Milf, mature dottoresse avvenenti e professioniste con estrema fame di sesso non esistono nella vita reale… memorandum 1

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Allora: scriversi “Il gessista è gay!” sul gesso che ti fascia da metà avambraccio fino a tutte le nocche non è tecnicamente la scelta più opportuna da fare quando hai una complicata – quand’anche risibile… e non so come i due aggettivi stiano bene assieme – frattura al settore V del metacarpo. Non è tecnicamente la scelta migliore per decorare il tuo gesso se andrai a toglierlo dopo 30 giorni dall’applicazione – perchè il gesso quando te lo mettono ti scrivono “applicazione di gg. x” dove x è il numero di giorni – soprattutto se ti è stato specificamente comunicato che “non è assolutamente garantito che una volta tolto il gesso non ci sia dolore nella parte interessata… perchè, si sa, il metacarpo è una delle zone più innervate del corpo”. Il cit. di cui sopra è dell’ortopedica più bella che io conosca, che abbia mai conosciuto. Purtroppo la mia storia d’amore – assolutamente non ricambiata che io sappia – è durata a contatto il tempo di una complicata applicazione di gesso. Platonicamente ho continuato a sognare di lei per qualcosa come tre mesi. Non ricambiato, che io sappia. Tuttora mi capita di svegliarmi e sognarla. Ancora. Again and again. Congelata in quella che era la sua bellezza quarantenne dell’epoca. Probabilmente, ormai quasi cinquantenne, sarà sfiorita. La memoria ha il prodigio di mantenere tutti congelati. E se belli, belli!

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Come mi ero rotto quell’osso è presto detto. Era stata una devastante serata alcolica di quel maledetto 2007… che tante ne ha portate nella mia vita di robe non proprio diritte. C’era una persona a me molto, mai troppo, cara che stava malissimo. E qualcuno, in quella serata alcolica, decise immotivatamente di cominciare a parlarne male. Io, che ero alcolico un po’ troppo, un po’ troppo alcolico, comunicai più di una volta che la misura era colma. Mi portarono fuori della stanza dove eravamo per evitare il contatto con quella persona che continuava a non voler smettere di parlare. Provarono a farmi ragionare e ragionai. Poi il deficiente uscì… e continuò. In un impeto di lucidissima chiarezza mi ripetei: “Domenico, questo sta sotto cura psichiatrica… lascialo stare, perdona, passaci su… questo sta peggio di te…”. Poi una parola di troppo attivò il tasto ES. Una parola di troppo stuzzicò la tigre che se ne sta buona buona nella penombra e osserva e ruggisce. Quel giorno ruggì parole chiare… complice l’alcool che, ormai è chiaro, mi fa emergere la tigre e fa fumare il drago così tanto che non riesce ad opporre propria resistenza alle intemperanze feline. “Perchè cazzo stai sempre a giustificare tutti? Quella è troia cocoainomane, quello è pazzo, quello sta peggio di te… ‘fanculo… fallo vedere per una buona volta chi sei… mordi…”. Questa storia del Mordi poi ve la spiego! Niente… mi avvicinai sorridendo. Sorrisi a bella posta. Sorrido sempre quando decido che devo menare, quando la misura è colma. Non perchè sono un vigliacco ma perchè in quei momenti, non so perchè, quel che adoro e mi carica e mi fa stare bene non è tanto tirare un cazzotto ma vedere la faccia stupita di chi se lo prende. Io so bene che c’è gente che legge di nascosto questo blog che adesso dirà “ho paura di quel che hai confessato non mi aspettavo questo risvolto”… ma io sono fatto così e non ha senso confessarsi diversamente. Niente… sorrisi, sorrisi di gusto. Tutti si scansarono. Pensarono tutti “Pace fatta…”. E partì il pugno. A sentire la dottoressa il giorno dopo, in sala gessi… ed a sentire il medico del pronto soccorso… per fortuna decisi che non lo avrei colpito in faccia ma che avrei schiantato il pugno a pochi centimetri dalla sua faccia, di lato, accanto alla tempia. Mal me ne incolse… c’era il muro di intonaco, pietrta, cemento. Fu uno schianto sordo. La faccia del tipo si stravolse in un’espressione inebetita, scioccata. I due amici lì vicino mi saltarono addosso e mi strinsero per portarmi via. Io sospirai: “Tutto ok… adesso non lo fa più…”. Non mi resi conto che avevo la mano rotta. In effetti quello la smise. E non ne parlammo nemmeno noi, più. E io non sentii subito il dolore. La sambuca, l’assenzio, la grappa stavano anestetizzando tutto. Cominciai a sentire che qualcosa non andava alle 4 di notte, quando cercando di prendere dalla tasca posteriore l’accendino… mi accorsi che avevo la mano gonfia e che non riuscivo a compiere il movimento giusto di torsione. “Cazzo fa male…”. Uno dei miei amici presenti si offrì il giorno dopo di accompagnarmi in ospedale.

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Referto alle 15:10 del pomeriggio: frattura… 30 gg di applicazione. “Hai tirato un pugno al muro, vero?” – “Sì” parlavo con il medico del pronto soccorso, che conoscevo perchè siamo della stessa cittadina. “Domè… che cazzo fai, tiri pugni ai muri? Il muro è stato più forte…” – “Oggi sì” e come sapete, l’idiozia di quella espressione mi fu subito chiara.
Quando fui in sala gessi cominciai a bestemmiare mentre il gessista cominciava a prepararmi per l’applicazione. Manipolva la mia mano senza alcuna cautela o grazia. Girava, rigirava…  mi faceva male. Ricordo bene di aver grugnito un “Mi rompo l’altra mano ma ti sfondo se continui così…”. Lui capì che non mentivo, che stavo soffrendo. Chiamò la dottoressa ad aiutarlo. Entrò lei. Un profumo dolcissimo Era bella, bella davero – e non eravamo in via dei pazzi numero zero – mora, capello leggermente mosso portato con enorme eleganza, il camice bianco, un foulard che le avvolgeva il collo pur se d’aprile… ed un trucco delicatissimo. Mi prese la mano nemmeno fosse stata una madonnina. Sentii un contatto caldissimo, quasi terapeutico. Si era sfregata le mani manco mi stesse per fare un massagio. Poi delicatamente cominciò a chiamarmi Gioia… e che bello era sentire quel Gioia ripetuto con delicatezza, per mettermi a posto. Io la guardai cercando di trovare dentro tutto il coraggio che avevo, volevo fare bella figura. Le dissi “Faccia dottoressa, lei può farmi davvero tutto…”. Mi resi conto solo allora dell’equivocità di quella espressione. Mi sollevai la polo verde militare che indossavo e strinsi in bocca il lembo inferiore. Soffrivo da cani ma stavo fermo. La lasciavo fare con quella tenerezza comprensiva e quella comprensione dolcissima farcita di “Gioia mia” e simili. Dieci minuti di sofferenze atroci e splendide sensazioni di innamoramento. Quanto avrei pagato perchè in quel momento lei non avesse una fede al dito. E invece niente. Fu lei a dirmi, poco dopo: “Tesoro mio ascoltami… tu hai tirato un pugno praticamente perfetto visto dove ti sei rotto… ma con quella energia se colpivi una faccia… tu quello lo uccidevi…”. Come a dirmi di stare attento con le mani la prossima volta. Annuii con la faccia seria… la divoravo con lo sguardo.

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Non l’ho più vista. Tornai per togliere il gesso. Speravo ci fosse lei. Entrai in sala gessi baldanzoso: frattura rientrata, togliamo. Lo toglie lei. Avevo portato tre rose in un mazzetto. Erano per lei. Ero convinto me lo avrebbe tolto lei. Invece… invece trovo il gessista di un mese prima… e non lei. Entro. Chiedo della dottoressa. Chedo espressamente di lei. “Torna la settimana prossima.”. Faccio il pari e dispari “Vabbè allora lo tolgo la prossima settimana…”. Eh no, bello mio fatta la radiografia non potevo uscire ancora col gesso. E il gessista si accanì su di me per quella scritta. Ed io maledissi con veemenza la stronza cocainomane che due settimane prima, dopo una serata ed una nottata oscena, aveva deciso di vergare sul mio gesso, all’altezza delle vene, la frase “Il gessista è gay!”. E io non ho più rivisto la splendida ortopedica. Credetemi… non ho più tirato un pugno ad un muro, non come quello lì. Perchè non ho più nemmeno la consolazione di ritrovare lei a chiamarmi Gioia, a manipolarmi dolcemente la mano… a dirmi ancora che devo stare attento a come tiro i pugni. E giuro che in questi giorni vorrei farlo ad ogni ora… ma lei non c’è… non ci sarebbe… e non c’è più nemmeno chi ti sta accanto giorno dopo giorno… perchè sembra così lontano, così distante… e basta, oggi basta!

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4 thoughts on “Milf, mature dottoresse avvenenti e professioniste con estrema fame di sesso non esistono nella vita reale… memorandum 1

  1. avvocatolo ha detto:

    Anche tu pugni al muro…Benvenuto nel Club

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  2. ysingrinus ha detto:

    Di tanto in tanto capitano nella nostra vita delle figure piú che perfette, superiori, che non vedremo mai piú. Dobbiamo godere di questi momenti e non farci trascinare nelle profondità abissali che la loro mancanza provoca.
    Chi lo sa se hai fatto bene a colpire il muro e non la persona.

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  3. È che in lei hai incontrato grazie e bellezza e le due cose insieme possono essere un potentissimo unguento guaritore.
    Ci sarà altra bellezza e altra grazia…adesso,forse, é solo che non hai occhi x riconoscerne le sembianze…

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