E niente interrompiamo la Malthusiana perchè…

…perchè stanotte mi sono risvegliato e me ne accorgo ora… mi sono risvegliato e avevo fatto un sogno… ed era un sogno strano. Perchè quel sogno l’avevo già fatto. Mi capita spesso di sognare cose che ho già sognato e di sognarle tipo identiche sempre, identiche sempre a com’erano anche anni prima…
… per dire sogno ancora di stare alla villa di Vincenza l’amica di mamma alle Grotte di Castellana, e sogno che è tipo luglio e loro danno lì una grande festa… e niente lo sogno ancora che ad un certo punto io sono solo e c’è una fuga di stanze identiche in questa casa e c’è uno che mi rincorre e c’è uno che mi uccide e c’è uno che è me che mi rincorre e mi uccide… ma io ancora adesso che nel sogno so che sono io che mi ucciderò continuo a non vedermi in faccia se non alla fine dell’ultimo momento che è quello in cui invece di scorrermi di fronte i titoli di coda della mia esperienza sul mondo che si chiama vita mi dovrebbe scorrere la vita davanti tutta al’incontrario…

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… e per dire ci sta il sogno delle ombre che si parlano dove io sono una persona l’altra è un’ombra che mi dice che devo fare una ed una sola cosa importantissima…  e però ancora oggi che lo sogno quell’ombra non ha la faccia della persona che nella vita reale impersona quell’ombra… e nemmeno ora che quel sogno e vecchio e ne abbiamo parlato… nemmeno ora su quell’ombra compare quella faccia.
Invece in questo sogno sì… oggi, stanotte sì… Quella faccia è venuta fuori. Ed era proprio lei… ed il sogno era identico ma era proprio lei. Ma veramente… senza scherzi. E mi sono svegliato sudato e incazzato…
Chiedendomi chissà se le ombre nei sogni sognano ancora ragazzi rasati!
E niente questo è il sogno così come lo trascrissi anni fa… dopo averlo fatto… quando ancora non sapevo che quella figura del sogno una faccia ce l’aveva!

E poi mi ha baciato!

…che è un po’ come dire che c’è voluto solo un secondo in più e mi sono risvegliato. Che è un po’ come ammettere che tutto era un sogno. Però era davvero uno di quei sogni che si chiamano così perché sono proprio quello che ti aspetti. Ti risvegli ed avessi uno specchio ti riscopriresti a ridere inebetito. Perché è successo. Ancora? Di nuovo? E’ successo e tanto basta. E’ successo… anche quando credevi che un bacio non avresti più saputo darlo. Perché è andata tutta proprio come quella sera. Quella sera che la sognasti la prima volta. Solo… solo che è successo di nuovo. E forse non ci speravi. Ridi perché proprio come quella prima volta lei aveva indosso quella maglietta nera, la famosa, famosissima maglietta nera che non aveva su nessun colore. E nessun disegno. Con il colletto solo un poco a V. Perché se lo mangia di timidezza quel colletto…

…E ridi perché, proprio come la prima volta, avevi indosso il tuo elmetto tedesco della Wermacht. Che a muoverti con indosso quel padellone duro e tutto di ghisa spesso ti ci facevi male. Ma meglio quel male piccolo, di quelli da chiamare realisticamente fastidi, piuttosto che il male di prendere craniate dalla vita, sprangate dal tempo, morsi alla testa da tutto quello che ti circonda. Perché senza quell’elmetto non ti senti solo nudo e vulnerabile. Senza quell’elmetto sei solo. Ci sei solo tu. Ed ormai ti fa troppa paura essere solo.

E ridi perché è stato proprio tutto così.

Perché in sottofondo c’era questa canzone. E tutti ballavano. Come al solito facevi la guardia all’uscio. Accendevi le sigarette con il tizzone di quelle appena fumate. Guardavi da sotto la visiera dell’elmetto, stretto tra le spalle. E poi lei, come sempre, s’è fatta largo stringendosi nelle spalle. Era come l’hai sempre sognata. Ma ancora, era come quella volta, come quel primo bacio sognato. Tutto come quella volta. Ecco perché ridi. Perché quando stretta stretta e piccola piccola tra tutti gli altri, s’è fatta spazio venendo verso di te col lecca lecca in mano, scartato e lucente, aveva occhi solo per te. T’ha abbracciato, e non lo ammetterai ma ha preso le tue mani e se l’è messe ai fianchi. Perché ha letto che non ne avevi il coraggio. Poi t’ha detto solo “Balliamo?” e hai ballato. E ridi perché sapevi che lei te l’avrebbe detto di nuovo… ma non ce la facevi ad aspettare.

E quando l’hai sentito è stata una liberazione: “Te lo togli questo? Non ci riusciamo quasi a guardare… come possiamo amarci così?”. Non l’hai buttato giù tu. Non l’ha buttato giù lei. Ridi perché ti piace ancora pensare che sia caduto da solo. E la musica continuava… anche se non la sentivi… sempre la stessa canzone! Questa stessa canzone…

…E poi mi ha baciato!

tradimento

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