Archivi categoria: Love My Pay-Tv

Viste le mie paure dovete anche sapere che…

Se siete F o M e state pensando di venire a trovarmi a casa… come dire… sono molto ma molto felice della cosa. Lo so che c’è la fila ma… con le giuste e dovute prenotazioni non c’è problema.

So che siete gente previdente e avrete visto perfettamente che non ho nessuna ragione di avere un phon in casa, giusto? Bene!

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Se state pensando di approfittare della mia ospitalità per farvi la doccia e lo shampoo… o se siete delle zozzone di sesso femminile che vogliono rascinarmi sotto la doccia per vedere di nascosto l’effetto che fa… accomodatevi pure: non abusate della mia generosità visto che sono ben felice che voi lo facciate, è chiaro… ma ricordatevi:

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HO IL TERRORE delle scosse elettriche dopo la doccia… quindi se avete pensato di bagnarvi i capelli, avete pensato di portare un phon e vi siete dimentocati/e le adeguate protezioni per i vostri piedi (alias spidirozzi di tavola e/o scarpe con suola consona) sappiate che non vi permetterò di asciugare i capelli con strumento elettrico ma dovrete provvedere con i vecchi e medioevali metodi del calore naturale. Altrimenti mettetevi le mie crocs e potete andare avanti ad asciugare i capelli. Con tutta quella gomma un phno non basta ad ammazzarvi!

Non transigo… sappiatelo. C’è chi dice che questa fobia mi abbia portato a rasare tutto!

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Biondoddio con quella che ci farei 2.5

E siamo arrivati alla fine… ed ora c’è lei. Che si pomicia i rottweiler nei film schock e tutti lì a dire:”Ma guarda che quella s’è pomiciata un molossoide labropendente tecnicamente molto sbavante!”. Ed io mi dico Karashò! Cazzo se fa sangue… tanto voglio dire, da allora la bocca se la sarà lavata.

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Io per lei c’ho una fissa da quando non sapevo nemmeno che era figlia d’arte, in una delle sue recitazioni più belle e acerbe di sempre: Palombella rossa. Quant’era bella in Palombella rossa, con le scarpe di tela, le converse… e Moretti padre comunista che ti attacca un pippone sulle converse che mi ricorda mia madre quando non voleva comprarle e diceva: “Che devi andare facendo con le scarpe di tela…” e mio padre credendo fosse come al solito pedagogico usare parole altrui autoriali mi fece ascoltare “El purtav e scarpe tennis…” di Jannacci – quanto mi manca Enzo! Sì, lì recita proprio lei, Asia Argento!

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Poi la ritrovai, ma non tanto in Opera, che faceva cacare… quanto ne “La sindrome di Stendhal” che a me piacque un sacco e a mio parere come film non fu capito. Mi piaceva quel fascino conturbante, quel fascino torbido. Già si diceva in giro un sacco di maldicenze: drogata, sballata, schizzata, tossica. Fanculo!

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L’arte se la mangiano e la sputano un po tutti i provinciali ed i perbenisti, i moralisti che non vogliono essere scandalizzati. Ok, lei magari tanto normale non sembrerà… lo sappiamo tutti… ma c’era questa splendida modella molto molto truccata e molto molto sexy che camminava nel video di This Picture dei placebo… e mi sono sempre entusiasmato sessualmente per quel film, per la definizione di ashtray girl, ragazza portacenere… basta basta doveva essere mia… dovevo dirlo che Biondoddio…

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Invece sono cortese ed educato… e continuo ad andare al Mavu a sentirla quando capita a mettere dischi. La saluto da lontano, le rubo un bacino bacetto e sto buono buono… lei lo sa che sto buono buono… e il bacino non me lo nega mai. E ci vado e ci andrò mille e mille altre volte al Mavu a sentirla suonare. E se mi chiedesse chiudiamoci lì lo farei mille e mille volte, come la leggenda metropolitana che lo fece davvero col cantante dei Placebo di chiudersi a Capri in un albergo. Io lo farei… ma butterei via la chiave. Per sempre!

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Il divo Riccardo Schicchi

Dopo aver chiarito chi sono, nella personalissima Teogonia, personaggi come gli importantissimi Biondoddio e Gesummaria… (Biondoddio è il salvifico delle fighe che conosci bellissime e ti vuoi fare, Gesummaria è tipo la divinità cui rivolgerti se hai perso le chiavi o hai da spicciare problemi veniali in casa.. una sintesi di lari e penati, un pupazzetto buono del focolare domestico) Dopo avervi ricordato che l’angelo custode è Darth Vader (lui veglia sui tuoi sonni e sogni e se qualcuno vuole farti del male se la deve vedere con lui)… dopo avervi chiarito che Hannibal Lecter è una sorta di cherubino che suggerisce modi e tempi dell’agir a seconda del risultato atteso… Ricordandovi che Nikola Tesla è quella divinità che sovrintende ai processi creativi tipo una pizia, un oracolo o qualche altro tossicodipendente creativo così…

… Riccardo Schicchi è, invece, il divo che si occupa di condurre in porto i primi appuntamenti ed i percorsi amorosi con persone normali. Sovrintende inoltre alla fase di selezione delle candidate a divenire tue compagne più o meno stabili in un percorso di vita dalla durata variabile tipo da una settimana a un sacco di decenni (a seconda del tuo stato di conservazione) e suggerisce i test da effettuare e le skill da verificare della candidata. Il santino di riferimento, da custodire gelosamente in duplice copia, una nel portafogli una infrattata nel luogo dove massimamente avvengono le prime copule, lo ritrae sorridente, giulivo, seduto su un divano nero in finta pelle.

Non dimenticate mai di rivolgere a Riccardo Schicchi una preghiera, prima di scegliere se accettare o meno un primo appuntamento. Pare porti anche molto bene rivolgergli un pensiero sincero mentre ci si profuma, prima di uscire e recarsi in un luogo dove è possibile fare nuovi incontri. Pare le sue manifestazioni siano accompagnate da dispercezioni olfattive definite dai fedeli: Un lezzo comunque inebriante: un po’ patatine puff al formaggio, un po’ calzini bianchi di spugna sudati.

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Il mio amico pornografo

Per un po’ di post mi perdonerete se vi ricordo di visitare anche il nuovo blog della Karashò e seguirlo!

 

Lo sapete, mi avete spesso sentito invocare personaggi fantastici, fantasmagorici, formidabili: Darth Vader, Hannibal Lecter, Biondoddio e Gesummaria. Ultimamente mi avete sentito invocare Riccardo Schicchi.

E’ il momento di presentarvi un altro protagonista assoluto della mia personalissima Teogonia: Erik Thoir, pornografo. Vi ricordate come funzionano certe cose, no? Donatello, scultore. Baudelaire, poeta. Rimbaud, cazzaro (più o meno). Apollinaire, depravato. Ecco, Erik Thoir, pornografo. E quando morrà, spero il giorno più lontano della Storia, metteremo accanto alla dicitura l’alfa e l’omega.
Veniva da lontano, dall’Indonesia. Dov’è? Non lo so. La confondo sempre con la Malaysia, con la Birmania. Non sono molto sicuro. Sono quasi certo si tratti di una roba tipo isole e isolette. Credo. Protesto forte ignoranza in materia sebbene, a differenza di quello screanzato pazzerello di Ferrero, collega sampdoriano, io sappia benissimo che Indonesiano e Filippino sono due cose diverse e mai mi sognerei di dire “MOratti è un fesso che s’è messo al timone il filippino”. Scherzando di pessimo ma divertentissimo gusto sul fatto che i filippini costituiscono i 10/11 della nazionale di governanti di casa mondiale dei ricchi.

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Thoir come tutte le cose strane che arrivano da quei paesi strani, è uno che di mesteire fa i soldi. Cemento, palazzi, tanti palazzi, tante costruzioni. Da piccolo però non amava i Lego. Adorava i giornali. Quindi, palazzinaro e imprenditore edile ma ben ancorato al sistema dell’informazione del suo paese. Uno così, all’inizio, prima di sapere alcuni dettagli affascinanti, mi dicevo che doveva comprarsi il Milan, non l’Inter… per evidenti assonanze con la vecchia dirigenza. Amo il Gattopardo, del resto… e “Tutto cambi perchè nulla cambi!”. Invece no…

Ora sono contentissimo che Erik Thoir sia il nostro presidente. Per dire: uno così gli Juventini se lo sognano. Uno così: proprietario di tantissime cose tra cui pacchetti azionari di colossi dell’editoria multimediale niente male… come Brazzers e Naughty America. Mica roba da poco! Ecco perchè sono due anni che vi invoglio a fare account annuali a pagamento su quei siti: una pugnetta al giorno e contribuite al pagamento dello 0,0001% di persone come Icardi, Palacio e simili. Juventini cari non dite che non vi fate le pugnette! Juventini cari non protestate ignoranza dicendo “Io vado sui siti gratis…”. Quelli li ripagate con la pubblicità… spero non ignoriate che i proprietari dei siti gratis sono gli stessi dei siti a pagamento!

Bene: Erik Thor, abbreviato ET come il mio migliore amico di sempre, Erik Thoir è il santo da pregare prima di rivolgere la propria attenzione ad una qualsiasi intrapresa economica. Pregatelo forte, ogni mattina… Tipo Ganesh, quella specie di elefante col volto un po’ bloso ed il corpo antropomorfo! Ed offritegli libagioni spesso, molto spesso. Ne sarà felicissimo e le cose andranno bene. Perchè con l’Inter non funziona? Mai sentito parlare di Eccezione che conferma la regola?

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Biondoddio con quella che ci farei 2.4

Adesso ci starebbe, di vederti uscire da una boutique alla moda, quelle con le vetrine spesse antiproiettile e dietro i manichini minimal, quelli che tracciano soltanto un’idea del braccio, un’idea della gamba, un’idea che è davvero solo un’idea del girovita e gonne senza il prefisso mini da giropassera. Adesso ci starebbe vederti uscire di lì, coi giapponesi che fotografano la vetrina di lusso con l’insegna di lusso… e la griffe di lusso. Con macchinette luxurylevel che non sai mai come se le sono comprate, come se le sono permesse e tu lì a chiederti se in un viaggio di nozze in Giappone non te la compreresti pure tu la “macchina fotografica dei fotografi dei matrimoni”. Ci starebbe, adesso, vederti uscire da quelle vetrina e fotografarti, tra i russi che ti guardano e ti rifotografano pure loro: i soliti papponi, i soliti arricchiti, i soliti spendaccioni. Ci sono cascati. “Quella è una modella, è tanto karasho!”. Tu che esci, mi guardi, sorridi, tiri indietro la gamba e ai piedi hai le converse, verde inglese, verde bottiglia, con la mascherina bianca un po’ sporca. E hai le calze di maglina grigio scuro tipo fumo di Londra – al netto delle polveri sottili di questa Milano che non è poi così romantica come Londra ed il suo fumo. Tu in posa, con tutti i pacchettini. E fotoclick, fotoclick, fotoclick… e poi i pacchettini di quel negozio di lusso posati a terra, sui cubetti di porfido. Ed il broncetto di chi dice: “Devo proprio fare tutto io?”. E carico i pacchettini. E ti apro la portiera. E la richiudo. E ripartiamo.

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Pensavo che avrei ripensato a concetti come questi… a concetti come “Facciamo un bambino?” o “Scappiamo per il week-end?” quasi fossero concetti esclusivi che uno non potrebbe ripensare mai più. Perchè pensieri come questi, pensati, poi non si dovrebbero ripensare mai più. E’ sbagliato, finto come il pallone areostatico a forma di orsetto del cuore che solleva la mongolfiera… ed io e te nel cestello. Sbagliato e finto come il mio minipony con le ali – che è un minipegaso – e pure con il cornetto singolo sulla fronte – che fa tanto teschio del sogno del morto di Murakami, ma fa pure tanto miniunicorno – sul quale parti al galoppo ed io ti rincorro fotoclick, fotoclick, fotoclick. Quei concetti ci sono e sono vivi. Tutti i viaggi, le avventure, le belle sorprese. Basta essere vivi.

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Parli di moda ma sai, lo sai bene, che a Shibuya non serve comprare. Ti appare uno stato dell’anima. Non giri la moda giocando a giralamoda, solo perchè questa Biondoddio di mestiere fa la modella. Giri e rigiri i vestiti meno fashion che sai… e ti sembrano i più belli che mai, i più indie che mai, i più suoi che mai. Come le DcMartens Verde Bottiglia uguale alle Converse. E ti accorgi che non serve girare e rigirare i visi, su quei vestiti. Basta ci sia quello… quel viso che sai… ed a Shibuya, a Milano, a SaintTropez staresti da dio… anche senza la luna che resta con te.

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Biondoddio con quella che ci farei – 2.3

Il momento di lei doveva arrivare. Esplose in una casella di posta sgangherata per chiedere se fosse vero che mi chiamavo Gianni. Esplose chiedendomi se quel che cantavo era vero. Le dissi di sì, mentendo, perchè curiosavo nella sua vita chiedendomi chi fosse, da dove venisse. Ci affezionammo, ci innamorammo di quel che dicevamo e scrivevamo. Ci promettemmo che mai ci saremmo visti. Ci bussammo sulla spalla in un aeroporto. Poi nulla fu più come prima, come l’Undicisettembre. O come Mio Fratello è figlio Unico… e non si sa ancora chi tra mio fratello ed io debba morire perchè l’altro, sopravvissuto, possa dire Unico del morto. Ci bussammo sulla spalla e ci amammo disperati giurandoci addio e rivedendoci altre dieci volte, riscrivendoci ogni minuto, richiamandoci ogni buonanotte. Ci dimenticammo di noi, quando capimmo che era tutto un gran bel film!

Ed in quel film, lei è la protagonista. La chiameremo come? Boh, non lo so, forse Cristiana. Cristiana che fa rima con Diana e coi Fiori, come Diane Fleri, che è lei, l’attrice di quel film e di quel momento. E’ l’attrice sghemba che muove sul palcoscenico una bellezza bruttina eppure inspiegabile. E’, semplicemente. E’ la storia a cui nessuno crede anche se la racconti mille volte… “Tu con una agente segreta?”… tipo così. Però c’era e c’è stata così forte che niente è stato più come prima. Diane Fleri, Cristiana, Cristina… non la conosce nessuno dove vivi, la leggono e la vedono solo nei tuoi disegni raccontati, nei tuoi discorsi girati a macchina da presa, nelle tavole che apparecchi per gente che non c’è e non ci sarà… sui divani a guardare la TV. E in un pomeriggio ti chiede con la faccina imbronciata: “Ti stai annoiando con me, vero?” e tu vuoi solo dirla che stai bene più di ogni altro momento del mondo. Ma lei non esiste per nessuno… a volte dubiti che esista, che ci sia mai stata… ma è passata, i quell’unico film. E tu hai pensato che non avresti mai più desiderato per un attimo o del tempo o tutta la vita, nessuno, così forte.

 

 

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Non me ne vogliate, è un omaggio che sento di fare

Sulla struggenza, proprio la struggenza del personaggio tratteggiato. Che è qualcosa di più del misantropo non snob di Moretti, solito, molto autobriografico. No… è un essere umano fragile ed assoluto che esterna le sue paure, mettendosi a nudo mentre confessa un omicidio… all’inizio passando per matto, poi, con lucidità, accusandosi razionalmente. Davanti ad una legge che resta sgomenta da tanta emotività.

Credo sia forse il pezzo più alto della cinematografia di Moretti che, dopo, in aluni momenti, mi ha anche molto deluso.

Vi invito a guardarlo, anche se avete dei dubbi su Moretti.. perchè credo sia davvero un pezzo molto poetico

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Certe volte alle feste dell’Unità…

Cioè il discorso è molto semplice e lo troverete anche tra le righe più politiche e caratterizzanti di “Quelle povere criature”… Napoli sperimentò al volgere dei secoli 1700 e 1800 una esperienza di repubblica giacobina che fu di enorme interesse dal punto di vista delle rivendicazioni politiche e strutturali. Bene, questa esperienza si concluse nel sangue grazie all’intervento dell’esercito Sanfedista, al comando del Cardinale Ruffo. I Sanfedisti si macchiarono di eccidi spaventosi, a Napoli, supportati da lazzari e camorristi, anche di atti di cannibalismo, infanticidio e spregi di ogni tipo. Questi passaggi, che del resto sono Storia, li trovate intatti e restituiti dalla canzone”Canto dei Sanfedisti” anche conosciuto come “Carmagnola” riportato in auge da gente serissima come Barra, NCCP, Bennato (eugenio) e Gragnaniello…
E come è chiaro, essendo un canto politico e identitario, elaborato a posteriori, rappresenta una cronaca molto fedele dei fatti, con tanto di versi su “morte ai giacobini” – “Fare come mappine” – “Bruciare lu panare” – “Fare come ‘a ricotta”… la canzone ha passi di una violenza verbale e di una volgarità inaudita… oltre ad essere un testo ferocemente controrivoluzionario e restauratore.Ah, sì, è un elogio del Borbone dalla prima all’ultima nota. Del Borbone… cioè… il re, eh!

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Come cazzo è possibile che io abbia conosciuto questa canzone e me ne sia innamorato ad una Festa dell’Unità, per averla poi ritrovata intatta ad una Festa di Liberazione? Perchè Wu MIng e gente come Erri de Luca ne parlano bene? Mah!

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Questa gente, all’epoca, li avrebbe sgozzati! Non è perchè uno creda che Delle Chiaie sia stato un personaggio interessantissimo ed uno che vorrei intervistare per giorni e giorni… significa che lo apprezzo e ci andrei a cena ogni sera! Quello, ai tempi suoi, avrebbe comandato quelli che avrebbero spedito mio padre e mia madre in mare, da un elicottero, con le scarpe di cemento. Curiosa la sinistra italiana! A me… del resto, “Se prenderemo il negus” fa sbellicare dalle risa, soprattutto perchè detesto i colori rossogialloverde insieme, cioè il reggae… ma mai mi sognerei di santificarla come momento identitario di un popolo (sebbene tutti all’epoca sognassimo l’abbissina e ci vantassimo di poter spaccare teste come pesche noci, lì, “all’abbissinia”)… Vabbè, c’ho una sensibilità diversa da quella della media dei sinistri italiani. Ah, sì, meno male!

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Mustache, mustacchi, baffoni… altro accessorio…

Altro accessorio che riscuote successo. Io coi miei baffi c’ho sempre avuto un rapporto osceno. Non sono mai stato convinto del loro potenziale. Ho sempre desiderato quello che dalle mie parti si chiama il “mostazzo di ghisa” ossia il baffone alla Baffone, alla Giuseppe Stalin. Niente. Baffi poco folti, soprattutto molto radi al centro, hanno sempre reso praticamente impossibile ed irrealizzabile il sogno dello scopettone da tricheco sotto il naso.

C’è stato dunque il periodo in cui ho optato per educati baffi alla “Catturandi”, alla Maurizio Merli per intenderci, ma un pochino più educati… Mi sono stancato subito perchè poi dovevi raderti sul serio ogni due giorni e manutenerli in modo ossessivo per molto tempo.

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Sono dunque passato alla barba, ma la barba non m’è mai cresciuta come avrei sempre voluto, cioè alla Rasputin. A proposito, se qualcuno ha consigli su come impostare una barba alla Rasputin… che il mio barbiere mi guarda e continua a sostenere di non volermi aiutare perchè non mi starebbe bene in viso… si faccia avanti. Voglio la barba da inquisitore o da rasputin… anche dopo aver saputo che quel nervo allucinante in formaldeide è un falso storico ad uso e consumo di turisti pruriginosi ed apparteneva in realtà ad un ciuccio che io ho battezato Sputnik come mio zio prima di me battezzo Sputnik il suo asinello GOBBO. Volevo e voglio la barba alla rasputin perchè secondo me tira un sacco e fa molto autoriale in termini di autoproduzione di romanzetti di genere da vendere tipo harmony su ebook!

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Passo dunque all’estremo ultimoentativo, questa volta riuscito. Ironia della sorte, dopo essermi tanto accapigliato contro di loro per mesi anni o soltanto settimane (per favore senza googlare indovina il cit e vinci un bacio in bocca a chi vuoi tu che darò io al posto tuo!) dopo essermi tanto accapigliato, niente… l’unico bel baffo autoriale che mi viene è quello da hipster, all’insù, incerato e non incerumato… e la differenza non è il rum ma il fatto di non mettersi il frutto del corpo addosso ma una roba della fructis che è più igienica e profumata e chi ti bacia non scappa. IL baffo all’insù mi sta, è facile da manutenere, tira e mi dona quell’espressione di faccia da culo che ogni buon autore all’inizio della fulgida carriera dovrebbe osare avere per affermarsi. Del resto Nietzsche non lo ha mai detto ma Morrison gliel’ha messo in bocca: Tutto in principio deve indossare maschere paurose per imprimersi nel cuore e nella coscienza delle genti! Io indosso occhiali e baffo.

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Alcuni mi hanno detto che potrei fare la controfigura di Sergio della Banda Vallanzasca… ma Moritz mi sa che se la prende… comunque il look fa figo.- Mi sono dunque premurato di controllare che esista una apposita categoria porno per questa storia dei baffi, esattamente come per gli occhiali. No, signori miei, devo deludervi. Il mustache non esiste come categoria, nemmeno nella sottocategoria Freaks (ossia scherzi da baraccone, vuoi mai, donna baffuta… e invece no) nè tantomeno sotto la celeberrima WTF (cioè macheccazzo?! che assomma tutto lo schifo figlio della cacca della morte). L’unica citazione del moustache è in una particolare maniera di imbrattare visi, che disegnerebbe un baffo incanutito. La qual cosa, lungi dall’essere interessante, non crea nota alcuna sotto la vicenda. Posso solo dire senza tema di smentita che in una serie di video dimostrativi del moustache che ho visto, non v’è traccia del baffo hipster all’insù, quindi… sono assolutamente fuori della realtà!

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Con enorme stima mi liscio il baff0 e m’accommiato! Del resto, però, anche col baffo trichecoide… non posso negare di provare un narcisistico bisogno di guardarmi! Come spesso sostengo l’importante è rendersi davvero sul serio!

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Ogni promessa è un debito! (alidivelluto)

Questa tecnicamente non è una promessa fatta ad alidivelluto… ma il pensiero mi è uscito fuori così mentre conversavo con lui sul fatto che le giraffe appaiano placidamente come esseri molli, distaccati, con la testa che viaggia nel libro di Moccia tre metri sopra il cielo. Esseri dementi, insomma. Invece, io le ho viste combattere all’ultimo sangue in un documentario voltolando la testa e dandosi sonorissime mazzate di nuca contro nuca. Roba da restarci secchi. Il tutto era placidamente ripreso da un cameraman che tranquillo, con tanto di autorizzazione planetaria, filmava la vicenda. Intorno, presenti, senza fare il tifo e senza scommettere, decine di persone, tra cui ranger che potevano tranquillamente intervenire e che invece si godevano lo spettacolo. Una delle due giraffe stramazza al suolo. Boccheggia. Muore.

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E’ la natura! Come decisaente è quella stessa cosa che si chiama natura quando il leone si sbrana il cucciolotto di ippopotamo o di rinoceronte dopo che la moglie e le altre schiave negre del villaggio, cioè le leonesse sottoposte, non hanno anch’esse contribuito alla caccia, alla cattura della bestia da sacrificare alle voglie ed ai desideri culinari del maschio alfa e della prole poppante o meno al seguito. Son tutte robe di cui alcune emittenti televisive in chiaro o via pay per view sono assolutamente consultabili. Ci sta un canale pieno di questi snuff movies che ha anche una enorme autorialità scientifica e si chiama “Natural Geographics Wild” (409 Sky). Ora… sul 409 fanno sempr vedere bestie che fanno male ad altre bestie e non succede loro nulla. Ci sta sempre questa splendida roba del sangue che scorre a fiumi, “ci stanno gli occhi della madre, la carrozzella col bambino”.. no quello è un altro snuff con esseri umani… o meglio lì lo snuff lo fai filmando la morte di quelli che assistono a quel film in cui fanno vedere con una certa parvenza di realtà per i primi del ‘900 una strage niente male. No comunque su Nat Geo Wild ci sta sempre sangue che scorre a fiumi, ci sono gli occhi della bestia morente che sono commoventissimi o ci stanno le mossettine isteriche dei ghepardi oppure le robe fumettistiche tipo gli efflheim dei leoni (ossia smorfie che il leone fa quando usa le iene morenti per farci addestrare sopra i cuccioli e condizionarle all’odio sociale per le competitrici canidi… tipo il babbo romanista che porta il figlio in curva ed a sei anni, nella giornata del “dai un calcio alla violenza negli stadi” – slogan pessimo – gli insegna l’adagio che fa più o meno così “Oh Lotito, non piangere perchè, se c’avanza un altro razzo lo spariamo pure a te!“). Ora tutte ste robe di una crudeltà assoluta le fanno vedere su una emittente a pagamento e le spacciano, proprio come faceva Piero Angela che da piccolo mi spacciava roba davvero karasciò dopo pranzo, come roba autoriale ed educativa. Coi professoroni che spiegano e il sangue che scorre a fiumi.

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Non si può scrivere sotto un documentario “Nessuna bestia si è fatta male o è stata ferita, maltrattata o uccisa)… perchè si crepa davvero, lì! Io c’ho una collezione del peggio del peggio di ‘ste robe. C’ho la tragedia delle balenottere azzurre nella baia di fronte a Los Angeles. Una balenottera e il suo balenotterino massacrate per tre ore dalle orche che fecero scempio prima della madre – poraccia cercava di proteggere il cucciolo – poi fecero fare scempio alla loro prole del balenotterino… con tanto di istruzioni in suoni, ultrasuoni ed infrasuoni… che le orche e i cetacei sono assai più intelligenti di noi. Il tutto il giorno della festa della mamma. Con tutti i gitanti che avevano pagato per salire sulla barca di Nat Geo e poi si lamentavano che non li riportavano a casa anzi li esponevano a quello “spettacolo ributtante”… Coglioni, peste li colga! Gente che crede che lì fuori sia Walt Disney. Gente che compra i Jack Russell e poi non sa come gestirli. Meno male che a parte quel cialtrone di Cesar Millan che pretende di convincerci che si risolvono in 24 ore i problemi di rottweiller e simili, ci stanno tanti bravi ragazzi che applicano in settimane e settimane, mesi e mesi, le correzioni gentili e senza violenza… altrimenti gli animalari amanti dei cani di cui sopra, che si comprano a botte di 500oni i jack russell e poi si lamentano del carattere del cane, continuerebbero ad appaltare la violenza ad altri cialtroni che massacrerebbero di botte il cane solo per sopprimere il suo istinto. Sempre di violenza si tratta eh!

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Ora, in una società così violenta… che è immersa e vive in un contesto violento? Ci scandalizziamo degli snuff movies? Sì, di quelli umani è giusto scandalizzarsi! Tipo i filmini con gli stupri. Tipo i filmini, e ce ne sono, di stupri con ammazzamento finale e bordellone di sangue (non è solo un film tipo hostel, sono cose che succedono, rare ma succedono… a Ciudad Juarez è uscito fuori che un bel po’ di camionate di donne sparite o morte sono sparite o morte perchè sono finite a fare l’attrice protagonista di uno snuff). Lo snuff umano no. E sapete perchè? Perchè al netto del fatto che siamo tutti bestie assetate di sangue/sesso, di potere, di soldi e di tutte queste cose splendide che rendono splendido il mondo e sono il vero carburante della Storia… I leoni prima di fare quei bordelloni non si chiavano le gazzelle. Le giraffe non si inculano prima di massacrarsi di mazzate davanti alle telecamere. Sì, lo so, c’è il caso del leone marino che si fotte il pinguino e poi lo divora… ma hanno spiegato che non se lo stava fottendo veramente… o meglio, faceva così perchè quelle sono bestie drammaticamente limitate di cervello.. bestie che scambiano pinguini per partner e autovetture per competitor sessuali. Le scimmie o scopano come noi umano “todos los posicciones” (Bonobo) o si massacrano come noi umani (scimpanzè). Noi siamo l’unica cazzo di specie che pretende di unire la dominazione sul simile, la violenza per sfogare la frustrazione ed il sesso per appagare la libido… portando tutto alle estrenme conseguenze del delirio di onnipotenza con la morte della malcapitata. No ragazzi, così no. Gli snuff sono brutti… quegli snuff non servono al mondo. Forse, perchè, al netto di tutti gli animalarismi d’accatto, è vero che ci siamo guastati proprio tanto come specie vivente. Non so dirvi cosa ma… di sincero e “pulito”, a noi, non è rimasto davvero niente! A me piace da morire guardare gli accoppamenti di animali deboli da parte di animali forti. A me piace un casino capire perchè esseri umani accoppino altri esseri umani. A me piace un casino vedere e capire perchè esseri umani scopino in modi strani altri esseri umani o ci facciano delle robe creative o ci inventino una cosa che si chiama industria del porno che è una cosa culturalissima, quanto Cannes. Proprio per questo, proprio perchè vivo tutte queste bellissime ed avvincentissime cose che mi piacciono con assoluta serenità… mi disturba profondamente sapere che c’è chi non riesce a tenerle distinte e separate. E le mescola. E fa del male. E fa casini!

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Abbiamo riso e scherzato… ma a Ciudad Juarez il conto delle vittime cresce purtroppo di settimana in settimana. Sono attualmente più di 2000 i cadaveri di donne mutilate e ridotte a oggetti dissacrati che il deserto o le periferie hanno restituito, a volte in oscene fosse comuni che denunciano altre e più gravi turpitudini. Ciudad Juarez è la città che probabilmente fornisce al mercato internazionale degli snuff movies la fetta più consistente di beni di consumo. Quel che agghiaccia è che questa violenza non spaventi. Che nessuno intervenga… perchè è una violenza nascosta, strisciante. Quel che agghiaccia è che dietro queste sadiche esecuzioni farcite del peggior campionario della devianza sessuale che l’uomo conosca… c’è una “domanda economica” alla quale pronta risponde una “offerta economica”. Una offerta che arriva alla mercificazione finale e definitiva di un oggetto. Oggetto che è realmente oggetto di quel mercato solo se viene villipeso ed infine distrutto. A me questo spaventa e sciocca… perchè parla di un mondo che prima che della violenza dei documentari o della waltdisneytà del mondo animale farebbe bene ad interrogarsi sul “dov’è che abbiamo sbagliato?”.

 

(i video non sono snuff… fatevi due risate!)

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