Archivi categoria: La mia personalissima Teogonia

Nei memorabilia di…

immagineNei memorabilia di ogni maschio adulto che sia nato alla fine degli anni ’70 o all’inizio degli anni ’80 c’è una cosa grande quanto una casa e con un nome che stuzzica palati ed appetiti per la sua ssonanza a certi supereroi: signori e signore, prima di Rocco Siffredi e prima del Cocktear, ossia “Il CAzzettiere” supereroe dei porno schicchiani… c’era lui, ci stava lui di tuto diritto:

895_001Gabriel Pontello ovvero Supersex!

Il supereroe non è un supereroe ma un alieno che, giunto sul pianeta terra e malsopportando l’atmosfera, ha bisogno di occupare un corpo e trombare per sopravvivere. Per farlo utilizza un fluido che egli stesso ha definito altamente erotico e che lo rende irresistibile al gentil sesso. Tormentone classico in tutte le robe dei supereroi: “Ifix Tcen Tcen” che nessuno sa cosa vuol dire ma lo urla sempre al momento dell’orgasmo e fa un sacco fico e marchio di fabbrica.

Dopo i primi sette episodi in cui il corpo ospite cambiava, l’alieno Supersex incontra Gabriel Pontello, agente della polizia francese resistente e temprato alla fatica. Con lui instaura un proficuo sodalizio costellato di successi a letto ed in brillanti operazioni di spionaggio.

keep-calm-and-ifix-tcen-tcenAlla fine le storie avevano una autorialità pari ai romanzi di Segretissimo – dove c’era almeno e per forza sempre un pompino – e andavano via tra 7 trombate e 4 pagine di storyboard non zozzolercio… ma lo spazio fotoromanzesco era un piacere per gli occhi. L’ultimo esemplare trovato, era abbandonato in una discarica di trombate mercenarie o a buon mercato in un edificio abbandonato. Avrei voluto prenderlo ma ho temuto sul serio malattie veneree a motopompa.

cropped-mileyC’è speranza di rivederlo? Renzi dovrebbe, regalandoci un esempio di dematerializzazione davvero godibili che riporti, in versione pdf x ogni formato le avventure di Supersex!

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Signori, dalla Teogonia… Go Nagai

Allora… sarò brevissimo e categorico. Go Nagai è entrato da quando ero piccolo nella mia personalissima Teogonia. Lo pregavo intensamente, ma proprio intensamente, perchè, per dire, qualcosa di artistico che mi riguardava andasse veramente bene, ma proprio veramente bene. A differenza di Schicchi, che sta sempre in mezzo quando in mezzo ci stanno i soldi, Go Nagai non si vuole mai immischiare in robe del genere. Go Nagai disegna. Go Nagai è quello che partorisce idee geniali e ci fa sopra robe che appassionano il mondo intero con poco, veramente con poco, tipo matita, gessetti e robe così. Ecco… tipo Ysingrinus… però un pelino più conosciuto.

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Go Nagai ha fatto Devilman e Jeeg… io prego Go Nagai ogni mattina prendendo il caffè… di modo che lui mi assista nella fase di creazione delle cose che scrivo, massimamente il blog, il blog autore nel mentre e poi tutte le storielle fantascienze e spaventose. Ultimamenmte Go Nagai mi sta volendo davvero tanto bene, ma proprio tanto bene… e quindi in libagione, oltre a questo post, sto per offrire ad Amon, il dio del male di Devilman, il sangue di tre vergini in croce… No, non avete capito, non le crocifiggo… me ne bastano tre.

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Il divo Riccardo Schicchi

Dopo aver chiarito chi sono, nella personalissima Teogonia, personaggi come gli importantissimi Biondoddio e Gesummaria… (Biondoddio è il salvifico delle fighe che conosci bellissime e ti vuoi fare, Gesummaria è tipo la divinità cui rivolgerti se hai perso le chiavi o hai da spicciare problemi veniali in casa.. una sintesi di lari e penati, un pupazzetto buono del focolare domestico) Dopo avervi ricordato che l’angelo custode è Darth Vader (lui veglia sui tuoi sonni e sogni e se qualcuno vuole farti del male se la deve vedere con lui)… dopo avervi chiarito che Hannibal Lecter è una sorta di cherubino che suggerisce modi e tempi dell’agir a seconda del risultato atteso… Ricordandovi che Nikola Tesla è quella divinità che sovrintende ai processi creativi tipo una pizia, un oracolo o qualche altro tossicodipendente creativo così…

… Riccardo Schicchi è, invece, il divo che si occupa di condurre in porto i primi appuntamenti ed i percorsi amorosi con persone normali. Sovrintende inoltre alla fase di selezione delle candidate a divenire tue compagne più o meno stabili in un percorso di vita dalla durata variabile tipo da una settimana a un sacco di decenni (a seconda del tuo stato di conservazione) e suggerisce i test da effettuare e le skill da verificare della candidata. Il santino di riferimento, da custodire gelosamente in duplice copia, una nel portafogli una infrattata nel luogo dove massimamente avvengono le prime copule, lo ritrae sorridente, giulivo, seduto su un divano nero in finta pelle.

Non dimenticate mai di rivolgere a Riccardo Schicchi una preghiera, prima di scegliere se accettare o meno un primo appuntamento. Pare porti anche molto bene rivolgergli un pensiero sincero mentre ci si profuma, prima di uscire e recarsi in un luogo dove è possibile fare nuovi incontri. Pare le sue manifestazioni siano accompagnate da dispercezioni olfattive definite dai fedeli: Un lezzo comunque inebriante: un po’ patatine puff al formaggio, un po’ calzini bianchi di spugna sudati.

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Il mio amico pornografo

Per un po’ di post mi perdonerete se vi ricordo di visitare anche il nuovo blog della Karashò e seguirlo!

 

Lo sapete, mi avete spesso sentito invocare personaggi fantastici, fantasmagorici, formidabili: Darth Vader, Hannibal Lecter, Biondoddio e Gesummaria. Ultimamente mi avete sentito invocare Riccardo Schicchi.

E’ il momento di presentarvi un altro protagonista assoluto della mia personalissima Teogonia: Erik Thoir, pornografo. Vi ricordate come funzionano certe cose, no? Donatello, scultore. Baudelaire, poeta. Rimbaud, cazzaro (più o meno). Apollinaire, depravato. Ecco, Erik Thoir, pornografo. E quando morrà, spero il giorno più lontano della Storia, metteremo accanto alla dicitura l’alfa e l’omega.
Veniva da lontano, dall’Indonesia. Dov’è? Non lo so. La confondo sempre con la Malaysia, con la Birmania. Non sono molto sicuro. Sono quasi certo si tratti di una roba tipo isole e isolette. Credo. Protesto forte ignoranza in materia sebbene, a differenza di quello screanzato pazzerello di Ferrero, collega sampdoriano, io sappia benissimo che Indonesiano e Filippino sono due cose diverse e mai mi sognerei di dire “MOratti è un fesso che s’è messo al timone il filippino”. Scherzando di pessimo ma divertentissimo gusto sul fatto che i filippini costituiscono i 10/11 della nazionale di governanti di casa mondiale dei ricchi.

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Thoir come tutte le cose strane che arrivano da quei paesi strani, è uno che di mesteire fa i soldi. Cemento, palazzi, tanti palazzi, tante costruzioni. Da piccolo però non amava i Lego. Adorava i giornali. Quindi, palazzinaro e imprenditore edile ma ben ancorato al sistema dell’informazione del suo paese. Uno così, all’inizio, prima di sapere alcuni dettagli affascinanti, mi dicevo che doveva comprarsi il Milan, non l’Inter… per evidenti assonanze con la vecchia dirigenza. Amo il Gattopardo, del resto… e “Tutto cambi perchè nulla cambi!”. Invece no…

Ora sono contentissimo che Erik Thoir sia il nostro presidente. Per dire: uno così gli Juventini se lo sognano. Uno così: proprietario di tantissime cose tra cui pacchetti azionari di colossi dell’editoria multimediale niente male… come Brazzers e Naughty America. Mica roba da poco! Ecco perchè sono due anni che vi invoglio a fare account annuali a pagamento su quei siti: una pugnetta al giorno e contribuite al pagamento dello 0,0001% di persone come Icardi, Palacio e simili. Juventini cari non dite che non vi fate le pugnette! Juventini cari non protestate ignoranza dicendo “Io vado sui siti gratis…”. Quelli li ripagate con la pubblicità… spero non ignoriate che i proprietari dei siti gratis sono gli stessi dei siti a pagamento!

Bene: Erik Thor, abbreviato ET come il mio migliore amico di sempre, Erik Thoir è il santo da pregare prima di rivolgere la propria attenzione ad una qualsiasi intrapresa economica. Pregatelo forte, ogni mattina… Tipo Ganesh, quella specie di elefante col volto un po’ bloso ed il corpo antropomorfo! Ed offritegli libagioni spesso, molto spesso. Ne sarà felicissimo e le cose andranno bene. Perchè con l’Inter non funziona? Mai sentito parlare di Eccezione che conferma la regola?

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Torna presto padrepio…

Il corpo imbalsamato o incerato di padrepio ha fatto un viaggio. Credo fosse la prima volta che si spostava dal disco volante parcheggiato in seconda fila sul piazzale dell’ospedale di San Giovanni Rotondo. La faccenda ha avuto un’eco imbarazzante sui giornali. La questione è stata anche al centro di alcuni tavoli tecnici per sicurezza ed ordine pubblico. L’auto su cui padrepio ha viaggaito è stata scortata da un drappello congiunto di Polizia e Istituti di Vigilanza privata. Temo che Città del Vaticano non abbia fornito alcun contributo economico alla vicenda. Imbarazzante. Continuiamo a sostenere costi enormi per spicce forme di idolatria.

Quel che terrorizza sopra ogni altra cosa è il “mood” fa notizia, accostato ad ogni spostamento ed avvenimento minimamente collegato alla statuetta cerea di padrepio – non sono spoglie, non è il corpo… sono I RESTI. “Oggi padrepio è andato… ieri padrepio è stato spostato… domani padrepio andrà!”. Il tutto in collegamento da Roma, un servizio al giorno. Per chi è pugliese, i servizi sono due, perchè ogni giorno c’è un pezzo con le interviste al santuario, le interviste di gente che aspetta il ritorno della statua, gente che è accampata lì fuori a far la guardia al discovolante vuoto in attesa del ritorno della statuetta.

Non so davvero se mi fa più paura gente come Salvini o persone all’apparenza comuni accampate che, nel giorno della Misericordia, affermano: “Ci costa molto lasciar andare il nostro padrepio… non è giusto che lui debba lasciare il santuario… però è un ordine e dobbiamo rispettarlo! Certo, se c’è un santuario potrebbero venire loro a vederlo, non dovremmo essere noi a lasciarlo andare. Siamo molto in pena, ci costa molto!”. Una forma di misericordia che con estrema facilità fa rima con l’espressione: alla faccia del cazzo!

Ho sciolto ogni riserva: un comune fedele di padrepio è molto più spaventoso e pericoloso di un Salvini qualsiasi.

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Lo chiamavano Jeeg Robot

E finalmente si fece sabato 20 giugno. In anticipo sulle sale di cinque giorni, La gazzetta dello sport fa uscire, in allegato al giornale, il piccolo albo di lancio della pellicola di Mainetti “Lo chiamavano Jeeg Robot” , evento cinematografico unico nel suo genere, che unisce, per la prima volta in Italia, il pulp più dissacrato e casereccio alle atmosfere cupe ed iperboliche del cinema dei supereroi. Nel cast, diretto da Gabriele Mainetti, tra gli altri Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli. Il fumetto usciva con quattro varianti di copertine, come nei migliori prodotti dell’universo Marvel o DC. A me è toccata quella di Leo Ortolani, mentre sono disponibili anche quelle di Zerocalcare, Roberto Recchioni e Giacomo Bevilacqua.
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Ancora troppo poco ci è dato sapere sulla trama del film. Il volumetto a fumetti, disegnato da Giorgio Pontrelli e colorato da Stefano Simeone, lancia semplicemente uno sguardo rapidissimo e stuzzicante sull’universo del nostro Enzo Ceccotti senza rivelare nulla, ma proprio nulla. La breve vicenda narrata nelle tavole è collocata temporalmente come ideale sequel del film, senza dirci nulla di quanto avvenuto precedentemente. Serve a farci venire l’acquolina in bocca, nulla di più. Nello stesso momento tanto ci dice sull’approccio narrativo scelto, sul gusto “all’amatriciana” della storia, sulla caratterizzazione molto “street-style” dei personaggi e sulle ossessioni e caratterizzazioni di ciascuno di loro.
Allo stesso tempo, nello snodarsi della piccola storia narrata, ci ricorda sempre come il fumetto, assieme ai colleghi romanzi e racconti ed in collaborazione con un certo cinema di genere, mantiene ancora intatta la sua capacità, soprattutto quando si ancora ai filoni narrativi cosiddetti popolari o di intrattenimento, di parlare della società e del mondo alla società ed al mondo. Il rapporto del “supereroe” con il suo pubblico dal momento in cui diventa un eroe popolare, il collegamento perverso tra immagine personale ed immagine restituita dai social, la crisi dell’uomo comune catapultato su un palcoscencio e subito attorniato da centinaia di emulatori, il rapporto stridente con la propria coscienza e con lìinconscio collettivo, la lotta perenne con il proprio negativo, interiore ed esterno, in un duello che letterariamente comincia in Italia con Calvino e non accenna ancora ad esaurirsi. “Tanta roba(!)” insomma, per dirla come la direbbe Ceccotti! A dimostrare, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che la scuola cinematografica italiana, ancora, sa dire la sua – quantomeno e per adesso, rispetto al tema scelto – e che ancora – per fortuna – l’intrattenimento “di genere” o (meglio) “de-genere” debba a buon diritto essere annoverato tra gli strumenti di comunicazione di massa, vedendosi riconosciuto un ruolo importante nel rapporto con la società.
Ora, non resta che attendere giovedì 25 febbraio, per l’uscita del film nelle sale.
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Ricordi, memorie… scordare… scordate…

Si dice dimenticate. Scordate è dialettale. Scordate è ambiguabile (googlogismo). Scordate sono le corde che non suonano correttamente. E a me qualcosa nel ricordo, ossia nel non scordo… suona invece scordata.

Non è che siccome ti vergogni del fatto di aver collaborato ad uno sterminio sistematico di 6milioni di persone, per distrarre la gente da questo fatto ed inventarti i tuoi martiri da scaricare addosso a chi ti ricorda che hai ammazzato gli ebrei… tu decontestualizzi le foibe e ci costringi a ricordare, senza contestualizzare. I morti sono tutti uguali, le ragioni per cui in guerra ed in conseguenza di una guerra si crepa come cani, sono spesso profondamente diverse!.

Io nella giornata del ricordo, non scordo, soprattutto perchè mi sembra un concetto profondamente accordato, il discorso di Mussolini a Pola. I dittatori sono simpatici perchè finchè governano non si rendono conto della portata di quel che dicono per le generazioni future e quindi… poi… se non le scordi le trovi accordate al tuo ragionamento.

Mussolini disse: Di fronte a una razza come la slava, infe­riore e bar­bara, non si deve seguire la poli­tica che dà lo zuc­che­rino, ma quella del bastone. I con­fini ita­liani devono essere il Bren­nero, il Nevoso e le (Alpi) Dina­ri­che. Dina­ri­che, sì, le Dina­ri­che della Dal­ma­zia dimen­ti­cata!… Il nostro impe­ria­li­smo vuole rag­giun­gere i giu­sti con­fini segnati da Dio e dalla natura, e vuole espan­dersi nel Medi­ter­ra­neo. Basta con le poe­sie. Basta con le min­chio­ne­rie evangeliche.

Basta con le minchionerie evangeliche, appunto: hai rotto il cazzo vent’anni ad una popolazione incolpevole? Hai perso, dopo? Zitto e ti tieni la fisiologica conseguenza delle tue azioni. Altrimenti istituisci una giornata del pentimento e prima di chiedere che si ricordino i tuoi compatrioti ricacciati a casa, chiedi scusa per le vittime slovene, croate, serbe, fatte durante la tua snazionalizzazione, occupazione, espansione.

Se non volete essere più amici di questo blog… dopo questa… fate pure, ma ricordate di essere antistorici e di avere in odio un principio profondo che regola il mondo: il nesso di causalità… a causa corrisponde effetto!

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Non me ne vogliate, è un omaggio che sento di fare

Sulla struggenza, proprio la struggenza del personaggio tratteggiato. Che è qualcosa di più del misantropo non snob di Moretti, solito, molto autobriografico. No… è un essere umano fragile ed assoluto che esterna le sue paure, mettendosi a nudo mentre confessa un omicidio… all’inizio passando per matto, poi, con lucidità, accusandosi razionalmente. Davanti ad una legge che resta sgomenta da tanta emotività.

Credo sia forse il pezzo più alto della cinematografia di Moretti che, dopo, in aluni momenti, mi ha anche molto deluso.

Vi invito a guardarlo, anche se avete dei dubbi su Moretti.. perchè credo sia davvero un pezzo molto poetico

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Riflessioni a dieci giorni…

Tipo così: arriva un tizio che si chiama Rohani, incidentalmente un capoccia di uno stato islamico di fede sciita, a ricambiare più o meno la visita di una tizia che si chiama Serracchiani, tornata da quello stato tipo da due settimane… e in Italia si scatena il patatrack. Le statue dei Musei Capitolini, quelle più zozzolerce, vengono messe sotto un enorme burqua di cartone per evitare di turbare la sensibilità dell’ospite. Il tutto dopo che la nana vicepresidentessa del PD, durante la visita, per non turbare la sensibilità di chi ospitava (sarebbero sempre ospiti però poi si fa confusione) si è velata con uno chador.

Come a dire che: o questi signori iraniani sono proprio gente ultrasensibile oppure il principio di reciprocità nei rapporti tra stati, il galateo istituzionale ed il buon senso, oltre che l’amor patrio (quando mai – dubito – ce ne fosse stato) si sono disciolti nell’indifferenza, come uove di scimmia di mare. UovE, avete letto bene, è un cit.

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Tipo così: questi signori che abbiamo ospitato e che – duole dirlo ma bisogna dirlo – a casa loro pretendono che noi rispettiamo le loro usanze, tipo velarci, non baciarci in pubblico, toglierci le scarpe per entrare nelle moschee… hanno così tanta difficoltà ad accettare che le nostre usanze siano quelle dell’orgoglio con cui testimoniamo il nostro primato (ne abbiamo pochi, è il caso di testimoniarli con orgoglio) nell’arte e nella buona cucina? No! E dunque noi, da stronzomerdoni senza amore per noi stessi, mettiamo il burqua alle statue. Molto offensiva. Ben oltre i limiti dell’autolesionismo come cosa.

Punto 1: dopo aver rispettato te, io PRETENDO tu rispetti me a casa mia… se ti da fastidio vedere due sise e una passera liscia liscia e senza spacco che pare quella della Barbie ti porto sul GRA (visto che la tua cultura religiosa da rispettare non conosce l’abitudine alla produzione plastica o grafica di supporti artistici) ma, mi spiace per te, le mie belle cose non le copro!
Punto 2: dopo aver rispettato te, io PRETENDO tu rispetti me, anche solo per una questione di mera dimostrazione di autostima. Io ti ho offerto comprensione, rispetto e tolleranza (guardate che conformarsi seriamente ai dettami di buona educazione, non solo di civiltà, islamici, è un casino!) tu fai lo stesso! Mi dici: “scusi, ci sono sise? Perchè se sì gradirei guardare altro, mi riporti alla pagina dei gattini! (come su flickr davanti a contenuti rated 18+)(mai pagina dei cagnolini… sono Satana per l’islam… ecco perchè il politically correct flickr non dice pagina dei cagnolini o dei serpenti ma dei gattini).
Punto 3: stiamo sempre a fare la guerra coi francesi! Abbiamo perso anche stavolta… ci resta solo la coppa del mondo… perchè quelli, quando lo stesso signore molto impressionabile ha obiettato: “Il vino a tavola no!” hanno detto: “Va bene stronzo, non sai che ti perdi… a letto senza cena, al massimo colazione di lavoro e succhi di frutta!”.

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E no… noi siamo il paese che finge di ignorare che siamo di fronte al capo di stato di uno dei nuovi CONSUMER LEADERS di audiovisivi pornografici. Iran, Iraq e Afghanistan, dopo Enduring Freedom in Medio Oriente, hanno conosciuto una “POrno Renaissance” che è stata studiata come fenomeno di mercato nello scorso decennio da fior fior di economisti. A ‘sti zozzoni, però, gli copriamo le sise delle statue. Siamo sicuri che nelle loro stanze d’albergo sia stato messo il parental control a sky? Avete inibito i digital channels “Radio Maria”, “Teleradio Buon Consiglio” e “Radio Padre Pio”?. Avete inibito l’accesso a quel contenitore truffaldino che è Primafila? Dve stanno i porno amatoriali di merda? E se questo non è stato fatto: avete guardato la distinta spese delle loro camere? potrebbe riservare interessanti sorprese il numero di “eventi a pagamento” acquistati… sì, se non vi scrivono cosa: è un porno!

Ora: io rispetto tutti e con enorme rispetto mi progo verso tutti. A casa loro. A casa mia pretendo rispetto per i tratti identitari che mi caratterizzano… altrimenti, a differenza mia, ti comporti da ospite sgradito e vai fuori. Se proprio voglio essere cortese ed educato EVITO di farti entrare a contatto con quel che ti urta ma… voglio dire… se vuoi andare ad un museo io te lo dico: “Siccome tu non sei abituato a ‘ste cose dei musei, delle statue, delle sise… e sei impressionabile, vieni ti faccio vedere il Colosseo, l’Altare della Patria, le Scuderie del Quirinale, Piazza di Spagna, sali fino al Pincio e scendi chissà smazzi…
Eh cazzo! Sentite i giapponesi non ti chiedono di spixelare cassi e patate, quando vengono ai musei. Provvedono loro a casa. Credo abbiano una apposita app per spuntinare e spixelare cazzi e fiche. Ma provvedono di loro… e rimuovono dalla memoria. Lo facciano anche i premier iraniani. Oppure, porca pupazza, si impari noi a dire: “Mi spiace, non fa per te… mi ha detto tua mamma che non puoi” (perchè poi pare n’altro poco che siano dei minorenni in gita: “Attenzione non può bere alcolici, non fategli vedere zozzerie e…”).

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La verità è un’altra. Che con questi zozzoni, le cui donne affollano i reparti più troieggianti delle boutique di intimo… perchè impressionabili con le statue ma maiali repressi sotto le lenzuola di casa loro… noi abbiamo bisogno di fare affari adesso che non sono più cattivi e nucleari. E quindi loro hanno il coltello dalla parte del manico e noi, per trenta miliardi di denari ci siamo vergognati di avere statue con duzzinne da paura! Perchè è questo che abbiamo fatto… ci siamo vergognati di far vedere che sappiamo cogliere e dipingere o scolpire il bello, facendone vanto. Anche perchè, grazie a Biondoddio e Darth Vader e Riccardo Schicchi, nè Venere nè Moana sono state mercificate in quelle statue ed in quei film… semplicemente poste ad icona. Un francese, ch l’ha mandato a letto senza cena, farebbe bene a dire: “La Gioconda? No, non te la do… sei così pirla che se viene uno jemenita (quelli che alle donne fanno mettere il Niqab) lasci solo gli occhi di fuori ad un velo nero… che cazzo te la do a fare, la Gioconda?”.

Gli angioletti del Giudizio Universale ringraziano che siano stati saltati i Musei Capitolini e la Cappella Sistina… sai che palle riesumare il Mutandari e fargli rimettere le braghe dopo che per 300 anni erano stati palle all’aria ed avevano sperimentato la fantastica sensazione di non avere costrizioni addosso, soprattutto lì?

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Cinico Fotoset: Michele

Ritorniamo al CiicoFotoset già visto ieri. Questa è la volta di Michele che lo stesso giorno fu messo di fronte ad un giornalaccio scandalistico anni ’70 e gli fu detto: “Tu vedi ora un pochino che vuoi fare!”. Lui mi disse: “Me ne vado al cesso… vieni!”. Sono state qui pubblicate solo le foto effettivamente pubblicabili, c’è tanto ancora che resterà negli archivi!

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Holga 135BC con un avanzo di pellicola Lomography 400… la definizione pulita di questo scatto mi ha sempre impressionato.

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Holga135BC Con Fomapan. Il viraggio è dovuto alla qualità monochrome scaduta, credo. Purtroppo così da vicino il fuoco intuitivo di una Holga non è performante… ma a me questo scatto è sempre piciauto tanto, con le luci tagliate.

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Nikon D60… Scatto TresPunk ma mi piace perchè tanto espressivo. Alla fine era quello ch volevamo da questo set.

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Nikon D60 ed ho sempre avuto la fortuna di avere con me amici molto istrionici che si sposavano perfettamente con la robaccia che quel giorno avevo in mente!

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Il taglio di luce coi dettagli dell’occhio e del dito in richiamo, qui, mi è sempre piacito un sacco! Nikon D60 anche qui!

 

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