Limoni e limonate – non sempre amare – per poco più che trentenni…

Ed era Genova 2001, o Bologna ’77? Non me lo ricordo più. Sarebbe potuto accadere pure tra i “Morti di Reggio Emilia”, contro il governo Tambroni. Sui monti con (Annette?) e quei disgraziati punkabbestia, pastori e valligiani del NoTav.
Quando bevi fuori dal coro, come coi “chinotti” – che qui da me sono cosacce che fai con la bocca, cosacce zozzolerce, poi sono le lattine di bibita nazionale fascistissima e alternativa alla cocacola e solo alla fine sono gli agrumi amarissimi da cui si fa il chinò -esattamente come quando canti o gridi o pensi fuori dal coro… celermente arriva la Celere. E spara un lacrimogeno, due, tre, una flotta di lacrimogeni. E l’aria puzza di mandorla acerba. E l’aria si fa nebbia e l’aria si fa amara. E piangi, cazzo se piangi. E brucia, cazzo sei brucia.

200px-Chinottini

Ci vorrebbe un chinotto! Ma quello massimamente conosciuto dalle mie parti, la zozzolerciaggine con la bocca, quello non si può in questo fuggi-fuggi generale. Come fai? Quello, rilassato o alla crudele che sia, non lo fai in corsa. Non si può mica fare, vero signor Tesla? Ci vorrebbe un chinotto. Ma non la lattina… magari la bottiglia, benzina, straccetto ed alla nebbia incolore dei lacrimogeni risponderemmo col fuoco della nostra passione. Ma indove la troviamo la 25cl in vetro a culo duro del Chinò? Hanno chiuso i bar per il disordine che si teme porteranno i disordini dei giovani che massimamente amano e per questo pensano, parlano, gridano ed urlano fuori dal coro. I bar li hanno chiusi tutti. Blindano Genova, “[…]cancellateacinquemetri, belin! E’ morto un ragazzo, cosa fai che spari, cosa fate che picchiate e sparate? Chiuditi dietro le cancellateacinquemetri, Belin, che non ti fan mica niente. E’ morto un ragazzo! E tu lì che spari. Per non far sfasciar la città? Finiva subito, finiva, se non sparavi. Tanto l’han sfasciata lo stesso…”.
Blindano Firenze, la blindano che i barbari non calino rompendo tutto. Questi blockbuster dei blackbloc finti, questi anarchici e autonomi veri. Blindano Firenze e non succede niente. Perchè nulla doveva succedere. Perchè Oriana Fallaci una previsione, una, la doveva pur sbagliare!
Indove la troviamo, noi due, una 25cl culo duro di vetro di Chinò, il secondo chinotto che viene in mente quando pensi che servirebbe un chinotto, mentre tutti scappano? E’ tutto chiuso, han chiuso ogni bar. Vero signor Molotov? Non la possiamo fare!

E resterebbe il terzo chinotto, da taglire a morsi e bruciarsi la lingua da quanto pizzica infondo e brucia il palato. Ma non ne abbiamo di chinotti. Non servono che alle aziende che fanno il chinotto, i chinotti. I frutteverdura i chinotti non ce li hanno. “Abbiamo i limoni!”. E vada per i limoni. Che son sempre agrumi, massimamente aspri se non di Salerno. Alcuni dolci da mangiare. Da farcisi la provvista per l’inverno e l’influenza e “si sa, la vitamina C”. Vada per i limoni. Non ci pensi subito, quando dici limoni. Il limone sta alla lettera L come albero sta alla lettera A. Come mela sta alla lettera M… ma la mela e l’albero, qui, nella nebbia dei lacrimogeni, come il libro della prima elementare, non te ne fai niente. Che libri non ne leggi, brucia, gli occhi aperti non riesci a tenerli. E fosse scritto in breil nel fuggi-fuggi non poggeresti bene le dita. Leggeresti sbocconcellato. Sbocconcellato come una mela che morderla non ti salva la vita, nella nebbia di mandorla e nel fumo che brucia dei lacrimogeni c6. Servono i limoni.

Solo dopo, ci pensi, che i limoni sono anche quei baci che ti scambi quando limoni, voce del verbo limonare, che non vuol dire spremere i limoni per fare la limonata, vuol dire farsi una santa limonata in santa pace. E magari fosse santa la pace per limonare in questo delirio che sa di mandorla e fa pianegre e ti bruciano i vestti addosso e ti vorresti spogliare e ti ritroveresti nudo a piangere e grattarti e sentirti la pelle che brucia e si chiudono i polmoni. Ecco perchè ci vorrebbero i limoni. Quelli veri, adesso, prima di tutto gli agrumi. Divertiamoci in sicurezza, mentre tutti intorno scappano. Io e te soldatini di missioni impossibili: limonare sui teatri di guerriglia urbana. Come installazione, come happening di protesta: un flashmob dell’amore, anzi dell’aSmore come asma, come quella che ti viene mentre sei in mezzo ai lacrimogeni c6 e non hai i limoni e ti si chiudono i bronchioli.
Segui me, vieni appresso a me: si fa così, ti mostro! Prendo il limone più piccolo, quello che ta in bocca da solo. Me lo caccio in bocca per metà come fosse la tua lingua che s’attacca alla mia mentre limoniamo, mentre i limoni li facciamo. Ti tiro a me… tu fai lo stesso. Fatti andare in bocca quel limone e sentilo, come fosse la mia lingua che s’attacca alla tua. Visto? limoniamo per procura. Le labbra mie contro le tue, il limone da limonare in bocca. E lo limoniamo. Un colpo di denti. Dai che ce la fai. Ti aiuto anch’io. Ricordi? Come le morositas alla liquirizia, che mettevi il pacchetto tra le fronti ed erano morbide e ci pomiciavi. Le morositas alla liquirizia sono amare. I limoni sono aspri. E sono duri. Non li tagli facile, non li tagli semplice, non li tagli con un morso. Più morsi, un, due, tre… più morsi. Mordi… che mentre mordi esce il succo. Mordi che ti riempie la bocca e le goccioline dal palato finiscono per magia nel naso… e quel citrico inacidito tiene lontani i lacrimogeni. Mordi il limone, non la mela, mordi il limone che ci salviamo il culo. E tu mordi, io mordo e le labbra si toccano… e che bello, mi pensi e ti penso, sarebbe limonare senza limone tra me e te.

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Eccolo, staccato. Un pezzo per me un pezzo per te. Ci siamo salvati la vita… ci siamo salvati il culo… e adesso scappiamo senza piangere più. E mi tieni la mano, ti stringo la mano, ti tiro di qua, mi tiri di là. Corriamo che questi rottinculo non ci prendano. Corri, corri cazzo corri. Tieni il limone in bocca e corri. Non dire una parola, salva il fiato e corri cazzo. Corro! E col limone in bocca ripenso alle tue labbra sulle mie, un attimo fa. Corri cazzo, cor che c’è un portone. Ed è aperto. Stringi il limone che il gas passa da sotto le porte, dal rosone di questo portone antico di carrugio genovese. Tienilo stretto tra i denti il limone che ci buttiamo dentro. Hai perso lo zaino, ho perso la scarpa. Ti guardo. Sei bella con quel limone, quella mezzapallinarossa molto pulp fiction, molto S/M ma senza le stringhe. Molto più di mr. Grey anche se lì fuori il gas regala più di cinquanta sfumature di grigio, di morte, di sangue ingrigito, di grida, di botte… le botte! Ti guardo hai i capelli sudati e puzzi di mandorla e di sudore. E puzziamo di amore. Ops, di aSmore… che non è mica passata la fumata grigia del terrore. Ti voglio, ti giro, ti prendo. E tu tieni quel limone in bocca che ce lo tengo anch’io. Tienilo o soffocheremo ci urticheremo ci brucerà. Facciamo l’aSmore ansimanti sul muro di questo portone mentre fuori tutto va a rotoli. Tieni chiuso il mondo ancora un attimo qui. NOn sarà mai più così rapido. Non sarà mai più così forte. Se morissi oggi di lacrimogeni e botte… almeno porterei addosso il ricordo di tutto questo aSmore strettistrettistretti al muro di questo portone per ricordarci di essere vivi e solo un po bruciacchiati nel respiro. Asmatici ed innaSmorati. E dura pochissimo e quand’hai finito e quand’ho finito scivoliamo in terra. E la nebbia s’è diradata. E le botte ora sono lontane. E ci abbracciamo sfatti dall’aSmore. E sputiamo il limone che ora è solo una buccia tutta ciucciata e consumata, come i corpi dopo l’aSmore.

Couple Kisses During Vancouver Riot

Ci vogliono altri limoni. Adesso si può. I limoni del verbo limonare. “Limoniamo?” – “Ma qui? Nel portone?” – “No, se scende la nonnetta chiama di nuovo la superpoliziacelere e ci sparano i lacrimogeni nel portone e quei limoni li abbiamo finiti… che credevi bastasse uno e bastassero alla bisogna i nostri di limoni, quegli altri, quelli che voglio ora!” – “Sono un coglione…” – “Sì, limoniamo fuori, nel parchetto vandalizzato dagli sbirri che non sono riusciti ad arrestare i vandali… ti va?” – “Guarda che poi quelli tornano…” – “E ci trovano innamorati, distesi a fare i limoni ed a limonare… non è un reato, ancora, no?” – “Fidati, la superpolizia teme che sia il più rivoluzionario dei gesti…”. Annuisci, guardi in terra il mezzo limone spremuto, guardi a terra il mio mezzo limone ciucciato. Ci siamo sfatti come due mezzi limoni stretti tra i denti per evitare il massacro. “Prendiamo il treno, questa città puzza di mandorle e botte… prendiamo una cuccetta, limoniamo lì, stretti sul posto più alto, tra il soffitto ed il portavalige. Lì non servono altri limoni, lì ci bastano i nostri limoni… lì bastiamo noi!”.

m3mango lo sa!

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20 thoughts on “Limoni e limonate – non sempre amare – per poco più che trentenni…

  1. m3mango ha detto:

    L’attendevo… Stupendamente limonata. ‘Limoniamo per procura’ è il culmine della poesia tua.

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  2. ysingrinus ha detto:

    Hai dei picchi concentrici e poi sei romantico. Cosí tanto romantico che stai per diventare proverbiale.

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  3. Firstime In Boston ha detto:

    Limonare pallido e assorto! 🙂
    Quanto era piacevole limonare alle manifestazioni, con i capelli che puzzavano di fumogeno e nelle orecchie il riverbero dei fischietti..
    Poesia suburbana ragazzo, complimenti vivissimi.

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  4. lamelasbacata ha detto:

    Da respiro affannoso! meno male che ho il ventolin con me! 🙂

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  5. alessialia ha detto:

    i limoni… dobbiamo piantare i limoni…
    e mettere la pallina rossa sul naso!
    e mi è venuto l’affanno a leggerti! ma ci piazzi sempre dentro tutto tu!
    ma ci sei su fb? così vedo la pagina dello scrittore che dicevi…!

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