Clockwork Orcas 4

L’operazione di ripulitura è quasi terminata, con il Cavalleggero che sgasa affrontando l’ultima buca prima della torretta. Tutto talmente routinario e semplice che, guardando dall’esterno, parrebbe un’operazione da tutti. Così, come rapito, mentre sente le urla dei nemici che arrostiscono e la mano sinistra rilascia il pomello del combustibile spegnendo le lingue di fuoco, chi guida la Cavalcatura si scopre a fissare quel che accade alla Torre di Guardia degli Uomini di Latta, il vero obiettivo del raid. La loro azione serviva esclusivamente a impegnare in un primo momento le linee difensive dei nemici, coprendo l’avanzata dei due Corazzati – di sicuro solidi ma meno agili di un qualsiasi contingente umano – e soprattutto del primo Guastatore. Quest’ultimo ha già raggiunto la metà del muro scalandolo a mani nude, sorretto solo da un rampone e da un cavo di acciaio ricoperto di tessuto tattico. Dalle feritoie e dalle bocche di fuoco nessuno riesce a vederlo o colpirlo, le soluzioni di tiro sono tutte con munizionamento pesante dirette verso i due Corazzati. Il raggruppamento di fanteria che arriva si divide: una parte meno consistente si occupa della ripulitura delle trincee, mentre la parte più numerosa, più di trenta uomini, danno l’assalto alla porta di ingresso della torretta, dove le ultime resistenze sono asserragliate. I due Corazzati si sistemano ad una cinquantina di metri l’uno dall’altro, tengono la torre nemica come ideale vertice di un triangolo. Il suono dei pesanti ingranaggi e del sistema di contrappesi certo si sentirebbe bene se l’aria non fosse così satura ancora di urla, schiocchi di mitragliatrice e rombi di mortaio. Entramie hanno una soluzione di tiro possibile sulla struttura, non sparano solo per evitare di colpire il Guastatore, che ormai ha quasi raggiunto le feritoie. E perché il costo di uno solo dei loro proiettili è ancora proibitivo per non essere una extrema ratio nelle battaglie più difficili.

La velocità con cui il Guastatore scala la torretta è impressionante. Divora i metri come non pesasse nulla. Lo zaino sulle spalle parrebbe tirarlo giù, invece sballonzola verso l’alto ad ogni poderoso colpo d’anca con cui il soldato si issa, facendo forza su mani di acciaio e dorsali poderosi. Il fuoco di copertura dell’armamento leggero della fanteria costringe gli assediati a rimanere all’interno, tentando una difesa strenua che con pesanti armi anticarro cerca di seguire i movimenti comunque veloci dei nemici a terra. Gli Eso-Scheletri dalla loro posizione tengono sotto tiro l’ingresso della Terre di Guardia continuando a martellare la base dell’edificio con proiettili anticarro che le mitragliatrici a nasro montate sugli avambracci destri di ciascuno di loro continuano a sparare.

Come sincronizzato, mentre vede ormai il Guastatore raggiungere la vetta, il Cavalleggero si sposta a velocità sostenuta verso la Torre di Guardia, puntando il lato sul quale il suo compagno si sta arrampicando. Quando, praticamente disturbato, il Guastatore ha raggiunto la bocca di fuoco superiore, quella dell’antiaerea, nessuno degli assediati si aspetta di avere di fronte agli occhi il crepitio di un mitragliatore leggero come ultima immagine prima di disciogliersi nel Tempo. Il Cavalleggero con la Cavalcatura sono a destinazione, aderenti al muro, di modo da non essere visibili da parte degli assediati. E’ quando il drappello dell’antiaerea è stato neutralizzato, che il Guastatore pianta con violenza  le rocce un rampino, infila un moschettone al cinturone da guerra, sfila lo zaino mantenendosi al muro con la sinistra e facendo perno coi piedi sulla bocca di fuoco. Ne strappa un lato, armeggia, lascia andare l’ingombro all’interno, si lascia cadere giù con una fiducia inumana nel fatto che il rampino piantato lo sorreggerà o ne attutirà la caduta. Mentre vola giù sembra un corpo morto. Senza volontà, senza controllo. Non ha neppure toccato il suolo che un boato secco e sbuffante e una nuvola di fumo bianco spruzza fuori denza dalle feritoie e dalle aperture. Fosforo.

Il portone della Torre si spalanca. Alla rinfusa, in preda al terrore ed al dolore delle ustioni, due dozzine di uomini di latta si riversano nel piazale antistante. Carne e bersagli buoni per le mitragliatrici leggere della fanteria, che in sequenza, li buttano giù con raffiche secche e brevi. Ilk Cavalleggero nel frattempo raccoglie il Guastatore. Nessun cenno verbale tra loro, solo l’intesa dei due rintocchi sull’elmetto come a dire “Io ci sono…”. La Cavalcatura impazzita sfreccia via, verso il retro della Torre di Guardia. Alcuni fanti dell’esercito del Domani si attardano a finire i rivali con colpi singoli sparati a distanza ravvicinata, mentre avanzano senza rispetto sul mucchio di cadaveri ammassati. E’ in questo preciso istante che dalla Torretta saetta fuori una figura ammantata di fuoco. Pezzi interi del suo corpo avvolti dalle fiamme dense e chimiche dell’esplosione. Saetta all’esterno reggendo contro tutte le leggi dell’umana comprensione un mitragliatore anticarro. Con un solo braccio, meccanico. Non si cura della perdita di carburante che dalla spalla spruzza nafta arroventata sul suo corpo ravvivando le fiamme. La gragnuola di colpi sputati fuori con cadenza impressionante dall’arma falcia molti dei fanti, impreparati ad una sortita del genere. Gli Eso-Scheletri si mettono in posizione lenti, provando a centrare il bersaglio ma possono poco contro quell’essere uscito dall’inferno che con una velocità pazzesca prende a muoversi verso lo sterrato distante poche decine di metri, il piazzale che fa da parcheggio per i mezzi leggeri e corazzati in forze ai soccombenti. Lascia cadere il mitragliatore. Si ferma, evidentemente dolorante, malfermo sulle gambe. Si accascia inginocchiandosi. Armeggia con la mano di carne, la sinistra, sull’arto bionico, il destro. Armeggia all’altezza del polso e la sua mano meccanica cade in terra. Poi serra la sinsitra sull’avambraccio, puntandolo come fosse un cannone sulla Cavalcatura che si sta manovrando per tornare indietro, allertata dagli spari. E’ un attimo. Dal braccio puntato un’esplosione sorda, il corpo del soldato che ruota violentemente in senso orario, facendo perno sul piede sinistro piantato a terra e schiantandosi al suolo dopo un mezzo giro. Pochi attimi e la Cavalcatura viene centrata da un proiettile esplosivo a basso potenziale. Sufficiente a trasformarla in una palla di fuoco. Immagini confuse. Sfocate. Fumo nero e denso. Quan la Visione torna nitida, la scena, ripresa dall’alto, ritrae la enduro corazzata ridotta ad un ammasso di ferraglia infuocata. Poco più in là il corpo del Cavalleggero irriconoscibile, deturpato. Accanto, mutilato su tutto il lato sinistro, quello apparentemente esanime del  Guastatore.

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“Eroico da parte sua, davvero eroico… Miriam… e con questo? Conosciamo bene l’arte della guerra dei Guastatori dell’Esercito di Domani… niente di nuovo, insomma…” – “Silva…” e con un gesto ultimativo l’Alta Uniforme zittisce la soldatessa alla sua destra. “Eppure Silva ha ragione, Gevorg… che altro c’è?”. L’uomo con il cappuccio si volge alla algida rossa accanto al falcone. Con un gesto disteso e molto compassato della mano la invita a procedere ulteriormente. Mentre la ragazza, sollecitata, torna a dare alcuni colpi di carica al meccanismo dietro la nuca del falcone, la sua voce invade quello che è divenuto un tesissimo silenzio fatto di gelo e agitati sbuffi di respiro. “Conosciamo l’identità dell’Uomo di Latta che in questa Visione ha massacrato l’intera guarnigione d’assalto dei Domani. E’ una nostra vecchia conoscenza: Ermal Ordui, uno di quelli che chiamiamo per comodità Piombo Nuovo. E’ un Domani, uno delle mie genti, ma appartiene ad un clan rinnegato. Lui e i suoi hanno combattuto da sempre per gli Uomini di Latta. Hanno saltato il confine poco dopo la fine dell’ addestramento. Chi ha seguito la sua formaizone lo definisce uno dei migliori Incursori in circolazione. Ha fama di avere un qualche talento strettamente collegato al recupero delle ferite. Tanto da essersi guadagnato la fama di Immortale. Ed è l’uomo che ha guidato la spedizione degli Uomini di Latta contro la Selva di Nolavara. In prima persona era alla testa delle Serpi di Piombo che sono per prime entrate in città. Inutile ricordare la portata di quel massacro. Bene, come avrete capito l’uomo che abbiamo recuperato a Nolavara, quello su cui discutiamo, è il Guastatore di questa Visione”.
Ad interrompere la spigazione di Miriam, questa volta, è uno degli assistenti, quello con gli occhiali da vista rotondi che, dopo aver chiesto la parola con un cenno ed aver ottenuto il consenso dell’Alta Uniforme: “Questo Guastatore, Miriam, non è il primo delle tue genti che troviamo ricondizionato nell’esercito degli Uomini di Latta. Perchè tutta questa urgenza e soprattutto, perchè dovrebbe essere di vitale importanza per noi non giustiziarlo, ma curarlo e farlo nascere a nuova vita attraverso la Meccanica?” – “Già, spiegalo anche a me Miriam, guardami e dimmi perchè dovremmo concedere la Meccanica ad un essere contaminato dal putrido del metallo e del grasso… guardami e dimmelo”. Era stata ancora una volta Silva a parlare. Miriam cercò lo sguardo di Gevorg, quasi intimorita dall’esplosione della soldatessa. Cercò gli occhi dell’Alta Uniforme ed al suo assenso, rispose. “Tu ci odi, odi tutti quelli delle mie genti, odi i Domani. Posso quasi capirlo, visto quel che è successo a Novalara… ma adesso ti prego di tacere e di osservare attentamente… perchè se guarderai la Visione con cuore sincero, anche tu capirai che abbiamo per le mani una occasione irripetibile…”. “Irripetibile? Per cosa, esattamente, Gevorg?” e la voce dell’Alta Uniforme, cupa, si rivolse direttamente all’Orologiaio, riconoscendogli evidentemente una autorevolezza che non ritrovava nella ragazza dai capelli rossi e dal volto bianchissimo. “Irripetibile per la conquista di Marinburg… – di colpo l’aria nella sala s’era fatta così densa da poterla prendere a pugni e rimanerci invischiato – … lo strumento per riconsegnare le Orche alla Meccanica e rimetterle in mare.”.

 

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3 thoughts on “Clockwork Orcas 4

  1. ysingrinus ha detto:

    Adrenalinico, non avrei mai e poi mai voluto trovarmi su quel campo di battaglia. Il finale lascia sospesi, si intravede il titolo!

    Piace a 1 persona

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