Nella casa degli eredi di Claretta Petacci…

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… ci sta un dipinto realizzato da Claretta in tenera età. Claretta non sognava di essere l’amante di Benito Mussolini. Anche le amanti dei dittatori prima di diventarlo sono state giovani con i sogni. La giovane Claretta sognava un futuro da pittrice. Forse(?). E mise su tela un acquerello di enorme malinconia. Enzo Biagi ne parlò con enorme riservatezza in una intervista rilasciata a Combat Film, intervista di cui purtroppo non c’è traccia su youtube e simili. Più che d’ogni altra considerazione sulla fine tristissima della donna, Enzo Biagi nella sua enorme profondità, da uomo prima che da cronista, non nascose un dettaglio più importante di tanti altri. Che oggi a me suona familiare sfogliando gli album di famiglia.

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In sintesi quel che diceva Biagi suonava più o meno così. La sua attenzione fu rapita da un piccolo acquerello appeso alla parete del soggiorno, solo, perchè fosse ben visibile. Era un quadro che Claretta aveva fatto molti anni prima di diventare la Petacci. Come in una istantanea accennava una stradina, un muretto, infondo uno specchio d’acqua. C’era in quel quadro un’enorme carica di serenità, pace… ma anche malinconia, no, non malinconia, tristezza. “Quasi l’inconscio presagio di una fine tristissima che incombeva”. Guardacaso! Claretta come Mussolini e gli altri gerarchi, fu fucilata appena sveglia contro il muro della villa dove era stata arrestata dai partigiani. All’alba, con vista sul lago.

Esistono immagini che hanno un potere enorme. Immagini che le riguardi dopo e dici: “Cazzo sembra quasi che tutto fosse già scritto un pochetto di tempo fa… Cazzo guarda un po’…
Ci ripensavo stanotte, cercando di riaddormentarmi. Ripensavo e pensavo e ripensavo a chi avesse parlato del potere predittivo di alcune immagini, delle emozioni che preannunciano se stesse nel futuro… e poi ho ricordato. Ed ho ricordato di doverlo scrivere. E mi sono alzato, con il puro intento di non dimenticare quel che dentro ricordavo di aver sentito e ricollegavo alle immagini.

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Come tempo fa, tanto tempo fa, feci con alcuni suoni, alcune canzoni… che da bravi genitori comunisti tristemente mi regalarono i miei acquistandoli dalla “Città del Sole”. Parole e musica di Sergio Endrigo, che dopo ho apprezzato e apprezzerò ancora… ma che magari a 6/7/8 anni non andrebbero spiegati a un bambino! E’ ancora tempo, quello, delle casette di marzapane e dei bambini di pandizenzero!

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