Vetriolo 17 – Romanzo di azione e fantascienza di Domenico Mortellaro

Aveva quasi finito di bere quando avvertì il contatto di una mano poco sopra la cintura del boxer da mare. Si voltò a destra, intercettando lo sguardo di Alessio, l’uomo di fiducia dello Zio. “Hai fatto presto…” portandosi il bicchiere alle labbra e scolandolo alla goccia. Di rimando una espressione vaga: “Qua tanto a quest’ora non si vende più niente…” – “Lavorate, però!” – “Non ci lamentiamo, Vince’ non ci lamentiamo mai…”. Sorrise e gli fece cenno di seguirlo lontano dalla pedana. Mentre faceva strada verso la zona dei depositi tirò fuori un mazzo di chiavi dal borsello che portava a tracolla. Spalle larghe pure lui, polpacci e cosce gonfi, le braccia tese da scoppiare, il Rolex, troppo pesante per essere una patacca, portato una maglia più largo sul polso. Aprì senza guardarsi nemmeno attorno una delle porte in anticorodal che chiudevano l’accesso alle strutture in muratura dei depositi, ci si infilò dentro e lo chiamò, portando già la mano destra alla tasca posteriore e tirando fuori un mazzetto verde: “Questi sono duemila, come mi ha detto lo zio…”. Vincenzo annuì, li stava sistemando già nella tasca interna dei boxer quando sentì il ragazzo incalzare: “No, aspetta, contali… per stare sicuri…”. In quelle circostanze non si riusciva mai a capire dove si nascondesse la malafede. Mentre smazzava ad una ad una le venti banconote si sentì dire, col tono di una raccomandazione: “Ah, quelle tre o quattro deficienti… se le conosci, per favore… diglielo tu di non tornare più qui a vendere…”. Vincenzo alzò gli occhi, intercettando solo uno sguardo tronfio e freddo: “Gallipoli è grande che cazzo… proprio sulla pedana nostra devono venire?” e sorrise, semplicemente lasciando intendere. “Non sono amiche mie…” e tenne una vocale muta, sospesa a mezz’aria e tirata per le lunghe cercando di recuperare tra i riccioli del cervello il dettaglio sul nome della persona con cui stava parlando. Gli fece segno che non c’era altro da dire: “Beh poco importa. Se tornano domani a rompere il cazzo, mi sa che qualcuno dei ragazzi le affoga… tanto, qua di tossici ne muoiono due o tre ogni settimana di ferragosto…”.

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