Archivi categoria: Nemmeno Lercio l’ha voluto

Bestemmie a reti unificate, antispecisti sul piede di guerra!

Cioè, io mi chiedo, da animalista antispecista convinto, che paga il canone RAI ed è in regola con le tasse… se sia possibile assistere ad un inverecondo spettacolo come quello del 31 sera. Cioè, voglio dire: famiglie, tavole imbandite, diretta da Matera in attesa del countdown (tarocco peraltro)… e nessuno che si sia preoccupato nemmeno per un attimo di verificare i messaggi che passavano in sovrimpressione? Ai bambini, alla loro formazione, alla loro educazione civile e civica, non ci ha pensato davvero nessuno? E’ vergognoso, deprimente… degno di un paese come il Congo Belga! Una bestemmia irripetibile passata così, nell’indifferenza. A mio figlio cosa dirò quando mi chiederà perchè passano le parolacce in televisione, su Rai1? Cosa dovrò dire a mio figlio per spiegargli che “PORCODDIO” non sta bene? Che quella parola non si dice? Come glielo spiego? Come faccio a fargli capire che se Dio è Porco, allora deve anche necessariamente essere Cane?

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Era meglio se guardavamo la Fininest. Era meglio Grignani ubriaco…

(ispirato da una storia vera)

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Cinico Fotoset: Michele

Ritorniamo al CiicoFotoset già visto ieri. Questa è la volta di Michele che lo stesso giorno fu messo di fronte ad un giornalaccio scandalistico anni ’70 e gli fu detto: “Tu vedi ora un pochino che vuoi fare!”. Lui mi disse: “Me ne vado al cesso… vieni!”. Sono state qui pubblicate solo le foto effettivamente pubblicabili, c’è tanto ancora che resterà negli archivi!

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Holga 135BC con un avanzo di pellicola Lomography 400… la definizione pulita di questo scatto mi ha sempre impressionato.

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Holga135BC Con Fomapan. Il viraggio è dovuto alla qualità monochrome scaduta, credo. Purtroppo così da vicino il fuoco intuitivo di una Holga non è performante… ma a me questo scatto è sempre piciauto tanto, con le luci tagliate.

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Nikon D60… Scatto TresPunk ma mi piace perchè tanto espressivo. Alla fine era quello ch volevamo da questo set.

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Nikon D60 ed ho sempre avuto la fortuna di avere con me amici molto istrionici che si sposavano perfettamente con la robaccia che quel giorno avevo in mente!

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Il taglio di luce coi dettagli dell’occhio e del dito in richiamo, qui, mi è sempre piacito un sacco! Nikon D60 anche qui!

 

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 Benedetta la funzione “programma”…

Pessimi miei, mai sufficientemente vituperati, è con estrema e proverbiale cortesia che mi impegno a ricordarvi anche quest’anno che: “Non saranno un pugno di lenticchie, una zampa di porco fasciata con la guepierre argentata “collezione Levoni 2015″ ed una pezza da culo rossa a farmi dire che il prossimo sarà un Buon Anno!”.

Siate felici con distinta moderazione, grazie…

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Non ci sono guardrail buoni, non ci sono campagne antiabbandono. Tutto questo è metro della nostra (in)civiltà!

Non che la mancanza di una associazione in difesa dei moscerini che finiscono spiaccicati sui parabrezza sia per caso più trascurabile. O che si possa tacere sulla latitanza di una ONG che prenda a cuore la diffusione di una corretta informazione sulla contraccezione canina. Eppure, l’assenza di una seria e cordiale campagna di sensibilizzazione contro il maltrattamento e l’abbandono degli orsi di pezza la dice lunga sulla nostra assoluta impreparazione in campo di toy-friendship.

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Certo, una oculata campagna di sensibilizzazione! Non le cazzate di Rocco Siffredi di cui parleremo un giorno. Da quando ha urlato in grassetto maiuscolo “Se l’abbandoni t’inculo!” è schizzato (val la pena usare i verbi giusti) in su (anche le preposizioni semplici, ma parlanti e con tanta dignità) il tasso di abbandoni tra i cani padronali intestati alle Signore. E a tanti M (dico emme) fedifraghi che purtroppo risultano single controvoglia, imbrigliati più che in una relazione finalmente benedetta dal crisma della legislatività, nelle maglie di una burocrazia bacchettona, bigottista e farraginosa.

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Problemi non da poco, le anali insoddisfazioni delle migliaia di casalinghe di Voghera che poi t’abbandonano il cane chippato sperando che arrivi il Siffredi a freddarle d’erotico bollore (che chiasmi vi schianto per(biondod)dio!… sì ve li schianto ed avrei voglia di non metterci la parentesi subito dopo questo pensiero… che è proprio lì, dove dico dopo la parentesi, che ve li schianto…) proprio lì dove non batte il sole! Problemi non da poco, se si guarda all’impossibilità non già di fare all’amore in ogni guisa o forma d’omosessuale gradimento, ma di sposarsi castamente o impudicamente in un qualsiasi angolo del nostro “purtroppo troppo” benedetto stivale. Maledett*!

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Problemi non da poco… ma per cortesia non taciamo sull’assenza di una associazione nazionale che si occupi di sensibilizzare sul tema dell’abbandono degli orsi di pezza. O si occupi di perseguire con pervicaci campagne stampa ogni abuso o maltrattamento sugli orsi di pezza. E si occupi vieppiù di bacchettare me, inecologico linguistico, che non conosco il concetto di interspecificità e con la scusa di una efficace metonimia, riduco all’orso di pezza e sembro circoscrivere ai soli orsi di pezza la enorme famiglia dei viventi che abitano gli animali di pezza, tutti. Pure i bruchimela di pezza, con le mele bacate di pezza ma a forma di dignitosissimi cuori a seguito.

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E’ lì la grandezza di un popolo.
Non basta interrogarsi su quanto sia insopportabile l’assenza di una differenziata per neonati in ogni luogo in cui ci possano essere neonati. Elio aveva ragione, ma negli anni ’80 non conoscevamo ancora il concetto di toy-friendship. Per dire: nessuno si lamentava se ti si smerdavano le suole di merda di cane. I cani li accalappiava l’accalappiacani con il cappio (non l’accalappio, il cappio!). Di solito li vendeva. Se il comune non aveva soldi, il civile accalappiacani non optava per soluzioni lager. Li abbatteva! La civiltà, dopo vent’anni è a misura di peloso, squamoso, pennuto. Non ancora di bambino, ezianbiondoddio! E purtroppo, ancor meno di animale di pezza! Eziangesummaria!

Noi siamo incivili!

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E allora dovrebbe nascere un “Chi l’ha visto?” che ci narri quelle tristi vicende, provi a ricostruire i terribili ultimi momenti, l’attimo in cui con finta, insopportabile dolcezza, il mai latrante animaletto di pezza è stato raccolto dalla mensola, dal letto, dal divanetto. Innocente. Ignaro – è questa la cosa più insopportabile! Strappato agli amici, agli affetti più cari proprio da quelle mani che giorni, mesi, anni o soltanto settimane (cit.) prima l’avevano coccolato, vezzeggiato, fatto sentire finalmente a casa e non tra polverosi scaffali. L’avevano scelto, uno tra mille paia d’occhi speranzosi: “Scegli me! Scegli me!”… come facevano gli orfanelli al passaggio delle Madame, come i cani dei rifugi quando entra qualche anima bella. L’avevano scelto tra tanti in fila, appesi come prosciutti nel baraccone delle giostre che sa sempre di sottomarca di Peroni. E subito l’avevano stretto forte. Subito gli avevano dato un nome. Mai dare un nome se non sai che sarà per sempre! Eccolo, ora: preso e portato via. “Andiamo a fare un giretto!”. E lui lì, dolce e felicissimo. Ancora una volta, tra i tanti in casa, proprio lui. “Sì, me lo dici sempre… sono il più bello! Ecco perchè mi vuoi con te! Per sempre, vero? Sì, te lo leggo negli occhi (cit.) è per sempre!”. Poi è un attimo. Solo un attimo. Per i pelosi di pelo c’è la dignità del guard rail. Una vigliaccheria che lascia una speranza. No… per gli animali di pezza non ci sono guardrail. Il freddo cieco ed asfissiante di un sacchetto di plastica. Ed il cassonetto. Indifferenziato anche per loro. Sì, ma ancora, triste e atroce destino. Immotivata crudeltà. Al neonato restano sempre le corde vocali per gridare più forte. Per il muto amichetto di pezza, il drammatico e claustrofobico avvicinarsi della tritarifiuti. Se va meglio, il compattatore!

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Non c’è una Sciarelli a dirmi che fine abbia fatto Piccolopoldopallo. L’avevo chiamato così. Io. E me ne dolgo, non avrei dovuto dargli un nome. Forse dopodomani vi racconterò la sua storia. Forse tacerò dilaniato dal dolore. E dal senso di colpa. L’avete visto? Qualcuno ha visto Piccolopoldopallo? Era dolcissimo, non vi potete sbagliare! Ha una sciarpina attorno al collo, con un cuore cucito sopra. Aaveva sempre un po’ freddo, come me che c’ho sempre bisogno degli scaldacollo. Aveva ancora al collo la targetta… pure quella a forma di cuore. Sopra grande grande ci sta scritto Love. Gliel’avevo lasciata, solita Cassandra Inascoltata, temendo e sperando assieme sarebbe valsa a farlo riconoscere. Ma non ho scritto il mio numero di telefonino. E nemeno il suo nome: Piccolopoldopallo!  “Nemo Credidit, sed Sensi”: nessuno credette… ma io, dentro, sentii… ed il sensi ce l’ho aggiunto io che mi scopro latinista ogni tanto.

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Non abbiamo un “Chi l’ha visto? Animali di pezza”. Negli States la civiltà fa nascere un “Extreme makeover” per ogni categoria umana e merceologica. Siamo barbari, noi! C’è tanta strada da fare e tanto da imparare. Ne riparliamo domani, dando un senso a un post-santostefano che sarà come al solito un giorno uguale a tutti gli altri. Perchè non ci sta solo chi abbandona… c’è anche chi sevizia!
Oggi, coi regali che si avvicinano, in assenza di un’associazione che abbia il coraggio di dirlo, lo ulro io:”Non è un giocattolo: se non sei sicuro che sarà amato per sempre, non regalarlo!”

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Animalisti sul piede di guerra: “Non si vive più, così!”. Il Lercio ed altre testate satiriche alla sbarra per danno esistenziale aggravato e continuato.

Roma (ROMA)
Era nell’aria da tempo, ma nessuno avrebbe mai pensato ad un’offensiva giudiziaria così massiccia ed articolata. Per la prima volta al completo, tutte le sigle della galassia animalista italiana, riunite sotto la sigla PInPA (Protettori INfaticabili Permalosi Animalisti) hanno indetto oggi una conferenza stampa per annunciare la scioccante iniziativa legale. “Trascineremo di fronte alla legge il “Lercio” e tutti quei seminatori d’odio che quotidianamente diffondono notizie false sui social network al solo scopo di minare la serenità dei volontari animalisti. Denunciamo una vergognosa operazione di sistematico attacco alla credibilità della nostra comunità. Proveremo, attraverso centinaia di perizie, l’insorgenza di patologie gravi nei tanti animalisti che quotidianamente, dai computer delle loro case, si adoperano nella diffusione di notizie riguardanti l’animal friendship e il benessere animale, senza distinzioni di razze e di specie. Parliamo di patologie gravi: insonnia, incubi, crisi di ansia e panico, sindrome da stress post-traumatico. “Lercio” e tutti i suoi sodali hanno le ore contate! Otterremo la chiusura delle loro sedi e l’oscuramento di tutti quei portali telematici che quotidianamente diffondono atroci falsità al solo scopo di vessare e terrorizzare la comunità animalista.”. Agguerrite parole d’ordine, insomma. La sensazione è che la battaglia sia appena cominciata. Al momento, dal mondo della satira italiana, ancora nessuna replica.
Unica precisazione, quella di Francesco Tullio Altan, il “papà” della Pimpa, involontaria testimonial della battaglia legale, che sommessamente fa notare: “Nessuno ha fatto formale richiesta per l’utilizzo del nome della mia creatura. E, comunque, siamo alle solite: Pimpa si scrive con la M!”.

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