Clockwork Orcas 4.4

Clockwork Orcas 1 – Di Domenico Mortellaro.
Il primo romanzo di una saga a cavallo tra mythpunk, clockpunk e dieselpunk.

“Silvia, sei giovane e hai sete di vendetta. Tu covi un odio feroce per tutti loro e posso capirlo, ma…” – “Taci, Gevorg, non vedi? Si sta risvegliando. Vuoi forse che muoia di paura nel sapere…” ed ora la voce elastica della donna aveva una nota ironica, sadicamente ironica.
“Non ricorderà nulla. Guarda tu stessa: non ha neppure la forza di aprire gli occhi. Vero? Vero, uomo di latta? Tu stai sognando, è solo un incubo, uomo di latta, torna a dormire, forza.”. E di colpo la voce dell’uomo si fece quasi leggera, paterna. L’onda arrivò calda, sciogliendo il gelo delle parole della donna, il freddo acuminato della sua minaccia neppure così velata. Eppure non era bastata a lenire le punture feroci che alcune di quelle parole gli avevano morso addosso. L’aveva sentito bene: morire di paura nel sapere… Cosa? Che cosa non sapeva? Cosa avrebbe potuto atterrirlo a tal punto da regalargli la morte? Perché ormai era chiaro: era di lui che stavano parlando. Era lui l’uomo di latta. L’uomo di latta al quale avevano strappato via pistoni e connettori, viti e bulloni, lasciando solo la carne viva. O fetida di morte, a sentire la voce gelida della donna nella mantella mimetica.

Parlavano di lui. Parlavano del suo corpo, della sua carne. Avevano dei progetti per le sue membra. E nulla di quel che sentiva lo rassicurava. Chi erano? Chi erano la donna così feroce e l’uomo così scostante che con un disincanto disarmante si contendevano la sua vita e la sua morte? E soprattutto, soprattutto chi era lui? Continuava a chiedersi terrorizzato il perché di quel nome: uomo di latta. Fece uno sforzo che gli apparve titanico. Cercò fiato a sufficienza per spezzare quel dialogo. Provò a parlare, protestare, farsi sentire vivo e cosciente. Nulla. Non un suono. Solo un flebile rantolo e le labbra e la lingua troppo asciutte per vincere l’attrito con quel poco di forze che riusciva a richiamare.

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