Allora… una cosa strana, ma strana forte!

Io non so quanta attenzione voi prestiate in un modo o nell’altro alle forme della nuova editoria. Da conversazioni che qui intrattengo con alcuni di voi, in separata sede, mi rendo conto che in tanti non siete appassionati di pubblicazioni digitali e di e-book. Lo confesso, ero anch’io molto restio a questa forma, poi mi sto adattando per questioni di spazio e soprattutto di comodità. Ho la fortuna di essere incredibilmente adattivo e quindi di aver superato il “feticismo” (non connoto mai moralmente i termini, lo sapete) della pagina, del profumo, del peso.

Da un po’, anche per altre questioni moltopiù legate a scelte che devo fare, monitoro il mondo del self-publishing e di amazon/kindle. Al netto delle doverose perplessità su un sistema che appare di tipo monopolitsico e che spesso fa storcere il naso a tanti, è quella la piattaforma da cui cominciare, quella che garantisce una maggiore visibilità. Monitoro con terrore le top100 di genere. Tengo d’occhio con curiosità le top100 assolute…

I dubbi, ormai, non sono più su: “sarà valido come percorso” ma su “Tra dicei anni cosa dovrò scrivere, io e tanti altri… se il mercato è questo?”. Guardate… guardate le teste delle classifiche. Guardate qualcosa come l’opera di Cristina Chiperi ed il successo editoriale di una castroneria come il suo My Dilemma is You, poi ne paliamo. Qui non c’è da chiedersi se possa parlarsi di scrittura ed editoria quando ci si avvicina ad un testo adolescenziale scritto male via cellulare e poi uploadato su un social di condivisione via cellulare come wattpad. Quella non è scrittura e ci sta un fenomeno gratuito di download e di “appassionamento”. Lo scarto è quel contratto Fanucci, quelle totmigliaia di click, quelle (forse gonfiate forse no) tot decine di migliaia di copie vendute. Il porblema sono i sequel e i servizi giornalistici.

La_storia_infinita_Dialogo_uomo_di_roccia_1000.jpg

Più di tutto, più che tutto, per me che non sono convinto mission della scrittura buona (poco importa se di genere o autoriale) sia chissà quale elitarismo, anzi… più di tutto per me il problema è: cosa leggerà tra dicei, quindici, vent’anni la gente? Forse, quello a cui non voglio arrendermi, è che ci sono arrivato tardi: che siamo un popolo destinato ad assistere all’analfabetizzazione progressiva e funzionale delle nuove generazioni. Siamo destinati a vivere da vecchi in un mondo in cui i giovani, lontani da uno studio reale e da una forma di applicazione mentale che è “lettura” ma anche “capacità, nella lettura e grazie alla lettura di astrazione e comprensione di piani differenti di esperienza, rispetto a quella acquisita empiricamente” saranno sempre meno caapci di descrivere qualcosa se non attraverso la propria esperienza. E se non sapranno descriverla è perchè non sapranno comprenderla a pieno. E’ perchè rifiuteranno di immaginare. E’ perchè non sapranno più farlo.

Il Nulla Avanza Atreju!

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55 thoughts on “Allora… una cosa strana, ma strana forte!

  1. ysingrinus ha detto:

    Io ho paura a fare questi discorsi per non sembrare snob e stronzo. Che poi magari lo sono pure.
    Non sono contrario al digitale, sono contrario al digitale monopolista ed ai DRM. L’autopubblicazione facilmente può diventare una truffa a sé stessi.
    Cosa ai leggerà tra vent’anni? Suppongo merda!

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  2. m3mango ha detto:

    Come in tutti i mercati all’inizio c’è un monopolista, poi pian piano entrano nuovi competitors. Certo che il mondo evolve e bisogna cambiare prospettiva per starci dietro. Ma io mi sento ottimista sulla qualità, basta avere gli strumenti per scegliere.

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  3. alidivelluto ha detto:

    C’e’ da dire che il fenomeno del self-publishing è ancora molto recente e di difficile interpretazione. Se prima vi era un “filtro” dato dalle case editrici, che scartavano, forse anche ingiustamente, molti manoscritti, ora tutti possono pubblicare il proprio. Venuti a mancare i filtri a monte è normale che il livello tenda ad abbassarsi. Quando il pubblico sarà più maturo forse sarà lui stesso a fungere maggiormente da filtro.

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  4. kalosf ha detto:

    …ehm da questo punto di vista credo che la storia dell’editoria ci insegni che da sempre accanto a materiali davvero rilevanti (la “buona letteratura”), hanno circolato fenomeni “popolari” (per non andare troppo indietro, ti ricordi “volevo i pantaloni”?) di scarsa o nulla qualità. Fondamentalmente l’uomo, da quando ha inventato la scrittura, sente il bisogno di scrivere, di ordinare (questo in fondo è la scrittura), di rendere intellegibili sentimenti, passioni, idee. Non tutti lo sanno fare. Non tutti possono farlo. Moltissimi ci provano. Il web in questo aiuta parecchio (pensa solo al povero Kalosf, senza web avrebbe mai potuto giocare a fare il fotografo? E chi si ricorderà di lui tra qualche tempo? I grandi nomi restano e continuano a restare ed a creare, le figure di millesimo piano possono avere un momento di luce e poi svaniscono). Il tuo pensiero è condivisibile, ma non mi preoccuperei più di tanto.

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  5. Pietro Barnabe' ha detto:

    Credo che anche l’editoria digitale ed il self publishing, non possano muoversi se non seguendo il “senso comune”: l’esigenza di vendere o farsi leggere porta a seguire quelli che sono i gusti di un mercato da decenni massificato (in tutti i settori) ed appiattito.
    Sta a chi proponem a chi scrive, o produce merci, cercare di porsi in un ambito “avanguardista”, e proporre nuovi elementi sia culturali che non.
    Credo che con qualche sforzo di innovazione-differenziazione, magari cercando di organizzarci in un percorso comune, si possano creare proposte destinate, inizialmente, a “mercati” di nicchia, ma destinate ad allargarsi a settori sempre liù vasti.
    Come ho scritto altrove, ritengo che si stia atraversando una fase di transizione, molto lunga :(, da cui si possa uscire con proposte innovative e migliorative della qualità della nostra vita.
    La letteratura non è esenta da questi percorsi.
    A presto, e buon proseguimento 😉

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  6. lamelasbacata ha detto:

    Temo sia una forma pericolosa di involuzione supportata dalle leggi del mercato.
    In una società in cui è bene consumare il più rapidamente possibile, ci sarà sempre meno spazio per una lettura meditata, da centellinare, che faccia pensare e crei interconnessioni.
    Molto più semplice confezionare prodotti di pronta fruizione e scarsa o nulla qualità, magari creati studiando il target di lettori ai quali il libro è indirizzato o persino usando le parole più cliccate su Google. Robaccia buona per un’emozione da poco (contento eh?).
    Confido nel buon senso e nello spirito critico delle persone, c’è ancora abbastanza anarchia in ciascuno di noi per sovvertire le regole del gioco.

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  7. Tati ha detto:

    Io confido sempre nelle persone, che con spirito critico facciano selezione tra tutta la merca che circola
    Certo…. se osservo le nuove generazioni, le vedo spalleggiate da genitori che nella lettura e nella ricerca di un libero pensiero credono ben poco… o comunque non danno il peso secondo me necessario… tuttavia noto anche un certo cambiamento sia nei ragazzini che nel mondo intorno, pare poco ma io continuo a sperare…
    La pubblicazione di titoli facili, magari anche mal scritti non credo derivi solamente dalla pubblicazione on-line e/o fai da te…. è una questione di mercato ( becero e senza senso)… prima dell’arrivo di Amazon e simili c’era ( e forse accade ancora) una pubblicazione sfrenata da parte di case editrici “importanti” in certi momenti dell’anno che faceva vedere con così tanta chiarezza la corsa ai numeri piuttosto che alla qualità… da far accapponare la pelle e venire il latte alle ginocchia…

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