Gianni e Francesca – Dei viaggi programmati al fondo della strada per dirsi addio o ricominciare… oppure… vivere un viaggio drammatico e pieno d’amore che si paga per due e si vive da soli! Fino a… fino a lei? Boh!

E Gianni era lì, in fondo a quella strada. Francesca si allontanava con la sua macchina, una ope corsa bianco sporco. Non che ci fosse quel viaggio planetario da fare, non che si dovessero solcare gli oceani per quel viaggio, per quell’incontro… ma a Gianni sembrava davvero di aver raggiunto la fine del Mondo con quel viaggio alla fine della strada. “E quindi… niente Gianni, perdonami ma il mio è un no. Scusa, scusa davvero, scusa per tutto…”. E Gianni sorrideva, col suo sorriso da minchione. Sorrideva anche se avrebbe voluto piangere e piangere ed urlare. Sorrideva perchè era lei che non doveva star male. Perchè dentro di se Gianni sapeva benissimo che a Francesca quei no pesavano, da dire. Pesavano come macigni. Perchè sapeva benissimo, meglio di chiunque altro, che quei No, Francesca, non se li sarebbe più perdonati. Mai più nella vita. E Gianni sapeva, almeno sentiva dentro, che il suo pianto, le sue grida, tutti i suoi tentativi di essere duro, deciso, di lasciare che le emozioni prevalessero, magari tirando fuori il campionario che da sempre definiva il “peggio di se”, lui non se li sarebbe pedonati mai nella vita. Perchè avrebbero fatto soffrire Francesca, perchè avrebbero fatto sentire lei in colpa per quello che succedeva. “La colpa è mia Fra, la colpa è mia e lo so… solo non so se sarò mai capace di perdonarmi per questo.. forse non ci riuscirò mai.”. Ed era vero. Gianni in quel momento sentiva che non esisteva spazio possibile dentro di se, per una assoluzione, nemmeno ventura. Ma continuò a sorridere amaro e comprensivo, con tutta la dolcezza che poteva, agli occhi sfuggenti di Francesca. “Bella come sei oggi non lo sei stata mai…”. Lei provò a sdrammatizzare dicendo “Sono sempre bellissima…” ma si pentì subito dopo della assoluta inadeguatezza al momento di quella battuta fuori posto come le scarpe vecchie sul tavolo di una cucina. Sentì quella battuta inguaribilmente fuori posto. Si disse che era stata stupida… perchè in quelle parole Gianni ci credeva davvero… in quel “Bella come oggi non lo sei mai stata…”. E non era bello per niente svilire quel momento. Abbassò gli occhi… e non si rese conto che diventava ancora più bella, come quel giorno al porto, mentre prendevano assieme quel traghetto… e lui la fissava. E lei abbassava gli occhi. E lui le disse “Assomigli ad Audrey Tatou”. Cucendole addosso il viso di Amelie… senza essere più capace di toglierlo di lì.

parco-savello

“Andiamo a mangiare qualcosa vuoi?” e lui in quel momento sentì che tutto stava per finire. Che non avrebbe retto a vederla ancora tormentarsi le mani, le unghie, i pacchetti di sigarette, le cose che le finivano tra le mani. Si disse che quella cosa doveva finire lì. Che lei doveva smettere di soffrire. Anche se questo significava non poterla baciare. Anche se questo significava non prenderle le mani, tirarla a se e baciarla un attimo solo… o una eternità. Anche se questo significava sacrificare quell’abbraccio. “No, adesso andiamo via… sembra non abbia senso nulla che io possa dirti, sembra non abbia senso nulla che io possa fare… quindi basta, andiamo via. Stai soffrendo e mi fa male vederti soffrire… più di quanto me ne fa non poterti dire tutto, non poterti baciare… ora, qui!”. Anche se le aveva detto: “Ci sarai il 15 aprile al mio compleanno?”. E mancava solo un mese. E lei aveva gli occhi accesi di sorpresa. Di gioia. Ma disse ancora no abbassando lo sguardo, scappando, ancora una volta. Fu allora che lui glielo disse: “Allora non ti aspetterò più… continuerò ad amarti per due, per me e per te… ma non ti aspetterò più… lo devo a te, lo devo a me, lo devo a noi… non ci sarò più… anche se continuerò ad amare noi, me e te… anche se tu non lo farai più. Ho forza abbastanza per farlo io!”. E salì in macchina. Pagò il parcheggio. E chiese di riportarlo dove si erano trovati.

Amelie-1140

Quando stava per scendere dall’auto, le disse che quello era un addio, mettendo fuori il piede dall’auto. Le disse che non ci sarebbe stato più occhi negli occhi, più nulla. Lei disse che lo sapeva. E si meravigliò che non ci fosse nemmeno un abbraccio. Rimase lì muta, triste come non lo era mai stata. Gianni tornò in macchina. Si lasciò abbracciare. Si lasciò stringere. Ebbe forte la tentazione di stringerla ma si disse no. Ebbe forte la tentazione di baciarla ma si disse no. Lì fermi, a bordo srada. Gianni sentì le braccia che lo sringevano, che lo accarezzavano. Sentì il suo amore… che che lei ne volesse dire. Sentì un amore forte, caldo e puro. E non lo ricambiò… perchè qualcosa di vero c’era in un pezzo che qualcuno, mentre al telefono poco dopo si sarebbero sentiti, stava ascoltando: “La giustizia dell’uomo punisce chi ha le ali e non vola…”. E quella era una punizione per Francesca a cui Gianni decideva di negare quel gesto di affetto. Ma più ancora era una punizione che Gianni si infliggeva… per non aver volato con quelle ali che erano lei… erano loro due. Non la abbracciò, non la strinse, non la baciò, non la guardò. Le disse che l’amava… ed andò via.

La guardò sfilare via con l’auto. La salutò mentre si allontanava. Fu tentato dallo scriverle subito qualcosa, nella speranza che tornasse indietro. Non lo fece… non voleva pietà e commiserazioni. Si disse che quello era stato un addio. Le disse che quello era stato un addio. Eppure attese, finchè non fu sicuro che lei non sarebbe tornata. Finchè non la seppe a casa. Solo dopo, capiì che addio non sarebbe stato possibile. Che non ci sarebbe stata una vita spesa per lei… ma non sarebbe nemmeno stato possibile dirl  e addio e non cercarla più. Si disse solo allora che l’avrebbe aspettata… comunque… finchè il suo sentimento fosse stato vivo e sincero. Che fino a quel momento l’avrebbe davvero amata per due… avrebbe amato la loro storia e l’avrebbe custodita ed accudita per due gelosamemnte… come missione primaria.
Si disse che ci sperava ancora… si disse che avrebbe fatto ancora di tutto per lei… ma che non arebbe più morto per lei. Non avrebbe smesso di vivere come aveva fatto. Si disse che satrebbe stato belo ricominciare ritrovandosi vivi… felici.

strada

Si sentì pazzo. Chiamò Mimmo, il suo istruttore di Boxe. Lo chiamò e gli raccontò tutto. “Non sei pazzo… stai solo amando… ed amando forte… ed amando come non tutti sanno amare… io non lo so… lei da quel che mi dici mi sembra determinata a fare qualcosa che non vuole. Non so come andrà… ti auguro il meglio ma tu… se senti di farlo… fai così. E nel frattempo vivi. Di sicuro le sembrerai più bello, più forte… più affidabile. Di sicuro le sembrerai un porto molto più sicuro!”. Poi chiuse con una frase che non si aspettava… “Gianni… spero solo tu veda quanto sei forte… quanto sei incredibilmente deciso, determinato.. quanto sei bello… quando ami e vivi così! Fallo!”.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: