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Grazie Zia…

Grazie Zia è il titolo di un film zozzissimo di quando io tipo o ero appena nato, oppure tipo stavo nascendo… oppure mi stavano programmando… tipo, poi non lo so…

wpid-fb_img_14461094764481Grazie Zia è zozzissimo ed incestuoso, vabbè, si sa… però oltre che il titolo di questo zozzissimo film è anche il modo in cui ringrazio sempre e sempre ancora Liza di Chezliza, cioè Zia Liza per esserci, per commentarmi, per dirmi cose belle… pure per cazziarmi, a volte… E porcoddiosassone (che a me viene sempre di accentare porcoddiosassòne) alle volte le sue cazziate sono state tanta roba. Ora, però… io post di fellationes o equivalenti femminei che però finiscono in lungui non ne faccio e lo sapete…

Nemmeno questo post contravviene… solo che c’è da riconoscere un merito. Qualche giorno fa, precisamente nel riconoscere un dettaglio (peraltro pesantemente sfocato) di una foto che ritraeva un oggetto di archeologia zozzolercai… l’unica persona che fu in grado di rispondere immediatamente al “Cos’è” fu proprio lei…

donna-wcInchinatevi alla potenza della grande shogunessa “Mitsukunimitu” Chez Liza che per prima e prima di tutti ha riconosciuto in uno scoppio di bianchi e neri “Supersex” “Ifix Tcen Tcen” e per favore… tutti a pecora. Non si azzardi più nessuno a dire che ne sa di più… temo addirittura di scoprire che ne sa più di me…

Grazie zia! E’ un anno, quasi… Grazie!

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I fantasoldi

Convinto da un caro amico e supportato dai discorsi di altri amici – nessuno dei quali broker, questo vorrei fosse chiaro – mi sono lasciato trasportare.
Io sono uno che… non azzardatevi mai a mettergli in testa una passione che abbia minimamnete qualcosa a che fare con il “controllo delle vite” con il “controllo delle esistenze” con il “controllo delle variabili”. Con le decisioni che cambiano il corso degli eventi leggendo quel che accade nel presente.

Sembra una forma molto ben composta e tollerata di delirio di onnipotenza. Non proprio: più che altro la definirei la sindrome del Dio alla terza media, quello che si diverte a fare il lavoretto e plasmare il mondo che creerà ed osservarlo sotto il vetrino.

Sono un maniaco scatenato di quasiasi gioco di simulazione di approccio strategico. Sono sindaco di una megalopoli spaventosa nel gioco SimCity4: 28 lotti occupati con 22 quartieri e 6 zone di discarica… questo solo per dare un minimo cenno. Sono Allenatore alla Ferguson (uno di quei padri padroni che tutto decide giocando col portafogli del presidente) di un Foggia stellare che in 6 anni è arrivato anche alla Champions League… con talentini di 22 e 23 anni niente ma proprio niente male. Quando gioco ad Europa Universalis scelgo stati semisconosciuti o molto suggesti tipo, che so(?) Armenia, Antiochia, Regni Templari, Serbia, Bari (da quando si può giocare anche un mod “Tutti contro tutti” in cui non esistono stati ma ogni singola regione può potenzialmente sprimere una autonomia. In quel caso Bari è Ortodossa. The Sims? Altra droga pesante! Ho una famiglia bellissima con lui Campione diFootball Americano, lei Manager in carriera e la figlia piccolo prodigio degli scacchi e della chitarra! Poi ne ho cominciata una nuova… più autobiografica: lei nel settore della ristorazione (tipo maitre di sala, ora) lui autore di blog affermato (ma siamo solo a 4/10 della carriera… diventerà Stephen King). Non hanno figli… non ancora.

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Gioco a Fantacalcio gestendo una formazione che ho battezzato assieme al mio socio amato e ansioso: Ordine e Pulizia. Ah, rimembranze di quel presunto fascismo che tanti riconoscono in me… mah! E lì in attacco abbiamo Higuain (che io odio ma 24 goal!) e Dybala (che io invidio).

Vuoi mai che mi dicevano: “Borsa Italiana mette a tua disposizione un servizio di portafogli virtuale per permetterti di giocare in borsa senza nessun tipo di esborso mettendoti nelle mani una quantità infinita di portafogli virtuali da 10.000 euro tutti tuoi giocaci, divertiti e vediamo che sei capace di fare!”… ed io non accettavo la sfida?!

Che roba ragazzi: in questo periodo poi… Con la borsa Valori che fa su e giù e brucia in un’ora i guadagni di un giorno, in una settimana quelli di un anno e il giorno dopo ci fai sopra tanti fantamilioni! Il primo giorno guadagnai quel che mi ero prefissato: 1%. Il giorno dopo ero sotto di qualcosa come il 10%… e mi dissi: “Ah, adesso mi spiego perchè piovevano uomini nel 1929 a NY”. Sono due giorni che ho la tentazione di accendermi un sigaro con una 500 euro virtuale. Peccato non abbiano consistenza. Un po’… troppo come nella realtà!

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Tedio Domenicale e piccola call to action

Avete presente Lamù, la ragazza dello spazio? Bene, non si dovrebbero dire queste cose ma tecnicamente ormai mia madre e mio padre sanno tutto… mi pare sciocco e riduttivo tenere nascosto questo dettaglio… Mia madre aveva ragione quando diceva che Lamù era pornografico e avrebbe avuto su di me cattive influenze… la prima pippetta, da che ho capito come funzionavano le cose, l’ho fatta perchè notai che guardavo Lamù, pensavo a Lamù, immaginavo Lamù e il mio corpo si modificava. Lamù erano i miei superpoteri… e quindi andai a vedere questa cosa e successe un bordellone… cioè non successe nulla ma alla fine scoprii che era bello coltivare i superpoteri.

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Oggi non so perchè mi sono svegliato e mi manca Lamù… non so perchè… ma tedio domenicale a merda e forse se ci fosse Lamù, se passassero Lamù in Tivù… tutto sarebbe più bello e carino, non trovate? Io credo di sì. E poi, volete mettere il tigrato del bikini di Lamù alla pelata di Lindo Ferretti con cui vi ammorbo da tante domeniche? Meglio la verdina dello spazio.

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Ah sì… la call to action: Stanotte… da mezzanotte… potrete collegarvi e cliccare sul sito karasho.org Lo troverete attivo da mezzanotte… TRanquilli che ve lo ricordo pure tipo dieci minuti prima… Mi raccomando… non mi fate scherzi. Ah sì… non aspettatevi chissà che cosa… le pagine statiche ci sono ma il primo post sarà domani a mattino. Voi premete già segui e domani vi troverete il post sulla pagina lettore.

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Il primo stronzomerdone che compie una qualsiasi interazione stasera… vince una cosa bellissima!

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Non me ne vogliate, è un omaggio che sento di fare

Sulla struggenza, proprio la struggenza del personaggio tratteggiato. Che è qualcosa di più del misantropo non snob di Moretti, solito, molto autobriografico. No… è un essere umano fragile ed assoluto che esterna le sue paure, mettendosi a nudo mentre confessa un omicidio… all’inizio passando per matto, poi, con lucidità, accusandosi razionalmente. Davanti ad una legge che resta sgomenta da tanta emotività.

Credo sia forse il pezzo più alto della cinematografia di Moretti che, dopo, in aluni momenti, mi ha anche molto deluso.

Vi invito a guardarlo, anche se avete dei dubbi su Moretti.. perchè credo sia davvero un pezzo molto poetico

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Io non so bene… ma qui fa un freddo…

Sentite, io sono uno di quelli che afferma pervicacemente che l’informazione e il dialogo comune hanno da tempo perso il senso della misura ed il contatto con la realtà. Sono 3 giorni che qui nevica e le temperature sono attorno allo zero, no? Ok… cosa c’è di male? Nulla, se considerate che ho riconsiderato le tabelle di marcia, fatto i dovuti spostamenti e questo post risulta immotivatamente ucronico solo di una settimana. Qui è metà gennaio e fa un freddo boia, ok? Ok! Tanta carne… che mese hai detto che è? Gennaio? Ah ok… cazzo volevi la palma, il sole honolulu e le noci di cocco in costume da bagno?

No, preferirei tutto il popolo dei puffi, nudo, cosparso di burro di arachidi, che mi balla intorno la salsa e il merengue.

Scherzi a parte, perdonate la orrida – lo riconosco, orrida – digressione inconscia… e ora tutti a smenarvi sul mio inconscio e sul perchè i puffi in cerchio la salsa il merengue e soprattutto questo messy di burro (senza S) di arachidi! Il problema è che giustamente qui fa freddo e nevica in quota, cioè sul massiccio murgiano, semplicemente perchè è inverno.
I giornalisti che problema hanno? I giornalisti che si occupano di servizi di colore sulla metereologia che razza di scuole hanno frequentato? Alla mia ci stava il sussidiario… e nel sussidiario ci stava scritto il terribile mistero delle stagioni, coi simbolini: neve d’inverno, pioggia d’autunno con le foglie morte, sole d’estate con le gocce di sudore e fiorellini con la pioggia e le nuvolette attorno al sole a primavera.
Il bambino imparava ad orientarsi

Soprattutto il bambino imparava a non stpirsi, il bambino imparava a non dire menate: menate come Ippopotamoi Killer, Orso Assassino, Inverno sorprendente… questa gente fa male alla società… questa gente dovrebbe perdere il diritto alla parola.

Come reagisco a questa menata? Accorgendomi che sono stato talmente fregato da quello che era davvero sorprendente, ma di cui nessuno ha parlato, tipo il natale più caldo della nosra storia, con punte di 18/20 gradi, da non essere pronto all’inverno. Corro alla Decathlon che è la salvezza quando ci sono queste improvvise escursioni termiche e che scopro? CXhe esiste un reparto fatto apposta per me: caccia, pesca ed equitazione. Cioè… il paradiso dello stupratore, serial killer sadico paranoide.

Per resistere ai grigiori ed ai geloni dell’inverno ho acquistato nell’ordine:
Due paia di pantaloni robusti foderati in pile, antipioggia, colorverde militare
Due pile tattico/tecnici in tessuto doppio interno esterno no sudore traspiranti antivento… allacciatura alta a zip e rinforzi su petto e schiena
Un giaccone antipioggia antivento con imbottitura in pile… tutto verde militare
Tre maglincini dolcevita neri tessuto tecnico antivento e regolazione termica
Un passamontagna verde militare
Una frusta da equitazione (mi rendo conto sia incongruo rispetto alle temperature)
Un paddle da qequitazione (assolutamente incongruo anch’esso ma era un oggetto bellissimo).

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Ora… avete idea dello splendido spettacolo fornito da me medesimo vestito così? No dite, avete idea? Qualsiasi donna pregherebbe di vedermi misteriamente comparire alla porta sussurrando: “Apri e non dire una parola, sono della catturandi!”.
Donne è arrivato il Mortellaro!

 

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Ray Ban, Glasses, Inconsci collettivi, Hipsteria

E niente viene fuori che da quando indosso dei curiosi occhiali anni ’80 da pentapartito, una montatura in cellulosa che simula l’osso e tanta dignità di faccendiere da prima repubblica alla Bisignani, succede che ci sta una strana e curiosa calaca di donne, tutte “pseudo” creative che hanno deciso che sull’agendina della loro vita, massimamente urgente pare essere il verbo “conoscermi”.

Parleremo in un altro esecondo momento del baffo. Devo capire se la programmazione mi permette di derubricare il discorso sul baffo già a domani o per caso, tra “Risorgimento di tenebra” cazzi e mazzi, non sia necessario spostare di qualche giorno più in là il discorso sul mustacchio all’insù che ho deciso di farmi crescere. Anche quello pare avere davvero la sua parte. Ed ho capito solo da poco che il trucco per avere baffi perfettamente all’insù era semplicemente recarsi alla “drogheria” sotto casa ed acquistare un piccolo barattolino di “cera per acconciature”. Vedi tu! Il segreto era sotto gli occhi, come l’essenziale, invvisibile.

Torniamo agli occhiali. Più di una volta mi sono chiesto, prima di indossarli, tipo: “La gente fa il diavolo a quattro per le lentine, per non farsi vedere con gli occhiali… e tu? Tu che hai dieci decimi certificati Battaglione San Marco te li scegli come ammennicoli del tuo viso?”. Non eravamo sicuri della scelta che stavamo facendo, è evidente. Ma abbiamo portato innanzi la battaglia fino a compimento… e quindi occhiali alla Bisignani, mentre tutt’intorno è un fiorire di lentine giornaliere, settimanali, mensili, cicliche… noi ci affidiamo ai professionisti del settore e rivolgiamo fiduciosi lo sguardo agli anni ruggenti. A dire il vero ho anche una montatura che supera il grigiore democristiano e si sposta verso lidi gaudenti: la montatura del buon De Michelis. Ricordo a tutti che, oltre che ministro degli esteri in momenti delicati quali il conflitto civile nella ex-yugoslavia, il buon De Michelis è anche l’autorevole estensore della guida” Dove andiamo a ballare stasera?”… per cui, perpiacere!

E quindi, niente, sarà il fascino tutto hispter e bohemien delle lenti vintage, sarà – e su questo sono assolutamente certo – la cortesia ed il mio impeccabile stile (cit.)… ma questo accessorio sta riscuotendo enorme successo proprio dove è gradita tale riscossione: nell’universo della creatività. Piccolo problema su cui riflettere… eh già. Perchè se io in questo momento sto stilisticamente volgendo lo sguardo – a tratti, sia ben chiaro – su un mondo che mai m’è appartenuto e che anzi ho spesso tacciato d’essere Il Male, come l’Hipsteria… a quasi esclusivo scopo “campagna elettorale”… non è che per caso, poi, sto in realtà facendo quello che tutti i grandi artisti del pop e del rock ad un certo punto della loro carriera fanno, ossia rifugiarsi nel sicuro e certo del “vendibile” per non nascondere una profonda ed inguaribile “crisi di idee”?

No gentili, non è quello che sta succedendo… perchè come sapete è un momento di grandissima produttività a volte vicina a volte lontana dal mainstream del consumo… quel che sta succedendo ve lo spiego subito: essendo un gran paraculo, come al solito, mi sto divertendo con una delle mie nuove trasformazioni, con uno dei miei nuovi personaggi… e poi, lo ammetto, essendo sul punto di inaugurare una pagina autore su FB… sto cercando di darmi un tono. Il peggio non sono gli occhiali, ma determinati post strappalacrime/strappamutande che compaiono al far della sera per fidelizzare un gruppo di lettori e lettrici. Anche perchè ho notato che mi viene bene. Sono un prodigioso generatore automatico di stronzate, quando mi ci metto… oltre che di supercazzole!

Insomma questa qui a dirmi di non prenderci/i/mi mai troppo sul serio, che qui e lì fuori spesso siamo costretti a carnevalate ben peggiori del metterci gli occhiali! E a ricordarmi che, siccome questo è massimamente un blog che fa dell’analisi del porno uno specchio per analizzare il real time… (non il canale che è porno di suo, ma la vita vera fuori dsal catodico e lontana dai led e dal plasma)… sappiate che per gli occhiali, finti o veri, il porno ha una nutritissima casistica catalogata al tag “glasses”. Del resto, i celeberrimi “occhiali da porca” con cui la collega, l’amica, la vicina irrimediabilmente si trasforma in una “biondoddio con quella che ci farei!”, ricordandoci un catalogo enorme di fantasie pippettare dalla maestrina severa alla remissivissima e seducente segretaria, passando per la comprensiva dottoressa ed arrivando alla metalinguistica brava ragazza che si spaccia per porca in un provino porno, cosa sono se non la versione femminile dei miei? Occhiale grande era sinonimo di grande potere, quando le gradazioni le si pagava a peso e superficie. Grande potere è sempre stato sinonimo di grande arnese, nell’inconscio collettivo (che è quella cosa simpatica che si attiva un attimo prima di tornare razionali, quando ancora ci diciamo che effettivamente quello con il Q7 o con l’X6 di fronte a noi deve avercelo enorme). Quindi, sì, è evidente, c’è dell’inconscio collettivo fossile che fa sostenere all’ormone di una serie di persone – che spesso si rivelano imarazzantemente generatrici di vuoto assoluto o di livori cosmici – che io sono una persona da conoscere, frequentare e altro.

Bene, che si sappia, a scanso di inconsci collettivi e simili. Io sono l’eccezione che conferma una serie di regole. Io ce l’ho normale!

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Nello stomaco, nella testa…

“Oh, il mio pensiero è pieno di scorpioni, moglie mia!”. Lo dice Sir Macbeth sua moglie, per giustificare la follia che cresce, la brutalità che avanza, la crudeltà che prima non conosceva e che ormai sembra la sua unica compagna. Ci sono giorni interi in cui non ho pensieri pieni di scoprioni… ma li sento, nella testa, quegli scorpioni. Ci hanno fatto un nido ben nascosto. Non è un nido irto di caiverie, ma di fredda determinazione. Non è un nido atroce, semplicemente un buon fortino, dal quale muovere la conquista di spazi di libertà, spazi di autonomia, spazi di rivendicazione. E fare anche qualche piccolo peccatuccio che male non fa! Accettare il bimbo cattivo che abbiamo dentro fino ai novantanove anni ed oltre, è sempre un bene. Tanto lui sta lì… e prima o poi… se non gli dai i suoi spazi, se li prende in modo anche molto molto determinato!

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Poi metto una mano sulla pancia, lì dove sento vibrare, lì dove sento scuotere. E scopro un prato fiorito, pieno di farfalle. Dovrei odiarle le farfalle. Massimamente per una frase oscena, sulle schiene che son sempre più piene di farfalle dei prati, pronunciata su una schiena dove una farfalla ha… forse aveva… una antenna a forma di D. E poi per la loro assurda, inconcepibile delicatezza. Qualcuno ha detto che morta l’ultima ape, il mondo si avvierà rapido alla conclusione. Io di per mio è tanto, troppo, che non vedo una farfalla svolazzare. Ad ottobre scorso mi stupivo, in telefonate che finivano all’alba, di come in un’altra parte d’Italia, alle sei di mattina gli uccellini io li potessi sentir cantare nel telefono. Io che al massimo avevo il tubare – dovrei dire il muggire a volte – dei colombi. Oggi mi stupisco del fatto che le farfalle io non le veda più, che mi fosse dato vederle solo sulla pelle di una persona, sul braccio, sulla schiena. Mi ricordo che mi dissi: “Ad un figlio glielo spiegheremo facendo vedere le braccia delle madri… che tutte si tatuano almeno una farfalla!”. Io le ho nello stomaco… e non è un problema se ne stiano lì.Non le scaccio. La new wave della creatività di cui mi nutro ultimamente non cozza con l’idea che assieme possano convivere nello stesso corpo, il mio, scorpioni e farfalle. E’ un bene. E’ un bene ci siano il fanciullo che si emoziona e corre incontro alle nuove conoscenze, alle vecchie esperienze, alle gioie. E’ un bene ci siano scorpioni pronti a difenderlo.

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Mi chiedo, però, adesso ed ora… in tutto questo il cuore dove sta? In una inconsapevole e freudiana rimozione collettiva ho trapiantato altrove il mio cuore evidentemente. Riguardo alle cose scritte fino ad oggi, rimettendo in ordine le cartelle dei racconti inviati, tanti… ne rileggo alcuni, cerco i passi che ricordo meglio. Di cuore non ho mai parlato. I miei personaggi hanno sempre programmato e sentito nella pancia e nella testa. Sentivano il battito del cuore pulsare nelle tempie, avvertivano violente scosse all’intestino ed allo stomaco. Spazio per il cuore non ce n’è mai stato. E’ forse per quello che non lo vedo? O più probabilmente per una questione diversa, differente. Forse il cuore entra in gioco solo quando il sistema centrale accetta che le farfallle c’abbiano visto giusto, solo quando gli scorpioni abbassano chele e pungiglione.

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Nella testa ho un nido di scorpioni… ma se hai occhi puliti puoi anche azzardarti ad accarezzarli. Non ti faranno male. Nella testa ho un nido di scorpioni… E farfalle a frullare maleducate nello stomaco. Impertinenti. Il cuore è al centro, più giù degli scorpioni che sorvegliano, più su delle farfalle che lo fanno volare… Il cuore è la serratura tatuata sulle labbra dei teschi e sulla gola delle madonnine. Il cuore è un contabile… il cuore è una cassaforte.

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 Benedetta la funzione “programma”…

Pessimi miei, mai sufficientemente vituperati, è con estrema e proverbiale cortesia che mi impegno a ricordarvi anche quest’anno che: “Non saranno un pugno di lenticchie, una zampa di porco fasciata con la guepierre argentata “collezione Levoni 2015″ ed una pezza da culo rossa a farmi dire che il prossimo sarà un Buon Anno!”.

Siate felici con distinta moderazione, grazie…

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Ci andrò con te, in Giappone! Che poteva anche chiamarsi: Le ansie sono gabbie dorate… ed i pezzi dei puzzle hanno incastri precisi

Io non sono cattivo, mi verrebbe da dire… è solo che mi disegnano così. Mi disegnano come un pezzo di puzzle da mille tasselli. Sono mille lì dentro. E nessuno è uguale all’altro. I pezzi del puzzle da ventiquattro pezzi sono grandi, enormi. Sembrano tutti così grandissimi che metterli insieme è facile, sempre. Eppure anche loro, con i loro spigoli e con le loro anse, sono unici. Semplicemente, in una scatola da ventiquattro pezzi facili facili, trovare la combinazione è un gioco da ragazzi. O da bambini di quattro anni. Io a quattro anni facevo i puzzle della Disney in confezione da ventiquattro pezzi. Mille è più facile da scrivere di ventiquattro. Mille è un numero rotondo. Eppure le confezioni millepezziravensburgerfacilifacili non lo erano per niente. I pezzi sono più piccoli. I concetti di grande e piccolo sono relativi. Io sembro grande a tutti, grandissimo. Non è così. Se fossi un pezzo grande di un puzzle sarei facile, ma facile davvero. Invece sono piccolo, piccolissimo. Esistono puzzle da duemila pezzi? Duemila è più difficile di mille. Da scrivere. Da assemblare.

Ed io lo so che è difficile, così difficile da credere e da chiedere, ma non esiste posto più bello, per me, da dividere con chi ha spigoli compatibili, che il Giappone. Non esiste nulla di più bello che i Macachi delle Nevi di Hokkaido, che sono come me, teneri, sonnacchiosi e pagliacci. Vorrei vederli con te, se sei all’ascolto ed hai spigoli compatibili, proprio con te che come me hai gli spigoli… a differenza loro, che sono così morbidi e possono giocare nella neve tutto il tempo.

Io ho troppi spigoli. O forse un solo spigolo ed una sola ansa. Non simmetriche. Il mio spigolo è grosso grosso e pronunciato. Il mio spigolo è di quelli enormi. Non è ansia da dimensioni, ma mera constatazione che quella precisa protuberanza, quel promontorio così bello e seducente del mio essere creativo, inafferrabile, sfuggente, terribilmente sulle sue o terribilmente sui palchi al centro dei palchi al centro dell’occhio di bue che si piazza al centro dei palchi… poi proprio come i cazzinculogravissimi… trovare un posto dove metterlo senza far male diventa complicato. Anse così capienti intorno non ne vedo.
E la mia ansa è piccinapicciò, come la signorina Minù dei cartoni animati. Come la Balena Giuseppina che stava nel bicchiere sul comodino a fianco al letto. Quell’ansa stretta stretta si chiama “disponibilità nei confronti dei compromessi col mio tempo e modo vita”. Quell’ansa si chiama disponibilità a rispondere al telefono, ai contatti col mondo, alle richieste di appuntamento, alla precedenza non tanto agli incroci stradali quanto a quelli delle vite. E la mia ansa si chiama ansia altrui che sono disposto ad accettare. Per essere più precisi “livello dell’ansia altrui che sono disposto ad accettare”.

E ti sembrerà ancora più strano, ma, se sei all’ascolto, se stai guardando… fatti un bagnocon me in quei colori. Ci andiamo… se scegliamo di dividere un bel po’ di tempo è lì che andiamo, dall’altra parte del mondo, dove lo sciacquone del cesso gira comunque in senso antiorario… ma i colori sono tutti diversi. Non ci credi che voglio scattare a colori? Sì, perchè mi piacerebbe metterci anche i tuoi, lì dentro.

Un ingegnere vive di certezze granitiche, di tempo e spazio che sono cose chiare e inconfondibili… chi crea, chi inventa, chi scrive, chi esprime attraverso mille canali possibili, non può vivere di certezze. E’ l’incertezza per dogma, è l’irrazionale per principio. Perchè si mette in discussione ad ogni virgola, ad ogni scatto, ad ogni passo sull’asse del palcoscenico… e dal mettersi per se stesso in discussione riceve nuovi spunti e nuovi stimoli. Chi crea non si bagna due volte nello stesso fiume. Chi crea è il fiume. Chi vive di ispirazioni, momenti, lampi, non ha tempo per chi chiede tempo, non ha sicurezze da donare, non ha programmi da scrivere. Non ha ampolline indistruttibili dove riporre ansie da “Dove sei finito? Che vita fai? Perchè non rispondi?”.  Chi crea va afferrato come l’aria che egli stesso cerca, come il respiro che sembra sfuggire a chi crea. Non si può mettere l’aria in scatola. L’acqua che sgorga e che metti sottovetro è morta nel momento stesso in cui la tappi. Ed io non so morire. Non ora.

E se ancora stai leggendo e ci credi, se credi che gli spigoli che abbiamo siano compatibili, vieni a chiudere gli occhi con me in quei tramonti dove il tempo non esiste. Ti leggerò una favoletta antica e nera, ti leggerò “La più grande balena morta della Lombardia”, tutto d’un fiato. E ti accorgerai che la storia della “tutina della chicco per uscire nel nulla assoluto” è tutto fuorchè una leggenda. Che quella tutina è la verità… è lo spigolo di cui ti parlavo. Hai un’ansa, un cassetto, dove conservarla per me quando mi fermerò da te?

Io non sono cattivo, è che mi sono ritrovato a disegnarmi così. Io sono un pezzo di puzzle mille pezzi. La Ravensburger, azienda leader nel settore del puzzle, garantisce la assoluta combaciabilità dei suoi pezzi ed assicura che esiste sempre un incastro corretto corrispondente Si tratta di trovarlo. E di cucirmi addosso un bel cartello: “Accetta, accetta che io sia aria. Accetta che ci siano giorni di bonaccia morta, accetta la Bora che potrà spirare. Accetta di dovermi cercare e trovare come nelle giornate estive e dopo accetta di non volermi tra i capelli in ogni momento. Prendimi – se ci riesci – e trattienimi inafferrabile come sono. Posso scegliere di fermarmi ad accarezzarti… e posso scegliere di farlo per tanto e tanto tempo… ma davanti alle gabbie, alle pareti, all’aria che manca nel petto, accetta che io fugga via, terrorizzato e lasciami andare Perchè compresso puzzo di stantio, di chiuso. Perchè stretto tra quattro pareti fuggirò, appena avrai bisogno di aprire una finestra, per cambiare un po’ l’aria!”.

Li vedi quei colori? lo senti dentro questo invito al viaggio? In Giappone le cose vanno via veloci, anche, se cen’è bisogno. In Giapoone la vita sa correre inafferrabile come le luci e sa fermarsi a farsi mangiare, senza grandi sapori, per carità… esclusivamente con lo sfizio dei colori, ordinati, pezzettiniquadratinibellissimi
ed assieme a loro i sapori decisi nascosti nei colori pastello dello zenzero e del wasabi… che sono così delicati che mai diresti!

Una sola cosa, ti prego… i miei spigoli.
Perdonami… i miei spigoli.
Non perdonare loro, perdona me…

Accettali… sono quelli che mi mi fanno pezzettino… millepezziravensburger tra novecentonovantanove altri.
Oppure fammi un sorriso, scusa… e va bene così!

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Tedio domenicale… cioè recuperare un post che stavo per scartare nel senso brutto, nato poichè il titolo di ieri sembrava il rigo di un diario… e così…

Sul diario della scuola elementare io i compiti ce li scrivevo. Tutti. Ero metodico. Ero stato la dimostrazione provata e vincente ante animal-friendship che il “rinforzo positivo” è un efficace sistema di condizionamento psicologico. Scrivi bene, scrivi tutto, fai tutti i compiti, inviti gli amichetti. In Gallura dicono compagnetti. Credo diano giustamente un significato molto più diverso e profondo al termine amico. E mi dava al culo che quelli che io consideravo gli Amici con la A maiuscola non sempre riconoscevano il principio di reciprocità. Per cui non ci facevamo i regali tra amici. Non so se loro li facessero ai loro, di amici, i regali. Non ho approfondito.

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Perchè questo post abbia visto la luce è preso detto: quelli in stampatello minuscolo tradizionale, allineati a margine, erano robe che mi erano venute prima di scrivere il post di ieri perhè il titolo mi ricordava il diario. Mi sono reso conto che i concetti vanno espressi uno per volta e ho separato! Però tutta sta roba sui diari, che sono il bisnonno mai troppo dimenticato di postacci come wordpress, mi piaceva e non l’ho discardata, sperando voi la scarterete nel senso più bello del termine!

Sul diario della scuola media ci scrivevo cose su A.T. e poi cose su I.R. che venivano in classe con me ma una era animatrice dell’ACR, l’altra era figlia di immigrati statunitensi tornati al paese e se ne stava con tutto il gruppo dei ragazzi figli di immigrati statunitensi tornati al paese. Giocavano a baseball. Lei mi piaceva. Quelle cose mi spaventavano. Non se ne fece nulla. Anche perchè, allora come ora, con le coetanee o quelle più grandi di me non mi veniva bene. Ho capito di non vler essere un “trombamilf”… non mi ci vedo. Se avrò un figlio devo ricordarmi di mandarlo a scuola con un anno di ritardo. “Scusi, davvero, gendarme, ci perdoni: non ce n’eravamo accorti!”. Di sicuro niente primina. Che giochi, se proprio non può ciulare.

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Ammetto che oggi, in pieno di peste influenzale, in un martedì ancora abbastanza parecchio prefestivo, devo essermi svegliato rancoroso col mondo e col passato. Avrei bisogno di certo di uscire. Ma non sto bene, non sto affatto bene… e la prospettiva di dover uscire a prendere i miei dall’aeroporto mi sta accasciando parecchio. Vorrei già essere in pigiama, al netto della mia pelosa che VOGLIO far uscire io! Non voglio dirvi fino a quando è programmato il blog, non ci credereste. Credete a me, però… almeno cinque o sei post sono tutti di oggi. Non è colpa mia se non mi fermo più… anzi, temo ci sia come un bisogno compulsivo di finire la benzina.

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Sul diario di scuola superiore provai a scriverci i compiti. La cosa andò così: alle elementari mi condizionarono e tutto andò benissimo. Alle medie mi decondizionai riuscendo nello spettacolare capolavoro di ricondizionarmi all’ozio, complice una spiccata intelligenza pratica, una inarrivabile intelligenza creativa e soprattutto complice il fatto che in una classe superstimata di professori ci avevano messo dentro una serie invereconda di cialtroni. Vissi di rendita. Il concetto mi fu chiaro quando dal ginnasio passai al liceo, trasferendomi da un istituto paracorrezionale selettivissimo al liceo di paese.

… di fronte al timore d’ingiustificate punizioni, l’uomo tende a recuperare le capacità perse per ozio, pigrizia, scelte differenti, tornando a svolgere diligentemente le proprie mansioni in un ripristino completo delle forme condizionate in precedenza. Più forte è la convinzione che la punizione sarà dura e insopportabile, più rapido ed efficace il recupero…

Cosa c’entri con le note a margine? Non lo so faceva figo!

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Al ginnasio scrivevo tutti i compiti sul diario. E comunque rischiavo due materie fisse l’anno (laino e greco scritto). Ogni tanto mi concedevo ludiche decorazioni sul diario (falcemmartelli di sicuro più cazzute delle quercie che disegnava il buon compagno di banco P.M.) o pensieri sdolcinati in esametri jumbici per C.I. o S.C. (la ripetente che arrivò in quinta ginnasio… e che quindi aveva non uno ma due anni più di me, che di anni non ne avevo persi ed ero in vantaggio di un numero dispari: dal 7 al 9). Al liceo presi a scrivere troiate. Il primo anno. Poi non comprai più il diario. Non facevo i compiti. Non serviva. Mi ero perfettamente ricondizionato. All’ozio padre dei vizi. Cominciai a fumare. Mi feci pure uno spinello… stetti malissimo. “Basta con le droghe Robbie!” (cit.). Ah sì: maturità in sessantesimi: un 58 che sa ancora di vetriolo in faccia! Siccome traducevo aiutandomi con la mia spiccata intelligenza creativa ed il dono della comprensione del senso del pensiero… il mio prof. variava con me dal creativo 1 – – al generosissimo quattremmezzo. Agli esami non mi conosceva nessuno. Passo del desenectute di qualcheduno. 8+. Prima che lo chiediate, stronzomerdoni… ero al primo banco, di copiare non se ne parlava. Il compito più brillante dell’anno. E nessuno che mi chiedesse di copiare: chi cazzo ci scommetteva sui miei voti polari?

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Ma i diari per l’università servono? Solitamente si parte dal presupposto che tu sappia gestire da solo il tuo tempo… e i diari ti educano a quello. Quindi ti educano a divenire inutili. Io all’università compravo la smemo per scriverci sopra appunti ed altro. Smisi di prendere appunti e smisi di seguire. Le smemo sono rimaste una bella e sana abitudine… per scriverci sopra cazzate. Ah sì… è arrivato splinder e wordpress… ed ho pacchi di smemo da acquisto compulsvio da finalizzare a qualcosa.

Nel frattempo è arrivato il corso di alta formazione ministeriale e lì facevo cose un po’ troppo strane per finire a scriverci in un diario… la vita ha preso a correre un pochino veloce e confusa… e Hannibal Lecter mi ha spiegato che le persone serie, i serial killer seri e veri, un diario non lo tengono mai. Senò come tutti quelli celebri dei film, finiscono arrestati e non è molto edificante come roba!

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