa km di distanza ti mando un abbraccio, spero arrivi presto sia l’abbraccio che il tuo stare un po meglio.

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