Dopo di Noi – 4.3

Salgo i gradini lentamente. Non ho preso il caffè. Sono in piedi da tre minuti e le urla di Vincenzone non smettono di rimbalzare tra le mura. Sono in piedi da tre minuti e non ho nemmeno avuto lo stomaco oltre che la testa di sorridere a Marco. Sono in piedi da tre minuti e sono le sei praticamente e dieci ed io non dovrei adesso essere stata catapultata giù dalla brandina per gestire le crisi mistiche di quell’enorme omone. No, se non avessi scelto di fare l’infermiera e non avessi accettato senza starci a pensare, il contratto di lavoro offerto dalla clinica presso cui ero stata tirocinante. Sono in piedi da quattro minuti e un minuto di grida belluine di quella sottospecie di sedicente cugino di primo grado di Gesù – ma a sua detta molto più bravo – hanno risvegliato e piombato nel panico tutto il primo piano. Tutto, tranne la signora Linda Buozzi, suite numero quattro, che tecnicamente non fa un fiato perché è all’altro mondo. Così penso, mentre con le chiavi faccio scattare la serratura della porta di sicurezza al piano delle stanze e percepisco, di colpo, il frastuono che cinque pazzerelli – disabili psichici come abbiamo disposizione di chiamarli – riescono a produrre quando qualcosa li sveglia col quarto storto, esplodere in tutto il suo insopportabile clangore. “Puttana della madonna che mattino di merda!”. No questa non sono io; la bestemmiatrice incallita è Marina, suite numero uno, la sociopatica. “Ma guarda tu se uno stronzo di bifolco deve svegliarci così… sì, sì non moriamo più Vincenzone di ‘sto cazzo! Non si muore più! Finché non riesco a metterti le mani addosso!” E poi c’è la voce gracchiante di quel mongoloide di Alberto: “Sonia, Sonia…” e i suoi ansimi, non appena mi sente cercare di tranquillizzarli ad alta voce. Lo sa che sono qui, il bastardello. Lo sa! E non perde un attimo per prodursi in quel suo solito, stancante rituale della sega mattutina in mio onore. “Entra Sonia, vieni a vedere il pisellone!” – sì gli articoli ce li aggiungo io, non parla così bene. Poi c’è Donato, c’è Enza. Strepitano tutti. Strepita pure Riccardo, con la sua voce stridula da vecchio rincoglionito. Mi fermo un attimo. Credo sia il caso di tornare giù. I colpi che sento provenire dalla suite numero tre, quella di Vincenzone, non mi dicono niente di buono. Il ciccione si è scompensato. Non so cosa stia colpendo, ma non accenna a fermarsi. Continua a pontificare del papa pazzo – credo sia lui – continua a sferrare pugni e calci ovunque. Deve aver rovesciato la branda, lo fa sempre quando non si presta ascolto a quella che lui chiama la sua parola. Con la P maiuscola. Vincenzone comincia a colpire la porta.

“Dopo di noi” è una serie di racconti che posto su questo blog, nel quadro di un più ampio progetto di blog noveling, tipico della formula della scrittura creativa. In questa serie seguiremo le avventure di Sonia, dipendente della clinica per dabilità psichiche “Dopo di Noi” alle prese con l’invasione dei Morribondi, una forma molto aggressiva di terribili zombie.

 

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7 thoughts on “Dopo di Noi – 4.3

  1. ysingrinus ha detto:

    Incisivo e coinvolgente: siamo lí in mezzo!

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  2. Tati ha detto:

    porcagalera che casino infernale!
    si sente tutto…

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  3. chezliza ha detto:

    azzz da fare una strage di prima mattina 😨.

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