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Grazie Zia…

Grazie Zia è il titolo di un film zozzissimo di quando io tipo o ero appena nato, oppure tipo stavo nascendo… oppure mi stavano programmando… tipo, poi non lo so…

wpid-fb_img_14461094764481Grazie Zia è zozzissimo ed incestuoso, vabbè, si sa… però oltre che il titolo di questo zozzissimo film è anche il modo in cui ringrazio sempre e sempre ancora Liza di Chezliza, cioè Zia Liza per esserci, per commentarmi, per dirmi cose belle… pure per cazziarmi, a volte… E porcoddiosassone (che a me viene sempre di accentare porcoddiosassòne) alle volte le sue cazziate sono state tanta roba. Ora, però… io post di fellationes o equivalenti femminei che però finiscono in lungui non ne faccio e lo sapete…

Nemmeno questo post contravviene… solo che c’è da riconoscere un merito. Qualche giorno fa, precisamente nel riconoscere un dettaglio (peraltro pesantemente sfocato) di una foto che ritraeva un oggetto di archeologia zozzolercai… l’unica persona che fu in grado di rispondere immediatamente al “Cos’è” fu proprio lei…

donna-wcInchinatevi alla potenza della grande shogunessa “Mitsukunimitu” Chez Liza che per prima e prima di tutti ha riconosciuto in uno scoppio di bianchi e neri “Supersex” “Ifix Tcen Tcen” e per favore… tutti a pecora. Non si azzardi più nessuno a dire che ne sa di più… temo addirittura di scoprire che ne sa più di me…

Grazie zia! E’ un anno, quasi… Grazie!

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Le insolazioni son “gente simpatica”

hqdefault-1Cito e quoto Guccini Francesco nella canzone Keaton, quando parla di elettricisti. Io non li trovo così simpatici. Sono di certo i più puliti tra i “mesti” ossia le maestranze che lvorano in edilizia come le si chiama al paese mio… però sono pure le più esigenti e fifì della galassia. E cazzo… come ce l’hanno e lo fanno loro, nessuno! Vabbè, sarà ironia Gucciiniana e io e solo io non l’ho capita…

Comunque, esplicata la formalità del Cit. solo una cosa… che poi è il primo dei post promessi ad Ysingrinus: La “roba” del fatto di Padre Pio che ha una casistica sterminata di nefandezze compiute post Mortem morribondeggiando per le vite e le visioni ed i sogni/incubi altrui.

Una volta, avevo 13 anni (cit.), con amici decidemmo per la solita uscita in gommone. Eravamo lupi di mare esperti e non ci allontanavamo mai oltre la boa dei cento metri, per cui, tranquillo, ci facevano fare. Lo stabilimento balneare poi era quello di mia nonna… eravamo sicuri che alle brutte qualcuno ci avrebbe di sicuro aiutati… Quel giorno andò tecnicamente così… ma era ormai troppo tardi. A dispetto di mille raccomandazioni di vecchi lupi di mare veri, uscimmo con il “mare a vaiolo” ossia vento forte da terra che increspa il mare – che si muove verso terra e quindi incontrando vento forte contrario si increspa su se stesso e sembra una faccia butterata. Non si esce così, si finisce preda di correnti che tirano a largo, così.

Padre-MaronnoRiguadagnammo la riva dopo 4 lunghe ore, sol vento forte che non ci faceva sentire quanto battesse il sole. Rimasi a giocare con gli altri al biliardino fino a quando uno strano formicolio non intervenne a farmi desistere e convincermi che era meglio andare all’ombra. Sì, ma all’ombra avevo freddo. Tanto freddo. Così tornavo al sole… insomma, dopo un paio d’ore di barcollamenti vari mia nonna controllò la fronte e “Madonna santa e tu scotti!”. Doverosa premessa: la mia normale e regolare temperatura corporea è di 35.4# una bestia a sangue freddo. Avevo 39.4… fui subito portato a casa e ricoverato al fresco in una stanza buia. Mi furono applicate generose spugnature di alcool etilico. Bastarono pochi attimi e nel deliquio che mia madre riconobbe, fu chiaro a tutti che le mie parole erano: “Cacciate quel vecchio con la barba… vuole uccidermi!” Quando mi dissero che non c’era protestai che era vestito da frate ed aveva gli occhi del demonio e la barba bianca e voleva uccidermi…

maccio capatonda ispettore santoSecondo mio zio, ateo come me, il mix pericoloso tra vapori alcolici ed insolazione potrebbe aver generato una dispercezione visiva… io quel giorno vidi Padre Pio… ma non guarii grazie a lui. Presi solo un terribile spaventio che provocò, di sicuro assieme all’insolazione ed alla ubriacatura da spugnature alcoliche, uno svenimento in stato di precoma che perdurò per le successive ventisei ore.

Guardatevi dai vecchi frati con la barba…

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Signori, dalla Teogonia… Go Nagai

Allora… sarò brevissimo e categorico. Go Nagai è entrato da quando ero piccolo nella mia personalissima Teogonia. Lo pregavo intensamente, ma proprio intensamente, perchè, per dire, qualcosa di artistico che mi riguardava andasse veramente bene, ma proprio veramente bene. A differenza di Schicchi, che sta sempre in mezzo quando in mezzo ci stanno i soldi, Go Nagai non si vuole mai immischiare in robe del genere. Go Nagai disegna. Go Nagai è quello che partorisce idee geniali e ci fa sopra robe che appassionano il mondo intero con poco, veramente con poco, tipo matita, gessetti e robe così. Ecco… tipo Ysingrinus… però un pelino più conosciuto.

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Go Nagai ha fatto Devilman e Jeeg… io prego Go Nagai ogni mattina prendendo il caffè… di modo che lui mi assista nella fase di creazione delle cose che scrivo, massimamente il blog, il blog autore nel mentre e poi tutte le storielle fantascienze e spaventose. Ultimamenmte Go Nagai mi sta volendo davvero tanto bene, ma proprio tanto bene… e quindi in libagione, oltre a questo post, sto per offrire ad Amon, il dio del male di Devilman, il sangue di tre vergini in croce… No, non avete capito, non le crocifiggo… me ne bastano tre.

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Niente foto… o forse no…

Questo è brevissimo… ma davvero ci tengo…
E’ il 3 marzo in questo preciso momento in cui scrivo…
Ed ho avuto una illuminazione scrivendo ad Ysingrinus ed Ali… e subito dopo, in rapida successione, leggendo m3mango

Vorrei dedicare per una serie di ragioni a loro il titolo che aprirà una serie di raccolte di racconti brevi che sto ripescando dal cilindro della memoria e dell’hard idsk.

“Non Viene bene se non fa male!”… con dentro solo e soltanto roba splatterpunk di quella tosta, sessualizzatissima e psichizatissima… come a dire: krafft ebing che incontra clive barker… Psicopathia Sexualis che se ne fa a braccetto appecorata con Libri di Sangue. Quindi turbe psichche legate al corpo, alla sessualità, ai bisogni primari e sangue, budella, orrore e raccapriccio… Con Poppy Z Brite che guarda e si tocca…

Voi che dite come titolo funziona? Rende?

Se rende, se viene bene… allora non c’è male come titolista Domenico Mortellaro…

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Tedio Domenicale e piccola call to action

Avete presente Lamù, la ragazza dello spazio? Bene, non si dovrebbero dire queste cose ma tecnicamente ormai mia madre e mio padre sanno tutto… mi pare sciocco e riduttivo tenere nascosto questo dettaglio… Mia madre aveva ragione quando diceva che Lamù era pornografico e avrebbe avuto su di me cattive influenze… la prima pippetta, da che ho capito come funzionavano le cose, l’ho fatta perchè notai che guardavo Lamù, pensavo a Lamù, immaginavo Lamù e il mio corpo si modificava. Lamù erano i miei superpoteri… e quindi andai a vedere questa cosa e successe un bordellone… cioè non successe nulla ma alla fine scoprii che era bello coltivare i superpoteri.

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Oggi non so perchè mi sono svegliato e mi manca Lamù… non so perchè… ma tedio domenicale a merda e forse se ci fosse Lamù, se passassero Lamù in Tivù… tutto sarebbe più bello e carino, non trovate? Io credo di sì. E poi, volete mettere il tigrato del bikini di Lamù alla pelata di Lindo Ferretti con cui vi ammorbo da tante domeniche? Meglio la verdina dello spazio.

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Ah sì… la call to action: Stanotte… da mezzanotte… potrete collegarvi e cliccare sul sito karasho.org Lo troverete attivo da mezzanotte… TRanquilli che ve lo ricordo pure tipo dieci minuti prima… Mi raccomando… non mi fate scherzi. Ah sì… non aspettatevi chissà che cosa… le pagine statiche ci sono ma il primo post sarà domani a mattino. Voi premete già segui e domani vi troverete il post sulla pagina lettore.

LogoKarashò copia

Il primo stronzomerdone che compie una qualsiasi interazione stasera… vince una cosa bellissima!

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(3/2) Abilità conversazione sopravvivenza ++ lingua francese e Voyager attrezzato caravvaning campeggio cercasi

Tutta questa dotta disquisizione a cosa è servita? Spiego brevemente e molto facilmente. Siamo una società di giovani e “non più così giovani” che si confronta con un mondo del lavoro respingente, nel quale solo pochi ed a gravi compromessi, riescono a fare quel che vogliono. Molto spesso non facciamo quello per cui abbiamo studiato. Molto, molto spesso, quando ne abbiamo la fortuna siamo sottopagati e sfruttati. Capita spesso, spessissimo, che tanti smettano di cercare lavoro e decidano di fare “altro”.

Io, in attesa della concretizzazione di possibilità, nel campo della ricerca, ho deciso di irrobustire la mia posizione di ricerca e nel frattempo tenermi allenato con quel che mi piace fare: scrivere, narrare storie e vicende. In un mondo che si evolve e da a tutti la possibilità di confrontarsi con tematiche come l’autoproduzione e la scrittura artigiana, ho deciso di battere ANCHE questa via. Non ne avevo le competenze? Ho preso ad acquisirle. Non avevo le conoscenze giuste per capire i meccanismi del mondo della editoria self-publishing? Ci sto lavorando, studiando il mercato.

Ne parlavo oggi con un amico che mi invvitava a seguire dei corsi di cucina: ieri impasto, oggi pasticceria. Lui fa l’ingegnere, ha del tempo da dedicare, uno stipendio credo dignitoso ed una bellissima vita LONTANO DA QUI! Gli ho risposto che quel che mi serviva, in cucina, io potevo trovarlo su Youtube, nei tutorial. Ha minacciato di schiaffeggiarmi. A ben donde: che cazzo ti insegna? Puoi fargli domande? Farti venire curiosità sui procedimenti? Ha ragione, non puoi. Gli ho risposto che per quello che serve a me, che non voglio per ora andare oltre, quello strumneto è sufficiente… preferisco investire le mie energie su impegni diversi perchè le abilità di cui ho bisogno nei prossimi mesi sono differenti dal cooking and baking. Ha convenuto che anche il mio punto di vista era saggio.

Cosa vglio dire? Ha senso nel nostro mondo, ricercare programmi ampli per orizzonti lontani? O cambiamo così in fretta da aver bisogno di skill e programi a breve medio termine? Arriveremo anche noi all’host di implemento abilità? Proprio come un “solo of fortune” qualsiasi, anch’io acquisterò a pochi credichip del silicio con su impresse istruzioni e skill nuove per la mia campagna di primavera/estate? Fateci caso… da un po viviamo con questa filosofia. E quando lo facciamo con consapevolezza, ne siamo anche felici!

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(2/2) Abilità conversazione sopravvivenza ++ lingua francese e Voyager attrezzato caravvaning campeggio cercasi

… Riprendiamo il discorso di ieri. Oh allora, se tu devi programmare la tua vita in questo modo, a breve e medio termine, hai anche bisogno di conoscere i tuoi limiti in modo chiaro e cosciente. Dunque, se devi spostarti in Colombia o a Marsiglia e sai solo Inglese ed Ungherese… devi programmare un modo per acquisire il minimo indispensabile di conoscenza della lingua che ti permetta, in loco, di interagire per il necessario e lì, eventualmente (sicuramente) migliorare. Per fare questo, tu, che fai? Un programma a breve termine. Esempio? Esempio:

“Il prossimo anno, in Colombia, per un anno intero, una agenzia no profit seguirà un progetto di risistemazione di una struttura per l’infanzia e cerca manodopera. Ho un contatto in loco, acquisito durante una precedente comune permanenza a Manchester per la preparazione di un festival di danze estivo di tre mesi… (non sgranate gli occhi funziona così). Mi ha avvisato perchè sa del mio interesse. Ho un problema con lo spagnolo, nel senso che non lo parlo. Ho un problema coi contanti per il biglietto, nel senso che non li ho. Ho un’amica a Valencia che lavora nell’ambito della giocoleria presso ospedali: bene! Ho un Voyager trasformato in camper per i miei spostamenti in UE. Benissimo!”.

Programma: Chiamo la mia amica le chiedo se può ospitarmi per una o due settimane e se conosce posti dove io possa trovare una stanza a poco prezzo. Una volta in loco, sviluppando per sopravvivenza ed adattamento il minimo necessario di linmgua spagnola, trovo da dormire e da lavorare, nell’ambito della ristorazione o simili. Vivo come ho imparato, al risparmio e senza però farmi mancare nulla. Accumulo denaro e skill spagnolo sopravvivenza ++ (ossia non solo come fare per raggiungere questo posto, grazie prego, buongiorno buonasera, il cesso dov’è?). Appena possibile faccio il biglietto. Il progetto durerà un anno: non potrò portare con me il mio voyager camperato: appena possibile lo rivendo a persone come me (Valencia e simili sono piene) interessato a questo tipo di mezzo di trasporto, spostamento, vita. Il gioco è fatto: Colombia, arrivo!
(lo so che sembrava un 2/2 ma ci vediamo domani per la conclusione! Ah se solo aveste più pazienza di leggere!:P)

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(1/2) Abilità conversazione sopravvivenza ++ lingua francese e Voyager attrezzato caravvaning campeggio cercasi

Allora, c’era una volta uno scrittore, W. Gibson, parente stretto di Nostradamus, che in alcuni suoi romanzi di sci-fi, fantascienzi un bel po’ ma pure parecchio sociologici (poi passati al secolo, per gli amici, come romanzi cyber-punk) descriveva un mondo, dominato da megacorporazioni (le multinazionali… ma pure roba tipo G&S che non è il GS ma quelli che dicono che i tuoi titoli sono cartastraccia) nel quale la gggente, quella proprio comune, nel cervello c’aveva un host di microchip che veniva usato per ampliare la propria conoscenza ed il proprio bouquet di abilità cognitive ed esecutive. Dovevi pestare uno di botte? Ti riempivi di chip con dentro tutta l’enciclopedia del Kung-fu o di qualche altra potente arte marziale ed il gioco era fatto. A meno che quell’altro, più ricco e più potente, di host non ne aveva due e dentro c’aveva l’eniclopedia del kung fu ed il grande almanacco delle combinazioni di boxe. Lì lui ti fotteva.

Questa vicenda del comprare le abilità descriveva un mondo di strada che uno dice: “Fantascienzo, non esiste questo mondo!”. Tecnicamente non ancora. Ci arriveremo. Ma c’è una stirpe rara, una razza folle ed invidiabile, che ha fatto di qualcosa di molto simile uno stile di vita. I giramondo sono così. Io li chiamavo punkammerda… ma sbagliavo. Mia cugina, di cui ho scoperto di essere ogogliosissimamente cugggino, ha scelto di rifiutare la logica dei tempi imposti dal mondo e dare lei, i tempi, non al mondo ma alla sua vita. Vive NON arrangiandosi ma svolgendo una serie di attività in giro per l’orbe terracqueo. In una comunità si fa questo progetto? Bene.. è in Colombia? Meglio! Volevo vedere la Colombia. A Barcellona puoi aprire una compagnia di teatro di strada e far soldi con una tua passione? Ottimo! Barcellona l’ho sempre amata. IN trentino questo autunno un consorzio paga per raccogliere le mele… Figata! Vado in Trentino. Per fare questo, oltre ad una grande forza di volontà, un vaso molto capiente dove travasare ogni volta le tue radici e un enorme spirito di adattamento, serve una capacità molto autocosciente di definire per se stessi programmi e tabelle di marcia compatibili coi propri tempi a breve e medio termine. Per fare questo occorre rinunciare al lungo termine, negarlo, tenerlo così sullo sfondo che è come l’orizzone: “Fighissimo ma… se non posso sapere ora bene come funziona l’orizzonte che ci penso seriamente a fare?”…
(vi stavate appassionando vero? Ci vediamo domani! siamo già a 400 parole poi non leggete!)

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Ispirato da quel che scrivevo a m3mango…

… che aveva perso il documento! Io le proponevo di ristampargliene uno. Con le presse e le timbrerie sono un grande specialista. Il falsario delle missioni impossibili. Le avrei fatto una CI nuova di zecca, con sopra un nome inventato. Avrei passato ore ad ascoltare le vite che avrebbe voluto vivere. I nomi che avrebbe voluto avere. Abbiamo tutti un nome con cui cambieremmo il nostro. O lo avremmo voluto un giorno cambiare e per del tempo lo avremmo usato Dice che è roba che ha a che fare con l’autoaccettazione. Adesso mi chiamo e Sono Domenico Mortellaro. Per tanto, tanto tempo avrei voluto essere Alessandro. Mio figlio lo chiamerò così? Sicuro ne avrò? Non so. Avrei voluto essere Alessandro ed abbreviarmi in alesk… e poi avere come cognome Kuntz, storpiando il Kurtz. Ma questa è una storia a sè. Con m3mango riflettevo sul fatto che una nuova vita l’avrebbe costretta piacevolmente a fingere con quella nuova carta d’identità. E come dici fingere in inglese? Pretend. E quindi fing, pretendi… se traslitteri. Ma pretendere significa desiderare così forte da non accettare compromessi… Non centra, vero?

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Cosa c’è da pretendere, da desiderare così forte… se lo vuoi, che non una vita tutta nuova? Una vita da fingere, da addentare forte e trattenere, digerire, fartela salire sugli occhi e sulla pelle per essere lei, anche solo un giorno o un mese. Ci vuole coraggio e cieca determinazione a volersi sentire un altro così tanto bene da fingerlo, renderlo credibile… essere quel documento che in tasca non dovrebbe starci, quello fuori da una stamperia clandestina… quello che certifica e rende vivo, pulsante e a “giusto” “buon” diretto semovente e a seè stante nel mondo… un individio che s’è descritto per desideri, per sogni, per vorrei ma non sono mai riuscito a…
Una cosa così la inventi… la fingi… (dal latino)… poi la fingi, perchè ti fingi… e tutto questo, oltre ad essere un “to pretend” diventa, deve diventare, deve essere specchio di una pretesa. Un pretendere.

Purtroppo, temo, m3mango questa proposta non l’accetterà. Temo sia ligia alle leggi dello stato ed a quelle del cuore che le fan dire, forse, va bene così!

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Limoni e limonate – non sempre amare – per poco più che trentenni…

Ed era Genova 2001, o Bologna ’77? Non me lo ricordo più. Sarebbe potuto accadere pure tra i “Morti di Reggio Emilia”, contro il governo Tambroni. Sui monti con (Annette?) e quei disgraziati punkabbestia, pastori e valligiani del NoTav.
Quando bevi fuori dal coro, come coi “chinotti” – che qui da me sono cosacce che fai con la bocca, cosacce zozzolerce, poi sono le lattine di bibita nazionale fascistissima e alternativa alla cocacola e solo alla fine sono gli agrumi amarissimi da cui si fa il chinò -esattamente come quando canti o gridi o pensi fuori dal coro… celermente arriva la Celere. E spara un lacrimogeno, due, tre, una flotta di lacrimogeni. E l’aria puzza di mandorla acerba. E l’aria si fa nebbia e l’aria si fa amara. E piangi, cazzo se piangi. E brucia, cazzo sei brucia.

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Ci vorrebbe un chinotto! Ma quello massimamente conosciuto dalle mie parti, la zozzolerciaggine con la bocca, quello non si può in questo fuggi-fuggi generale. Come fai? Quello, rilassato o alla crudele che sia, non lo fai in corsa. Non si può mica fare, vero signor Tesla? Ci vorrebbe un chinotto. Ma non la lattina… magari la bottiglia, benzina, straccetto ed alla nebbia incolore dei lacrimogeni risponderemmo col fuoco della nostra passione. Ma indove la troviamo la 25cl in vetro a culo duro del Chinò? Hanno chiuso i bar per il disordine che si teme porteranno i disordini dei giovani che massimamente amano e per questo pensano, parlano, gridano ed urlano fuori dal coro. I bar li hanno chiusi tutti. Blindano Genova, “[…]cancellateacinquemetri, belin! E’ morto un ragazzo, cosa fai che spari, cosa fate che picchiate e sparate? Chiuditi dietro le cancellateacinquemetri, Belin, che non ti fan mica niente. E’ morto un ragazzo! E tu lì che spari. Per non far sfasciar la città? Finiva subito, finiva, se non sparavi. Tanto l’han sfasciata lo stesso…”.
Blindano Firenze, la blindano che i barbari non calino rompendo tutto. Questi blockbuster dei blackbloc finti, questi anarchici e autonomi veri. Blindano Firenze e non succede niente. Perchè nulla doveva succedere. Perchè Oriana Fallaci una previsione, una, la doveva pur sbagliare!
Indove la troviamo, noi due, una 25cl culo duro di vetro di Chinò, il secondo chinotto che viene in mente quando pensi che servirebbe un chinotto, mentre tutti scappano? E’ tutto chiuso, han chiuso ogni bar. Vero signor Molotov? Non la possiamo fare!

E resterebbe il terzo chinotto, da taglire a morsi e bruciarsi la lingua da quanto pizzica infondo e brucia il palato. Ma non ne abbiamo di chinotti. Non servono che alle aziende che fanno il chinotto, i chinotti. I frutteverdura i chinotti non ce li hanno. “Abbiamo i limoni!”. E vada per i limoni. Che son sempre agrumi, massimamente aspri se non di Salerno. Alcuni dolci da mangiare. Da farcisi la provvista per l’inverno e l’influenza e “si sa, la vitamina C”. Vada per i limoni. Non ci pensi subito, quando dici limoni. Il limone sta alla lettera L come albero sta alla lettera A. Come mela sta alla lettera M… ma la mela e l’albero, qui, nella nebbia dei lacrimogeni, come il libro della prima elementare, non te ne fai niente. Che libri non ne leggi, brucia, gli occhi aperti non riesci a tenerli. E fosse scritto in breil nel fuggi-fuggi non poggeresti bene le dita. Leggeresti sbocconcellato. Sbocconcellato come una mela che morderla non ti salva la vita, nella nebbia di mandorla e nel fumo che brucia dei lacrimogeni c6. Servono i limoni.

Solo dopo, ci pensi, che i limoni sono anche quei baci che ti scambi quando limoni, voce del verbo limonare, che non vuol dire spremere i limoni per fare la limonata, vuol dire farsi una santa limonata in santa pace. E magari fosse santa la pace per limonare in questo delirio che sa di mandorla e fa pianegre e ti bruciano i vestti addosso e ti vorresti spogliare e ti ritroveresti nudo a piangere e grattarti e sentirti la pelle che brucia e si chiudono i polmoni. Ecco perchè ci vorrebbero i limoni. Quelli veri, adesso, prima di tutto gli agrumi. Divertiamoci in sicurezza, mentre tutti intorno scappano. Io e te soldatini di missioni impossibili: limonare sui teatri di guerriglia urbana. Come installazione, come happening di protesta: un flashmob dell’amore, anzi dell’aSmore come asma, come quella che ti viene mentre sei in mezzo ai lacrimogeni c6 e non hai i limoni e ti si chiudono i bronchioli.
Segui me, vieni appresso a me: si fa così, ti mostro! Prendo il limone più piccolo, quello che ta in bocca da solo. Me lo caccio in bocca per metà come fosse la tua lingua che s’attacca alla mia mentre limoniamo, mentre i limoni li facciamo. Ti tiro a me… tu fai lo stesso. Fatti andare in bocca quel limone e sentilo, come fosse la mia lingua che s’attacca alla tua. Visto? limoniamo per procura. Le labbra mie contro le tue, il limone da limonare in bocca. E lo limoniamo. Un colpo di denti. Dai che ce la fai. Ti aiuto anch’io. Ricordi? Come le morositas alla liquirizia, che mettevi il pacchetto tra le fronti ed erano morbide e ci pomiciavi. Le morositas alla liquirizia sono amare. I limoni sono aspri. E sono duri. Non li tagli facile, non li tagli semplice, non li tagli con un morso. Più morsi, un, due, tre… più morsi. Mordi… che mentre mordi esce il succo. Mordi che ti riempie la bocca e le goccioline dal palato finiscono per magia nel naso… e quel citrico inacidito tiene lontani i lacrimogeni. Mordi il limone, non la mela, mordi il limone che ci salviamo il culo. E tu mordi, io mordo e le labbra si toccano… e che bello, mi pensi e ti penso, sarebbe limonare senza limone tra me e te.

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Eccolo, staccato. Un pezzo per me un pezzo per te. Ci siamo salvati la vita… ci siamo salvati il culo… e adesso scappiamo senza piangere più. E mi tieni la mano, ti stringo la mano, ti tiro di qua, mi tiri di là. Corriamo che questi rottinculo non ci prendano. Corri, corri cazzo corri. Tieni il limone in bocca e corri. Non dire una parola, salva il fiato e corri cazzo. Corro! E col limone in bocca ripenso alle tue labbra sulle mie, un attimo fa. Corri cazzo, cor che c’è un portone. Ed è aperto. Stringi il limone che il gas passa da sotto le porte, dal rosone di questo portone antico di carrugio genovese. Tienilo stretto tra i denti il limone che ci buttiamo dentro. Hai perso lo zaino, ho perso la scarpa. Ti guardo. Sei bella con quel limone, quella mezzapallinarossa molto pulp fiction, molto S/M ma senza le stringhe. Molto più di mr. Grey anche se lì fuori il gas regala più di cinquanta sfumature di grigio, di morte, di sangue ingrigito, di grida, di botte… le botte! Ti guardo hai i capelli sudati e puzzi di mandorla e di sudore. E puzziamo di amore. Ops, di aSmore… che non è mica passata la fumata grigia del terrore. Ti voglio, ti giro, ti prendo. E tu tieni quel limone in bocca che ce lo tengo anch’io. Tienilo o soffocheremo ci urticheremo ci brucerà. Facciamo l’aSmore ansimanti sul muro di questo portone mentre fuori tutto va a rotoli. Tieni chiuso il mondo ancora un attimo qui. NOn sarà mai più così rapido. Non sarà mai più così forte. Se morissi oggi di lacrimogeni e botte… almeno porterei addosso il ricordo di tutto questo aSmore strettistrettistretti al muro di questo portone per ricordarci di essere vivi e solo un po bruciacchiati nel respiro. Asmatici ed innaSmorati. E dura pochissimo e quand’hai finito e quand’ho finito scivoliamo in terra. E la nebbia s’è diradata. E le botte ora sono lontane. E ci abbracciamo sfatti dall’aSmore. E sputiamo il limone che ora è solo una buccia tutta ciucciata e consumata, come i corpi dopo l’aSmore.

Couple Kisses During Vancouver Riot

Ci vogliono altri limoni. Adesso si può. I limoni del verbo limonare. “Limoniamo?” – “Ma qui? Nel portone?” – “No, se scende la nonnetta chiama di nuovo la superpoliziacelere e ci sparano i lacrimogeni nel portone e quei limoni li abbiamo finiti… che credevi bastasse uno e bastassero alla bisogna i nostri di limoni, quegli altri, quelli che voglio ora!” – “Sono un coglione…” – “Sì, limoniamo fuori, nel parchetto vandalizzato dagli sbirri che non sono riusciti ad arrestare i vandali… ti va?” – “Guarda che poi quelli tornano…” – “E ci trovano innamorati, distesi a fare i limoni ed a limonare… non è un reato, ancora, no?” – “Fidati, la superpolizia teme che sia il più rivoluzionario dei gesti…”. Annuisci, guardi in terra il mezzo limone spremuto, guardi a terra il mio mezzo limone ciucciato. Ci siamo sfatti come due mezzi limoni stretti tra i denti per evitare il massacro. “Prendiamo il treno, questa città puzza di mandorle e botte… prendiamo una cuccetta, limoniamo lì, stretti sul posto più alto, tra il soffitto ed il portavalige. Lì non servono altri limoni, lì ci bastano i nostri limoni… lì bastiamo noi!”.

m3mango lo sa!

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