Di addii, di lutti e di tutte le altre forme dell’assenza

Immagine mostra. Ho dato poesia agli uomini. Cesare Pavese 1908-

La vita, pare, è bella perchè ad un certo punto finisce. Questo fatto che la fine sia una cosa positiva io non l’ho capito molto… ma pare attenga a quella parte dentro ciascuno di noi che non conosce il concetto di finitezza e si sente infinito, invincibile, immortale. E’ per questo che qualcuno diventa serial killer… perchè a tutti da piacere essere infinito ed avere il diritto di vita e di morte su altri colleghi di mondo. Infondo è Dio ad essere infinito ed avere diritto di vita e di morte sui viventi, no? E chi non vorrebbe essere Dio per un po’? Peccato che come dice il Comandante ne “L’ultima valle” : Dio non esiste, è una leggenda!

Insomma se ci togliamo di dosso il concetto di infinitezza la vita è bella perchè finisce e proprio perchè finisce da il tempo (tutto mi sembra esagerato, un po di tempo) per viversi serenamente ed a pieni polmoni le esperienze belle e brutte… che sono quelle che danno le emozioni vere. Se uno ha piacere ad una vita monotòno (non monotona, monotono) gradirà invece esperienze semplici e non troppo impegnative… così dice “Ah che bella vita, senza scossoni!”. Punti di vista.

Come la vita che ha un inizio ed una fine… la nostra… anche la vita altrui. E tocca di sicuro abituarsi all’idea della fine altrui. Tocca capire che non tutti siamo eterni. E proprio per questo è bene, è essenziale, la cura non tanto della memoria, che è una forma di esistenza altrui differente… ma anche e soprattutto la cura dei piccoli momenti del quotidiano con le persone che si amano. Perchè quando presto o tardi saranno andate via… eh beh… ci rimarranno molte più figurine dei ricordi nell’album dei ricordi. E potremo non rimpiangere i momenti. Il problema sarà solo elaborare il lutto, a quel punto. Vivere la forma dell’assenza non più come acuta non presenza… ma proprio come acuta presenza. Non ci sei più… fisicamente non ci sei più… ma ho goduto tra alti e bassi della tua compagnia, della tua cura, del tuo amore, del tuo affetto… anche delle tue mattane… e anche solo per le emozioni che ho cucito su quegli avvenimenti che che tengo cucite su quei ricordi… io ripenso e ti tengo in vita. Ti sento diversamente qui con me. Ma so che non ci sei più… almeno… su questo devo lavorare.

Gluck's_Orphée_-_title_page_illustration_(lightened_and_cropped)

Non è un percorso semplice, non è un percorso facile… ma su questo si deve concentrare l’attenzione delle emozioni più che quella della ragione. Non è con la ragione che ci spieghiamo una assenza… all’istinto dentro, all’emozionale dentro, il concetto di finitezza non entra. Si abitua ad una assenza, quella parte, solo perchè sperimenta su di se le forme emozionali dell’assenza. I ricordi suppliscono… tengono in vita nella memoria e nel frattempo permettono al vuoto di avere uno spazio riconosciuto. “Non c’è più… ma il ricordo ti fa fare la magia, no?” Sì!

rodin-orpheus-and-eurydice

Discorso diverso vale per gli addii. Discorso molto diverso. Ci pensavo qualche sera fa mentre sperimentavo la sensazione di un addio contemporaneamente a cominciare a lavorare su quella di cui ho parlato qui sopra. Due assenze da elaborare in un giorno? Dura… ma ce la si può fare… sì che ce la si può fare. Il problema negli addii tra persone è che difficilmente sono la parola fine condivisa. Non esiste una accettazione muta di un addio. Un addio ricevuto è sempre un calcio in mezzo alle palle. Un addio ricevuto è sempre e comunque Edward Mani di Forbice che cucina le uova. Un addio ricevuto è una cena con Scilipoti. E’ una assenza da elaborare con l’aggravante della evitabilità. Solo alla morte non c’è rimedio. Agli errori? A quelli regolarmente rimedio ce n’è. Basterebbe volerlo. E infati gli addii spesso diventano arrivederci in potenza.
Sapete quando? Quando quella parola dalla bocca dell’altro la devi cavare a forza. Quando pretendi che ti venga detta… perchè in quel momento fa molto meno male della prospettiva di un indistinto “ci si sente magari”. Ecco… mi risolvo sempre ad estorcere quella parola. Mi risolvo sempre a cavarla come un dentista… perchè non accetto la sospensione. Perchè non accetto i grigi. Perchè sono un gran rompicoglioni… e quindi devo renderte la vita più semplice: In or Out! Perchè mille e mille volte mi viene detto “Vali, cazzo se vali!”… e allora non ci dovresti stare mica a pensare!
E se ci stai a pensare forse non lo vedi davvero quanto valgo… O mi dici che valgo ma non ci credi. A quel punto mi chiedo se me lo merito… Se ce lo meritiamo. Se mi meriti! Perché errori e difetti li abbiamo capiti, li conosciamo, ci si litiga su… E allora invece di avere paura dovremmo x una volta essere felici. Invece no! Gli addii esplodono sempre e solo per questo! Generale è particolare.

Quell’addio intanto, quello non condiviso tra persone, costituisce l’incipit di una forma di assenza. E va elaborata. Con enorme difficoltà, all’inizio… perchè si ricordano i toni della voce di quell’addio, si misurano le parole che lo hanno costruito, si valutano i tempi del silenzio. E si capisce che è un addio di disperazione… più che un addio desiderato, più che un addio cosciente.
Sono gli addii che fanno più rabbia. Quelli che ti fanno balzare in piedi nel cuore della notte chiedendoti “Sognavo? Mi cercava?” oppure ti fanno rispondere a telefono col cuore in gola… “Ma come?”… o ti fanno attendere per giorni, settimane, mesi… un cenno. E ti rendi conto che il cuore ti dice di fare così. Ma la cosa ti fa paura… Perché non è Addio quello… Ma un ‘forse arrivederci’.

Sì… addii così, con la scusa di essere terapeutici senza crederlo nemmeno un secondo, sono addii idioti, infantili… inutili!   Orpheus_and_Euridice_ki160-v

E quel che ti fa più incazzare è cheti rendi conto che vorresti apparecchiarti per un addio… ma tutto ti fa capire che quel che si prepara è un arrivederci di cui non detti alcun tempo, modo, spazio! Ecco che davanti a te… più che uno spettro, si palesa la sensazione che quel che vivi è un Walking Dead emozionale. E io in Walking Dead ho sempre voluto essere Shane… che poi tanto bella come persona mica lo è!

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

6 thoughts on “Di addii, di lutti e di tutte le altre forme dell’assenza

  1. maximwalker ha detto:

    E’ tipico dell’uomo credersi Dio.
    Per i giorni difficili, mi dispiace, davvero. Ti capisco, ho dovuto dire anch’io addio ad una persona cara molto recentemente.
    … gli addii non si confezionano ne impacchettano, vengono sempre preparati al momento, e come tutte le cose che vengono preparate al momento, non sempre sono perfetti.
    PS: Quindi sono uno dei pochi esseri viventi che non legge e guarda the Walking Death ( e Games of Thrones)?

    Piace a 1 persona

  2. ysingrinus ha detto:

    Shane a mio avviso è l’unico personaggio sensato della serie. Tutti i suoi errori sono fatti perché ama e prova sentimenti. E perché qualcuno se ne approfitta e fa casini…

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: