Archivi categoria: Anche i cazzoni sognano pecore elettriche?

Viste le mie paure dovete anche sapere che…

Se siete F o M e state pensando di venire a trovarmi a casa… come dire… sono molto ma molto felice della cosa. Lo so che c’è la fila ma… con le giuste e dovute prenotazioni non c’è problema.

So che siete gente previdente e avrete visto perfettamente che non ho nessuna ragione di avere un phon in casa, giusto? Bene!

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Se state pensando di approfittare della mia ospitalità per farvi la doccia e lo shampoo… o se siete delle zozzone di sesso femminile che vogliono rascinarmi sotto la doccia per vedere di nascosto l’effetto che fa… accomodatevi pure: non abusate della mia generosità visto che sono ben felice che voi lo facciate, è chiaro… ma ricordatevi:

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HO IL TERRORE delle scosse elettriche dopo la doccia… quindi se avete pensato di bagnarvi i capelli, avete pensato di portare un phon e vi siete dimentocati/e le adeguate protezioni per i vostri piedi (alias spidirozzi di tavola e/o scarpe con suola consona) sappiate che non vi permetterò di asciugare i capelli con strumento elettrico ma dovrete provvedere con i vecchi e medioevali metodi del calore naturale. Altrimenti mettetevi le mie crocs e potete andare avanti ad asciugare i capelli. Con tutta quella gomma un phno non basta ad ammazzarvi!

Non transigo… sappiatelo. C’è chi dice che questa fobia mi abbia portato a rasare tutto!

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2005 di notti fuorisede a Bari

Ho ripescato post da un passato venturo… non ci crederete ma ho rimesso mano ai testi del mio primissimo blog: alekskuntz.splinder.com (non cercatelo non esiste più). Feci bene ad appuntare tutte le cose che ci scrivevo… era come se sapessi che c’era il rischio di perderle. E oggi, ritrovandolo nel fondo di un hard disk di quelli beceri… beh mi è venuta voglia di ricordare cosa scrivevo e come lo scrivevo.

Troppi puntini di sospensione, una scrittura volutamente infantile. Erano anni complicati, anni in cui non accettavo esistesse spazio per la creatività, che bisognava solo lavorare, scrivere, saggiare (nel senso di scrivere saggi che di creativo hanno ben poco). Mi firmavo con pseudonimo… un po’ perchè avevo questa fissa che il mio nome non mi piacesse, un po’ per fare il maudit al cazzo, un po’ perchè mi sembrava rendesse bene la dicotomia che c’era tra il bambino che immaginava e lo Scrivente che trascriveva… (Es e Superio, no?) ed in mezzo me medesimo che un nome non ce l’aveva. Mi è piaciuta ‘sta cosa… mi va di metterne qualcuno qui e condividerlo… così… anche perchè pescherò solo cose che abbia un senso tenere per una o l’altra ragione qui sul blog ora… perche dicono tanto di me, ancora.

Questa è una rilfessione che venne fuori dopo una notte trascorsa a casa di una persona all’epoca – per altri versi ancora – davvero speciale. Fuorisede a Bari. In anni di vita politica attiva, più o meno per entrambi, a intensità variabile.

La foto a corredo fu scattata quella sera, da quella persona. Tanti, negli anni, da quel 2005 ad oggi, sostengono che quella foto abbia avuto più di mille altre il potere di rubarmi l’anima. Sempre pensato che il tocco fondamentale lo dia l’occhio di chi guarda e sceglie quando scattare. Io, di quella foto, non sapevo nulla finchè mesi dopo non la trovai in posta elettronica… che whatsapp non esisteva ancora. 1058581_10208428106650760_98301062_n.jpg

 

 

Fumetti di Andrea Pazienza… li leggo sempre con molto gusto.
E sono Penthotal… Zanardi… Fiabeschi.
Pazienza ha disegnato, scritto, sul Nonno d’Italia, Pertini, Sandro Pertini. Per me così importante!

Bologna. E le suggestioni del ’77. Bologna, quella che sa di Autonomia Operaia.

Bologna, e dici assemblee, occupazioni, cortei, fumo di sigaretta e lacrimogeni, dalla casa alla strada, dal privato al pubblico. Una nebbia, una cortina… nella quale perdersi era piacevole o spesso terribile. C’è chi c’è morto, nelle strade invase dal fumo. Chi s’è ricreduto. E chi in qualche casa invasa dal fumo di una (?) sigaretta o di uno (?) spinello… si è magari innamorato. Per il “sempre” dell’epoca. Per un periodo brevissimo e terribilmente dilatato che avremmo chiamato “eternità”, chiameremmo “lungo, chiameremo “qualche giorno, non di più…”!

Case di fuorisede. Pazienza… radio e facoltà occupate. Ma dal pubblico si vira al privato…
…alle case di fuorisede che non ho mai vissuto.
Che avrei sempre voluto vivere.

Che in una pagina di una smemo vecchissima… devo aver anche raccontato.
Spostandole a Bari. Ancora dal Pubblico al Privato…
…dal ’77 al ’05.

Che ne sarà?

Sul muro bianco di una vita
proietto istantanee di una memoria
che forse m’appartiene
ma non ricordo d’avere vissuto…

Camere che profumano di una
Bologna mai conosciuta di inizio ’80.
Si aprono dopo scale malferme
nel centro di Bari… in una casa fuorisede.

Lo sguardo bicolore di Bowie
dal muro benedice la scena
tra cicche spente male, fondi di caffè
e tavoli che parlano di filologia romanza.

E poichè i battiti di un cuore possono stracciarci via
2 corpi si studiano, 2 cuori si chiedono
se sarà lo stesso tornati ad adesso
fuori da quella piccola Bologna nel centro di Bari.

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Grazie Zia…

Grazie Zia è il titolo di un film zozzissimo di quando io tipo o ero appena nato, oppure tipo stavo nascendo… oppure mi stavano programmando… tipo, poi non lo so…

wpid-fb_img_14461094764481Grazie Zia è zozzissimo ed incestuoso, vabbè, si sa… però oltre che il titolo di questo zozzissimo film è anche il modo in cui ringrazio sempre e sempre ancora Liza di Chezliza, cioè Zia Liza per esserci, per commentarmi, per dirmi cose belle… pure per cazziarmi, a volte… E porcoddiosassone (che a me viene sempre di accentare porcoddiosassòne) alle volte le sue cazziate sono state tanta roba. Ora, però… io post di fellationes o equivalenti femminei che però finiscono in lungui non ne faccio e lo sapete…

Nemmeno questo post contravviene… solo che c’è da riconoscere un merito. Qualche giorno fa, precisamente nel riconoscere un dettaglio (peraltro pesantemente sfocato) di una foto che ritraeva un oggetto di archeologia zozzolercai… l’unica persona che fu in grado di rispondere immediatamente al “Cos’è” fu proprio lei…

donna-wcInchinatevi alla potenza della grande shogunessa “Mitsukunimitu” Chez Liza che per prima e prima di tutti ha riconosciuto in uno scoppio di bianchi e neri “Supersex” “Ifix Tcen Tcen” e per favore… tutti a pecora. Non si azzardi più nessuno a dire che ne sa di più… temo addirittura di scoprire che ne sa più di me…

Grazie zia! E’ un anno, quasi… Grazie!

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Case, energie e cani

DSC_0170La mia Maggie è una intelligentissima e splendida meticcia lupoide/caccia di 8 anni e mezzo e 40 kg di stazza. Magrissima, perchè altissima. Ha una espressione dolce e curiosa. Se dico che è intelligente non sono come ogni padrone di cane che… “Guardi signore… la mia…”, ma perchè, posto davanti ad alcuni avvenimenti chiarificatori ho potuto capire che razza di genietto sia. Una volta, per dirvi, a Lecce, mi smontò casa perchè tardavo (mezz’ora… è molto puntuale e precisa) ed al mio ritorno trovai che tra tante cose rotte (vedi telecomando, joystick XBox, mezzo divano) aveva anche masticato ed ingerito metà dello svuotatasche in vimini che mi ero comprato. Casinissimo. Vomitò poco dopo. Usare violenza era inutile. La legai temporaneamente al termosifone per pulire e con un rotolo di scottex cucina in mano ripulii lo sporco sgridandola più e più volte, sventolando il ritolo vicino al suo viso.

IMG_5901La cosa la colpì molto. Tempo dopo (tipo 4 anni dopo), l’altra cagnolina di casa, Roxy, più piccola e coccolona, un giorno, dopo aver improvvidamente sorbito da una padella dell’olio fritto, rimise. Noi non ci accorgemmo di nulla, che la cosa successe in una stanza lontana. Bene… Maggie andò in cucina, prese il rotolo di scottex e cominciò ad attirare la nostra attenzione guidandoci nella stanza dove Roxy aveva sporcato. Vi ho detto tutto… racconto confermabile da vari testimoni.

Ora… posto che siamo di fronte ad una intelligenza pratica reale, mi sono sempre chiesto, prima di sapere che un uomo si era suicidato in quella stanza, cosa ci fosse di così interessante dietro il frigorifero della casa di Lecce da che Maggie, dal primo giorno, ogni volta – e succedeva ogni domenica pomeriggio – che rientravamo a Lecce, come prima cosa correva in cucina a guardare dietro al frigorifero… per cinque minuti senza che fosse possibile distogliere la sua attenzione. Poi un singolo abbaio, verso lo spazio tra muro e frigorifero, poi più niente.

E’ proprio vero che le anime non esistono e non esistono nemmeno gli spiriti o i fantasmi ma si lascia nei luoghi pensieri ed energie… Se lo dice e lo dimostra Maggie…

sc00020586Questa è una doppia esposizione mia su lastra monochrome da 120… a sinistra il portone di Giovinazzo a destra il portoncino di Lecce

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Un anno…

Mi sono tolto la tutina della Chicco e sono uscito nel nulla infinito… per un anno intero! Si può fare ed è divertente… quel che resta è sapere dove sta ripiegata la tutina della chicco. Sapere dove sta conservata la casina delle api… ed alla prima che sale in casa per scopare da oggi… far prendere un colpo. Sai che risate se le dici “Cara vatti a fare bella bellissima per me…” e poi ti fai trovare sul letto con una tutina celeste e bianca a stelline, bella allacciata… con l’iPad che suona “Twinkle Twinkle little star” e tu che ti muovi come un poppante che cerca di afferrare le api che girano vorticose e non ci sono e le vedi solo tu? Muore… e nessuno può accusarti di niente!

Malatissima come cosa… quasi come quando per dire che non stavo molto bene tipo che avevo la peste della cacca mi espressi in questi termini con una cara amica: “Guarda, dovresti vedermi in questo momento… seduto, bellissimo, un puttino del Bernini… solo che zampillo dal culo, zampillo marrone!”.

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Essere, non essere…

12782353_10208374239624118_1551802318_nE quanto invece conti esserci, essere dentro, presente alla vita, al mondo, a se stessi? E’ sempre qualcosa che deve avere a che fare con l’identità, giusto? Credo di sì, alla fine. Non è importante solo quel che si è o si vorrebbe essere ma anche quanto coscientemente ci si mette dentro, quelle cose… oppure quanto forte le si neghi, nel senso: non voglio essere questo o più forte ancora “mi fingerò quello!”

12834999_10208374240104130_1580224530_nTipo: sei un creativo ma se ti presenti senza baffi all’insù ed occhiali pentapartitici… che creativo vuoi essere agli occhi del bar o del locale ggggiovane che ti deve assumere a nero per curare la promozione del luogo stesso od organizzare una rassegna oppure convincerlo ad aprirsi un blog e fartelo curare. Vivere da educanda non ti aiuterà dietro lo spillatore della birra… a ben guardare nemmeno ucciderti di birre aiuterà, alla lunga, comunque… ma ci sono milleduecentoventotto sfumature diverse nel mezzo.

12804056_10208374239104105_176323323_n(Il porno contravviene a questa regola perchè un attore o una attrice porno sono sempre credibili: sono nudi ed impersonali nell’atto… per cui questo discorso col porno non c’entra e dimostra più forte che si può che il porno è la più grande e pubblicitaria delle bugie).

Si tratta di entrare nei panni… e farlo veloce e bene. Io ci sono sempre riuscito. Dice che è roba dei Gemelli… che non sono doppia faccia quanto i pesci, sono semplicemente e splendidamente adattivi.

12834813_10208374238584092_119296198_nQuante identità dimostro? Tante, ne ho tante… il problema è indossare un costume rimanendo se stessi… il che vuol dire sostanzialemente che se sei acido nella vita lo sei sempre: creativamente quando hai i baffi all’insù, rudemente quando hai lo smanicato e spilli birra coi tatuaggi tutti de fori, con il lupetto istituzionale quando stai dietro la cattedra.

12825380_10208374239784122_1926523881_nOh, io come sapete non sono solo acido… tipo che sono un gran tenerone… Però sentivo il bisogno di metterle per terra, ‘ste cose… per il semplice fatto che mi guardo e mi riguardo e noto che certe volte lo stacco tra le mille foto profilo e le diecimila incarnazioni dell’essere potrebbero trarre in inganno!

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Ora io lo so e lo so benissimo che alle signore quella preferita risulterà questa… ma non sono così “Narcotici” da tempo… sorry.

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Nei memorabilia di…

immagineNei memorabilia di ogni maschio adulto che sia nato alla fine degli anni ’70 o all’inizio degli anni ’80 c’è una cosa grande quanto una casa e con un nome che stuzzica palati ed appetiti per la sua ssonanza a certi supereroi: signori e signore, prima di Rocco Siffredi e prima del Cocktear, ossia “Il CAzzettiere” supereroe dei porno schicchiani… c’era lui, ci stava lui di tuto diritto:

895_001Gabriel Pontello ovvero Supersex!

Il supereroe non è un supereroe ma un alieno che, giunto sul pianeta terra e malsopportando l’atmosfera, ha bisogno di occupare un corpo e trombare per sopravvivere. Per farlo utilizza un fluido che egli stesso ha definito altamente erotico e che lo rende irresistibile al gentil sesso. Tormentone classico in tutte le robe dei supereroi: “Ifix Tcen Tcen” che nessuno sa cosa vuol dire ma lo urla sempre al momento dell’orgasmo e fa un sacco fico e marchio di fabbrica.

Dopo i primi sette episodi in cui il corpo ospite cambiava, l’alieno Supersex incontra Gabriel Pontello, agente della polizia francese resistente e temprato alla fatica. Con lui instaura un proficuo sodalizio costellato di successi a letto ed in brillanti operazioni di spionaggio.

keep-calm-and-ifix-tcen-tcenAlla fine le storie avevano una autorialità pari ai romanzi di Segretissimo – dove c’era almeno e per forza sempre un pompino – e andavano via tra 7 trombate e 4 pagine di storyboard non zozzolercio… ma lo spazio fotoromanzesco era un piacere per gli occhi. L’ultimo esemplare trovato, era abbandonato in una discarica di trombate mercenarie o a buon mercato in un edificio abbandonato. Avrei voluto prenderlo ma ho temuto sul serio malattie veneree a motopompa.

cropped-mileyC’è speranza di rivederlo? Renzi dovrebbe, regalandoci un esempio di dematerializzazione davvero godibili che riporti, in versione pdf x ogni formato le avventure di Supersex!

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La casina delle api!

La casina delle api è quel posto bello bellissimo, sospeso sulla testa dei poppanti, che sostanzialmente serve a rincretinirli, strappar loro qualche sorriso al posto delle lacrime e del pianto… inpotizzarli. Un attrezzo che, a ben guardare, sembra servire più ai genitori che ai bambini stessi.

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Invece no. Perchè le vite della gente che è nata e cresciuta senza casina delle api e simili – il discorso vale però dall’invenzione della casina delle api e non può essere retrodatato – è di solito caratterizzata da campi tematici ingrigiti, una esistenza refrattaria alla musica e dunque al bello, immani difficoltà a relazionarsi col prossimo in chiave positiva o ironica. Chi non ha avuto la casina delle api è solitamente un essere schivo e diffidente, spesso, troppo spesso contrito nell’autocompiacimento, nell’autoosservazione, nell’automasturbazione. L’automasturbazione è quanto di più triste esista, ai limiti dell’autismo autoinflitto. Auto, auto, auto… un mondo triste che si riflette.

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E quando qualcosa irrompe, nelle esistenze di questi soggetti, è per tradire, far male, irrompere, scompigliare, distruggere. Ne stiamo avendo la prova provata di là, su Karashò. Quel che fa noia, ma noia mortale, è che – proprio in virtù di quanto detto poche righe fa – tutta la critica mossa, dall’alto di non si comprende bene quale sommo vaticinio o quale unta autorialità (unta dal signore, per carità di Biondoddio!) sia una critica che si muove lungo i binari abusati ed infantili del pregiudizio. Ancora, il bello, è che di fronte a una persona che con semplicità ed onestà descrive un mondo, da consigli, recensisce o intervista, si debba subito adombrare il tutto con un “oh vedrai se non ti chiederà qualcosa in cambio”… con trucchetti da PNL a condire il tutto: “Secondo voi è entusiasmo e buona fede O strategia di marketing?” in una accumulazione al peggio per cui, se devi dire strategia devi negare incontrovertibilmente la buona fede o l’entusiasmo (la grammatica delle congiunsioni disgiuntive non l’ho inventata io, che pare avrei però scritto l’esempio di come NON autoprodursi causa un inesistente lavoro di editing… cit.). So solo che per fortuna con la PNL al massimo ci vendi ancora una scopa elettrica alla casalingua di voghera del 1960… quindi siamo al limite della circonvenzione di incapace, per sopraggiunti limiti d’età!

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Peggio ancora, summa delle summe… una vigliaccheria che fa male “al santo ed alla festa” come si dice da certe parti. Mai che si usi il nome e cognome delle cose e delle persone… tutto sempre sottaciuto, sottinteso. Tristezza, ma forte proprio! Soprattutto quando arriva da autori che hanno 30 titoli a catalogo, che hanno cominciato regalando il download dei propri libri e che non perdono occasione here and there per usare le stesse strategie che identificano come “presenzialismo” per promuovere il loro materiale.  Ah sì… perchè tengo alla cortesia… sto ancora aspettando – credo e temo invano – la risposta sulle tempistiche circa una intervista che ho inviato 12 giorni fa. Mi sa che dovrò riempire la casella lasciata vuota e rinviata già di due blocchi settimanali con qualcos’altro!

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Nel frattempo ricordo a tutti l’importanza paideutica ed emozionale della casina delle api per i vostri nascituri. Acquistatela ed usatela con fiducia… bimbi meno boriosi, meno bulli e meno inutilmente diffidenti in arrivo! Che dabbenaggine non è per forza il contrario di diffidenza sul pregiudizio!

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Le insolazioni son “gente simpatica”

hqdefault-1Cito e quoto Guccini Francesco nella canzone Keaton, quando parla di elettricisti. Io non li trovo così simpatici. Sono di certo i più puliti tra i “mesti” ossia le maestranze che lvorano in edilizia come le si chiama al paese mio… però sono pure le più esigenti e fifì della galassia. E cazzo… come ce l’hanno e lo fanno loro, nessuno! Vabbè, sarà ironia Gucciiniana e io e solo io non l’ho capita…

Comunque, esplicata la formalità del Cit. solo una cosa… che poi è il primo dei post promessi ad Ysingrinus: La “roba” del fatto di Padre Pio che ha una casistica sterminata di nefandezze compiute post Mortem morribondeggiando per le vite e le visioni ed i sogni/incubi altrui.

Una volta, avevo 13 anni (cit.), con amici decidemmo per la solita uscita in gommone. Eravamo lupi di mare esperti e non ci allontanavamo mai oltre la boa dei cento metri, per cui, tranquillo, ci facevano fare. Lo stabilimento balneare poi era quello di mia nonna… eravamo sicuri che alle brutte qualcuno ci avrebbe di sicuro aiutati… Quel giorno andò tecnicamente così… ma era ormai troppo tardi. A dispetto di mille raccomandazioni di vecchi lupi di mare veri, uscimmo con il “mare a vaiolo” ossia vento forte da terra che increspa il mare – che si muove verso terra e quindi incontrando vento forte contrario si increspa su se stesso e sembra una faccia butterata. Non si esce così, si finisce preda di correnti che tirano a largo, così.

Padre-MaronnoRiguadagnammo la riva dopo 4 lunghe ore, sol vento forte che non ci faceva sentire quanto battesse il sole. Rimasi a giocare con gli altri al biliardino fino a quando uno strano formicolio non intervenne a farmi desistere e convincermi che era meglio andare all’ombra. Sì, ma all’ombra avevo freddo. Tanto freddo. Così tornavo al sole… insomma, dopo un paio d’ore di barcollamenti vari mia nonna controllò la fronte e “Madonna santa e tu scotti!”. Doverosa premessa: la mia normale e regolare temperatura corporea è di 35.4# una bestia a sangue freddo. Avevo 39.4… fui subito portato a casa e ricoverato al fresco in una stanza buia. Mi furono applicate generose spugnature di alcool etilico. Bastarono pochi attimi e nel deliquio che mia madre riconobbe, fu chiaro a tutti che le mie parole erano: “Cacciate quel vecchio con la barba… vuole uccidermi!” Quando mi dissero che non c’era protestai che era vestito da frate ed aveva gli occhi del demonio e la barba bianca e voleva uccidermi…

maccio capatonda ispettore santoSecondo mio zio, ateo come me, il mix pericoloso tra vapori alcolici ed insolazione potrebbe aver generato una dispercezione visiva… io quel giorno vidi Padre Pio… ma non guarii grazie a lui. Presi solo un terribile spaventio che provocò, di sicuro assieme all’insolazione ed alla ubriacatura da spugnature alcoliche, uno svenimento in stato di precoma che perdurò per le successive ventisei ore.

Guardatevi dai vecchi frati con la barba…

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Signori, dalla Teogonia… Go Nagai

Allora… sarò brevissimo e categorico. Go Nagai è entrato da quando ero piccolo nella mia personalissima Teogonia. Lo pregavo intensamente, ma proprio intensamente, perchè, per dire, qualcosa di artistico che mi riguardava andasse veramente bene, ma proprio veramente bene. A differenza di Schicchi, che sta sempre in mezzo quando in mezzo ci stanno i soldi, Go Nagai non si vuole mai immischiare in robe del genere. Go Nagai disegna. Go Nagai è quello che partorisce idee geniali e ci fa sopra robe che appassionano il mondo intero con poco, veramente con poco, tipo matita, gessetti e robe così. Ecco… tipo Ysingrinus… però un pelino più conosciuto.

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Go Nagai ha fatto Devilman e Jeeg… io prego Go Nagai ogni mattina prendendo il caffè… di modo che lui mi assista nella fase di creazione delle cose che scrivo, massimamente il blog, il blog autore nel mentre e poi tutte le storielle fantascienze e spaventose. Ultimamenmte Go Nagai mi sta volendo davvero tanto bene, ma proprio tanto bene… e quindi in libagione, oltre a questo post, sto per offrire ad Amon, il dio del male di Devilman, il sangue di tre vergini in croce… No, non avete capito, non le crocifiggo… me ne bastano tre.

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