Archivi categoria: Il condominio vivente

I miei binari… 2/4

Questo è il risultato di una uscita fotografica immaginata per scattare altrove. Avrei dovuto visitare una fabbrica ed un magazzino abbandonati. Purtroppo inaccessibili. Ho ripiegato, con l’amica Iolanda, sulla stazione abbandonata di una vecchia tratta in disuso da decenni: quella che collegava la cittadina di Bitonto alla frazione marittima di Santo Spirito. Purtroppo anche lì, davvero poco. Abbiamo ripiegato sulla Stazione FFSS che coi binari, gli scambi, i sottopassaggi ed altro, comunque continua ad avere per me un certo qualche fascino. Anche perchè mi offriva interessanti spunti di composizione e di esercizio. Questo è il risultato… Spero vi piaccia.
31-12-2015 Santo Spirito, Stazione ferroviaria e Stazione abbandonata.

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Il primo è uno scatto rubato all’inconsapevole Iolanda che mi aveva a “Aspetta… fammi passare!”. Ma io niente. La gente che fugge, che corre, che s’affretta… a me è sempre piaciuta. Ed allora ho sparato una piccola esplosione per scomporre ancora di più e dare quel senso soggettivo di fretta. Sì, l’avrete capito: scoppiare le immagini ha un forte effetto terapeutico a volte per me!

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E così ho scoppiato anche questa, cambiando solo leggermente l’angtempo perchè il senso di sprofondo nel corridoio fosse più violento.I corridoio vuoti mi piacciono perchè creano scomposizioni ansiose.

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Girovagando ho trovato questa piccola epigsu un muro. Nulla che avrebbe normalmente attirato la mia attenzione se non fosse per quel numero due, lì vicino, a suggerire una seconda possibilità, un nuovo tentativo. E così ho scattato. Leggo molta voglia di didascalico nei miei ultimi scatti. E’ tanto che non faccio ritratti… oddio spero di farne tanti a breve, ma… mi piace comunque questa nuova dimensione.

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Ed eccomi ad un vecchio classico delle mie foto: far scoppia binari fingendomi un treno che ha deragliato. MI piace e mi aiuta molto ad elaborare gli esercizi di composizione sulle linee e sui punti di fuga. Ma alla fine è uno scatto di una banalità allucinante!

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Photoset Old Tattoes Happy Lives

Allora, questo è un altro progetto fotografico molto più a lunga scadenza che ho cominciato con una modella d’eccezione, la mia supercugina giramondo, Gaia! Guardatevi pure le foto, vi suggerisco di farlo con questo sottofondo cadaunato idoneo (cit.).

Rock Numa - Wrong Smok

Quel che vorei questo progetto di accumulazione regalasse è il bisogno fortissimo che ho di lenire una paura: quella di veder invecchiare e sbiadire i miei tatuagg un giorno… Avevo bisogno di tatuaggi invecchiati, rovinati, da ribattere…

Flower Power

Perchè io non so bene per quale idea o concetto, soprattutto al tatuaggio rovinato e sbrecciato e sbiadito si tende storicamente e socialmente a dare una stigma ancor peggiore della semplice “decorazione”. E’ come se, oramai, sdoganato il concetto di marchio sulla pelle, ciò che resta è la consapevolezza che i tatuaggi belli e rampanti ce li possono avere tutti… ma chi porta addosso qualcosa di sbiadito, è lui il cattivo.

So It Goes - Selfmade

Ecco volevo proprio andare ad intervenire su questo concetto. Lo sapete, non ho mai amato apprezzare il bello che è bello per tutti. Non mi sono mai piaciuti i sorrisi e le pose fashion. Non ho mai voluto ricercare chissà quale pop o popolare o trendy. A me piacciono le cose rotte, a me piacciono le cose sporche… a me piace tutto quello che puzza di sudore vissuto e non di deodorante per le ascelle a coprire lezzi di stantio.

The Owl

Ho avuto la fortuna di cominciare con mia cugina Gaia, una splendida e felicissima giramondo. I suoi tatuaggi erano tutti legati a concetti, esperienze, momenti vissuti, persone ed esseri cari. Scattare con lei è stato divertente. Scoprire i significati, riutilizzare il biancoenero contrastato per tirare fuori i dettagli, scherzare con le “pose” facilifacili. E parlare di noi, di lei, di me. Perchè dietro tatuaggi “anestetici” cioè non estetici, c’è sempre una ricerca, un vissuto una vita, una verità vera quando si è fatto il tatuaggio… cristallizzata in quel momento… e non ci interessa più se ancor vera o non più vera. Ed allora guardare, leggere e scattare diventa un viaggio dell’anima.

Achilles

Ovviamente adesso cerco altri modelli o altre modelle. Piercing, alterazioni del corpo, tatuaggi, piedi rotti per la danza, mani sfondate per la boxe… tutto quello che parli di un amore, di una esperienza, di una vita! Fatevi pure avanti: compenso un caffè e quattro risate. O se preferite una birra e quattro risate!

Dai, Fuck Die!

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This War of Mine – 5/5

Oggi termina la proiezione di qsto set…

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Madonna con bambino (The owl)

Eppure io ebbi modo di vedere attraverso gli scoppi che i proiettili avevano regalato a quella vetrata infrangibile, il disegno puro e semplice di una speranza: una donna che teneva un bambino in braccio, come una madonnina… ed a me comunicava quiete come un abbraccio materno, ad altri una religiosità ed una spiritualità che non conoscevo. Ma ci stavano bene. Una sera, riguardandola, vidi una civetta. Ci stava bene uguale.

High Hopes

Qualcuno è passato di qui… ed ha pensato che alle volte può essere banale e scontato, ma è profondamente ero. La musica, anche se surrelamente, riesce ad ancorarci alla nostra umanità ed alle nostre emozioni… anche in luoghi in cui regna desolazione, guerra ed abbandono.

Grazie a tutti per la pazienza e per la visione!

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This war fo mine -4/5

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Trains for Nowhere this side

Questo binario portava al nulla. Anche i binari sanno essere abbandonati. Anche i binari sanno inquietare. Rievocano ricordi di camini e luoghi di morte e desolazione. Qui, oggi, ancora di più, molto più che le rotaie dei trenini elettrici.

Cracks in reality

Esiste un mondo delle illusioni, un mondo fatato che siamo convinti di abitare. Questo è quello che succede alle lenti con cui guardiamo quel mondo quando ci scontriamo con la guerra, con l’abbandono, con la desolazione. La realtà si ferisce di squarci e va in mille pezzi… per come la conosciamo, noi.

Under the skin

Quando lulsavano, inviavano comandi, chiedevano consensi, tutti questi sistemi conoscevano un ordine vivo e reale. Ora giacciono così, scomposti… come tanti vermi che non conosconop logica, si raggrumano, si intrecciano, si soffocano da soli e restano morti.

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This war of mine – 3/5

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

The veins

Sotto i controsoffitti dei grandi edifici corrono sistemi di areazione fatti così. Ricordano coi cavi elettrici e tutto il resto delle vene e dei nrvi. Quando tagli via le vene dei polsi, le tendi.. e queste non ritornano a posto senza la pressione del sangue. Restano lì afflosciate.

Abbiamo già bruciato i libri una volta...

Ci pensiamo sempre a quanto drammatico sia il rogo dei libri. Lo abbiamo visto una volta, ed unavolta in più l’abbiamo sperimentato. Sempre durante le guerre. E’ un momento atroce, quello in cui i libri vanno in fumo. Eppure, sepsso non pensiamo a quanto sopravvivere al freddo possa portarci a compiere azioni assolutamente inconcepibili. Bruciate i miei, se vi serve a non morire di freddo!

Huston, we've got a problem...

C’era Iolanda che si guardava intorno, c’ero io che scattavo. Sembrava una piccola astronauta o una rovistatrice in tempi di guerra, abbandono e desolazione. Mi sembrava stesse per dirmi: “Qui non c’è niente che serva!”… ed ho scattato… e questa foto si chiama Huston, we’ve got a problem! Perchè la desolazione e l’abbandono sono sempre un problema, serio!

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This war of Mine -2/5

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Zero is for Ground

E la citazione qui è fin troppo facile. Alla fine lo zero denuncia il livello più basso… e la guerra è sempre il livello più basso come concetto applicabile all’intero corpus sociale. Una guerra, l’abbandono, la distruzione… sono il ground zero di tutto. Ovviamente, mettere a fuoco e non esplodere era impossibile!

Scarpe rotte...In Una guerra nessuno pensa a piccoli e semplici dettagli, come al fatto che tenere i piedi custoditi al caldo sia una cosa importante, quasi vitale. Le scarpe, si ammazza per le scarpe, in guerra. Le scarpe sono la prima cosa che si ruba ai cadaveri. Anche rotte… perchè bisogna andare!

Please give me panic!

So bene che la prospettiva è importante… ma a me andava molto e davvero tanto di distorcere un attimo le cose. Aiutato dal grandangolo ho volutamente inclinato di qualche grado la trave e tutti quanti i pilastri perchè si accenntuasse quel segno preciso di precarietà, di scivolamento… e perchè la cosa mettesse ansia, panico. Come lo metteva a me quel vuoto colonnato e quel mucchio di macerie lì.

... and some water, please!

Il plotone di bottiglie d’acqua smezzate era forse ancor più inquietante delle scarpe a paia riprese sopra. Perchè le scarpe le puoi abbandonare, le bottiglie d’acqua denunciano e gridano il quotidiano. E declinare il quotidiano lì è qualcosa di davvero inconcepibile, orribile.

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This War Of Mine – 1/5

Altro set fotografico. Dite: “Ma questo quanto cazzo scatta?”. In realtà ancora molto meno di quanto vorrei. E poi guardando le foto dite: “Ma questo scatta solo robe tristi?”. Eh non proprio, però… Se vai in un posto abbandonato non è che ti senti accolto proprio a casa! E Gintoki mi perdoni lo stile parafrasato.

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Le riflessioni che facevo mentre scattavo queste foto, in un’ala diversa da quella dello showroom, erano tutte differenti. Quasi sempre richiamavano al tema del “bellico”, che non è mai bello. Ispirato anche nel titolo dal videogioco indipendente “This war of mine” mi sono sentito un rovistatore alla ricerca di qualcosa che mi facesse sopravvivere. E mi sono scoperto a scattare sempre più desolato, spaventato, da quella realtà trasformata in rudere. Macerie e tracce di quotidiano… devastanti.

The Violator

Le sbarre tagliavano fuori in modo metallico e violento, eppure lasciavano intravedere all’interno, sfocate, tracce devastanti di desolazione, saccheggio, abbandono. C’erano queste sbarre e dietro le vene dell’edificio. Tagliate.

Welcome

Poi le parole, solite e beffarde, ad accoglierci in quella grande casa distrutta, in quel mondo incomprensibilmente sfatto eppure ancora ironicamente sorridente. Le parole sono importanti!

The basement

Alle volte scatti in modo banale. Vedi una galleria di colonne che si ripete e ti dici che c’è ritmo dentro. Poi scopri che più che il ritmo, a farti paura è l’effetto qi quel soffitto di cemento senza null’altro appiccicato sopra… quel soffitto che corre sempre uguale, a perdita d’occhio, incombente!

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Efhifhte una memoria fhtomatologica? (cit.)

“Efhifte una memoria fhtomatologica?”. Sergio Rubini in Denti lo chiede ad uno degli specialisti cui si rivolge, con la scusa che solo lo sfiorare con la lingua i suoi putrscenti alveoli dietro le gengive marce gli riporti alla memoria dettagli del passato che credeva di aver perso.
Denti è uno splendido film. Elaborazioni, perdite, maturazioni.

Purtroppo non efhifte una memoria fhtomatologica. Come non sono censiti casi, se non rarissimi e frutto di complicate mutazioni genetiche, di terze dentizioni complete. O ancor più rari casi di terze dentizioni parziali, con interessamento solitamente di un singolo molare. Il molare dopo non rispunta. Quel che preme sotto è un gemello ritenuto.

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Eppure sognare i denti, i denti che cadono, i denti che si spezzano, il mal di denti… “Curali… la colonna vertebrale, l’infarto, le gambe storte, la cervicale!”. I miei sono marci. Colpa di un difetto trasmesso da mia madre, in utero e di un corredo cromosomico non proprio MentadentApproved trasmesso da mio padre. I molari mi sono nati tutti cariati, quelli di seconda dentizione. Le mole del senno già scoppiate. O mi faccio pulire i denti ogni sei mesi o sono fottuto. “Aspettiamo che cadano tutti, poi facciamo un impianto generale!” è stata la sentenza del dentista, quando abbiamo terminato di estrarne 11. Sorrido, ho tutto quel che serve per sorridere… ma non ho un buon rapporto coi miei denti. E col mo sorriso. Copro la bocca. Sorrido di labbra.

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questo nonmi esime dall’essere maniacalmente attaccato alla mia spesa compulsiva per l’igiene orale: spazzolini e dentifrici e colluttori. Tutti in ordine, in bell’ordine.

Efhifhte una memoria fhtomatologica? No, ma che peccato. Che peccato davvero. Passare dietro i denti la punta della lingua e sentirci il dolce del profumo di Felce Azzurra e di Denim aftershave verde… il bagno caldo di Elisa con il tuppo bianco sempre in ordine anche il giorno che la salutai senza che mi vedesse e il profumo educato e maschile di Raffaele, sempre in macchina, pronto all’appuntamento con Funzionari e Commendatori: “Sempre, Mnì (bambino in giovinzzese), sempre il pettine in macchina ed il profumo!”. Che strano sarebbe il salato subito dopo, quando la punta s’inclina a leccare le vene sottolinguali e tu ritrovi lì, intatte, le sedici mensilità di vita vissuta da regista del film erodrammatico di cui eri protagonista… Amanda, Beatrice, Claudia, Demetra, Erminia, Flavia, Gemma… E quando senti che il saporito cede il passo all’insostenibile, al salato delle lacrime altrui, arriva la nota acidula, “asprigna” delle solitudini di ogni fine riprese di quello stesso film. “Quando avrai finito anche con lei, la scena, di tutto questo, oltre all’odore, che ti resterà?”.

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L’amaro, quello che ci hanno messo lì infondo, quello che devi cercare di sentire, se vuoi una completa efthperienfha di memoria fhtomatologica.Perchè è così dietro e così al centro che ti ci capita per caso… o lo devi ricercare con convinzione. L’amaro. L’amaro del capirsi, del volersi, del desiderarsi solo. Per un bel po’. Non che sia espiazione… solo bisogno di silenzio, quiete, dopo la confusione. C’è stato il piccante… il piccante del sogno di vite nuove, di vite che non avresti pensato t’entrassero più. Come i jeans obiettivo. Quello era piccante, piccante davvero. Il problema è che quand’anche avessimo alveoli come acini a trattenere memorie, non avremmo parti di lingua adatte a quell’esperienza. Il piccante sta sul palato, dove non ci sono alveoli. C’è da aspettare per quelle memorie, perchè sedimentino e cambino sapore. Il piccante, la più bella delle esperienze gustative, quella no… non abita sulla lingua. Non ha alveoli di memoria, dietro i denti.

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Fortuna che “No, no signor Antonio, mi spiace. Non esiste una memoria stomatologica.“.

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