Mi chiedevo, no(?)… dove finiscono i pelouche regalati quando le storie che furono causa della loro adozione finiscono? Poi sono finito a riflettere su quanto io sia il fotogramma subliminale nelle vite altrui.

Esattamente qual’è stato il destino di Piccolopoldopallo, un orsetto vinto alle giostre, sparando alle lattine, nell’italiota carrozzone di un italianissimo e becero giostraio immotivatamente risputato fuori – senza essere stato digerito – da un video dei Modern Talking. Non lo sapremo mai, forse.

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Sono il “Provetto Rambo delle vincite impossibili”. Sono quello che alle giostre, ai carrozzoni delle feste ci arriva in giacca e cravatta. E punta il pelouche più osceno, quello più giostraio che ci sia. La tigre siberiana grandezza cappelliera dell’Audi80SW. E su uno così non ci punti nemmeno 5 cent.mi (al netto dell’ eh sì o dell’esi). Perchè c’ha addosso giacca e cravatta… alle giostre(?!). Sì, c’ha indosso giacca e cravatta e ti dice: “Se con tre cariche ti butto giù tutte e sessanta le lattine mi dai la tigre siberiana a grandezza cappelliera di stationwagontedesca. Se perdo ti puoi tenere questa centoeuro (che bello era quando dicevi questo Caravaggio… però non lo dirò, fa così tanto Salvini!) e io vado via senza niente, ok?”. E il tipo ci polla, ci casca sempre mani e piedi in queste vicende. E perde. Perchè le butti giù tutte le lattine. Con noncuranza. Il corso ministeriale in criminologia, criminalistica, inteligence, studi strategici e sicurezza a qualcosa è servito. Potrei viverci, di pupazzi, ai baracconi: vinci e rivendi con un ricarico giusto!

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Pure al “cazzotto” funziona così. Nessuno che scommette 5 cent.mi. E invece mi sfilo la giacca. Tengo su la cravatta – adoro le regimental ma cravatte da quel lato mai ne arrivarono. Sbottono le maniche della camicia e non le rincalzo. Risolino attorno. “Questo trimone ora si spezza il polso”. Per la definizione di Trimone rivolgiti pure con fiducia qui! No, aspetta, polso in dialetto non si dice. In dialetto a Napoli la gamba la chiamano coscia. Ed a Napoli ti puoi spezzare il cervello. Cose strane. Noi pugliesi siamo più spicci. Sotto l’avambraccio c’è attaccata una mano, al netto dei drammi articolari. E quella te la spacchi, al netto del verbo spezzare, più appropriato per cose rigide e di forma oblungata. In effetti una articolazione non è oblungata. Purtroppo il servizio clienti del mio cervello non ha schede traforate per risolvere il dilemma. “Stu trmaun mo se spacc na men!”. Ci ripenso. Mi pare più adeguato “spaccarsi una mano”. Il problema è che solitamente “al cazzotto” delle giostre ci si gioca i polsi. Dettagli anatomici.
Maniche di camicia – sbottonate – cravatta e scarpe scamosciate con la mascherina. Avanzi… carichi il peso, scarichi tutto col destro. Di gancio.

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E fanno undicimila alla faccia del trimone che si spezzava il polso. 50 centesimi comprano tre tentativi. Lasci i due avanzati di mancia al trimone che guarda quello che chiamava trimone al quale si sarebbe spezzato il polso. Riabbassi le maniche. Riabbottoni. Rimetti la giacca. Non guardi intorno e passi avanti. A me le smargiassate non piacciono. Sono più per i gesti plateali e silenziosi che rompono l’ordinario per poi ricomporlo subito. Tipo:

A braccetto assieme fino all’attimo prima. “Sì guarda non so tu ma io ‘ste cose dei “cazzotti” delle giostre le ho sempre odiate” e tu sorridi e cammini e rispondi: “Ah guarda io i deficienti che ci si rompono le mani sui punchball non li capisco”. E stressi la seconda I di deficienti. E lo chiami punchball. Perchè Mortellaro fa le cose per bene. Come Mr. Locatelli. E stai passando “di presso” ad un punchball in un attimo di curiosa quiete. “Mi dai un secondo?”.

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In un istante, tutto ritorna come prima. Sei di nuovo a braccetto. “No, guarda – sorridi – io i deficienti che ci si rompono le mani sul punchball no li capisco”. E lei sorride come prima. C’è solo il dettaglio della bocca che si è richiusa dopo un attimo di “ma che cazzo sta…(?)”. C’è solo  dettaglio trascurabile degli occhi un poco sgranati. Niente di irrisolvibile se si cambia discorso.

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Adoro essere il fotogramma subliminale nelle storie d’amore. Tutti lo hanno visto ed hanno vissuto quel momento a velocità normale. Tu lo hai visto. Ne sei sicura. Ma il mondo andava così veloce che il momento di quel pugno, della sua preparazione, del ritorno ordinato da te, hanno occupato un tremolante millicentimetro del tempo. E della pellicola del giorno. “No… questa sera non trasmettiamo highlits della Vostra vicenda, Signorina. Ci spiace profondamente, ma a ben pensarci non ne troviamo in archivio”.
Solo fotogrammi estemporanei. Subliminali . E mai banali.
I subliminali d’una storia annaffiata a pastisse e moscato. Di Trani, grazie.

Ciabatto da tempo per altre strade, diverse, dando spallate qua e là all’aria, sai? La testa alta e il petto in fuori. Se abbassi le spalle e le muovi senti un senso di rilassatezza lungo la colonna vertebrale. Fa bene.
Il rumore bianco è quello che precede il trillo delle sveglie ipertecnologiche che cominciano a svegliarti esattamente (5) cinque minuti prima di quando solitamente il tuo organismo suonerà la sua, di sveglia. Il rumore bianco non l’hai sentito quel giorno mentre compariva il fotogramma di una mano che strappa un mazzo di chiavi dal qualdro della macchina ed uno di me che ti bacio.

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Ciabatto da un po’ per altre strade. Prendo a spallate l’aria, sai?
No, non passare da casa. Anche se la luce che vedi giù è accesa. Non mi ci trovi. Ti resta un film da proiettare sul muro… di fronte al tuo letto, al netto delle foto alle pareti, ormai. Una pellicola, che ho sempre preferito il vintage. Un film “d’amore”, banale come tutti. Come tutti girato da chi credeva di tirarne fuori qualcosa di eccezionale. A casa mia non mi ci trovi, guarda lì dentro, con attenzione. Sbuco fuori, di tanto in tanto… in qualche fotogramma che sembra finito lì per sbaglio o per scherzo.

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Esattamente qual’è stato il destino di Piccolopoldopallo, un orsetto vinto alle giostre, sparando alle lattine, nell’italiota carrozzone di un italianissimo e becero giostraio immotivatamente risputato fuori – senza essere stato digerito – da un video dei Modern Talking. Non lo sapremo mai, forse. Ce lo chiederemo domani.

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23 thoughts on “Mi chiedevo, no(?)… dove finiscono i pelouche regalati quando le storie che furono causa della loro adozione finiscono? Poi sono finito a riflettere su quanto io sia il fotogramma subliminale nelle vite altrui.

  1. m3mango ha detto:

    Trimone so cos’è, yeah e la descrizione di te alle giostre è da urlo.

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  2. ysingrinus ha detto:

    Povero peluche!
    Certo, fai puggilismo lo credo bene che fai furore col punchball!
    È la precisione con le armi imprecise dei carrozzoni che mi preoccupa!

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  3. chezliza ha detto:

    Non avevo dubbi(di te e del punchball …😊) mi regali la tigre siberiana???
    E poi..le regimental…sn le uniche cravatte che mi piacciono …e x svariati motivi.. 😂😂😂😂)

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  4. iolandapompilio ha detto:

    Sono l’unica donna/uomA che se li è sempre vinti da sola i peluche alle giostre? Il mio orsetto sta li, ha una moglie e un orsacchiotto bebè vestito da dracula. I peluche regalati dagli ex stanno tutti in grandi bustoni nel mio box, l’anno prossimo li regalo a qualche associazione, non amo i peluche in genere (escluso teddy and family, il peluche dei korn e un mega pipistrello, ma quelli sono un’altra storia che trascende gli ex).

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  5. iolandapompilio ha detto:

    soprattutto ho appena notato che se lo vendo mi potrei fare quasi un centone, mica male XD

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  6. iolandapompilio ha detto:

    scordatelo issues è MIOOOOOOOOOOOOO

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  7. […] la donna, la bestia” film definito seminale e di rara comprensibilità opera di cavallone. Piccolopoldopallo è bruciato, strangolato dalla sua sciarpetta, con l’etichetta che si abbrustoliva e gli […]

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