Io che quella sera nemmeno ci volevo venire con te…

E si apparecchia male la serata se Vito Zucchio ti aspetta fuori dal bar centrale del paese, in un venerdì pre-serata umido e piovoso da fare schifo, con in mano un cosmopolitan e la fettina di lime in guisa di paradenti. Vito Zucchio è alticcio già alle 20:45. Orario del cazzo per incrociarsi. Sei disturbato se inventi orari come le 20:45 per un appuntamento. Sono quegli indefiniti che sconcertano, spaventano: perchè non le 20:30, come i film della sera su Mediaset e sulla Rai finchè non s’è deciso che si poteva spingere mezz’ora e più in avanti… che tanto si va a letto più tardi in Italia? Perchè non le 21:00 con la rotondità spumeggiante e tanto farina di grano duro.

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“Ma che cazzo ho fatto? Come cazzo m’è venuto in testa?”. Ci sono domande che sono tanto scontate da fare pena. Ci sarebbero risposte molto semplici a domande così banali. Risposte tutte assimilabili a quella in campione sul catalogo di Monsieur de la Palisse… o come cazzo si dice. Ne peschiamo una a caso:
“Atterrito dalla profonda vacuità dell’ennesima serata fotocopia con la tua ancora non futura moglie ma futura genitrice di tuo figlio in divisione perfetta di beni proletari nel più proprio senso del termine… hai avuto la tentazione di trascorrere diversamente ed in modo più emozionante il tuo tempo. E’ del tutto evidente che ti sei sbagliato. Inventa una scusa, gira i tacchi e vattene prima che sia troppo tardi…”. No… quella non ti viene. Quella non viene a Michele Giorgino. Un prurito lo sorprende a stuzzicarsi l’orecchio sinistro. Un prurito che lo fa salire con le unghie fino alla tempia: “Io a quest’ora non dovrei essere con Vito Zucchio… non nella versione ufficiale… dovrei essere a casa di mia nonna a farle compagnia perchè la badante è dovuta mancare proprio stasera per assistere la sorella malata in ospedale. Gridare al miracolo per il dramma coronarico della sorella sola della mia badante moldava? Improbabile!”. In effetti la prospettiva di firmare una così plateale retromarcia sapeva più che altro di un J’accuse di se stessi. Sì… ho provato a fartela sotto il naso… sì amore, no, vabbè, perdonami… no, no, no… il cazzo. Michele vedeva volteggiare di fronte al suo viso le forbici della forse sua futura suocera. Forbici da seta. Forse anche un coltello da prosciutto come nel celebre adagio “Donne, è arrivato l’arrotino!”. Come in The Wall le forbici camminavano divaricandosi e restringendosi. I coltelli danzavano come gli ippopotami di Fantasia. E su tutto le due Erinni della sua ancora non futura moglie e della sua ancora non futura suocera che urlavano soprane: “Bastardoepezzodimmmerda!”.
“Sei un coglione, Michè… una partita di calcetto no eh?”.

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“Vedi vedi vedi chi è arrivato?!”… e subito di botto sputando in terra la scoza ciancicata del lime, Vito Zucchio fa partire una violenta manata contro le parti basse di Giorgino Michele. Scherzo da caserma solito e triviale. Schianto indecoroso. Stretta invereconda. Urlo soffocato… “Eccheccazzo Vì… la palla…”. Sghignazzando lo Zucchio rispondeva a quell’imprecazione: “Eh mamma che gelosone che sei… quale la destra o la sinistra?” tralasciando di aver rovesciato mezzo cosmopolitan sulla manica del giubbetto northsail blumarine del Giorgino. Il Giorgino, piegato e senza fiato, trovava allora appena la forza di rispondere: “Vito, cominciamo male… la palla… il giubbino… dai veramente ‘ste cose mi stanno al culo…”. Quando senza ritegno Vito Zucchio afferra il polso di Michele Giorgino e lo trascina con sè verso l’ingresso del bar ed il bancone, tra due ali di ragazzini di quindici, sedici anni, loro sì, intenti ad un vero preserata da “ore undici a casa!”… al povero cassintegrato ancora per poco è chiaro che la tragedia sta per cominciare. “Un cosmopolitan per me e uno per Michelino bello… che finalmente stasera si è staccato dalla gonnella dell’amore suo mammina tesoro e ha deciso di fare grande…”. Vale poco il cenno di diniego, il tentativo di sbracciarsi per dire “No, no, guarda uno spritz andrà più che bene…” che il barista è già partito di granatina. “Ma checazzo Vì… il Cosmopolitan? Un cocktail da froci oltretutto… Violetto…” – “E a noi che ce ne frega di fingerci froci? Le vedi queste qua? – indicando fauna femminile appena pubere se non in alcuni casi prepubere – Queste solo quello capiscono, il Cosmopolitan, viola, di tendenza… vedi come ci divertiamo stasera…”. Le gambe cedono. E non hai ancora bevuto. E’ più o meno questo che sente ascoltando le vibrazioni del corpo Michele a quelle parole dell’inconscientemente selezionato sodale di serata. “No vabbè ma che sei scemo? Queste?” con gli occhi fuori dalle orbite per una sana e consapevole incredulità…
“Eh, sì, queste… ma solo fino alle undici… poi passiamo ai puttanoni!”.

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Michele Giorgino capisce in quel preciso istante che la scorta di santi a cui votarsi è platealmente esaurita. Teme sinceramente che le palle bonus nel flipper della vita siano finite. Immanentemente si sente in un tunnel. Cerca la luce infondo… ne vede una, rossa… ricorda molto di più la scritta Game Over che altro.

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11 thoughts on “Io che quella sera nemmeno ci volevo venire con te…

  1. lindae ha detto:

    letto due volte. triste due volte. mi dà di ultimo titolo di coda d’un titolo di coda.

    Piace a 1 persona

  2. Lemniar ha detto:

    Vito è un casino,ma Giorgino persevera! Lo capisco però un pò, quando vuoi sbagliare non fai altro.

    Piace a 1 persona

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