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Nel catalogo delle cose che massimamente non mi piacciono ci sono alcuni nomi…

… e tecnicamente mi sono reso conto che c’è molto di sessuale o sessuato in questo discorso. E voi stronzomerdoni leggenti… prestate attenzione. Non sono disposto a fare da padrino ai vostri bambini che all’anagrafe di sesso fanno M se avete intenzione di mettere loro un nome che finisca in …ano. Scordatevelo. I vermi finiscono col buco del culo… le persone finiscono solitamente coi piedi da una parte e la testa dall’altra.

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Non sto squartando nessuno… dipende solo da dove parti. Voi non avete nemmeno idea della involontaria comicità che scatena il congiunto di un caro estinto quando sul tavolo settorio scopre la parte dei piedi e non della testa. Può succedere. Come succede quasi sempre che invece che rimanere sbigottiti in quel momento si sussurri “Sì, è lui/lei”. E tu resti incredulo pensando a quanto la morte sia in grado di tirare fuori l’inaspettato da te. Ed a quanto prestiamo sempre attenzione senza accorgercene a dettagli che prima battezzeremmo come insignificanti. Tipo i piedi. O le cipolle dei piedi. Nelle sale settorie ci si spiega un sacco di cose. Forse è proprio per questo che non sopporto che un nome finisca in …ano. Perchè sbagliare lato e trovare un culo sarebbe proprio roba grottesca. E non renderebbe giustizia a nessuno. Soprattutto il constatare che riconosci il congiunto pure di lì. O succedevano cose strane a casa vostra e si ritrova il detto “pure nelle migliori famiglie”… oppure state barando, che di fronte alla morte è peggio.

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Insomma non scegliete uno dei tanti nomi che finiscono in …ano. Sforzatevi. Lo so che sono tanti i nomi che finiscono in …ano. Voi, però, sforzatevi. E per una volta evitate di essere troppo originali. Eguelfo o Eriprando non sono tecnicamente nomi che farebbero sentire vostro figlio contento della originalità che sfoggiaste pensando al suo nome. Sono croci, non nomi, alcuni. E i bambini da 5 a 17 anni sono solitamente cari al demonio per la loro proverbiale cattiveria. Un bel nome importante come Manfredi o Tancredi (non il calciatore, stronzi!) o Riccado o Federico vi fa schifo? Gente che ha comandato, mandato al massacro altra gente e che è stata ricordata per la “architettura del comando”. E cazzo… un buon augurio, no? In tempi di crisi e precarietà almeno avrà qualcosa di robusto cui aggrapparsi. Non il nome di un arcangioletto che qui al sud c’hanno tutti o per dire un nome come Francesco o Francesca che vai a vedere quale sei… già da piccolo il bambino a incasinarsi con le disambiguazioni! Un nome da regnante importante e medievale… quelli erano regnanti seri! Senza ricorrere, però, ad Ivanohe… visto che in italiano verrebbe Ivano e quindi peggio mi sento: originale e che finisce nel culo. No! Ivano no.
Lo so che il mio è bello e desiderabile: Domenico, caro al signore. Originale, benaugurale… pure se il Signore con la S maiuscola non esistesse ci sono così tanti signori che non saresti mai solo… avresti sempre la sensazione di essere grato a qualcuno. Ah, sì, non chiamatelo Domenico per carità di Dio… pochi ma buoni. Un figlio vostro, figlio di uno che adesso invece che scopare a quel Biondoddio sta leggendo qui è di sicuro uno sfigato, con corredo cromosomico sfigato… m’abbassate la media dei Domenico in circolazione. Diluite… e non sta bene.

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Se fosse femmina… non cedete alla tentazione della cinematografia con “Asia” che è il diminuitivo di Anastasia e non voglio qui ricordarvi cosa tutti in tenera età avete pensato di gentaglia come Genoveffa ed Anastasia. Poi si cresce, d’accordo… e si scopre che Genoveffa è il nome della santa protettrice della Birra di Brabant… che voglio dire, ho al mio locale alla spina perchè è una pils divina. Poi si scopre che il nome Asia ce l’ha una Biondoddio come la Argento, ma… siete sicuri che volete ricordarvi di Asia Argento guardando vostra figlia? Non scegliete il nome della vostra prima ragazza o fiamma. E’ tecnicamente provato che nell’età prepuberale e appena puberale tutti noi maschietti siamo stati innamorati di una “Valentina”, di una “Samantha”, di una “Jessica”… non fate cazzate. Vi trovereste a gestire una fila di pretendenti… spesso poco affidabili e solitamente interessati solo a scoparsi vostra figlia… perchè il nome tira. Soprattutto per le bambine abbiate cura di denunciare la corretta ortografia del nome… non è che ve ne venite con Gessica con la G o simili. Non scegliete nomi di spumanti, profumi, gioielli… rifletteteci: vi sarebbe piaciuto chiamarvi Trilogy? O peggio mi sento Swarosky? Meglio Veronicacastro (tutto attaccato come in Albania negli anni ’80) o Diego Armando. Meglio. Ve lo dice uno che il figlio vorrebvbe chiamarlo Saverio come Javier Zanetti. O una donna con uno dei tanti nomi che finiscono in …ana. Quello va bene. Per dire, Luciana… va benissimo! Mica ana è culo!

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Davvero, però… siate molto attenti. Niente nomi che finiscano in …ano. Li avete presenti i buchi di culo che hanno la scusa di essere paesi per farsi dare un nome, giù nel Salento? Barbarano, Morciano, Leverano, Cutrufiano, Martano, Martignano, Melpignano, Leporano… e se non ti chiami in …ano fai una fine peggiore: San Pietro Nevrotico (find the refuse), Trepuzzi che è peggio di Bitonto, Galatina e Galàtone, Cavallino e Cavallone… Niente …ano.
Ah, sì… da evitare clamorosamente come la peste il nome Massimiliano… finisce in …ano suona come il superlativo della morte sociale, un nome che non ha onore: Massimo. Un nome che toglie modestia già solo al pronunciarsi e farsi parola. Ma Massimo di cosa? Al Massimo di sè medesimo vostro figlio troverebbe solo la vostra spocchia… e vi assicuro che non ne sarebbe felice.

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Nostra signora “delitagghi”…

Ci sono cretini che hanno taggato la Madonna e ci sono cretini che non hanno taggato la Madonna. Io sono un cretino che la Madonna, invece, l’ha taggata a volte. Tutto consiste in questo, taggare la Madonna o non taggarla.

San Zucchinborgo da Harvard, spione dei porci, si faceva le ali frequentando la propria maldestrezza e le notti, in preghiera, si guadagnava le nanne della Vergine, a bocca aperta, facendoci navigare. I cretini che taggano la Madonna hanno ali improvvise, sanno anche volare e riposare a terra come una piuma. I cretini che la Madonna non la taggano, non hanno remi, nè ali, negati al navigare ed al volo eppure volano lo stesso, e invece di posare ricadono come se un tale, avendo i piombi alle caviglie e volendo disfarsene, decide di tagliarsi i piedi e si trascina verso la salvezza, tra lo scherno dei guardiani, fidenti a ragione dell’emorragia imminente che lo fermerà. Ma quelli che taggano non taggano quello che vedono, quelli che volano sono essi stessi il volo. Chi vola non si sa.

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Un siffatto miracolo li annienta: più che taggare la Madonna, sono loro la Madonna che taggano. È l’estasi questa paradossale identità demenziale che svuota chi tagga del suo soggetto e in cambio lo illude nella oggettivazione di sè, dentro un altro oggetto. Tutto quanto è diverso (cioè Io, cit.) è Dio. Se vuoi stringere sei tu l’amplesso, quando baci, la bocca sei tu. Divina è l’illusione. Questo è un tag. Così è di tutti i taggati, fondamentalmente impreparati, anzi autonegati. Gli altari muovono verso di loro, macchinati dall’ebetismo della loro psicosi o da forze telluriche equilibranti – ma questo è escluso.

È così che un taggato perde se stesso, tramite l’idiozia incontrollata. Un altare comincia dove finisce la misura e il suo senso. Essere santi è perdere il controllo, rinunciare al peso, e il peso è organizzare la propria dimensione. Dove è passata una strega passerà una fata. Se a frate Asino avessero regalato una mela metà verde e metà rossa, per metà avvelenata, lui che aveva le mani di burro, l’avrebbe perduta di mano. Lui non poteva perdersi o salvarsi, perchè senza intenzione, inetto. Chi non ha mai pensato alla morte è forse immortale. È così che si tagga la Madonna.

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Ma i cretini che taggano la Madonna, non la VEDONO, come due occhi che fissano due occhi attraverso un muro: un miracolo è la trasparenza. Sacramento è questa demenza, perchè una fede accecante li ha sbarrati, questi occhi, ha mutato gli strati – erano di pietra gli strati – li ha mutati in veli. E gli occhi hanno visto la vista. Uno sguardo. O l’uomo è così cieco, oppure Dio è oggettivo. E Dio c’è… e si chiama algoritmo di visualizzazione dei tuoi amici su bacheche non allineate. I cretini che taggano, taggano in una visione se stessi, con le varianti che la fede apporta: se vermi, si rivedono farfalle, se pozzanghere nuvole, se mare cielo. E davanti a questo alter ego si inginocchiano come davanti a Dio. Si confessano a un secondo peccato. Divino è tutto quanto hanno inconsciamente imparato di sè. Hanno taggato la Madonna. Santi. I cretini che non hanno taggato la madonna, hanno orrore di sè, cercano altrove, nel prossimo, nelle donne – in convenevoli del quotidiano fatti preghiere – e questo porta a miriadi di altari.

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Passionisti della comunicativa, non portano Dio agli altri per ricavare se stessi, ma se stessi agli altri per ricavare Dio. L umiltà è conditio prima. I nostri contemporanei sono stupidi, ma prostrarsi ai piedi dei più stupidi di essi significa taggare. Si prega così oggi. Come sempre. Frequentare i più dotati non vuol dire accostarsi all’assoluto comunque.
Essere più gentile dei gentili. Essere finalmente il più cretino. Quello che la Madonna l’ha taggata a volte! E l’ha vista sempre! Religione è una parola antica. Al momento chiamiamola educazione.

(Libera reiterpretazione autobiografica di Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene)

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