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Il divo Riccardo Schicchi

Dopo aver chiarito chi sono, nella personalissima Teogonia, personaggi come gli importantissimi Biondoddio e Gesummaria… (Biondoddio è il salvifico delle fighe che conosci bellissime e ti vuoi fare, Gesummaria è tipo la divinità cui rivolgerti se hai perso le chiavi o hai da spicciare problemi veniali in casa.. una sintesi di lari e penati, un pupazzetto buono del focolare domestico) Dopo avervi ricordato che l’angelo custode è Darth Vader (lui veglia sui tuoi sonni e sogni e se qualcuno vuole farti del male se la deve vedere con lui)… dopo avervi chiarito che Hannibal Lecter è una sorta di cherubino che suggerisce modi e tempi dell’agir a seconda del risultato atteso… Ricordandovi che Nikola Tesla è quella divinità che sovrintende ai processi creativi tipo una pizia, un oracolo o qualche altro tossicodipendente creativo così…

… Riccardo Schicchi è, invece, il divo che si occupa di condurre in porto i primi appuntamenti ed i percorsi amorosi con persone normali. Sovrintende inoltre alla fase di selezione delle candidate a divenire tue compagne più o meno stabili in un percorso di vita dalla durata variabile tipo da una settimana a un sacco di decenni (a seconda del tuo stato di conservazione) e suggerisce i test da effettuare e le skill da verificare della candidata. Il santino di riferimento, da custodire gelosamente in duplice copia, una nel portafogli una infrattata nel luogo dove massimamente avvengono le prime copule, lo ritrae sorridente, giulivo, seduto su un divano nero in finta pelle.

Non dimenticate mai di rivolgere a Riccardo Schicchi una preghiera, prima di scegliere se accettare o meno un primo appuntamento. Pare porti anche molto bene rivolgergli un pensiero sincero mentre ci si profuma, prima di uscire e recarsi in un luogo dove è possibile fare nuovi incontri. Pare le sue manifestazioni siano accompagnate da dispercezioni olfattive definite dai fedeli: Un lezzo comunque inebriante: un po’ patatine puff al formaggio, un po’ calzini bianchi di spugna sudati.

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Riflessioni a dieci giorni…

Tipo così: arriva un tizio che si chiama Rohani, incidentalmente un capoccia di uno stato islamico di fede sciita, a ricambiare più o meno la visita di una tizia che si chiama Serracchiani, tornata da quello stato tipo da due settimane… e in Italia si scatena il patatrack. Le statue dei Musei Capitolini, quelle più zozzolerce, vengono messe sotto un enorme burqua di cartone per evitare di turbare la sensibilità dell’ospite. Il tutto dopo che la nana vicepresidentessa del PD, durante la visita, per non turbare la sensibilità di chi ospitava (sarebbero sempre ospiti però poi si fa confusione) si è velata con uno chador.

Come a dire che: o questi signori iraniani sono proprio gente ultrasensibile oppure il principio di reciprocità nei rapporti tra stati, il galateo istituzionale ed il buon senso, oltre che l’amor patrio (quando mai – dubito – ce ne fosse stato) si sono disciolti nell’indifferenza, come uove di scimmia di mare. UovE, avete letto bene, è un cit.

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Tipo così: questi signori che abbiamo ospitato e che – duole dirlo ma bisogna dirlo – a casa loro pretendono che noi rispettiamo le loro usanze, tipo velarci, non baciarci in pubblico, toglierci le scarpe per entrare nelle moschee… hanno così tanta difficoltà ad accettare che le nostre usanze siano quelle dell’orgoglio con cui testimoniamo il nostro primato (ne abbiamo pochi, è il caso di testimoniarli con orgoglio) nell’arte e nella buona cucina? No! E dunque noi, da stronzomerdoni senza amore per noi stessi, mettiamo il burqua alle statue. Molto offensiva. Ben oltre i limiti dell’autolesionismo come cosa.

Punto 1: dopo aver rispettato te, io PRETENDO tu rispetti me a casa mia… se ti da fastidio vedere due sise e una passera liscia liscia e senza spacco che pare quella della Barbie ti porto sul GRA (visto che la tua cultura religiosa da rispettare non conosce l’abitudine alla produzione plastica o grafica di supporti artistici) ma, mi spiace per te, le mie belle cose non le copro!
Punto 2: dopo aver rispettato te, io PRETENDO tu rispetti me, anche solo per una questione di mera dimostrazione di autostima. Io ti ho offerto comprensione, rispetto e tolleranza (guardate che conformarsi seriamente ai dettami di buona educazione, non solo di civiltà, islamici, è un casino!) tu fai lo stesso! Mi dici: “scusi, ci sono sise? Perchè se sì gradirei guardare altro, mi riporti alla pagina dei gattini! (come su flickr davanti a contenuti rated 18+)(mai pagina dei cagnolini… sono Satana per l’islam… ecco perchè il politically correct flickr non dice pagina dei cagnolini o dei serpenti ma dei gattini).
Punto 3: stiamo sempre a fare la guerra coi francesi! Abbiamo perso anche stavolta… ci resta solo la coppa del mondo… perchè quelli, quando lo stesso signore molto impressionabile ha obiettato: “Il vino a tavola no!” hanno detto: “Va bene stronzo, non sai che ti perdi… a letto senza cena, al massimo colazione di lavoro e succhi di frutta!”.

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E no… noi siamo il paese che finge di ignorare che siamo di fronte al capo di stato di uno dei nuovi CONSUMER LEADERS di audiovisivi pornografici. Iran, Iraq e Afghanistan, dopo Enduring Freedom in Medio Oriente, hanno conosciuto una “POrno Renaissance” che è stata studiata come fenomeno di mercato nello scorso decennio da fior fior di economisti. A ‘sti zozzoni, però, gli copriamo le sise delle statue. Siamo sicuri che nelle loro stanze d’albergo sia stato messo il parental control a sky? Avete inibito i digital channels “Radio Maria”, “Teleradio Buon Consiglio” e “Radio Padre Pio”?. Avete inibito l’accesso a quel contenitore truffaldino che è Primafila? Dve stanno i porno amatoriali di merda? E se questo non è stato fatto: avete guardato la distinta spese delle loro camere? potrebbe riservare interessanti sorprese il numero di “eventi a pagamento” acquistati… sì, se non vi scrivono cosa: è un porno!

Ora: io rispetto tutti e con enorme rispetto mi progo verso tutti. A casa loro. A casa mia pretendo rispetto per i tratti identitari che mi caratterizzano… altrimenti, a differenza mia, ti comporti da ospite sgradito e vai fuori. Se proprio voglio essere cortese ed educato EVITO di farti entrare a contatto con quel che ti urta ma… voglio dire… se vuoi andare ad un museo io te lo dico: “Siccome tu non sei abituato a ‘ste cose dei musei, delle statue, delle sise… e sei impressionabile, vieni ti faccio vedere il Colosseo, l’Altare della Patria, le Scuderie del Quirinale, Piazza di Spagna, sali fino al Pincio e scendi chissà smazzi…
Eh cazzo! Sentite i giapponesi non ti chiedono di spixelare cassi e patate, quando vengono ai musei. Provvedono loro a casa. Credo abbiano una apposita app per spuntinare e spixelare cazzi e fiche. Ma provvedono di loro… e rimuovono dalla memoria. Lo facciano anche i premier iraniani. Oppure, porca pupazza, si impari noi a dire: “Mi spiace, non fa per te… mi ha detto tua mamma che non puoi” (perchè poi pare n’altro poco che siano dei minorenni in gita: “Attenzione non può bere alcolici, non fategli vedere zozzerie e…”).

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La verità è un’altra. Che con questi zozzoni, le cui donne affollano i reparti più troieggianti delle boutique di intimo… perchè impressionabili con le statue ma maiali repressi sotto le lenzuola di casa loro… noi abbiamo bisogno di fare affari adesso che non sono più cattivi e nucleari. E quindi loro hanno il coltello dalla parte del manico e noi, per trenta miliardi di denari ci siamo vergognati di avere statue con duzzinne da paura! Perchè è questo che abbiamo fatto… ci siamo vergognati di far vedere che sappiamo cogliere e dipingere o scolpire il bello, facendone vanto. Anche perchè, grazie a Biondoddio e Darth Vader e Riccardo Schicchi, nè Venere nè Moana sono state mercificate in quelle statue ed in quei film… semplicemente poste ad icona. Un francese, ch l’ha mandato a letto senza cena, farebbe bene a dire: “La Gioconda? No, non te la do… sei così pirla che se viene uno jemenita (quelli che alle donne fanno mettere il Niqab) lasci solo gli occhi di fuori ad un velo nero… che cazzo te la do a fare, la Gioconda?”.

Gli angioletti del Giudizio Universale ringraziano che siano stati saltati i Musei Capitolini e la Cappella Sistina… sai che palle riesumare il Mutandari e fargli rimettere le braghe dopo che per 300 anni erano stati palle all’aria ed avevano sperimentato la fantastica sensazione di non avere costrizioni addosso, soprattutto lì?

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Ray Ban, Glasses, Inconsci collettivi, Hipsteria

E niente viene fuori che da quando indosso dei curiosi occhiali anni ’80 da pentapartito, una montatura in cellulosa che simula l’osso e tanta dignità di faccendiere da prima repubblica alla Bisignani, succede che ci sta una strana e curiosa calaca di donne, tutte “pseudo” creative che hanno deciso che sull’agendina della loro vita, massimamente urgente pare essere il verbo “conoscermi”.

Parleremo in un altro esecondo momento del baffo. Devo capire se la programmazione mi permette di derubricare il discorso sul baffo già a domani o per caso, tra “Risorgimento di tenebra” cazzi e mazzi, non sia necessario spostare di qualche giorno più in là il discorso sul mustacchio all’insù che ho deciso di farmi crescere. Anche quello pare avere davvero la sua parte. Ed ho capito solo da poco che il trucco per avere baffi perfettamente all’insù era semplicemente recarsi alla “drogheria” sotto casa ed acquistare un piccolo barattolino di “cera per acconciature”. Vedi tu! Il segreto era sotto gli occhi, come l’essenziale, invvisibile.

Torniamo agli occhiali. Più di una volta mi sono chiesto, prima di indossarli, tipo: “La gente fa il diavolo a quattro per le lentine, per non farsi vedere con gli occhiali… e tu? Tu che hai dieci decimi certificati Battaglione San Marco te li scegli come ammennicoli del tuo viso?”. Non eravamo sicuri della scelta che stavamo facendo, è evidente. Ma abbiamo portato innanzi la battaglia fino a compimento… e quindi occhiali alla Bisignani, mentre tutt’intorno è un fiorire di lentine giornaliere, settimanali, mensili, cicliche… noi ci affidiamo ai professionisti del settore e rivolgiamo fiduciosi lo sguardo agli anni ruggenti. A dire il vero ho anche una montatura che supera il grigiore democristiano e si sposta verso lidi gaudenti: la montatura del buon De Michelis. Ricordo a tutti che, oltre che ministro degli esteri in momenti delicati quali il conflitto civile nella ex-yugoslavia, il buon De Michelis è anche l’autorevole estensore della guida” Dove andiamo a ballare stasera?”… per cui, perpiacere!

E quindi, niente, sarà il fascino tutto hispter e bohemien delle lenti vintage, sarà – e su questo sono assolutamente certo – la cortesia ed il mio impeccabile stile (cit.)… ma questo accessorio sta riscuotendo enorme successo proprio dove è gradita tale riscossione: nell’universo della creatività. Piccolo problema su cui riflettere… eh già. Perchè se io in questo momento sto stilisticamente volgendo lo sguardo – a tratti, sia ben chiaro – su un mondo che mai m’è appartenuto e che anzi ho spesso tacciato d’essere Il Male, come l’Hipsteria… a quasi esclusivo scopo “campagna elettorale”… non è che per caso, poi, sto in realtà facendo quello che tutti i grandi artisti del pop e del rock ad un certo punto della loro carriera fanno, ossia rifugiarsi nel sicuro e certo del “vendibile” per non nascondere una profonda ed inguaribile “crisi di idee”?

No gentili, non è quello che sta succedendo… perchè come sapete è un momento di grandissima produttività a volte vicina a volte lontana dal mainstream del consumo… quel che sta succedendo ve lo spiego subito: essendo un gran paraculo, come al solito, mi sto divertendo con una delle mie nuove trasformazioni, con uno dei miei nuovi personaggi… e poi, lo ammetto, essendo sul punto di inaugurare una pagina autore su FB… sto cercando di darmi un tono. Il peggio non sono gli occhiali, ma determinati post strappalacrime/strappamutande che compaiono al far della sera per fidelizzare un gruppo di lettori e lettrici. Anche perchè ho notato che mi viene bene. Sono un prodigioso generatore automatico di stronzate, quando mi ci metto… oltre che di supercazzole!

Insomma questa qui a dirmi di non prenderci/i/mi mai troppo sul serio, che qui e lì fuori spesso siamo costretti a carnevalate ben peggiori del metterci gli occhiali! E a ricordarmi che, siccome questo è massimamente un blog che fa dell’analisi del porno uno specchio per analizzare il real time… (non il canale che è porno di suo, ma la vita vera fuori dsal catodico e lontana dai led e dal plasma)… sappiate che per gli occhiali, finti o veri, il porno ha una nutritissima casistica catalogata al tag “glasses”. Del resto, i celeberrimi “occhiali da porca” con cui la collega, l’amica, la vicina irrimediabilmente si trasforma in una “biondoddio con quella che ci farei!”, ricordandoci un catalogo enorme di fantasie pippettare dalla maestrina severa alla remissivissima e seducente segretaria, passando per la comprensiva dottoressa ed arrivando alla metalinguistica brava ragazza che si spaccia per porca in un provino porno, cosa sono se non la versione femminile dei miei? Occhiale grande era sinonimo di grande potere, quando le gradazioni le si pagava a peso e superficie. Grande potere è sempre stato sinonimo di grande arnese, nell’inconscio collettivo (che è quella cosa simpatica che si attiva un attimo prima di tornare razionali, quando ancora ci diciamo che effettivamente quello con il Q7 o con l’X6 di fronte a noi deve avercelo enorme). Quindi, sì, è evidente, c’è dell’inconscio collettivo fossile che fa sostenere all’ormone di una serie di persone – che spesso si rivelano imarazzantemente generatrici di vuoto assoluto o di livori cosmici – che io sono una persona da conoscere, frequentare e altro.

Bene, che si sappia, a scanso di inconsci collettivi e simili. Io sono l’eccezione che conferma una serie di regole. Io ce l’ho normale!

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Ogni promessa è un debito! (alidivelluto)

Questa tecnicamente non è una promessa fatta ad alidivelluto… ma il pensiero mi è uscito fuori così mentre conversavo con lui sul fatto che le giraffe appaiano placidamente come esseri molli, distaccati, con la testa che viaggia nel libro di Moccia tre metri sopra il cielo. Esseri dementi, insomma. Invece, io le ho viste combattere all’ultimo sangue in un documentario voltolando la testa e dandosi sonorissime mazzate di nuca contro nuca. Roba da restarci secchi. Il tutto era placidamente ripreso da un cameraman che tranquillo, con tanto di autorizzazione planetaria, filmava la vicenda. Intorno, presenti, senza fare il tifo e senza scommettere, decine di persone, tra cui ranger che potevano tranquillamente intervenire e che invece si godevano lo spettacolo. Una delle due giraffe stramazza al suolo. Boccheggia. Muore.

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E’ la natura! Come decisaente è quella stessa cosa che si chiama natura quando il leone si sbrana il cucciolotto di ippopotamo o di rinoceronte dopo che la moglie e le altre schiave negre del villaggio, cioè le leonesse sottoposte, non hanno anch’esse contribuito alla caccia, alla cattura della bestia da sacrificare alle voglie ed ai desideri culinari del maschio alfa e della prole poppante o meno al seguito. Son tutte robe di cui alcune emittenti televisive in chiaro o via pay per view sono assolutamente consultabili. Ci sta un canale pieno di questi snuff movies che ha anche una enorme autorialità scientifica e si chiama “Natural Geographics Wild” (409 Sky). Ora… sul 409 fanno sempr vedere bestie che fanno male ad altre bestie e non succede loro nulla. Ci sta sempre questa splendida roba del sangue che scorre a fiumi, “ci stanno gli occhi della madre, la carrozzella col bambino”.. no quello è un altro snuff con esseri umani… o meglio lì lo snuff lo fai filmando la morte di quelli che assistono a quel film in cui fanno vedere con una certa parvenza di realtà per i primi del ‘900 una strage niente male. No comunque su Nat Geo Wild ci sta sempre sangue che scorre a fiumi, ci sono gli occhi della bestia morente che sono commoventissimi o ci stanno le mossettine isteriche dei ghepardi oppure le robe fumettistiche tipo gli efflheim dei leoni (ossia smorfie che il leone fa quando usa le iene morenti per farci addestrare sopra i cuccioli e condizionarle all’odio sociale per le competitrici canidi… tipo il babbo romanista che porta il figlio in curva ed a sei anni, nella giornata del “dai un calcio alla violenza negli stadi” – slogan pessimo – gli insegna l’adagio che fa più o meno così “Oh Lotito, non piangere perchè, se c’avanza un altro razzo lo spariamo pure a te!“). Ora tutte ste robe di una crudeltà assoluta le fanno vedere su una emittente a pagamento e le spacciano, proprio come faceva Piero Angela che da piccolo mi spacciava roba davvero karasciò dopo pranzo, come roba autoriale ed educativa. Coi professoroni che spiegano e il sangue che scorre a fiumi.

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Non si può scrivere sotto un documentario “Nessuna bestia si è fatta male o è stata ferita, maltrattata o uccisa)… perchè si crepa davvero, lì! Io c’ho una collezione del peggio del peggio di ‘ste robe. C’ho la tragedia delle balenottere azzurre nella baia di fronte a Los Angeles. Una balenottera e il suo balenotterino massacrate per tre ore dalle orche che fecero scempio prima della madre – poraccia cercava di proteggere il cucciolo – poi fecero fare scempio alla loro prole del balenotterino… con tanto di istruzioni in suoni, ultrasuoni ed infrasuoni… che le orche e i cetacei sono assai più intelligenti di noi. Il tutto il giorno della festa della mamma. Con tutti i gitanti che avevano pagato per salire sulla barca di Nat Geo e poi si lamentavano che non li riportavano a casa anzi li esponevano a quello “spettacolo ributtante”… Coglioni, peste li colga! Gente che crede che lì fuori sia Walt Disney. Gente che compra i Jack Russell e poi non sa come gestirli. Meno male che a parte quel cialtrone di Cesar Millan che pretende di convincerci che si risolvono in 24 ore i problemi di rottweiller e simili, ci stanno tanti bravi ragazzi che applicano in settimane e settimane, mesi e mesi, le correzioni gentili e senza violenza… altrimenti gli animalari amanti dei cani di cui sopra, che si comprano a botte di 500oni i jack russell e poi si lamentano del carattere del cane, continuerebbero ad appaltare la violenza ad altri cialtroni che massacrerebbero di botte il cane solo per sopprimere il suo istinto. Sempre di violenza si tratta eh!

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Ora, in una società così violenta… che è immersa e vive in un contesto violento? Ci scandalizziamo degli snuff movies? Sì, di quelli umani è giusto scandalizzarsi! Tipo i filmini con gli stupri. Tipo i filmini, e ce ne sono, di stupri con ammazzamento finale e bordellone di sangue (non è solo un film tipo hostel, sono cose che succedono, rare ma succedono… a Ciudad Juarez è uscito fuori che un bel po’ di camionate di donne sparite o morte sono sparite o morte perchè sono finite a fare l’attrice protagonista di uno snuff). Lo snuff umano no. E sapete perchè? Perchè al netto del fatto che siamo tutti bestie assetate di sangue/sesso, di potere, di soldi e di tutte queste cose splendide che rendono splendido il mondo e sono il vero carburante della Storia… I leoni prima di fare quei bordelloni non si chiavano le gazzelle. Le giraffe non si inculano prima di massacrarsi di mazzate davanti alle telecamere. Sì, lo so, c’è il caso del leone marino che si fotte il pinguino e poi lo divora… ma hanno spiegato che non se lo stava fottendo veramente… o meglio, faceva così perchè quelle sono bestie drammaticamente limitate di cervello.. bestie che scambiano pinguini per partner e autovetture per competitor sessuali. Le scimmie o scopano come noi umano “todos los posicciones” (Bonobo) o si massacrano come noi umani (scimpanzè). Noi siamo l’unica cazzo di specie che pretende di unire la dominazione sul simile, la violenza per sfogare la frustrazione ed il sesso per appagare la libido… portando tutto alle estrenme conseguenze del delirio di onnipotenza con la morte della malcapitata. No ragazzi, così no. Gli snuff sono brutti… quegli snuff non servono al mondo. Forse, perchè, al netto di tutti gli animalarismi d’accatto, è vero che ci siamo guastati proprio tanto come specie vivente. Non so dirvi cosa ma… di sincero e “pulito”, a noi, non è rimasto davvero niente! A me piace da morire guardare gli accoppamenti di animali deboli da parte di animali forti. A me piace un casino capire perchè esseri umani accoppino altri esseri umani. A me piace un casino vedere e capire perchè esseri umani scopino in modi strani altri esseri umani o ci facciano delle robe creative o ci inventino una cosa che si chiama industria del porno che è una cosa culturalissima, quanto Cannes. Proprio per questo, proprio perchè vivo tutte queste bellissime ed avvincentissime cose che mi piacciono con assoluta serenità… mi disturba profondamente sapere che c’è chi non riesce a tenerle distinte e separate. E le mescola. E fa del male. E fa casini!

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Abbiamo riso e scherzato… ma a Ciudad Juarez il conto delle vittime cresce purtroppo di settimana in settimana. Sono attualmente più di 2000 i cadaveri di donne mutilate e ridotte a oggetti dissacrati che il deserto o le periferie hanno restituito, a volte in oscene fosse comuni che denunciano altre e più gravi turpitudini. Ciudad Juarez è la città che probabilmente fornisce al mercato internazionale degli snuff movies la fetta più consistente di beni di consumo. Quel che agghiaccia è che questa violenza non spaventi. Che nessuno intervenga… perchè è una violenza nascosta, strisciante. Quel che agghiaccia è che dietro queste sadiche esecuzioni farcite del peggior campionario della devianza sessuale che l’uomo conosca… c’è una “domanda economica” alla quale pronta risponde una “offerta economica”. Una offerta che arriva alla mercificazione finale e definitiva di un oggetto. Oggetto che è realmente oggetto di quel mercato solo se viene villipeso ed infine distrutto. A me questo spaventa e sciocca… perchè parla di un mondo che prima che della violenza dei documentari o della waltdisneytà del mondo animale farebbe bene ad interrogarsi sul “dov’è che abbiamo sbagliato?”.

 

(i video non sono snuff… fatevi due risate!)

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Il Duca è morto… evviva il Duca… epperò…

E però come quando le notizie fanno male al cuore, sfogliare la pagina Lettore di wordpress o la Home di Facebook si sta rivelando una riedizione ed una riproposizione continua del dolore. Mi chiedo se ci sarà una trasparenza del volto di Bowie da applicare sul proprio profilo per protestare la trsistezza per la sua morte. Se ne scriverà per un giorno intero. I tempi di questa social empatia sono differenti da quelli richiesti e canonizzati nel galateo con il suo “Il morto si piange tre giorni!”. Uno basta, domani il buon Duca sarà già stato dimenticato… tanto, voglio dire, il mondo delle sette o otto arti (se si inserisce o meno il porno nel novero) è ricco di personaggi d’ogni età che possono lasciarci da un momento all’altro.

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In questo momento mi chiedo se Meccolicalcoli, ossia il biondissimo scavezzacollo di “Mamma ho perso l’aereo!” sia morto. Ecco, vedi, c’è sempre qualcuno che meriterebbe di andarsene prima. Che magari sta anche facendo di tutto per farlo ma non gli riesce bene.

Io, ispirato da una notizia letta poco più su, invece, oggi rifletto su una definizione di porno data da Carmelo Bene per arrivare ad un assioma sulla mia vita. Il NON maestro salentino, in uno dei celeberrimi “Uno contro tutti” al Maurizio Costanzo – palcoscenico sul quale Bene si divertiva a far sfoggia di consapevolezze inarrivabili, ego inarrivabile, maestria nel conio di supercazzole inarrivabile/i ed inarrivabile capacità di partorire caccadellamorte a profusione – definì il porno come il “desiderio di desiderare”. Perchè il porno, a differenza dell’erotismo che è desiderio, e come tentativo di surrogato dello stesso, non è altro che lo strumento per cercare di accendere un desiderio che più non è. Dunque, in estrema sintesi, il desiderio di desiderare, dunque ancora, il desiderio del desiderio.

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Ontologicamente sono d’accordisimo col NON maestro. Voglio dire: ti fai una pippa perchè desideri di desiderare un rapporto sessuale. E quindi guardi il porno. Se già tu desiderassi un rapporto sessuale, rivolgeresti quel tuo sguardo altrove. Per cui, chi differentemente da me, guarda porno non già per scopi di indagine e di metafora e di introspezione, ma semplicemente per farsi una pippa… è un triste. E’ colui che prova a tirar su qualcosa che non sta su. Non ci vuole star da sola, su.

Mi dico, castamente, che se una cosa, su, in un dato momento della propria esistenza, non ci vuol stare, tirarcela su per forza deve essere per forza di cose un male. Ecco dunque che arriva la mia riflessione su un pezzetto della mia vita. Il desiderio da solo è quella cosa che ti prende e rischia di diventare totalizzante. Se non desideri, in un dato momento della tua vita… è necessario farlo? No! Ora, a conti fatti, mi dico che no, non è necessario, non è importante, non serve! La noia, è la noia che ci fotte. Ci fotte tutti. Se io non fossi stato annoiato, semplicemente non avrei desiderato di desiderare, così, solo per sentire dentro qualcosa che diventasse totalizzante, occupando il mio tempo fino ad essere appagata. Quella puttanissima alba di fine luglio, e tempo dopo quella detestabileba di metà agosto, non avrei desiderato di desiderare contorsioni pornofilmiche con lei e proprio lei, cedendo alle richieste insistenti di lei e proprio lei.

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Questo non avrebbe portato i due di cui sopra a rimanere svegli per una notte ed una mattina interi. Successivamente i due non avrebbero pranzato assieme e diviso lo spazio del dopopranzo in un fintissimo abbrivio di pennica trasformatosi poi in tutt’altro. Nè li avrebbe portati a rivedersi giorni dopo – per meglio dire notti dopo – dividendo ancora una volta il letto ed il carnedentrocarne odoresuodore. L’acquisizione dell’oggetto che si desiderava o s’era deciso di desiderare (della seconda ipotesi di lui possiamo essere certi, visto quanto poc’anzi scritto) non avrebe risvegliato in uno o tutt’e due i protagonisti della vicenda il desiderio vero e proprio (soccorre anche in questa certezza quanto su esposto). Le cose sarebbero rimaste le stesse di qualche settimana prima. Tutto sarebbe andato diversamente.

Il porno, nel tentativo annoiato di accendere un desiderio che non esiste, è quanto di più triste e nocivo! Guardate porno, mai per farvi le pippe, però!

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Ogni promessa è un debito! Il Messy!

Ogni promessa è un debito e quest va per Ysingrinus che me l’aveva chiesta tempo fa!

C’è gente che non la capirò mai. Gente che pretendedi portare nella tua vita ordine. E pure la pulizia. Ora… fino a che parliamo di concetti sociali tipo “Ordine! e Pulizia!” belli gridati in piazza magari con una scopa che al posto del bastone c’ha un manganello ed al posto del flaconcino di ACE un sulcedaneo di Olio di Ricino… a me la cosa garba tantissimo esteticamente e sgrezzata da tutte quelle cazzate che hanno trasformato una filosofia vincente quanto il Toyotismo, come il totalitarismo, in una boiata come il fascismo d’operetta… io ci sono. Io sono fermamente convinto che i totalitarismi siano l’unica soluzione al disagio nel mondo e nella sfera privata. Ognuno dovrebbe essere Dittatore di se stesso… possibilmente io anche di tutti voi!

Nel mondo sociale… e pure un poco nell’universo dei social… ho sempre sognato di fare il dittatore, ergo… nell’Universo Social, dite con fiducia sì a slogan quali “Ordine e Pulizia!”… lasciate fare a me, lasciate fare ai Professionisti che, come sapete: “Mortellaro fa le cose per bene!”.

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Altro discorso, mannaggia, è l’ordine e la pulizia nella vita propria di tutti i giorni, Cioè dentro il giardino di casa del cuore tuo, che tu chiami vita mia propria e che dentro l’insieme c’ha il tuo corpo e le dirette emanazioni dello stesso, ossia i luoghi fisici in cui declini la tua vita, tipo: lavorare, scopare, sbronzarti, farti di caffeina, cazzeggiare, studiare il possimo romanzo breve, programmare i post del blog, farti la barba e acconciarti i baffi, farti le seghe, fumare sigarette estere, bere amari nazionali, spostarti in auto, sedurre le donne… Tutte queste cose sono le pertineze del giardino di casa della tua vita. Lì, chi entra per portare “Ordine e Pulizia!” dovrebbe essere massimamente messo alla porta come fecero i gloriosi partigiani comunisti stalinisti e pure un po’ titini con i totalitaristi da operetta che andavano sotto il nome di fascisti e con qualche papista attendista e finto-azionista della prima ora, tipo con la strage di Porzus e con le foibe. A totalitarismo da operetta, ancora una volta, si risponda coi sani metodi del Mortellaro Cortese e pure un pochetto Erode. O Beria. Perchè nel giardino di casa del cuore della tua vita e nelle sue pertinenze… l’ordine ce lo metti tu. La pulizia magari ti fai consigliare… vuoi mai che non ti lavi da un po’ visto che hai sempre altro da fare tipo le cose elencate sopra tra le quali c’è farsi la barba e i baffi ma non c’è farsi la doccia. Tipo, c’è farsi le seghe ma non c’è farsi il bidet dopo essersi fattio le seghe.
Oh… per la pulizia fatevi suggerire dai professionisti: sveglia di buon mattino, caffè sul cesso ed avviate il soffione della doccia… finito caffè, finita la cacca, carta igienica e doccia bollente. Ah seh! Un’altra persona! Non dimenticate per esempio, massimamente se andate a donnine, che spesso talune (le migliori, quelle da frequentare se vi piace pagare per fottere… che non c’è giudizio morale, è una perversione e ognuno ha le sue… perdire c’è gente che va in chiesa…) pretendono espressamente nell’annuncio che non siate stranieri e che siate puliti. Ora, è vero che a casa delle donnine c’è il bidet e potete farvelo… ma io sconsiglio di farvelo lì… secondo me ne uscite ancora più zozzilerci. Dunque pulizia, mi raccomando, quella sì.

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Ma ordine… ordine?! Chi cazzo ha detto che qualcuno può sindacare sulla entropicità dell’ordine dei vostri luoghi di declinazione della vita? Allora… sepolti in casa è il caso limite che analizzeremo alla fine ma attualmente è solo l’eccezione che conferma la regola. I sepolti in casa avrebbero bisogno di ordine e pulizia: cioè mazzate di mazza violentissime, benzina e fiammiferi. Il casino fa bene ai creativi. E se ne facciano una ragione i razionalisti razionali dell’ultim’ora che non hanno ancora capito che le formule matematiche non spiegano il mondo e che le formule chimiche non svelano gli arcani dell’amore… lo dica pure con fiducia il fotografo che incontra la biologa: “Ah cosa, nunn’è vero pe’ gnieeeente che è tutta ‘na cosa de chimica! Se ce la pensi così vattelappiglià a quel sacro indirizzo che conosci!”. Fotografo e biologa sono tranquillamente sostituibili con scrittore ed ingegnera, drammaturgo e avvocatessa, creativo grafico pubblicitario e matematica, cialtrone hipster e statistica (le categorie peggiori, ciascuna nel proprio macroinsieme attitudinale di riferimento). Il casino fa bene ai creativi e se glielo scombinate succede un ’48… un ’48 come quello del 1848 in giro per l’Europa, coi pupazzetti della plebaglia che girano per strada facendo un casino. Tipo il G8 di Genova, ma planetario. E senza estintori creativi, senza sbirri che sparano e spariscono e danno la colpa ad altri sbirri che poi finiscono per fare incidenti mortali e simili! Il casino ci aiuta.

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Il casino è il messy. Il messy è una cosa che le persone di una certa età, tipo le mamme dei coetanei miei, non dovrebbero guardare nè conoscere. Mia madre inclusa. Pure mio padre e pure i padri in genere. Mamma, papà… sappiate che non vanno scombinati i posti in cui un creativo come me declina la mia vita ed arrivederci.
Dopo questa sostanziale premessa…l messy è la quintessenza della creatività. E’ un fantastico gioco che vale da installazione artistica in cui cose splendide e solitamente deliziose (una non lo so ma se tantissime donne e – pare – tanti uomini ne conoscono il sapore, proprio di cacca della morte non deve sapere) vengono usate per inzaccherare letteralmente i corpi di desiderabili ed avvenenti modelle (il desideraile e l’avvenente come al solito va tarato a seconda della sottocategoria “chi?” prescelta: tranquilli se vi piace skinny cioè pelleossa c’è, se vi piace chubby cioè cicciotta c’è, se vi piace BBW cioè grassona c’è, se vi piace mature cioè atempata c’è e c’è pure se vi piace barely legal, cioè appena 18enne oppure class cioè di classe) che poi con tutto quel bordellone unto e bisunto e appiccicoso addosso se lo spalmano e si spalmano in ogni dove sul set. Cos’è questo se non il protestare, attraverso qualcosa di comunemente definibile come “un casino addosso” e basta, una enorme esplosione di creatività?! Art Attack meets Brazzers! Via i bambini e facciamoci aiutare solo da adulti o da “almeno diciottenni”, ovviamente. Cos’è se non l’estremizzazione carnale di un concetto come quello della tettutissima Kira Ayn Varszegi, che dipinge cole mammelle. O la Lilibeth Cuenca Rasmussen che ci mette davvero tutta la sta. O il folle Kazuo Shiraga che dipinge coi piedi… ma anche con tanta dignità. Il messy è questo: spingere il proprio corpo, la declinazione della propria esistenza di pornostar ad un livello superiore, trasformando il corpo in tavolozza per imprimere sulla tela della vita… o sul pavimento del set, il proprio concetto di arte. Poi, cazzo, lì su quei corpi c’è di tutto: nutella, ketchup, cocoina, amore maschile… lo sperimentalismo creativo davvero non ha limiti. Altro che Ordine! Altro che pulizia (in questo caso!).

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Risvolto della medaglia: non tuo quel che è incasinato, tipo, è messy e luccica. Prendete il bukkake… che è quella pratica di incasinare SOLO la faccia della modella con amore maschile… senza che esista un dopo… ma con il puro ed unico intento di degradare. Quello non è arte. Quello non è ordine entropico. Quella è dominazione spiccia e se non ti piace come concetto… la trovi anche un bel po’ disturbante. Ecco perchè dicevo che nel mare magnum del disordine, i sepolti in casa (che sono i bukkakisti cioè quelli che in tanti fanno il messy sulla faccia di una donna e il video finisce lì) sono una eccezione: troppi e sconclusionati, senza un fine. Come il casino dei sepolti in casa, come l’amore maschile sulla faccia delle modelle: serve a un cazzo e per mandarlo via ce ne vuole… e non riesci nemmeno ad aprire gli occhi!

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Bisestile e pari… tautologico!

Tutti lì a stupirsi del curioso prodigio per cui arriva un anno bisestile e questo è pari. Ogni anno pari. Pelle accapponata, rimembranze di scuola elementare. Trenta giorni ha novembre… di ventotto ce n’è uno…
Se un anno capita ogni quattro, e gli anni si dividono in dispari o pari, non esiste il 50% di possibilità che il bisestile capiti al dispari. Solo per il puro accidente di essere stato inventato in un anno pari. Pari più numero pari darà sempre e solo pari… non a targa alterna dispari-pari…

La matematica, che odio e detesto profondamente, a volte è così vituperata dalle giuovani generazioni da salirmi quasi a pena. Del resto, anche ragionando in sistemi matematici assolutamente imperfetti, la disparità del numero ventinove sommata alla eventuale e solo ipotetica disparità d’un anno bisestile dispari, restituirebbe comunque un numero pari. Ragionando in sistemi matematici non ortodossi, che miscelano dati e date a casaccio.

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Basta stupore fanciullesco e pascoliano… il bisestile è pari e sempre lo sarà, accontentatevi ezianBiondoddio!
Anche perchè, dispari non sempre funziona. Ed esiste la mitica eccezione che conferma la regola, nel mondo delle logiche che sempre ci viene in aiuto, quello del porno:

nel porno, tanto autoriale quanto amatoriale, il numero perfetto è il trio… che già in 3 su una le cose si fanno complicate, dolorose o palesemente finte. Ah sì, prima che me lo chiediate… per la gang bang che sono sempre accoppiamenti multipli a carattere non orgiastico – nelle gang la donna è solo una – il numero degli uomini è sempre dispari ma per sfortuna dei numeri non pari c’è una donna di mezzo che raddrizza la questione, oltre che tutta un’altra serie di cose. Ah, sì, prima che chiediate anche questo: le orge non sono mai un insieme onnicomprensivo. Si tratta sempre di rapporti a se stanti inquadrati in un contesto da movimenti di camera e da una scenografia. E guardate bene… sempre e comunque saranno accpiiamenti pari o terzetti (che come leggete sopra sono l’eccezione, l’unica eccezione dispari!).

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Puntuali come gli oroscopi, le curiosità sul bisestile. Porterà bene, porterà male? Mi viene in mente il dialogo con il venditore di almanacchi di leopardiana memoria. E lo slogan che simpaticamente utilizzavamo tra organizzatori del Giovinazzo Rock Festival, quando ero parte della organizzazione, vertici alti, per lasciare tanta suspance sui nomi che avrebbero calcato il palco in quegli anni. “Che musica facciamo, quest’anno? Sempre la stessa, maestro, sempre la stessa!”. A parte la cortesia del venditore d’almanacchi che sa bene che contraddire il cliente è da coglioni e restar nel vago è da furbi (vuoi mai che alla gente che ti viene a chiedere un voto o ti deve pagare qualcosa la vai pure a scontentare protestando opinioni in vibrante contraddizione con le di loro, tanto da fargli venire in mente che soldi o voti non te ne darebbe punto?!) quando mai non ho sentito e letto speranze “sull’anno novo che sarà ancor più meglio assai di quello passato? E di quello incietro anchora?”. Stucchevole.

E niente, puntuale come gli oroscopi è arrivata la discussione sul bisestile che ci attende. “A te porta bene, bisestile?” Bisestile mi piace, come le cose scomode, tutte quelle che creano una perturbazione nel regolare svolgersi delle cose. Bisestile come le dita nel naso in pubblico o come la mano che si dimentica di coprire lo sbadiglio. Bisestile come le lenti da riposo che nessuno sa che sono da riposo e tu scegli di cominciare ad indossare all’anno nuovo. Bisestile come le lenti vecchie di tuo padre, da pentapartito, che metti perchè fanno figo. Bisestile mi piace. E così, sorseggiando irish coffee, in un osceno capodanno sera, prima di scegliere di proporre di cominciare bene l’anno nuovo a botte di sushi all you can eat – e finire multato per eccesso di consumo, capita coi cinesi! – mi scopro a fare il ragionamento “Bisestile rovina la noia, il quotidiano, l’ordinario, quindi mi piace…” e dico: “Sì, mi porta bene!”. Fermo un attimo. Panico. Bicchiere a mezz’aria… “No aspetta, fammi controllare… che io sono sempre così imperativo in certe affermazioni di principio e poi RoccoSiffrediGiovane (Sprotettore – con la s rovinativa – di tutti quelli che immotivatamente se la menano e se la cantano) viene e mi rovina il più comunista dei buchi”… Controlliamo. Operazione semplice: andiamo indietro di quattro in quattro fino alla pubertà e vediamo, ok?

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2012 – Anno molto molto positivo: conclusione del dottorato, sitazione sentimentale molto molto carasciò, con un futuro roseo davanti che solo s’immaginava e fosse rimasto qualche anno ancora così con progetti sullo sfono, non succedeva niente di male anzi – che i progetti mettono ansie a volte – estate di scatti molto produttivi, Budapest, cose belle, un Natale felicissimo, un Santostefano senza brutti ricordi, l’abbraccio caldo della prima donna di cui sia stato innamorato, a tre anni. Il 2012 mi disse un sacco un sacco bene!

2008 – Non entusiasmante, ma in un contesto nel quale nulla davvero poteva essere entusiasmante. Inizio del dottorato a Lecce, tanta produttività e positività artistica, inizio della mia avventura su Facebook, inizio di una storia sentimentale bella e carica di emozioni – le storie vanno guardate nei momenti belli senza guardare al fatto che un eventuale seguito grigio o nero o pessimo le abbia guastate… le cose vanno vissute, gli errori non sono nell’inizio ma nel percorso – alla fine della fiera tante belle cose.

2004 – Un anno di ere e proprie rivoluzioni, l’inizio dell’Arci Giovinazzo e del Giovinazzo Rock, la nascita dei Reclame, la riscoperta della fotografia, la menzione d’onore al Lovecraft che non vinsi ma superato per meritocrazia da uno veramente ma veramente bravo… la fine di una storia che era stata bellissima, intensissima, fortissima, ma appunto era… e il corso d’alta formazione in Criminologia e compagnia cantante che mi ha fatto essere quel che sono.

2000 – Anno burrascosissimo, la crisi violentissima del mio primo amore, la crisi universitaria ancor più dura, con la scelta di continuare ma modificare radicalmente la prospettiva e passare da “avvocato” a “criminologo” come risposta a “Che vuoi fare da grande?”, i primi problemi con le bottiglie, l’inizio di una storia d’amore importantissima, a fine anno.

Tirando le somme, rinnovo la risposta: “L’anno bisestile mi porta bene… l’importante è che io non faccia il fesso e dall’anno dopo mi appunti: Guarda che queste cose che ti sono capitate lo scorso anno sono capitate in un anno bisestile, che è quello che a te porta occasioni, positività, belle soluzioni… vedi di stare attento alle prossime sliding doors!”.

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 Benedetta la funzione “programma”…

Pessimi miei, mai sufficientemente vituperati, è con estrema e proverbiale cortesia che mi impegno a ricordarvi anche quest’anno che: “Non saranno un pugno di lenticchie, una zampa di porco fasciata con la guepierre argentata “collezione Levoni 2015″ ed una pezza da culo rossa a farmi dire che il prossimo sarà un Buon Anno!”.

Siate felici con distinta moderazione, grazie…

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Se tu sei uno stronzomerdone… e sei uno stronzomerdone, se il porno è verità… ed è verità, i proverbi sono tutti cazzate! Tranne uno.

Tutti immani, solenni, inguaribili stronzate. Tutti tranne uno: “Cortese come il Mortellaro” che è una roba proverbiale! Quindi tipo un proverbio. Sarebbe una troiata se io fossi scortese. Ma ho sempre odiato la scortesia sopra tutto… come il buon Hannibal Lecter, santosubitissimo!

Il mattino ha l’oro in bocca sarebbe quello che mi starebbe più sulle palle di tutti se non fosse che, ripetuto in guisa di mantra rassicurante, è quello che porta alla pazzia il buon vecchio Jack Nicholson in “Shining”. Come? Non si chiama Jack Nicholson? Lo so, stronzomerdoni che si chiama John Daniel “Jack” Torrance. Pivelli! Il mattino ha l’oro in bocca – visto che lo sapete dopo aver letto il post di ieri che sto vivendo una due giorni di inizio settimana ancora molto prefestiva piuttosto complicata – in questi giorni non è proverbiale per niente. Roba da coprofagi questi risvegli.

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Vi hanno mai detto che “Chi fa da sè fa per tre”? Certo, mille volte. Eppure “L’unione fa la forza”. Già le seghe a due mani sono un desiderata quasi sempre irrealizzabile. Figuriamoci se ad unire le forze sono due persone. Andiamo, cerchiamo di essere seri. Già da solo con due mani non ha senso! Almeno, da solo, non fai la figura dell’immotivato sborone (con una R depravati!). Poi verranno (non a chiederti del nostro amore… lì sei sempre d’un calunniatore, guarda!) a dirti che “Ognuno di noi da solo non vale nulla” e che “Tutti siamo utili nessuno è indispensabile”… ma insomma! Le orge a geometria variabile? I selfie? O la monogamia tutta la vita? Deciditi bastardo inventore dei proverbi! Problemi complessi? Soluzioni semplici, certo! Ma mica un abito per ogni stagione, eh!

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I proverbi mi danno sempre quel senso indefinito di profezia autoavverante come il malocchio, Nostradamus o Padre Pio. I proverbi sono gli aforismi della mia trisavola. E lo sapete… l’ho sempre detto… Meno aforismi, più orgasmi!

E allora se con la teoria della sega su semplicemente accennata, ci spieghiamo con semplicità la inattendibilità assoluta dei proverbi che parlano della realizzazione di grandi cose o sul compimento di piccoli gesti, bene… altrettanto semplicemente riapplichiamo le categorie della pornografia per sfatare il mito insopportabile del “mal comune mezzo gaudio”. Che proprio non viene facile da digerire per quanto idiota è!

I rapporti anali sono quei rapporti di tipo penetrativo, durante i quali, per dirla come il Cortese Mortellaro, qualcuno introduce qualcosa nel più comunista dei buchi di qualcun altro. Posto che l’elasticità di ogni orifizio aumenta tendenzialmente a seconda dell’intensità e frequenza con cui quella abitudine si frequenta, di sicuro i primi rapporti rischieranno di essere caratterizzati da una certa qualche forma di fastidio o sofferenza nel soggetto ricevente. Di qui la celeberrima espressione – non un proverbio, perchè vera – “l’ho presa in culo!”, per identificare qualcosa che abbia prodotto sofferenza nel recitante.

Chi riceve, insomma, si fa male, non gode! C’è di sicuro, dunque, mezzo gaudio! Dev’esserci malcomune, per forza…

Manco per il cazzo, visto che chi va all’inserimento chiede e richiede di tornare all’inserimento, senza manifestare assolutamente alcun tipo di paura rispetto a futuri e percepibili fastidi o dolori o bruciori. Celeberrima anche l’espressione: “Te l’ho messo al culo!” a significare t’ho danneggiato, t’ho fregato.
Di solito non si pronuncia con rammarico.

A me fa male, a te no… io ci godo, tu no! Mezzo gaudio di sicuro… ma i cazzi sono solo i tuoi!
Diteglielo bene al tizio dei proverbi!

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No, no, no… voi non ci credete. State lì a dire “Ma non è così: se qualcun* soffre le stesse cose che sto soffrendo io…”. Abbiate il coraggio di finire la frase. Ci soffrite forse di meno? V’allevia le corna vederle in testa a qualcun’altro? Trovarvi all’ingresso di un B&B perchè c’è entrata vostra moglie non lenirà le vostre pene neppure se lì fuori c’è una moglie che c’ha visto entrare dentro il marito. Se è bona, al massimo, vi verrà il pensiero di rendere il favore… ma non è assolutamente detto che avrete poi davvero voglia, voi e lei, di provare se invertendo gli addendi i risultati restano uguali. Che di solito ci si chiede e ci si da spiegazioni e si torna a piangere ognuno a casa propria i cazzi propri.

Ce ne sta uno solo, di proverbio, che valga la pena frequentare. Ripetete con me: “Cortese come il Mortellaro!”.

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