Le elaborazioni del ricordo sono…

lamotta-robinson

… un cazzinculo gravissimo quando si declinano per le vie sghembe di canzoni mai ascoltate. Suggerite ma mai ascoltate. C’è ovunque, in ogni dove intorno a me il metro di una sciatteria non solo emotiva ma anche pratica… non solo del sentire ma anche del fare, dell’educato ringraziare o del cortese protestare un “Non farlo mai più!”. Sono detestabili quelle forme di rapporto umano in cui imbarazzi, paure, cesure, umane follie ed inumane tristezze compiono un suicidio che è sempre privo di qualsiasi onore. Eppure a volte, anche davanti alla sciatteria, mancano quelle paure, mancano quelle tristezze, mancano quelle incertezze… manca quel senso di responsabilità incapace di essere credibile… quel senso di responsabilità declinato in modo così incerto da apparire menzogna.
Manca tutto qui… Io sto in piedi. Non censuro i sentimenti e li vivo.
Io combatto ogni giorno… e sebbene abbia perso il match del secolo, quello del sogno e del desiderio…
Io sto in piedi… e su tutti gli altri ring non mi acchiappo alle corde – come per il match di cui sopra, come un Lamotta qualsiasi attaccato alle corde per non andare giù. Su tutti gli altri ring io combatto. E vinco ogni giorno. Perchè sono vivo. Perchè guerriero come adesso non lo sono dovuto essere mai!

Come Enrico Toti… “Io non muoro!”.

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