Archivi categoria: Hypsteria

Viste le mie paure dovete anche sapere che…

Se siete F o M e state pensando di venire a trovarmi a casa… come dire… sono molto ma molto felice della cosa. Lo so che c’è la fila ma… con le giuste e dovute prenotazioni non c’è problema.

So che siete gente previdente e avrete visto perfettamente che non ho nessuna ragione di avere un phon in casa, giusto? Bene!

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Se state pensando di approfittare della mia ospitalità per farvi la doccia e lo shampoo… o se siete delle zozzone di sesso femminile che vogliono rascinarmi sotto la doccia per vedere di nascosto l’effetto che fa… accomodatevi pure: non abusate della mia generosità visto che sono ben felice che voi lo facciate, è chiaro… ma ricordatevi:

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HO IL TERRORE delle scosse elettriche dopo la doccia… quindi se avete pensato di bagnarvi i capelli, avete pensato di portare un phon e vi siete dimentocati/e le adeguate protezioni per i vostri piedi (alias spidirozzi di tavola e/o scarpe con suola consona) sappiate che non vi permetterò di asciugare i capelli con strumento elettrico ma dovrete provvedere con i vecchi e medioevali metodi del calore naturale. Altrimenti mettetevi le mie crocs e potete andare avanti ad asciugare i capelli. Con tutta quella gomma un phno non basta ad ammazzarvi!

Non transigo… sappiatelo. C’è chi dice che questa fobia mi abbia portato a rasare tutto!

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Signori, dalla Teogonia… Go Nagai

Allora… sarò brevissimo e categorico. Go Nagai è entrato da quando ero piccolo nella mia personalissima Teogonia. Lo pregavo intensamente, ma proprio intensamente, perchè, per dire, qualcosa di artistico che mi riguardava andasse veramente bene, ma proprio veramente bene. A differenza di Schicchi, che sta sempre in mezzo quando in mezzo ci stanno i soldi, Go Nagai non si vuole mai immischiare in robe del genere. Go Nagai disegna. Go Nagai è quello che partorisce idee geniali e ci fa sopra robe che appassionano il mondo intero con poco, veramente con poco, tipo matita, gessetti e robe così. Ecco… tipo Ysingrinus… però un pelino più conosciuto.

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Go Nagai ha fatto Devilman e Jeeg… io prego Go Nagai ogni mattina prendendo il caffè… di modo che lui mi assista nella fase di creazione delle cose che scrivo, massimamente il blog, il blog autore nel mentre e poi tutte le storielle fantascienze e spaventose. Ultimamenmte Go Nagai mi sta volendo davvero tanto bene, ma proprio tanto bene… e quindi in libagione, oltre a questo post, sto per offrire ad Amon, il dio del male di Devilman, il sangue di tre vergini in croce… No, non avete capito, non le crocifiggo… me ne bastano tre.

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Tedio Domenicale e piccola call to action

Avete presente Lamù, la ragazza dello spazio? Bene, non si dovrebbero dire queste cose ma tecnicamente ormai mia madre e mio padre sanno tutto… mi pare sciocco e riduttivo tenere nascosto questo dettaglio… Mia madre aveva ragione quando diceva che Lamù era pornografico e avrebbe avuto su di me cattive influenze… la prima pippetta, da che ho capito come funzionavano le cose, l’ho fatta perchè notai che guardavo Lamù, pensavo a Lamù, immaginavo Lamù e il mio corpo si modificava. Lamù erano i miei superpoteri… e quindi andai a vedere questa cosa e successe un bordellone… cioè non successe nulla ma alla fine scoprii che era bello coltivare i superpoteri.

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Oggi non so perchè mi sono svegliato e mi manca Lamù… non so perchè… ma tedio domenicale a merda e forse se ci fosse Lamù, se passassero Lamù in Tivù… tutto sarebbe più bello e carino, non trovate? Io credo di sì. E poi, volete mettere il tigrato del bikini di Lamù alla pelata di Lindo Ferretti con cui vi ammorbo da tante domeniche? Meglio la verdina dello spazio.

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Ah sì… la call to action: Stanotte… da mezzanotte… potrete collegarvi e cliccare sul sito karasho.org Lo troverete attivo da mezzanotte… TRanquilli che ve lo ricordo pure tipo dieci minuti prima… Mi raccomando… non mi fate scherzi. Ah sì… non aspettatevi chissà che cosa… le pagine statiche ci sono ma il primo post sarà domani a mattino. Voi premete già segui e domani vi troverete il post sulla pagina lettore.

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Il primo stronzomerdone che compie una qualsiasi interazione stasera… vince una cosa bellissima!

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(3/2) Abilità conversazione sopravvivenza ++ lingua francese e Voyager attrezzato caravvaning campeggio cercasi

Tutta questa dotta disquisizione a cosa è servita? Spiego brevemente e molto facilmente. Siamo una società di giovani e “non più così giovani” che si confronta con un mondo del lavoro respingente, nel quale solo pochi ed a gravi compromessi, riescono a fare quel che vogliono. Molto spesso non facciamo quello per cui abbiamo studiato. Molto, molto spesso, quando ne abbiamo la fortuna siamo sottopagati e sfruttati. Capita spesso, spessissimo, che tanti smettano di cercare lavoro e decidano di fare “altro”.

Io, in attesa della concretizzazione di possibilità, nel campo della ricerca, ho deciso di irrobustire la mia posizione di ricerca e nel frattempo tenermi allenato con quel che mi piace fare: scrivere, narrare storie e vicende. In un mondo che si evolve e da a tutti la possibilità di confrontarsi con tematiche come l’autoproduzione e la scrittura artigiana, ho deciso di battere ANCHE questa via. Non ne avevo le competenze? Ho preso ad acquisirle. Non avevo le conoscenze giuste per capire i meccanismi del mondo della editoria self-publishing? Ci sto lavorando, studiando il mercato.

Ne parlavo oggi con un amico che mi invvitava a seguire dei corsi di cucina: ieri impasto, oggi pasticceria. Lui fa l’ingegnere, ha del tempo da dedicare, uno stipendio credo dignitoso ed una bellissima vita LONTANO DA QUI! Gli ho risposto che quel che mi serviva, in cucina, io potevo trovarlo su Youtube, nei tutorial. Ha minacciato di schiaffeggiarmi. A ben donde: che cazzo ti insegna? Puoi fargli domande? Farti venire curiosità sui procedimenti? Ha ragione, non puoi. Gli ho risposto che per quello che serve a me, che non voglio per ora andare oltre, quello strumneto è sufficiente… preferisco investire le mie energie su impegni diversi perchè le abilità di cui ho bisogno nei prossimi mesi sono differenti dal cooking and baking. Ha convenuto che anche il mio punto di vista era saggio.

Cosa vglio dire? Ha senso nel nostro mondo, ricercare programmi ampli per orizzonti lontani? O cambiamo così in fretta da aver bisogno di skill e programi a breve medio termine? Arriveremo anche noi all’host di implemento abilità? Proprio come un “solo of fortune” qualsiasi, anch’io acquisterò a pochi credichip del silicio con su impresse istruzioni e skill nuove per la mia campagna di primavera/estate? Fateci caso… da un po viviamo con questa filosofia. E quando lo facciamo con consapevolezza, ne siamo anche felici!

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(2/2) Abilità conversazione sopravvivenza ++ lingua francese e Voyager attrezzato caravvaning campeggio cercasi

… Riprendiamo il discorso di ieri. Oh allora, se tu devi programmare la tua vita in questo modo, a breve e medio termine, hai anche bisogno di conoscere i tuoi limiti in modo chiaro e cosciente. Dunque, se devi spostarti in Colombia o a Marsiglia e sai solo Inglese ed Ungherese… devi programmare un modo per acquisire il minimo indispensabile di conoscenza della lingua che ti permetta, in loco, di interagire per il necessario e lì, eventualmente (sicuramente) migliorare. Per fare questo, tu, che fai? Un programma a breve termine. Esempio? Esempio:

“Il prossimo anno, in Colombia, per un anno intero, una agenzia no profit seguirà un progetto di risistemazione di una struttura per l’infanzia e cerca manodopera. Ho un contatto in loco, acquisito durante una precedente comune permanenza a Manchester per la preparazione di un festival di danze estivo di tre mesi… (non sgranate gli occhi funziona così). Mi ha avvisato perchè sa del mio interesse. Ho un problema con lo spagnolo, nel senso che non lo parlo. Ho un problema coi contanti per il biglietto, nel senso che non li ho. Ho un’amica a Valencia che lavora nell’ambito della giocoleria presso ospedali: bene! Ho un Voyager trasformato in camper per i miei spostamenti in UE. Benissimo!”.

Programma: Chiamo la mia amica le chiedo se può ospitarmi per una o due settimane e se conosce posti dove io possa trovare una stanza a poco prezzo. Una volta in loco, sviluppando per sopravvivenza ed adattamento il minimo necessario di linmgua spagnola, trovo da dormire e da lavorare, nell’ambito della ristorazione o simili. Vivo come ho imparato, al risparmio e senza però farmi mancare nulla. Accumulo denaro e skill spagnolo sopravvivenza ++ (ossia non solo come fare per raggiungere questo posto, grazie prego, buongiorno buonasera, il cesso dov’è?). Appena possibile faccio il biglietto. Il progetto durerà un anno: non potrò portare con me il mio voyager camperato: appena possibile lo rivendo a persone come me (Valencia e simili sono piene) interessato a questo tipo di mezzo di trasporto, spostamento, vita. Il gioco è fatto: Colombia, arrivo!
(lo so che sembrava un 2/2 ma ci vediamo domani per la conclusione! Ah se solo aveste più pazienza di leggere!:P)

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(1/2) Abilità conversazione sopravvivenza ++ lingua francese e Voyager attrezzato caravvaning campeggio cercasi

Allora, c’era una volta uno scrittore, W. Gibson, parente stretto di Nostradamus, che in alcuni suoi romanzi di sci-fi, fantascienzi un bel po’ ma pure parecchio sociologici (poi passati al secolo, per gli amici, come romanzi cyber-punk) descriveva un mondo, dominato da megacorporazioni (le multinazionali… ma pure roba tipo G&S che non è il GS ma quelli che dicono che i tuoi titoli sono cartastraccia) nel quale la gggente, quella proprio comune, nel cervello c’aveva un host di microchip che veniva usato per ampliare la propria conoscenza ed il proprio bouquet di abilità cognitive ed esecutive. Dovevi pestare uno di botte? Ti riempivi di chip con dentro tutta l’enciclopedia del Kung-fu o di qualche altra potente arte marziale ed il gioco era fatto. A meno che quell’altro, più ricco e più potente, di host non ne aveva due e dentro c’aveva l’eniclopedia del kung fu ed il grande almanacco delle combinazioni di boxe. Lì lui ti fotteva.

Questa vicenda del comprare le abilità descriveva un mondo di strada che uno dice: “Fantascienzo, non esiste questo mondo!”. Tecnicamente non ancora. Ci arriveremo. Ma c’è una stirpe rara, una razza folle ed invidiabile, che ha fatto di qualcosa di molto simile uno stile di vita. I giramondo sono così. Io li chiamavo punkammerda… ma sbagliavo. Mia cugina, di cui ho scoperto di essere ogogliosissimamente cugggino, ha scelto di rifiutare la logica dei tempi imposti dal mondo e dare lei, i tempi, non al mondo ma alla sua vita. Vive NON arrangiandosi ma svolgendo una serie di attività in giro per l’orbe terracqueo. In una comunità si fa questo progetto? Bene.. è in Colombia? Meglio! Volevo vedere la Colombia. A Barcellona puoi aprire una compagnia di teatro di strada e far soldi con una tua passione? Ottimo! Barcellona l’ho sempre amata. IN trentino questo autunno un consorzio paga per raccogliere le mele… Figata! Vado in Trentino. Per fare questo, oltre ad una grande forza di volontà, un vaso molto capiente dove travasare ogni volta le tue radici e un enorme spirito di adattamento, serve una capacità molto autocosciente di definire per se stessi programmi e tabelle di marcia compatibili coi propri tempi a breve e medio termine. Per fare questo occorre rinunciare al lungo termine, negarlo, tenerlo così sullo sfondo che è come l’orizzone: “Fighissimo ma… se non posso sapere ora bene come funziona l’orizzonte che ci penso seriamente a fare?”…
(vi stavate appassionando vero? Ci vediamo domani! siamo già a 400 parole poi non leggete!)

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Lo chiamavano Jeeg Robot

E finalmente si fece sabato 20 giugno. In anticipo sulle sale di cinque giorni, La gazzetta dello sport fa uscire, in allegato al giornale, il piccolo albo di lancio della pellicola di Mainetti “Lo chiamavano Jeeg Robot” , evento cinematografico unico nel suo genere, che unisce, per la prima volta in Italia, il pulp più dissacrato e casereccio alle atmosfere cupe ed iperboliche del cinema dei supereroi. Nel cast, diretto da Gabriele Mainetti, tra gli altri Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli. Il fumetto usciva con quattro varianti di copertine, come nei migliori prodotti dell’universo Marvel o DC. A me è toccata quella di Leo Ortolani, mentre sono disponibili anche quelle di Zerocalcare, Roberto Recchioni e Giacomo Bevilacqua.
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Ancora troppo poco ci è dato sapere sulla trama del film. Il volumetto a fumetti, disegnato da Giorgio Pontrelli e colorato da Stefano Simeone, lancia semplicemente uno sguardo rapidissimo e stuzzicante sull’universo del nostro Enzo Ceccotti senza rivelare nulla, ma proprio nulla. La breve vicenda narrata nelle tavole è collocata temporalmente come ideale sequel del film, senza dirci nulla di quanto avvenuto precedentemente. Serve a farci venire l’acquolina in bocca, nulla di più. Nello stesso momento tanto ci dice sull’approccio narrativo scelto, sul gusto “all’amatriciana” della storia, sulla caratterizzazione molto “street-style” dei personaggi e sulle ossessioni e caratterizzazioni di ciascuno di loro.
Allo stesso tempo, nello snodarsi della piccola storia narrata, ci ricorda sempre come il fumetto, assieme ai colleghi romanzi e racconti ed in collaborazione con un certo cinema di genere, mantiene ancora intatta la sua capacità, soprattutto quando si ancora ai filoni narrativi cosiddetti popolari o di intrattenimento, di parlare della società e del mondo alla società ed al mondo. Il rapporto del “supereroe” con il suo pubblico dal momento in cui diventa un eroe popolare, il collegamento perverso tra immagine personale ed immagine restituita dai social, la crisi dell’uomo comune catapultato su un palcoscencio e subito attorniato da centinaia di emulatori, il rapporto stridente con la propria coscienza e con lìinconscio collettivo, la lotta perenne con il proprio negativo, interiore ed esterno, in un duello che letterariamente comincia in Italia con Calvino e non accenna ancora ad esaurirsi. “Tanta roba(!)” insomma, per dirla come la direbbe Ceccotti! A dimostrare, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che la scuola cinematografica italiana, ancora, sa dire la sua – quantomeno e per adesso, rispetto al tema scelto – e che ancora – per fortuna – l’intrattenimento “di genere” o (meglio) “de-genere” debba a buon diritto essere annoverato tra gli strumenti di comunicazione di massa, vedendosi riconosciuto un ruolo importante nel rapporto con la società.
Ora, non resta che attendere giovedì 25 febbraio, per l’uscita del film nelle sale.
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Ray Ban, Glasses, Inconsci collettivi, Hipsteria

E niente viene fuori che da quando indosso dei curiosi occhiali anni ’80 da pentapartito, una montatura in cellulosa che simula l’osso e tanta dignità di faccendiere da prima repubblica alla Bisignani, succede che ci sta una strana e curiosa calaca di donne, tutte “pseudo” creative che hanno deciso che sull’agendina della loro vita, massimamente urgente pare essere il verbo “conoscermi”.

Parleremo in un altro esecondo momento del baffo. Devo capire se la programmazione mi permette di derubricare il discorso sul baffo già a domani o per caso, tra “Risorgimento di tenebra” cazzi e mazzi, non sia necessario spostare di qualche giorno più in là il discorso sul mustacchio all’insù che ho deciso di farmi crescere. Anche quello pare avere davvero la sua parte. Ed ho capito solo da poco che il trucco per avere baffi perfettamente all’insù era semplicemente recarsi alla “drogheria” sotto casa ed acquistare un piccolo barattolino di “cera per acconciature”. Vedi tu! Il segreto era sotto gli occhi, come l’essenziale, invvisibile.

Torniamo agli occhiali. Più di una volta mi sono chiesto, prima di indossarli, tipo: “La gente fa il diavolo a quattro per le lentine, per non farsi vedere con gli occhiali… e tu? Tu che hai dieci decimi certificati Battaglione San Marco te li scegli come ammennicoli del tuo viso?”. Non eravamo sicuri della scelta che stavamo facendo, è evidente. Ma abbiamo portato innanzi la battaglia fino a compimento… e quindi occhiali alla Bisignani, mentre tutt’intorno è un fiorire di lentine giornaliere, settimanali, mensili, cicliche… noi ci affidiamo ai professionisti del settore e rivolgiamo fiduciosi lo sguardo agli anni ruggenti. A dire il vero ho anche una montatura che supera il grigiore democristiano e si sposta verso lidi gaudenti: la montatura del buon De Michelis. Ricordo a tutti che, oltre che ministro degli esteri in momenti delicati quali il conflitto civile nella ex-yugoslavia, il buon De Michelis è anche l’autorevole estensore della guida” Dove andiamo a ballare stasera?”… per cui, perpiacere!

E quindi, niente, sarà il fascino tutto hispter e bohemien delle lenti vintage, sarà – e su questo sono assolutamente certo – la cortesia ed il mio impeccabile stile (cit.)… ma questo accessorio sta riscuotendo enorme successo proprio dove è gradita tale riscossione: nell’universo della creatività. Piccolo problema su cui riflettere… eh già. Perchè se io in questo momento sto stilisticamente volgendo lo sguardo – a tratti, sia ben chiaro – su un mondo che mai m’è appartenuto e che anzi ho spesso tacciato d’essere Il Male, come l’Hipsteria… a quasi esclusivo scopo “campagna elettorale”… non è che per caso, poi, sto in realtà facendo quello che tutti i grandi artisti del pop e del rock ad un certo punto della loro carriera fanno, ossia rifugiarsi nel sicuro e certo del “vendibile” per non nascondere una profonda ed inguaribile “crisi di idee”?

No gentili, non è quello che sta succedendo… perchè come sapete è un momento di grandissima produttività a volte vicina a volte lontana dal mainstream del consumo… quel che sta succedendo ve lo spiego subito: essendo un gran paraculo, come al solito, mi sto divertendo con una delle mie nuove trasformazioni, con uno dei miei nuovi personaggi… e poi, lo ammetto, essendo sul punto di inaugurare una pagina autore su FB… sto cercando di darmi un tono. Il peggio non sono gli occhiali, ma determinati post strappalacrime/strappamutande che compaiono al far della sera per fidelizzare un gruppo di lettori e lettrici. Anche perchè ho notato che mi viene bene. Sono un prodigioso generatore automatico di stronzate, quando mi ci metto… oltre che di supercazzole!

Insomma questa qui a dirmi di non prenderci/i/mi mai troppo sul serio, che qui e lì fuori spesso siamo costretti a carnevalate ben peggiori del metterci gli occhiali! E a ricordarmi che, siccome questo è massimamente un blog che fa dell’analisi del porno uno specchio per analizzare il real time… (non il canale che è porno di suo, ma la vita vera fuori dsal catodico e lontana dai led e dal plasma)… sappiate che per gli occhiali, finti o veri, il porno ha una nutritissima casistica catalogata al tag “glasses”. Del resto, i celeberrimi “occhiali da porca” con cui la collega, l’amica, la vicina irrimediabilmente si trasforma in una “biondoddio con quella che ci farei!”, ricordandoci un catalogo enorme di fantasie pippettare dalla maestrina severa alla remissivissima e seducente segretaria, passando per la comprensiva dottoressa ed arrivando alla metalinguistica brava ragazza che si spaccia per porca in un provino porno, cosa sono se non la versione femminile dei miei? Occhiale grande era sinonimo di grande potere, quando le gradazioni le si pagava a peso e superficie. Grande potere è sempre stato sinonimo di grande arnese, nell’inconscio collettivo (che è quella cosa simpatica che si attiva un attimo prima di tornare razionali, quando ancora ci diciamo che effettivamente quello con il Q7 o con l’X6 di fronte a noi deve avercelo enorme). Quindi, sì, è evidente, c’è dell’inconscio collettivo fossile che fa sostenere all’ormone di una serie di persone – che spesso si rivelano imarazzantemente generatrici di vuoto assoluto o di livori cosmici – che io sono una persona da conoscere, frequentare e altro.

Bene, che si sappia, a scanso di inconsci collettivi e simili. Io sono l’eccezione che conferma una serie di regole. Io ce l’ho normale!

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Cinico Fotoset: Enrico

Questo set nasce davvero per scherzo con uso di macchine digitali D60 Nikon ed analogiche OM1 Olympus e Holga 135BC. Le pellicole usate sono tutte bianco e nero, marca fomapan, credo 400 asa… non so essere davvero molto preciso perchè non ho con me le specifiche. Volevo riprodurre il gusto ed il senso marcio di certe produzioni che mi rapivano quando venivo sottoposto alla visione di blob da genitori troppo comunisti!

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Enrico fingeva di essere un beone avvinazzato… Non fu difficile convincerlo! Nemmeno fargli irrimediabilmente rovinare una maglietta con un vino che era diventato aceto da tempo, ma tingeva che era una meraviglia! Nikon d60

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Perdonate la compressione, molti dei dettagli si sono persi… ma non era così sfocata… questa è una pellicola Fomapan asa400 scaduta da un paio d’anni almeno… se non di più. Non si tratta di una bianconero nativa ma credo di una monochrome… Holga135bc

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Orgoglioso, in questo scatto con Nikond60, mostra il villoco pelo! Ed una espressione assente e compiaciuta!

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Gli chiesi di non pensare a me, di essere fuori dagli schemi, di comportarsi come si sarebbe sempre voluto comportare… Holga135BC

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Qui mi aveva detto qualcosa come dieci secondi prima… “Aspetta, provo anche a sbavare…”. Nikond60

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Poi si sedette in modo scomposto protestando il fatto che composizione, luce e messa a fuoco, in lomografia, sono dettagli trascurabili… Qui non è un problema di compressione, la foto è proprio oscena. Ma da cinico set… non me la sono mai sentita di escluderla!

 

 

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Ancora stazioni… Lomografie della primavera 2011

Allora, scattare in lomogafica mi rapì nel lontano 2011… era una esperienza nuova e mi permetteva un distacco fortissimo dal digitale che all’epoca imperversava. Per un po tutti ebbero la mia stessa idea, fortuna i filtri e una serie di applicazioni stanno riportando all’ovile della iphoneografia tanti hipster improvvidi e tra poco torneremo all’analogico solo quelli davvero interessati al concetto.

Qui qualche gioco e qualche scherzo fatto con le doppie e le multiple impressioni nella stazione ferroviaria di Giovinazzo. Guardare adesso questo materiale mi da noia… devo trovare uno studio fotografico che faccia uno sviluppo serio e coscenzioso dei miei materiali… in alcuni casi l’operazione è stata condotta malissimo. Ma anche questo è il bello della lomografia.

Materiale realizzato con Diana135mm, Holga 120mm ed Holga 135mm (una delle più versatili compagne di viaggio lomografiche)

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Bisettrici realizzate sovraesponendo fronte retro i binari: Diana135mm

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Sottopasso in Diana 135 con pellicola XPro, ossia sviluppata con procedimento normale pur essendo una diapositiva. so che senza un buono studio di sviluppo si rvela davvero problematico, sebbene il risultato sia angosciante il giusto

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Binario Morto e 20 (il medio formato restituisce dei dettagli fantastici a volte. Adorabile vignettatura di sfumato intorno.

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Holga120 in bianco e nero nativo. Inutile, il mio materiale preferito. Doppia e con prospettiva a fuggire. Questa foto rende tantissimo, anche stampata, pur nella sua malinconicità assurda!

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sc003c5c89Marinettianamente mi piaceva l’idea di rendere quel che si vede da un finestrino del treno se si guarda di qui e di là… Impietosa la luce è scesa tanto tra primo e secondo scatto! Sgrunt!

 

 

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