Le persone grandi, importanti, dovrebbero smettela di credere che dalla mia vita possono uscire in punta di piedi…

Se ne idolatrano tanti, troppi di Idoli. Mi chiedo in questo momento se Maradona è morto… è uno dei papabili. No, Maradona non è morto… ho dovuto controllare su wikipedia però, non ero sicuro. Per dire: Che Guevara è morto tempo fa. Lui non se n’è andato in punta di piedi. Un bel botto sancito in diretta dagli scatti di un detestabile – non c’è nulla di politico – fotoreporter che era lì a certificare la morte del rivoluzionario con tanto di dito indice ben premuto nella ferita… e tanto di occhi vitrei dell’argentino. Morti importanti per persone importanti. Kurt Cobain non c’entra. Kurt Cobain non ha patito una morte importante. Forse non la voleva e tanti gliel’hanno stupidamente tributata. Sono stupidi quelli che fanno di quel suicidio una faccenda di interesse. Che comprano i libri su quella disgrazia umana. L’adolescenza non scusa in questi casi, detestatemi pure. C’è chi mi detesta per altri motivi e ne aggiungerà uno alla lista. Lo faccia pure! Per dire: detesto i dreadlock e me ne vanto… e con una coi dreadlock non ci uscirei nemmeno pagato. Sebbene avrei potuto innamorarmi di lei in un passato… quando ancora non m’erano saliti sul cazzo il reggae, i dread, i tossici. Kurt Cobain non ha fatto una morte importante perchè non era importante.

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Di sicuro l’importanza è sempre proporzionata al destinatario delle nostre vite e delle nostre emozioni. Per dire… ci sono sicuramente persone che lasciano questo mondo in punta di piedi… ma che per me non cambia un cazzo. Non era me che non dovevano lasciare in punta di piedi. E probabilmente questo post scende troppo dal generale al particolare per essere vissuto e sentito a pieno. Vi prego, staccate se non seiete interessati… mi serve a scrivere e razionalizzare. Il problema è che a me stanno sul cazzo le sofferenze trascinate… se c’è qualcosa che mi fa soffrire sono le sofferenze trascinate. E se ne sono trascinate troppe di mezze assenze convinte che avrei creduto alla favola della “punta di piedi”. Ma con me si finisce sempre alle uscite in punta di piedi, con code di sofferenze ed assenze del momento mal digerite. E Tornano stasera, tutte stasera… che sono fragile, vulnerabile, solo!

Il tempo si ovatta quando si soffre. Potrei svegliarmi e dire che mi manchi da secoli… e manchi solo da mezz’ora o da qualche giorno. O da anni. Guardate non fa differenza la tempistica. La meccanica nemmeno, mi interessa. Oggi voglio ragionare di quella chimica strana che attiene ai parallelismi ed ai ricordi. E non è garantito che in questo mancarmi ci sia solo una connotazione luttuosa. Perchè in questo momento avverto un senso di mancanza generalgenerico che sta frammistando tutto. Cosa inneschi la reazione io non lo so…
… ma so che di colpo avverto una serie di spinte contrastanti e vengo meno alla regola non scritta su questo blog per cui non si fanno le liste e le liste non vanno fatte e allora faccio una lista… perchè un discorso organico sui sentimenti quello non si può fare.

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Mi manca la cura che avevo di te quando dovevo prendermi cura di te restituendo quella cura che tu avevi avuto di me quando io piccolo cura di me non potevo averne. E di colpo mi manca quella mano sul petto a fermarti quando eravamo in macchina e io frenavo e la cintura ti opprimeva e non la mettevi e io mettevo la mano sul tuo petto per non farti andare in avanti. Sì, mi manca quella mano… era ed è stato sempre il mio gesto di cura per te. Piccolo, certo. A tanti insignificante… a me troppo importante. Perchè era lo specchio di quel che avevo ricevuto… e restituivo con tutto l’Amore che c’è. E mi manca il conforto dell’esperienza, di chi ne ha viste una e centouna in più di me, di chi a denti a tirato su palazzi e intraprese e di un quadro elettrico non sa avere paura… di chi ha fatto trottare e messo in riga, da carabiniera, da generale, che ne sapeva mille di più, che s’era fatto da solo che s’era fatta da sola che di donne in famiglia ne hai tre e tutte laureate e son figlie ad un pescatore e di figli cresciuti a baci e battipanni e tutti vincenti e però mai mi sarei sentito come oggi, di terza generazione di incrollabili ed io niente. No, non mi c’avresti fatto sentire, non m’hai fatto sentire che sei ancora qui a chiedermi di libri scritti e concorsi e dei miei anni.
Mi manca l’idea che avevo di te e mai ho avuto realmente di te… mi mancano i discorsi sulle ragazzine, sulle compagne di scuola, su quella che mi piaceva e ci stetti 4 anni a sperare di confidarle il mio amore e lei se n’era andata e io rimasi col groppo in gola e tu mi avevi sempre detto che non si scimmiottano i grandi senza capire che tutti sotto i dieci anni si fidanzano ma mica per davvero. Mi manca non aver mai giocato a tennis contro di te eppure a tennis mi ci hai mandato e ad un certo punto ero pure diventato bravino ma poi basta più nulla più niente… e però a calcio non mi avevi mandato e il perchè non s’è mai capito. E mi manca non saper andare in bicicletta perchè invece che te provarono a insegnarmici altri, un’altro… e che nervi ‘sti giorni quell’altro… e a me non è mai andato bene… che di famiglia non abbiamo mai avuto pazienza… e infine in bicicletta non sono mai voluto andare ed anzi mi ci son saliti sul cazzo i ciclisti. E dopo aver visto “La stanza del figlio” mi chiedo soffrendo perchè mai alla scena di ieri in cui lui ricorda i momenti col figlio mi son detto stasera “E se muoio lui di me, di noi assieme, che ricordi avrà?” Ed ero io a morire, non tu… e ne voglio di ricordi e senza paura vorrei una mano a cercarli perchè sicuro ce n’è.

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Mi manca l’idea di una figlia, di una vita insieme, di un viversi, amarsi, sposarsi. Mi manca la penna per cancellare di cui parlavo ieri ma mi manca pure il foglio per riscriverci sopra giorni neri e rossi nuovi e felici… tutti, senza razzismi e distinzioni politiche e cromatiche. E quel foglio mi manca perchè non me lo dai tu… che mi pare proprio non voglia capire… quel foglio non me lo dai tu che corri a letto senza la buonanotte… guardandomi e voltando la testa. Mettendomi in croce per una paura di troppo, per un crollo d’un attimo, per un costume da superman che ho tolto a martedì grasso finito. Mi manca quel che a parole si regala a mani piene, mi manca l’amore per quella fragilità che tutti s’apprezza e tutti si sputa…
Stasera io sono così, prendere o lasciare… e volgere il viso e andare, senza prendere o lasciare… è un silenzio che solo le fredde burocrazie battezzano assenso… e le burocrazie, per dirla non proprio con Weber, son nate per metterlo in culo alle brave persone!

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Qui 00:27 22 aprile 2015 (mi manca anche la voglia di non farmi mancare una ucronia)
Le foto sono tutte mie: scatti sperimentali in bianco e nero. Il primo è stato realizzato durante un set fotografico ad un amico, Alex. Il secondo ed il terzo sono esperimenti di scatti in tradizione primo 900 con l’aggiunta del movimento su scatto multiplo senza cavaletto… la fantasmina è ben evidente, credo. Il quarto è un tentitivo di scatto con tecnica 900 a soggetto fisso senza cavalletto… il senso di precarietà di questi scatti era quello che volevo!

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7 thoughts on “Le persone grandi, importanti, dovrebbero smettela di credere che dalla mia vita possono uscire in punta di piedi…

  1. ysingrinus ha detto:

    Molto difficile commentare… per farlo cambio notando una citazione di Pazienza…
    Forse non bisognerebbe mai andarsene in punta di piedi.

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  2. chezliza ha detto:

    Evito di fare commenti sullo scritto
    gli scatti sn bellissimi bravo!

    Piace a 1 persona

  3. Lemniar ha detto:

    L’abbraccio lo mando per lo scritto, il bravo bravo per le foto 😉

    Piace a 1 persona

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