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Certe volte alle feste dell’Unità…

Cioè il discorso è molto semplice e lo troverete anche tra le righe più politiche e caratterizzanti di “Quelle povere criature”… Napoli sperimentò al volgere dei secoli 1700 e 1800 una esperienza di repubblica giacobina che fu di enorme interesse dal punto di vista delle rivendicazioni politiche e strutturali. Bene, questa esperienza si concluse nel sangue grazie all’intervento dell’esercito Sanfedista, al comando del Cardinale Ruffo. I Sanfedisti si macchiarono di eccidi spaventosi, a Napoli, supportati da lazzari e camorristi, anche di atti di cannibalismo, infanticidio e spregi di ogni tipo. Questi passaggi, che del resto sono Storia, li trovate intatti e restituiti dalla canzone”Canto dei Sanfedisti” anche conosciuto come “Carmagnola” riportato in auge da gente serissima come Barra, NCCP, Bennato (eugenio) e Gragnaniello…
E come è chiaro, essendo un canto politico e identitario, elaborato a posteriori, rappresenta una cronaca molto fedele dei fatti, con tanto di versi su “morte ai giacobini” – “Fare come mappine” – “Bruciare lu panare” – “Fare come ‘a ricotta”… la canzone ha passi di una violenza verbale e di una volgarità inaudita… oltre ad essere un testo ferocemente controrivoluzionario e restauratore.Ah, sì, è un elogio del Borbone dalla prima all’ultima nota. Del Borbone… cioè… il re, eh!

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Come cazzo è possibile che io abbia conosciuto questa canzone e me ne sia innamorato ad una Festa dell’Unità, per averla poi ritrovata intatta ad una Festa di Liberazione? Perchè Wu MIng e gente come Erri de Luca ne parlano bene? Mah!

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Questa gente, all’epoca, li avrebbe sgozzati! Non è perchè uno creda che Delle Chiaie sia stato un personaggio interessantissimo ed uno che vorrei intervistare per giorni e giorni… significa che lo apprezzo e ci andrei a cena ogni sera! Quello, ai tempi suoi, avrebbe comandato quelli che avrebbero spedito mio padre e mia madre in mare, da un elicottero, con le scarpe di cemento. Curiosa la sinistra italiana! A me… del resto, “Se prenderemo il negus” fa sbellicare dalle risa, soprattutto perchè detesto i colori rossogialloverde insieme, cioè il reggae… ma mai mi sognerei di santificarla come momento identitario di un popolo (sebbene tutti all’epoca sognassimo l’abbissina e ci vantassimo di poter spaccare teste come pesche noci, lì, “all’abbissinia”)… Vabbè, c’ho una sensibilità diversa da quella della media dei sinistri italiani. Ah, sì, meno male!

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Mattonificio abbandonato, Spinazzola (BAT)

Questo è un mattonficio abbandonato che si incontra giungendo a Spinazzola via Minervino Murge. Struttura immensa assolutamente aperta ed accessibile. Gli scatti sono stati realizzati lo stesso giorno del set precedente. Nikon d60 e OlympusOM1. Torna la mia passione assoluta per il junk metropolitano, per l’archeologia industriale, per l’abbandono.

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Una veduta dall’interno con n gioco alternato di vuoti e pieni

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Uno dei cunicoli nei forni di cottura…

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Uno dei ochi scatti salvati dall’imperizia di uno sviluppatore disattento… da solo l’idea di quel che sarebbe potuto essere se nn si fosse malamente sviluppato un rullino bianco e nero…

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Betonificio e Terremoto

Ci sono, in questo estratto da un set che spero di perfezionar nei prossimi giorni, una serie di scatti che hanno dentro tutte le mie fisse del 2011: decontestualizzazione e destrumentalizzazione dell’ottica, transgenderismo della macchina fotografica in macchina da presa e amore per il degrado, l’abbandono, la putrescenza architettonica.

Betonificio abbandonato, Giovinazzo, Bari

Materiale scattato nell’agosto 2011con Lubitel2 su formato 120mm e Holga 135 su 35mm. Nessuna postproduzione se non quella per il taglio dei fotogrammi

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Lubitel: top-bottodi una inquadratura… mentre scattavo, l’amico Vito è uscito dall’inquadratura lasciando ancor più sospeso il tutto. Mi scuso per la pessima qualità ma wp e la sua compressione si rivelano ignobili! (lubitel2)

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Doppia esposizione costa-mare. Il gigante del betonificio pare emergere all’orizzonte, incombente. Mi piaceva questa idea mi emozionava il tentativo. Purtroppo non post-produrre porta anche risultati non proprio desiderabili come lo spegnimento generale dei colori. Era il concetto ad interessarmi, però! (lubitel2)

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Provare a rendere futuristicamente l’operazione del vedere progressivo, mentre si alza lo sguardo, in macchinetta, mi ha sempre affascinato. La struttura si torce come una vite mentre si avvita. O, se vogliamo, visto che si facevano travi e pilastri di compresso, segue l’andamento elicoidale dei tondini all’interno del calcestruzzo. (Holga 135)

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Ancora una torsione, più evidente, nel tentativo di evitare il sole. (holga135)

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Biondoddio con quella che ci farei! Stagione 2. 2 di 5

Cara Delevingne è un complotto pubblicitario molto molto simile a Rihanna. E proprio come la celeberrima e super “Biondoddioconquellachecifarei” che canta “Umbrella” e “Diamonds” e tanta altra roba, appena uscita dalla matita, maledizione, si è innamorata di me. Cara Delavigne è il pericolosissimo crinale tra i tuoi trentasei anni e l’incoscienza dentro al basso ventre tuo e delle ragazzine sotto i ventiquattro anni. O ventitre, dobbiamo ancora stabilire la cosa. Cara Delavigne quando l’hanno disegnat per creare una protagonista delle pubblicità e delle sfilate le hanno detto: “Bella de zia tua, tu mo sappi che vecchia nun ce diventerai mai, che t’amo fatto ‘na magggia!”.

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E per rendere questa magia redibile fino in fondo le hanno disegnato in faccia una serie enorme di smorfiettine, di mossettine, di occhietti che con il mondo della moda e con le foto di moda e con la moda in senso stretto non c’hanno mai avuto a che fare punto. E quando l’hanno disegnata l’hanno dotata di una sorta di Immacolata Concezione della carriera. Perchè lei un posto nello star system e soprattutto un posto sulle passerelle e sui set già ce l’aveva. Che ti metti a disegnare una roba per poi illudere la gente che meritocraticamente questo angelo disegnato debba anche fare quella maschilistissima gavetta fatta di “tieni prenditi tutto quello che vuoi basta che il prossimo abito di punta a Parigi spetta a me!”. Sarebbero cose da Puglia Peggiore, cose da comunisti deficienti. Crei una alla bisogna e poi la metti a fare meritocrazia? Non ci credo nemmeno se la vedo ‘sta cosa. Cara Delevingneè stata disegna e creata così per salire già sulle passerelle da divetta.Ed è stata disegnata così per rimanere identica, sempiterna, immortale. E la cosa più bella, più incredibile, è che per renderla più vera e più credibile, a differenza di quanto fatto con Rihanna, Cara l’hanno sbagliata.

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Rihanna non ha i ciglioni crespi e da motozappare. Ed ogni tanto si dimentica anche di farsi i baffetti. Ebbene sì. Se lo può permettere. Le ragazzine non dovrebbero cerettarsi i baffetti, senò diventano ispidi. Non ha la lingua da serpentella maliziosa e biforcuta… Cara ha una splendida cotoletta milanese e proprio come una ragazzina, foto posate ne fa pochissime. O meglio, foto che sembrino posate. In posa ci sta sempre Cara Delevingne però le pose che tira fuori sembrano sempre le smorfiette delle sedicenni. Ok, esiste un prodotto fantasmagorico realizzato con le foto della Delavigne da John Hardy… ma quello è la fantastica eccezione che conferma la regola. E poi in quel set, in mezzo a quella sabbia nera balinense e quei vestiti tutti agnati, cosa c’avesse addosso prima mica si capisce.

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Cara Delavigne non può crescere, non può invecchiare. Cara Delavigne morirà quando strapperanno il disegno originale con dietro le istruzioni di lavaggio, stoccaggio, utilizzo. Prima ed unica regola: Cara non può crescere mai o dovremo farle baffetti e sopracciglia, dovremo cambiarle il guardaroba, dovremo pagare un arrotino per affilarle il viso ed un fisico per ritirarle su quelle tette che abbiamo disegnato per fortuna più vere e più grandi delle altre. Cara è perfetta così: Handle with care.

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Con Cara Delavigne purtroppo non posso uscire. Ho scoperto che mi riconoscerebbero in troppi. Allora ho già deciso che io e proprio io, novello Vallanzasca, con proverbiale cortesia correrò a rubare il disegno di prova di lei, quello vero. Il primo. Lo ruberò e lo terrò a casa, chiuso in un cassetto, solo per me. Come il Grido di Munch chiuso a chiave nell’armadio della stanza della nonna. Come gli anelli ritornati. Come “Domenica Italiana” ultima traccia dell’ultimo cd nel tuo lettore. E non per vergogna o per necessità… ma solo perchè mi ama così tanto che nessuno ci crede. E perchè tutti gli altri pensino a male… ma con Cara non puoi farci nulla… è una bambina.. non crescerà mai. Innocente, per sempre! Ma nessuno di voi crede nemmeno a questo! E se non credi non meriti. Nemmeno mia madre, che dice che ho le amiche immaginarie. No, questo Natale vado io a casa di Cara a giocare a Sospiro. La tombola Cara con te non la fa, mammina cara. Tu in Cara non credi. Nemmeno quando mi scrive dal suo profilo TI AMO sulla bacheca di FB!

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 Benedetta la funzione “programma”…

Pessimi miei, mai sufficientemente vituperati, è con estrema e proverbiale cortesia che mi impegno a ricordarvi anche quest’anno che: “Non saranno un pugno di lenticchie, una zampa di porco fasciata con la guepierre argentata “collezione Levoni 2015″ ed una pezza da culo rossa a farmi dire che il prossimo sarà un Buon Anno!”.

Siate felici con distinta moderazione, grazie…

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Capita di ricredersi e far pace con certi tipacci

Tipo… tipo Fedez, no? C’ho fatto pace da un mesetto. Da qualche parte ci deve essere traccia. Con fiducia scorrete indietro, c’erano dei timidi segnali di avvicinamento. Resto sempre fermamente convinto che i suoi tattoo dietro nascondano le stesse misteriose verità di ogni affermazione degli illuminati, quindi, come dire, epic fail grandiosi e vuoto pneumatico. Come quello di certe macchine che fanno degli apocalittici e dolorosissimi ciuccioni alle tettine delle starlette del sadomaso spinto spirandole e deformandole… Però immaginatevi quelle macchine vuote.

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Solo gli idioti – o i molto molto poveri – non si possono permettere il lusso di cambiare opinione. Io che quel lusso posso regalarlo e spanderlo in giro a tonnellate, visto primariamente il mio profondo acume, ho ascoltato con attenzione il prodotto culturale assemblato dal signore scarabocchiato di cui sopra. Satana andrebbe apprezzato, se esistesse, perchè con una cosa banalissima come il male c’ha scritto una serie televisiva lunghissima che dura da migliaia e migliaia di anni e continua ad appassionare tutti e si chiama “Storia dell’Uomo”. Non a fumetti come quella di Enzo Bagi (che era bella ed anche se per bambini non ti nascondeva le nefandezze e le frecazze… tipo la scena degli Ozi di Capua che si vedevano tutti i soldati che a quel Biondoddio selo e melo e glielo a tutti e tutte… ed era Per Bambini!). Satana andrebbe apprezzato se esistesse. In realtà voi ancora non capite che per queste cose c’è da venerare solo lui, il vero signore del male, quello “the original”, ossia Krugg impersonato da David Hess in “Ultima casa a sinistra” di Wes Craven (l’originale non il remake). David Hess con tutto quello stuprammazza di quel film ha fatto fiorire un genere che ancora appassiona milioni di persone. E vorrà pur dire qualcosa: con una cazzata che senti ogni giorno al telegiornale riuscire a non sfavare e portare camionate di gente al cinema!
Fedez ha fatto lo stesso, di maniera: con cose semplici e banali, al limite dello smaronamento di coglioni ci tira su soldi a palate e si fa conoscere. Racconta sempre le solite vecchie storie in croce… eppure… eppure lo fa bene, con buona padronanza di un robusto vocabolario (che per uno che fa l’MC è pane quotidiano) e poi ci mette sempre molta ricerca nell’espressione ritmica (anche questo discorso non va assolutamente spostato in secondo piano!).
Quindi, riconosciuta la bravura di vendere copie e diventare famoso facendo bene cose semplici e banali… c’ho fatto pace. Anche perchè non sono più interessato a possedere nè carnalmente nè psicologicamente una che ad un certo punto della sua vita aveva detto: “No, guardate che Fedez è proprio un figo da paura!”. E adesso lo ascolto e ogni tanto lo cito… che fa tanto postadolescenza che è uno stato anagrafico e non dell’anima comune a tanti che come me sono stati inculati dall’Italia Peggiore e dalla Puglia Peggiore e si inventano i lavori e scrivono e aspettano concorsi pregando Biondoddio e Gesummaria che non siano truccati!

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Andiamo avanti. Proprio per questa ragione ho dovuto ricredermi su altri che dicono e suonano cose banali e semplici. Ho dovuto ricredermi su “Lo stato sociale”. Quantomeno sul primo album. Io ho capito che ce li avevo sulle palle per una sola e semplice ragione: scrivevano cose che io scrivevo e dicevo tempo fa senza aver fatto la furbata di registrarle prima alla SIAE. O all’ufficio Brevetti e Marchi. LO zio di mia madre ci lavorava nell’ufficio apposito al Comune di Giovinazzo. Erano tempi belli. Inventavi una cosa e correvi a farti certificare il fatto che era tua e che nessuno poteva usarla senza il tuo permesso… o senza cagare quattrini.
Lo stato sociale aveva copiato quella mia a brillante idea di fare situazionismo d’accatto parlando di quanto era brutta ma inguaribilmente emozionante la condizione dei post-adolescenti nel mondo illiquidito di questa contemporaneità da FB, COCOPRO e crisi dei valori, sistemi, tutto. Anche crisi dei bulli della mia età che erano bulli nell’età in cui si faceva i bulli e che ora si rammaricano di vedersi rubata la scena da copie sbiadite e malriuscite di bulli che diventano celebri solo perchè siamo in un villaggio globale e ci sono i telefonini.
Se non ci fosse stata una telecamera, Rodney Kig sarebbe stato solo uno dei tanti stronzomerdoni negri massacrati da sbirri bianchi. E nessuno avrebbe rotto il cazzo. Provate a darmi del fascista prima di andarvi a ripescare il cit… Perchè io lo so chi l’ha detta e scritta ‘sta cosa, vendendoci un botto di libri e diventando guru di certa sinistra.

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E niente, tutto questo pippone per dire che – oltre ad essere bravissimo a scrivere coi registri stilistici che passano dall’aulico all’incasinato ed all’infantile – ho fatto pace coi ragazzi de Lo Stato Sociale e credo li ospiterò spesso qui… Perchè leniscono e curano la noia… e si sa, citandoli…
Niente come la Noia sa uccidere  Cromosomi (che è una metonimia per dire che la Noia uccide i geni… ed è un gioco di parole tra i geni biologici ed i geni come me cioè le persone appartenenti ad Intelligenze superiori… se non ve le spiego ste cose…).

Au revoir!

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Torniamo a casa, mission accomplished…

… Che suona purtroppo un pochino come un Game Over. Io so che stasera per chi legge – martedì prossimo per me che scrivo – qualcosa sarà già stato deciso, qualche decisione per il prossimo futuro presa… E lo dirò stasera per chi legge… Scioglierò la riserva stasera. Con un post molto semplice. Un si od un no!
Ma ora non è questo quel di cui voglio parlare. Sono in treno. Per voi è passata una giornata intera per me solo tre ore… Quant’e bella l’ucronia che si fugge tuttavia chi vuol legger lieto sia di diman non v’è certezza! Perché quando voi leggete mica sapere nulla di cosa è oggi e cosa domani o ieri…
Ok basta sono sul treno ed il mio ‘lavoro’ da oratore per studenti è appena terminato. Piccolo bilancio? È stata una bellissima esperienza… Peccato solo sia finita. Sono stati due giorni belli e sereni due giorni in cui ho potuto testare che quel che scrivo interessa quel di cui mi occupo tiene svegli e curiosi. Mi è piaciuto tantissimo ricevere le domande degli studenti dopo, mi piaceva mi guardassero e annuissero… Era il segno che mi ascoltavano. Molti di loro prendevano appunti, interagivano. È stato un bel dono fatto a me ed al mio lavoro… Un riconoscimento che tanto impegno profuso beh qualche segno lo ha lasciato e qualche risultato lo ha prodotto se questi studenti leggeranno il mio libro ed anche su quel testo sosterranno un esame. Quelli che ho incontrato erano studenti di OSS quindi futuri assistenti sociali. Li ho visti confrontarsi con la tematica di quel quartiere a rischio in modo preoccupato e partecipe. A loro non auguro mai di trovarsi a lavorare in una situazione come quella.
A me, adesso, la consapevolezza che davvero ho fatto quel che ho inseguito per anni… E mi è piaciuto. E maledetta puglia peggiore, maledette chitarrine periferiche maledette ceramiche sonanti!

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Non avevo mai pensato…

… Di scrivere un post da un treno poco prima di andare a tenere una lezione su qualcosa che avevo scritto. Mi ero abituato a pensare che oltre al complotto comunista, contro di me marciassero anche le truppe del generale disinteresse. Invece no! Oggi e domani parlerò di Enziteto – San Pio per studenti di sociologia dell’Università di Bari.
Mi piacerebbe tanto ci fosse qualcuno qui con me… Ad ascoltarmi. A dirmi come sono andato. A darmi un abbraccio prima di iniziare. Ad incoraggiarmi con un sorriso. Mi basterebbe anche un sms… Un whatsapp. Tanti di voi lo hanno fatto. Ora, mentre sono in treno ed è mercoledì… Spero lo faccia quel qualcuno cui mi riferisco.
Ecco… Lo dico ora così sarà letto venerdì… Ed io non dovrò sentire il peso che sempre mi provoca chiedere… Tanto che non chiedo mai… Tanto mi sembra di mendicare. Dirlo adesso mi permette di fermare un desiderio che nessuno può battezzare come IMPREVEDIBILE o IMPONDERABILE… Che ci vuole a capirlo che ne avrei tanto bisogno? È dirlo adesso mi permette di dire che venerdì anche una nuova linea potrà essere tirata. Io non devo chiedere o pretendere attenzioni o approvazioni cazzo… Non posso pensare che piccole ma significative attenzioni di questo tipo siano da chiedere, da mendicare. Ci sono o non ci sono. E se non ci sono un segno bisogna farselo da qualche parte, un nodo al fazzoletto e che cazzo! Si… Perché i sentimenti che si chiamano cura e amore queste piccole attenzioni le vivono in automatico… È una legge universale, come quella dello sciogliersi del Calippo tra le mani… Già tra le mani di uno solo… Figuriamoci di due che si vogliono bene ed emanano un calore bello e buono quando si tengono la mano… È il Calippo si scioglie!

Però quel messaggio è arrivato… sebbene oggi velatamente l’avessi chiesto… oggi che è mercoledì (eh i prodigi della ucronia e gli instant-aggiornamenti!). Vedremo domani… che non chiederò niente…

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Allora sì le cose comiche che capitano alla cassa di un pub birreria…

Perchè ancora per una settimana dovrò sostituire la persona che normalmente sta alla cassa nella mia birreria… dovrò sostituire il mio socio, mio fratello… che la birreria è mia e sua…
… ed io non avevo mai avuto rapporto con quello strumento. Io mi ero sempre occupato di birra e birra e spillare e stappare. E invece ora mi sono dovuto fare una scuola velocissima e ansiogena a manetta di come si sta alla cassa quando la cassa è come tutte quelle che ormai girano, digitale e funziona coi palmari. E devi imparare ad usare i palmari. E devi insegnare alle ragazze ad usare i palmari. E devi rassicurare loro… e devi rassicurarti tu… che a te chi ti da fiducia se non te la dai tu?

Però dopo un po’ tutto va a regime e le cose funzionano bene e ce la si può fare… ti accorgi che ce la fai. Avevi solo da studiare un momento la situazione, Avevi solo da guardare la cosa da una prospettiva diversa. Ecco tutto…
E quindi ti metti più o meno rilassato in cassa e cominci a far quello che devi…

E scopri che esiste un mondo a te alieno che tu non conosci… quello dei conti divisi in cassa… o peggio… quello di chi chiede il conto e pretende di dividerlo in cassa dopo averti fatto fare lo scontrino.
Tutte le casse – almeno le nuove – hanno una splendida funzione che si chiama “dividi conto”. Tu vai in cassa… chiedi di dividere il conto, dici quel che paghi ed hai il tuo scontrino personale che è stato decurtato dal tavolo e stai tranquillo. Basta dirlo, prima di chiedere il conto, no?
No! Invece No! Invece te lo devono chiedere in cassa!

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E poi succedono le cose peggiori quando… quando a diciott’anni esci con altri di diciott’anni e altre di diciott’ani e vuoi fare lo splendido dopo la cena che vi siete già divisi evidentemente in modo incommentabile viste le scene che poi fate per dividere lo scontrino del dopocena… ed io comincio a sentire davanti allo scontrino unico che avete richiesto… comincio a sentire cose strane… frasi per me inconcepibili tipo… “Allora io ho messo 5 euro di benzina… ed ho preso su una bottiglia un calice solo di bianco… quindi…”. E poi senti lei che prende lui se lo butta sul divanetto e dovrebbe comunque evitare perchè diventano indecorosi entrambi e tuti li guardano e comincia ad alta voce ad elencare le cose che ha immotivatamente pagato prima per cui “io ve l’avevo detto che non pagavo…”. E lui annuisce. Ed in sei scopro che la cena è costata 38 euro… e il dopocena 18 euro… echeccazzo… ci mettono ben 24 minuti per decidere… ed io lì fermo alla cassa, con la mia sigaretta che si spegne fuori nel portacenere per la seconda volta… perchè prima avev dovuto “dividere non in cassa” un altro conto in cui si litigava per quanto di una porzione di carpaccio avesse mangiato una delle due e quanto l’altra…

E poi quella che si era buttata sul divanetto con lui si butta sul divanetto con lei… e poi viene in cassa a fare la scema con la precisissima intenzione di distrarmi e farmi credere che stanno dividendo correttamente il conto e invece vogliono sgamarmi dieci euro… ed alla fine io sorrido in faccia al ragazzo che prima stava sul divanetto con lei poi è rimasto come un demente coi suoi 5 euro e 50 in mano per partecipare alla colletta e non trovo di meglio da dirgli e dire che “vabbè bello mio ma almeno riprendi il tuo orgoglio in mano eh!”. E poi niente lei, sempre lei, aprendo il borsellino tira fuori 50 euro e pagando tutto esclama “Vabbè con voi pidocchiosi non esco più”…

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Un ristoratore l’anno passato mi disse che prima di tutto bisogna essere psicologi dietro il bancone di un bar, di un pub, di un ristorante. Io invoco invece la psichiatria e la buoncostume!

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I clisteri igienici che le pornostar si sparano su per il sedere prima di ogni scena e che trasformano quell’universo così agognato dell’anal in una cosa asettica che alla fine la rifai dal vivo e capisci la differenza tra la cortesia leccese e la cortesia tipica di espressioni tipo “Cortese come il Mortellaro”.

Una volta un signore che c’ha qui su questa piattaforma un blog davvero carino e concentrico disse che esisteva una espressione che faceva più o meno così: “Cortese come il Mortellaro!”. Cioè cortese come me… che sono proverbialmente una persona cortese se non mi fai girare i coglioni e ti trascino sul pavimento del mio ingresso dai capelli come una partner del signor Grey qualsiasi.
Il fatto che nel paese dove vio tanto Cortese quanto Mortellaro siano cognomi e non sempre due cognomi diversi vanno d’accordo mette pepe alla vicenda solo tra le mura domestiche del mio paese. Quindi non analizzeremo questa vicenda.

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I leccesi, invece, loro sono tutti proverbialmente cortesi se non fosse che un attimo prima sono stati tremendamente falsi. E pure un attimo dopo. E il loro cazzinculogravissimo non ti è chiaro solo fino a quando non hanno finito. E lo tirano fuori. E tu senti che nel sedere t’è deragliato un pendolino o un frecciargento o un altro bolide falso come i leccesi…
Per dire, quando due associati mi hanno ciulato un saggio e se lo sono firmato a cazzo loro, io l’ho capito solo una volta che il libro era bello che stampato. Però con enorme cortesia mi dicevano “Quant’è bello e ben scritto e corretto e scrupoloso il tuo saggio bibliografico sulla questione sicurezza!“. Leccesi, falsi e cortesi.

Come tutta la storia del sesso anale fatto nei film di grossa produzione. Dove le modelle prima di entrare in scena si fanno un bel clistere igienico per ripulirsi tutto il retto dalla giustissima cacca che lì dovrebbe stare… pronta ad uscire. A differenza di un pezzo di carne maschile o di un pezzo di gomma asessuato che lì dentro, a diritto di natura, non ci dovrebbe stare. Il diritto di natura va invocato contro i ricchioni, sia ben chiaro… il sesso anale è bello per tutta una serie di motivi che sono andato già ad elencare.
Il clistere igienico è uno strumento del demonio. Spacciano clisteri anali dovunque all’inferno. C’è proprio una casa produttrice. Testimonial Tory Lane che con un bestemmione li promuove mentre se li fa cominciando già a trarne giovamento per il solo inserimento di qualcosa nel suo backyard. Tory Lane se trova qualcuno nel suo backyard non si appella al quinto emendamento e non fa fuoco. Si fa fare cose fumettistiche e definitive ma non fa fuoco. Che cara ragazza è Tory Lane. Però è pure una leccese, falsa e cortese. Mica te lo dice che quando rifarai sesso anale come se tu fossi con lei, ma sei con una che non conosce le malizie del mondo del porno e non può sapere che è normale che li dietro si è un pochetto sporchi perchè, voglio dire, da lì dietro ci esce la cacca… mica te lo dice che tirerai fuori il pisello e saprà di merda. Mica te lo dice che sarà sporco di merda. Mica te le dicono ‘ste cose qui.

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E tu lì sempre bello a pensare che il mondo del porno è una cosa bella perchè luccica ed è lucida e lucidata.
No, non è così! Il porno è peggio del pulp… sangue, merda… e pure un po’ di sperma che voglio dire, tanto profumato di rose non è! E pare sappia sempre un po’ di pennette al salmone con un retrogusto di zucchero.
Chissà se Willy Wonka tirerà fuori delle barrette di cioccolato con questa saporazione. Potrebbe farle promuovere a Tory Lane… che voglio dire, con gli hoompaloompa…

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