Cominciò come gioco, finì per riflessione

La dedica potrà apparire a m3mango… ma è una riflessione più profonda sulle identità, questa volta non del sè…

Perchè se ben ci ripenso, ho un cassettino pieno di quelle eredità di vite che hai preteso di lasciare, senza che fosse richiesto. Non c’erano quote di legittima da rispettare, ma sei stata in questo ferrea e categorica. Sono eredità che frequenti, che mi si preclusero o non vollero conoscermi se non dalle parole che, tu, di sicuro, avrai loro elencato. Come aggettivi di piombo in fila. Li avvertivo puntati contro di me, incamiciati e pronti allo scoppio del “puntar+mirar+fuoco”. Ed io cadere.
Restano piombo e tu lo sai… che poi lo sai anche tu ed io lo so bene. Restano piombo. Nella favola del soldatino di piombo sarebbero i rinforzi prussiani. Indosserebbero inutili e antigeografici berrettoni incongrui da guardia reale inglese. Sarebbero inutili, a far da guardia, loro, a quello che più tu non sei. Sei stata e lo sai e so che lo sai, ballerina di carta di riso. Ed io ignifuga guardia reale.

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Abbiamo fatto role playing. Non più provocante e troia studentessa spendacciona disposta a pagarsi il fitto di casa a botta di pompe e pompini… non quel genere di role playing. Abbiamo scambiato un po’ i ruoli mischiando le carte. Di carta io, di carta di riso, ballerina improbabile, come gli ippopotami di Fantasia. Tu e i tuoi aggettivi raccontati alle identità lasciate nel cassettino siete trasfigurati in soldatini di piombo. Buoni per il fuoco… non più per far fuoco. Ho messo in mano i tuoi aggettivi. Avrei potuto caricare il tamburo del revolver che ho come app sul telefonino. Caricarlo dei tuoi aggettivi di piombo e puntarlo alla testa. Quante volte l’ho detto: “Lo faccio!”? Li ho dati al caminetto, perchè la fine fosse più lenta che al gabinetto, come suggeriva Dalla, Lucio. Ho guardato disciogliersi tra le fiamme i tanti “massimilculo”, le nane ritorte dal peso dell’odio del mondo le nuove genoveffanastasie e le serpi cui vomitavi odi e rancori con le quali non smetti adesso di zuccherare i caffè. Ero sul tavolino, “pliè depliè battman e arabesk”, li ho guardati squagliarsi. Ed ho sorriso, lontana dalle fiamme, ballerina dal tutù fasciante peggio d’un laccio emostatico.  A mattina, finito quel gioco di ruolo di scambiarsi i ruoli togliendotene uno e immaginandoti a recitare l’altro, ho trovato straccetti asciutti di metallo freddo. Gli ex aggettivi di identità improbabili. Non sparano più, non fanno più fuoco, non fanno paura. Nè rabbia. Li ho puliti dalla fuligine e messi in un cassetto. Quel che ci trovo al fondo mi dona pensieri che leggo domani!

Facciamo una cosa bella… non guastiamo nulla… restiamo estranei!

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29 thoughts on “Cominciò come gioco, finì per riflessione

  1. lamelasbacata ha detto:

    Hai trovato il cuore di stagno?

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  2. chezliza ha detto:

    uhmmm bella dura questa..😕

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  3. Tati ha detto:

    Ecco… Non niente… Taccio …

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  4. kalosf ha detto:

    Molto bella….

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