… e ci sono le storie allucinanti che ti sono capitate e tu ti chiedi come mai non riesci mai ad essere così pazzo come gli altri… e ti senti già troppo in colpa per come sei…

Tipo che io vi ho detto che nel lontano 2007 io ne ho davvero combinate di tutti i colori.
Tipo essermi spaccato la mano contro un muro per non malmenare in piena faccia uno che obiettivamente un cazzotto se lo meritava. E ho colpito il muro e mi sono spezzato la mano per non fare del male a lui… che se le stava chiamando dalle mani le mazzate.
Oppure, tipo essermi lasciato alle spalle una serie di macerie emozionali buttando all’epoca all’aria quella che poteva diventare una bella storia d’amore solo perchè non avevo il coraggio di lasciare una con cui stavo – in una relazione così liquida da affogarci dentro… ed affogarci male.
Oppure tipo aver cercato di cominciare a provarci con una dottoressa che aveva avuto semplicemente la colpa di essere stata tremendamente gentile con me… solo perchè in un paio di occasioni mi ero trovato di fronte sue coetanee assolutamente disponibilissime a lasciarmici provare… deviando quindi la mia percezione di ventottenne molto suscettibile a tutti i temi come quello delle milf… senza considerare che il mondo è bello perchè vario e quindi ci sono zozzone di 40 zozzone di 50 zozzone di 20 ma non è che poi tutte sono zozzone.

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Oppure di aver cercato io di redimere dalla cafonaggine, dalle pasticche, dalla coca e dalla tecnominimal – oltre che dalle pessime frequentazioni – una ragazza di ventun’anni che lavorava in un posto che tanto e tanto frequentavo ma lei, niente… preferì cercare di coinvolgere me in una storia di tossicodipendenza da polverine e pasticche le più varie e non ci riuscì nemmeno mettendomi in situazioni eroticissime ed al limite del codice penale se ci fosse stata ancora la buoncostume… anzi riuscì a convincermi che era meglio lasciar perdere e niente… non ci frequentammo più… ma era bellissima, credetemi. Bellissima.

Non farò il nome di questa ragazza, non fornirò dettagli sul luogo comune dove ci vedevamo… non dirò nulla sulla sua cittadina d’origine che non era la mia. Sì, le storie più sghembe e zozze sempre lontano da casa le ho vissute. La conobbi sul suo posto di lavoro… e la conobbi e mi colpì per il suo caschetto scalato e per il colore allucinante dei suoi capelli. Ma ancor di più per la trucida battuta in dialetto che rivolse al suo titolare mentre lui la sgridava simpaticamente per una dimenticanza. Credetti che doveva essere mia. Mi mandava fuori di testa. Era bellissima, lineamenti davvero delicati, un viso dolcissimo, splendidi occhi. Il problema era la sua voglia allucinante di frequentare solo e soltanto Rave Party. Il problema era la sua fissazione univoca per la musica minimal. Il problema era che mi fu chiaro da subito… dal via vai dal bagno che faceva… che aveva un qualche problema con certe sostanze molto karasho. E niente. Le chiesi se voleva uscire con me quando mi fu chiaro che si era appena mollata col suo ragazzo e suo spacciatore di fiducia. Le chiesi se voleva uscire con me pensando che sarei riuscito ad essere anche la ragione per cui pian piano avrebbe smesso. Ero un ingenuo, inguaribilmente innamorato. Non avevo capito un cazzo. Ed il bello è che all’epoca ero già invischiato in una storia che non mi piaceva per niente… una storia che entrambi definivamo liquida ma che era una sabbia mobile per quanto nessuno di noi due riuscisse ad uscirne pur avendo mille ragioni per farlo… e mille stimoli… e mille funi di sicurezza lanciate.

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Lei accettò subito. Ci vedemmo la sera stessa. Andammo a bere e mangiare. Ci divertimmo tantissimo. Ci spaccammo da pazzi. Ci baciammo da pazzi sul tavolo di quel locale, lei seduta io in piedi tra le sue gambe, tra i suoi short. Uscimmo dal locale. Lei però era appena andata in bagno. Io avevo il gesso alla mano. Lei mi disse che avrebbe guidato. Guidò fin fuori paese. Guidò fino al parcheggio di un centro commerciale fuori città, fuori dalla mia e dalla sua città. Lontano. Guidò fino lì. Parcheggiò al centro del parcheggio vuoto. Scese dalla macchina intimandomi di fare lo stesso. “Cazzo vuole questa?!” ingenuo, io, coi miei ventott’anni, con le mie esperienze già accumulate con le quarantenni… anche nei parcheggi. “Cazzo vuole questa?!” e lei che mi guarda fissa, con uno sguardo eroticissimo e mi dice: “Voglio farlo qui, sulla macchina, qui, con te…”. E io… io ok ma, ok però… ed è lei che caccia tutto via. Mi acchiappa. Mi scioglie… e poi boh… non lo so… eravamo sotto le stelle e sotto il lampione, con un cane randagio a guardarci… e lei mi dice qualcosa che in dialetto somiglia ad un “Mamma che estate…”. ed io che la guardo e le ricordo che è appena marzo, quasi aprile… e lei che mi guarda interrogativa e poi mi fa “No, mamma che è stato!”… e io rido e mi ricordo di quel fatto di non stimarmi mai abbastanza. E non so se non mi sto stimando perchè sono lì con una tossica di ventun’anni o non mi stimo abbastanza perchè non ho capito che era dialetto e lei si diceva soddisfattissima del tutto.

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E siamo usciti assieme ogni santa sera per ventuno giorni… senza che io pensassi minimamente che le mie giustificazioni col rapporto liquido erano incredibili ed implausibili ed inaccettabili ma tanto se non fregava niente a lei buona camicia a tutti… sebbene allora vestissi davvero solo Boxeur des Rues. Ed una volta mi portò alla stazione del mio paese, nel sottopassaggio, per farlo sulle scale, con la luce al neon fredda, coi marmi scritti, con le scale spigolose e con la puzza di piscio rancido ovunque. E fu bellissimo. E davvero non ci capivo niente. E la guardavo… e dicevo che forse ce l’avrei fatta. E contavo le volte che andava in bagno ogni giorno dicendomi che dai… ogni tanto erano tante di meno. E ignoravo quanto fosse nervosa e intrattabile in quei giorni. E poi glielo dissi: “Guarda che io e te dovremmo smetterla di nasconderci e viverci un po’ meglio…”. Ma lei mi chiarì che in fondo in fondo si sentiva una gran lesbica (cit.) e mi chiarì che non aveva nessuna intenzione di smettere di pippare di naso e mi chiarì che io “sei una favola… ma io avrei smesso di crederci alle favole quindi mi sa che devo smetterla di credere in noi e devo tornare a fare quello che faccio normalmente…”. Quindi ci vedemmo altri tre o quattro giorni, non ricordo. Tornammo in quel parcheggio. Lo rifacemmo. Ma quando finimmo ci guardammo e dicemmo che non era stato bello per niente… perchè eravamo tornati sul “luogo del delitto” e di solito non si fa…
Quella sera mi chiese se volevo pippare. Le dissi no. Mi disse che non avevamo purtroppo più nulla da dirci. Convenni che aveva ragione. L’accompagnai a casa. Ci salutammo con un ciao ed un bacio sulla guancia. L’ho vista evolversi in lesbica, provarci, poi l’ho persa di vista, per scoprire oggi che ha un bambino, bellissimo… o una bambina bellissima, non so… e che credo non viva più qui.

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E niente… mi viene in mente questa storia perchè ha a che fare con la fine delle cose che non lasciano enormi rimpainti anche se sono state bellissime. Sono foto che appendi al muro… ma che non dicono nulla. Poi ci sono le foto che continuano a parlare di te, di un noi… e sono quelle che rischiano di diventare rimpianti. E ti rendi conto che c’è da lavorare in etrambi i sensi… o non aver bisogno di rimpianti perchè niente finisce… o non aver bisogno di rimpianti perchè si riesce a chiudere senza averne bisogno. La prima delle ipotesi è il desiderata di questi giorni… ovviamente!

L’ultima foto è una mia lomografia… quando la scattai inquadrai precisamente quell’angolo che mi ricordava tutto quel casino su descritto. La foto è del 2011… se ben ricordo i graffiti sono rimasti gli stessi nello scatto da quel lontano 2007. La foto è stata scattata con una Olympus OM1… la pellicola è una Fuji per diapositive asa 100.

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4 thoughts on “… e ci sono le storie allucinanti che ti sono capitate e tu ti chiedi come mai non riesci mai ad essere così pazzo come gli altri… e ti senti già troppo in colpa per come sei…

  1. ysingrinus ha detto:

    Le proprie storie hanno sempre una forza emotiva incredibile. E non solo per noi. È possibile leggere sfumature delle proprie storie nelle storie degli altri.

    Piace a 1 persona

  2. m3mango ha detto:

    Bellissima storia, davvero.

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