Archivio mensile:febbraio 2016

I Trailer 0.1 di Radio Quindinononvatuttobene

Cominciamo con questo film, che m i appassionò… lo vidi in cassetta, tra quelli che l’Unità regalava come “Grandi classici del cinema americano”. E’ un film facile facile lo chiameresti “di cassetta”… ma è così dolce, delicato e struggente… che ai dodici anni di mio figlio, in VHS, glielo regalerei. Vabè, pure in DVD o in quel che sarà.
Prima però si legge il libro!

Per un po’ di post mi perdonerete se vi ricordo di visitare anche il nuovo blog della Karashò e seguirlo!

Stand By Me – Ricordi di una estate (trailer recut)

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L’amore buttato! 2.7

Questo set, brevissimo, che dividerò a scatti perchè sia, come dire, più forte il concetto, è stato scattato nella palazzina degli uffici di una fabbrica abbandonata tra Giovinazzo e Molfetta… Mi impressionò moltissimo, nello scattarlo, la quantità di fazzoletti sporchi e preservativi usati fosse in ogni dove…
Ne rimasi sconvolto.
Chiedendomi se fosse possibile quel che vedevo. Chiedendomi chi mai…

C’era la sintesi della dichiarazione unicef in quel libretto… per dire, eh!

Nikon d5000 No Photoshop

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Biondoddio con quella che ci farei 2.4

Adesso ci starebbe, di vederti uscire da una boutique alla moda, quelle con le vetrine spesse antiproiettile e dietro i manichini minimal, quelli che tracciano soltanto un’idea del braccio, un’idea della gamba, un’idea che è davvero solo un’idea del girovita e gonne senza il prefisso mini da giropassera. Adesso ci starebbe vederti uscire di lì, coi giapponesi che fotografano la vetrina di lusso con l’insegna di lusso… e la griffe di lusso. Con macchinette luxurylevel che non sai mai come se le sono comprate, come se le sono permesse e tu lì a chiederti se in un viaggio di nozze in Giappone non te la compreresti pure tu la “macchina fotografica dei fotografi dei matrimoni”. Ci starebbe, adesso, vederti uscire da quelle vetrina e fotografarti, tra i russi che ti guardano e ti rifotografano pure loro: i soliti papponi, i soliti arricchiti, i soliti spendaccioni. Ci sono cascati. “Quella è una modella, è tanto karasho!”. Tu che esci, mi guardi, sorridi, tiri indietro la gamba e ai piedi hai le converse, verde inglese, verde bottiglia, con la mascherina bianca un po’ sporca. E hai le calze di maglina grigio scuro tipo fumo di Londra – al netto delle polveri sottili di questa Milano che non è poi così romantica come Londra ed il suo fumo. Tu in posa, con tutti i pacchettini. E fotoclick, fotoclick, fotoclick… e poi i pacchettini di quel negozio di lusso posati a terra, sui cubetti di porfido. Ed il broncetto di chi dice: “Devo proprio fare tutto io?”. E carico i pacchettini. E ti apro la portiera. E la richiudo. E ripartiamo.

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Pensavo che avrei ripensato a concetti come questi… a concetti come “Facciamo un bambino?” o “Scappiamo per il week-end?” quasi fossero concetti esclusivi che uno non potrebbe ripensare mai più. Perchè pensieri come questi, pensati, poi non si dovrebbero ripensare mai più. E’ sbagliato, finto come il pallone areostatico a forma di orsetto del cuore che solleva la mongolfiera… ed io e te nel cestello. Sbagliato e finto come il mio minipony con le ali – che è un minipegaso – e pure con il cornetto singolo sulla fronte – che fa tanto teschio del sogno del morto di Murakami, ma fa pure tanto miniunicorno – sul quale parti al galoppo ed io ti rincorro fotoclick, fotoclick, fotoclick. Quei concetti ci sono e sono vivi. Tutti i viaggi, le avventure, le belle sorprese. Basta essere vivi.

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Parli di moda ma sai, lo sai bene, che a Shibuya non serve comprare. Ti appare uno stato dell’anima. Non giri la moda giocando a giralamoda, solo perchè questa Biondoddio di mestiere fa la modella. Giri e rigiri i vestiti meno fashion che sai… e ti sembrano i più belli che mai, i più indie che mai, i più suoi che mai. Come le DcMartens Verde Bottiglia uguale alle Converse. E ti accorgi che non serve girare e rigirare i visi, su quei vestiti. Basta ci sia quello… quel viso che sai… ed a Shibuya, a Milano, a SaintTropez staresti da dio… anche senza la luna che resta con te.

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Dopo di noi 2.2

La domanda che dovrebbe venire più spontanea, mentre risistemi il foulard a una vecchia ormai cadavere, dopo averle serrato la garza sterile sotto il mento, allacciandola sulla testa, per evitare che il rigor mortis la blocchi con la bocca oscenamente aperta, dovrebbe essere: “Quando cazzo è stato che mi sono abituata così glacialmente al contatto con un morto? Quando sono diventata l’essere così insostenibilmente cinico che sono?”. No, quella domanda proprio non viene fuori da sola. Devi cercarla e dire che sarebbe normale. Segno che, ormai, farsela non serve più. Sei questo: una stronza cinica, incapace di provare un minimo di empatia anche nei confronti di un’anziana paziente neppure così problematica come ti trovavi spesso a definirla o descriverla. Perché in fin dei conti, mentre ti assicuri che il nodo di garza intorno alla punta dei piedi tenga e non li faccia aprire e restare divaricati innaturalmente, ritorni agli ultimi giorni, quelli che nessuno sapeva sarebbero stati gli ultimi, della signora Buozzi. E ti capita di pensare che, alla fine, a piccole dosi e soprattutto dopo le ore di terapia della memoria, con le foto, gli oggetti, le registrazioni audio della rielaborazione dei suoi ricordi, vederla sorridere e raccontare qualcosa era anche un’esperienza piacevole. Eppure ti chiudi la porta alle spalle, ti attardi un attimo in più con la mano sulla chiave nella toppa. Chiudere o no? Se riflettessi un attimo in più sul gesto di serrare dall’esterno una porta, alle domande di cui sopra potresti rispondere: “Sonia, non è vero, lo sai anche tu che non sei la stronza cinica che dipingi tu per prima…”. Invece ti rispondi che per una volta puoi evitare di far girare la chiave e scattare la serratura, che per una volta puoi risparmiarti il giro fino alla suite numero quattro, senza pensare al fatto che lì dentro una persona che conoscevi e frequentavi da più di un anno non c’è più. Sei una stronza cinica o, almeno, lo sei diventata.

“Dopo di noi” è una serie di racconti che posto su questo blog, nel quadro di un più ampio progetto di blog noveling, tipico della formula della scrittura creativa. In questa serie seguiremo le avventure di Sonia, dipendente della clinica per dabilità psichiche “Dopo di Noi” alle prese con l’invasione dei Morribondi, una forma molto aggressiva di terribili zombie.

 

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Karasho.org apre i battenti! Benvenuti!

E’ finalmente online e disponibile il sito di Karashò, autori artigiani!
Accorrete numerosi…

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Vi accontento!

Chezliza, lamelasbacata e Gianni si producono in un fantastico amarcord proprio qui, tra i commenti… e scappa la lacrima e la canzone d’obbligo!

 

Radio Quindinononvatuttobene – Serpenti e normalità!

Ecco… quando una canzone del genere che in determinati contesti ha decisamente il suo perchè – e personalmente a me piace anche molto – viene improvvidamente utilizzata come patente per comportarsi in modo oscenamente incomprensibile, sostanzialmente come patente per fare il cazzo che frega di tutto e tutti…
Ecco la famosa storia del… eh no, me mi devi prendere come viene!

Birra in faccia e ceffoni!
Serprenti – Io non sono una persona normale

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L’amore buttato! 1.7

Questo set, brevissimo, che dividerò a scatti perchè sia, come dire, più forte il concetto, è stato scattato nella palazzina degli uffici di una fabbrica abbandonata tra Giovinazzo e Molfetta… Mi impressionò moltissimo, nello scattarlo, la quantità di fazzoletti sporchi e preservativi usati fosse in ogni dove…
Ne rimasi sconvolto.
Chiedendomi se fosse possibile quel che vedevo. Chiedendomi chi mai…

Libri e spartiti… lì dove non hanno senso… e preservativi!

Nikon d5000 No Photoshop

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Tedio Domenicale e piccola call to action

Avete presente Lamù, la ragazza dello spazio? Bene, non si dovrebbero dire queste cose ma tecnicamente ormai mia madre e mio padre sanno tutto… mi pare sciocco e riduttivo tenere nascosto questo dettaglio… Mia madre aveva ragione quando diceva che Lamù era pornografico e avrebbe avuto su di me cattive influenze… la prima pippetta, da che ho capito come funzionavano le cose, l’ho fatta perchè notai che guardavo Lamù, pensavo a Lamù, immaginavo Lamù e il mio corpo si modificava. Lamù erano i miei superpoteri… e quindi andai a vedere questa cosa e successe un bordellone… cioè non successe nulla ma alla fine scoprii che era bello coltivare i superpoteri.

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Oggi non so perchè mi sono svegliato e mi manca Lamù… non so perchè… ma tedio domenicale a merda e forse se ci fosse Lamù, se passassero Lamù in Tivù… tutto sarebbe più bello e carino, non trovate? Io credo di sì. E poi, volete mettere il tigrato del bikini di Lamù alla pelata di Lindo Ferretti con cui vi ammorbo da tante domeniche? Meglio la verdina dello spazio.

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Ah sì… la call to action: Stanotte… da mezzanotte… potrete collegarvi e cliccare sul sito karasho.org Lo troverete attivo da mezzanotte… TRanquilli che ve lo ricordo pure tipo dieci minuti prima… Mi raccomando… non mi fate scherzi. Ah sì… non aspettatevi chissà che cosa… le pagine statiche ci sono ma il primo post sarà domani a mattino. Voi premete già segui e domani vi troverete il post sulla pagina lettore.

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Il primo stronzomerdone che compie una qualsiasi interazione stasera… vince una cosa bellissima!

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Per chiunque abbia ed usi FB… annuncio Importante

La Pagina Autore ufficiale… che da domani reindirizzerà direttamente al blog karasho.org (ancora privato) la potete trovare a questo link! Se avete anche FB… un click lì è davvero gradito omaggio e strumento utile!

Grazie a tutti per l’attenzione