Dopo di Noi – 2.6

Quando hanno finito, apro la porta del disimpegno sulle scale e li accompagno al piano superiore. Donato mi si avvicina, quasi mi poggia la testa sulla spalla mentre sussurra: “Non chiudere le porte, stanotte, ti prego non chiuderle, non farlo, non quella di Vincenzone, non quella di Vincenzone, lui ci protegge, lui è grande e grosso ci protegge, non era mai successo, non doveva succedere, non oggi, non qui, loro me l’hanno detto, non chiudere la porta di Vincenzone, non farlo, te ne prego Sonia, te ne prego…”. È la prima volta che mi chiama Sonia, che non usa la formula “Infermiera” o “Signorina”. La cosa mi stupisce. Lo guardo: “Donato, ma di che parli?”. È già lontano, parla con uno dei battenti della porta, la mano a far da scudo al labiale e proteggere la voce debole perché nessuno senta. Mi guarda fisso, vuole essere sicuro non lo stia spiando, non riesca a capire. “Donato, dai, la miseria, muoviti… – e mentre si avvicina regalandomi una smorfia di disappunto – Con chi avresti parlato di quello che è successo?”. La voce di Vincenzone scoppia spaventando tutta la compagnia appena giunge sul pianerottolo dov’era adagiato il corpo di Linda Buozzi, mentre la rianimavano: “Signora, tornerai, te lo prometto… “ – “Vincenzone, smettila!” – “Tornerai signora Linda, perché io lo voglio!”. Annuisco sospirando con un mezzo sorriso. Stabilisco uno dei contatti fisici di rassicurazione che il Dottor Giunti ha preteso imparassi: i palmi delle mani sulla schiena, poco sopra la cintura, quasi a sospingere delicatamente: “Vincenzone, basta, dai… andiamo a letto.”. Apro la porta di sicurezza, spingo il battente e lascio entrare i sei. Li seguo entrare ciascuno nella sua stanza, richiudersi la porta alle spalle. Dal corridoio do voce: “Forza, cinque minuti e facciamo il giro della buonanotte… tutti a letto, avanti!”. Aspetto, controllo stanza per stanza: inferiate chiuse, abiti e armadio in ordine, niente di pericoloso in giro, paziente a letto. Chiudo la porta, la serratura scatta. Ripetere l’operazione per sei. Non mi allungo alla fine del corridoio, suite numero quattro. Non guardo dentro nemmeno quando serro la porta di Vincenzone, di fronte, suite numero tre. A che vuoi che serva? Barella, Linda Buozzi vestita con l’abito buono, finestra aperta per evitare i cattivi odori: niente di nuovo o di entusiasmante.

“Dopo di noi” è una serie di racconti che posto su questo blog, nel quadro di un più ampio progetto di blog noveling, tipico della formula della scrittura creativa. In questa serie seguiremo le avventure di Sonia, dipendente della clinica per dabilità psichiche “Dopo di Noi” alle prese con l’invasione dei Morribondi, una forma molto aggressiva di terribili zombie.

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11 thoughts on “Dopo di Noi – 2.6

  1. ysingrinus ha detto:

    Vincenzone sa e può!

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  2. Tati ha detto:

    Vincenzone, nella mia testa, ha una bella faccia…

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  3. alessialia ha detto:

    vincenzone….. ma che c’entra qualcosa????? oddeo!

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