Dopo di noi – 2.4

Da una parte le due signore, Enza e Marina, quindici anni o poco meno di differenza, violento stato depressivo con caratteri di autolesionismo la prima, sociopatia ed ex tossicodipendenza la seconda, parecchio più giovane, reclusa tra queste mura come alternativa al carcere per spaccio di sostanze stupefacenti. Gruppetto più nutrito quello maschile. Vincenzone un po’ discosto dal terzetto partecipa di rado alla conversazione. È in piedi con Alberto, un ragazzo down di trentun anni che i servizi sociali hanno affidato alle cure di Villa Sole dopo la morte dei genitori in un incidente stradale. Devo sempre prestare attenzione, quando Vincenzone e Alberto parlano tra loro: i deliri sul fine vita dell’ex imbianchino scuotono non poco la sensibilità all’argomento dell’altro. Del resto, Alberto sarà anche down ma gli è abbastanza chiaro che: “Ba’ e ma’ sono morti, oh! Non tornano! Non dire queste cose brutte che li sogno e poi non è vero!”. Ecco, mi dico che dovrei intervenire prima che Vincenzone, ancora scosso dall’evento del pomeriggio, turbi la serenità del ragazzo. Invece lascio correre. Il mio rapporto con Alberto non è dei migliori. Mi rifiuta da quando ha capito che non posso sposarlo e portarlo via di qui. L’ha presa male: ha iniziato a trattarmi con freddezza. Oppure con una forma molto strutturata e imbarazzante di provocazioni, tutte quante a carattere sessuale. Secondo lo psichiatra della clinica, Mario Giunti, quasi trent’anni di servizio, è una reazione normale, che devo lasciar cadere con indifferenza. La fa facile: non è lui ad assistere agli amplessi rumorosi e sconcertanti che Alberto mi dedica tra i rantoli, ogni mattina, quando passo per aprire la porta e dare il buongiorno. Poi ci sono Riccardo e Donato, due signori anziani affetti il primo da Alzheimer in una forma molto aggressiva e il secondo da una blanda ma persistente schizofrenia, molto resistente ai farmaci. Secondo Anna un genio incompreso; a mio parere un caso davvero pericolosissimo e contagioso di sindrome delirante. Gli sto alla larga il più possibile: quel suo sussurrare in continuazione, parlare con gli oggetti di nascosto e quell’intuito che sembra gli permetta di leggere in anticipo ogni cosa mi destabilizzano. “Signori? Siete pronti a entrare nella cucina di Masterchef?” propongo ad alta voce sulla porta.

“Dopo di noi” è una serie di racconti che posto su questo blog, nel quadro di un più ampio progetto di blog noveling, tipico della formula della scrittura creativa. In questa serie seguiremo le avventure di Sonia, dipendente della clinica per dabilità psichiche “Dopo di Noi” alle prese con l’invasione dei Morribondi, una forma molto aggressiva di terribili zombie.

 

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12 thoughts on “Dopo di noi – 2.4

  1. alessialia ha detto:

    uè! ci siamo allungati….
    belle le descrizioni! lei c’ha na forza!
    ma non dovevano vedere cannavaciuolo?

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  2. lamelasbacata ha detto:

    è come assistere al primo atto di uno spettacolo a teatro, con protagonisti e comprimari che definiscono i rispettivi ruoli, o a una danse macabre 🙂

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  3. Tati ha detto:

    Ci voleva lo psichiatra del cappero che la fa facile dietro ai libri….
    Belle queste descrizioni e lei potrà sembrare cinica ma io la trovo decisamente interessante
    Ebbravobraverrimo!!

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