Dopo di Noi – 4.1

Punti di criticità

Gridare non è stata la classica cazzata da film horror visto e rivisto. Conosco i termini, quelli appropriati. Io non sono una screaming queen del cazzo come Sally Hardesty e quello che vi apprestate a vedere non è Sonia Carelli che corre da un cubicolo all’altro di questo gabinetto con piastrelle antiscivolo certificate ISO 9001:2008 urlando e aprendo e richiudendosi alle spalle una porta per poi gridare più forte quando il morribondo Vincenzone di turno avrà distrutto anche questa porta e sgusciargli tra il fianco e il muro di piastrelle per infilarmi in un altro cubicolo e ripetere le operazioni. Senza alcuna valida ragione per cui io non debba inforcare la porta di uscita e correre lungo il corridoio. Non è quello che farò. Mordo più forte il pugno e al primo colpo, ancora non troppo violento, contro la porta mi spingo velocemente in avanti. Guadagno l’angolo cieco a destra. Aderisco al muro, perfettamente. Tolgo la mano dalla bocca e faccio scendere il palmo in aderenza al muro. Dall’altra parte, libera da impedimenti, la mazza scende lungo la gamba. Provo e riprovo, mentre lì fuori Vincenzone morribondo continua a colpire la porta. Provo a verificare che un bel colpo ruotato non incontri ostacoli. Niente: via libera. Quello stronzo obeso ce ne metterà un po’ di più, di tempo, a buttare giù questa, di porta. Ce ne metterà un bel po’ di più: questa è di quelle antipanico, spesse, in metallo e plastica. Non chiedetemi perché contravvenga le normali regole di antinfortunistica; dovreste essere abbastanza intelligenti da averlo capito. Le strutture psichiatriche hanno regole leggermente difformi dai normali ospedali e dalle comuni case di cura: qui ci sono persone non equilibrate sotto nostra assoluta e stretta responsabilità. E’ il caso siamo sempre noi. Dall’esterno, a intervenire. Tecnicamente non è il caso di lasciare a persone disturbate la facoltà di aprire o no una porta per sfuggire dal o nel fuoco. Questo aiuta molto, in casi di emergenze come tentati suicidi, aggressioni, crisi epilettiche da sovradosaggio, scompensi. Questo aiuta molto di meno quando chi bussa energicamente a pugni e calci fuori dalla porta, per il solo compulsivo e irrefrenabile desiderio di divorarti le viscere, sta bussando e colpendo proprio nel verso giusto. Fossimo in una normale struttura pubblica, saprei di avere ancora un paio di minuti di respiro e vita serena. Purtroppo siamo in una Residenza Dopo di Noi, precisamente a Villa Sole. E qui le porte degli ambienti non comuni si aprono tutte e solo verso l’interno: ho qualcosa come trenta secondi per prepararmi a rendere l’anima a un dio in cui non credo o farmi venire una brillante idea.

“Dopo di noi” è una serie di racconti che posto su questo blog, nel quadro di un più ampio progetto di blog noveling, tipico della formula della scrittura creativa. In questa serie seguiremo le avventure di Sonia, dipendente della clinica per dabilità psichiche “Dopo di Noi” alle prese con l’invasione dei Morribondi, una forma molto aggressiva di terribili zombie.

 

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7 thoughts on “Dopo di Noi – 4.1

  1. ysingrinus ha detto:

    Porte che aprono nel verso sbagliato. Un bel problema.

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  2. Tati ha detto:

    le porte al contrario…. a volte ti salvano, altre ti mettono nei guai… se dall’esterno c’è qualcuno di molto incazzato… è un attimo sfondare tutto e entrare…

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