Dopo di Noi – 4.4

I pugni e i calci li sento distintamente adesso. Cazzo, vibrano le pareti. Se si scompensa al piano, sono cazzi. Abbiamo un protocollo d’intervento molto chiaro e preciso per questi casi. Cose che, tecnicamente, voi non vorreste nemmeno sapere. Cose che ci tengono al riparo, ci permettono di lavorare in sicurezza. Comincio ad aprire le porte. Comincio dalla suite cinque e afferro Riccardo, l’anziano smemorato, per il polso. Lo tiro via dalla camera con fare spiccio: “Dai, Riccardo, dai… le pantofole gliele porto giù io, adesso, ok?”. Credo non si ricordi nemmeno dove sono. Poi apro la suite di Enza, l’ultima a destra. Enza sa già cosa sta succedendo. Enza è depressa, non stupida. Enza quel che succederà a breve non lo vuole vedere. Ci sono persone così lucide nel loro modo di soffrire che non hanno bisogno di parole. Enza corre via. Come Marina, appena le apro la porta. Mi fissa, prima di sparire lungo le scale: “Guarda, credimi, non sai cosa pagherei per darti una mano… stavo sognando di farmi, cazzo…”. La guardo severa: “Credo che lo psichiatra sarà contento di sapere che non sei riuscita a goderti il viaggio…”. Non riesco a essere tollerante con quella testa di cazzo di Marina. La detesto. Finta, stucchevole, come tutte le sociopatiche: bambine viziate in cerca di attenzione. E’ la volta di Alberto, che continua a sventolare quel coso in mano senza smettere di urlare il mio nome. Resta basito quando entro: è la prima volta che glielo guardo. Non posso fare diversamente. Per chi se lo stia chiedendo: niente di diverso da una persona con i cromosomi a posto, nel menarselo. Sgrana gli occhi. “Al’ finisci dopo, ok? Adesso fila giù oppure resta qui e magari la puntura ci scappa anche a te… forza!”. Alberto si rinforca i pantaloni del pigiama alla bell’e ‘meglio. Dell’alzabandiera gli frega poco; vuole solo scansarsi una bella dose equina di calmanti. Lo vedo corrermi davanti mentre faccio uscire Donato e gli indico la strada, mentre richiudo la porta alle mie spalle e mi volto per essere sicura di serrare la chiave. Un botto, violentissimo. Sobbalzo sconvolta. Vorrei vedere voi con una porta che finisce proiettata sulla parete opposta, smontata dai cardini. Vincenzone si lancia fuori, verso la suite quattro, dove giace cadavere la signora Buozzi. Che si fotta lui e la sua maledettissima mistica del guaritore miracoloso: gli sparo un narcolettico triplo e vediamo come la prende! Si avventa contro la porta davanti alla sua camera. Prova ad aprirla. Ci si poggia contro, spinge. Io corro giù, corro giù a preparare il boccione di aloperidolo. Marco è sconvolto, cerca di gestire gli ospiti, i pazienti, i cinque pazzi rimasti. “Andate nella stanza della televisione e metti su qualcosa… attacca Rai yo-yo, male non gli fa…” – “Sonia, sicuro che non vuoi che…” – “No, sta qui, resta con loro, se quello vede una divisa…”. Sì, tecnicamente è così: è sempre bene non far vedere divise o cose del genere a una persona in evidente scompenso psichiatrico. Meglio dire questo a Marco e non: “Resta giù caro, non vorrei ti sparassi su un piede…”. Preparo la boccia velocemente, infilo la siringa in tasca, tolgo il cappuccio. In questo momento non so chi ringraziare, non so perché; chiamatela una voce. Qualcuno o qualcosa mi ha sussurrato: “Ricordi la mazza da baseball che tenete sempre nella portineria? Prendila, magari ti serve…”

“Dopo di noi” è una serie di racconti che posto su questo blog, nel quadro di un più ampio progetto di blog noveling, tipico della formula della scrittura creativa. In questa serie seguiremo le avventure di Sonia, dipendente della clinica per dabilità psichiche “Dopo di Noi” alle prese con l’invasione dei Morribondi, una forma molto aggressiva di terribili zombie.

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5 thoughts on “Dopo di Noi – 4.4

  1. ysingrinus ha detto:

    Voglio leggere la prossima parte!

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  2. Tati ha detto:

    “…Ci sono persone così lucide nel loro modo di soffrire che non hanno bisogno di parole…”
    … con questa mi inchino… davvero…

    Piace a 1 persona

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