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Riflessioni a dieci giorni…

Tipo così: arriva un tizio che si chiama Rohani, incidentalmente un capoccia di uno stato islamico di fede sciita, a ricambiare più o meno la visita di una tizia che si chiama Serracchiani, tornata da quello stato tipo da due settimane… e in Italia si scatena il patatrack. Le statue dei Musei Capitolini, quelle più zozzolerce, vengono messe sotto un enorme burqua di cartone per evitare di turbare la sensibilità dell’ospite. Il tutto dopo che la nana vicepresidentessa del PD, durante la visita, per non turbare la sensibilità di chi ospitava (sarebbero sempre ospiti però poi si fa confusione) si è velata con uno chador.

Come a dire che: o questi signori iraniani sono proprio gente ultrasensibile oppure il principio di reciprocità nei rapporti tra stati, il galateo istituzionale ed il buon senso, oltre che l’amor patrio (quando mai – dubito – ce ne fosse stato) si sono disciolti nell’indifferenza, come uove di scimmia di mare. UovE, avete letto bene, è un cit.

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Tipo così: questi signori che abbiamo ospitato e che – duole dirlo ma bisogna dirlo – a casa loro pretendono che noi rispettiamo le loro usanze, tipo velarci, non baciarci in pubblico, toglierci le scarpe per entrare nelle moschee… hanno così tanta difficoltà ad accettare che le nostre usanze siano quelle dell’orgoglio con cui testimoniamo il nostro primato (ne abbiamo pochi, è il caso di testimoniarli con orgoglio) nell’arte e nella buona cucina? No! E dunque noi, da stronzomerdoni senza amore per noi stessi, mettiamo il burqua alle statue. Molto offensiva. Ben oltre i limiti dell’autolesionismo come cosa.

Punto 1: dopo aver rispettato te, io PRETENDO tu rispetti me a casa mia… se ti da fastidio vedere due sise e una passera liscia liscia e senza spacco che pare quella della Barbie ti porto sul GRA (visto che la tua cultura religiosa da rispettare non conosce l’abitudine alla produzione plastica o grafica di supporti artistici) ma, mi spiace per te, le mie belle cose non le copro!
Punto 2: dopo aver rispettato te, io PRETENDO tu rispetti me, anche solo per una questione di mera dimostrazione di autostima. Io ti ho offerto comprensione, rispetto e tolleranza (guardate che conformarsi seriamente ai dettami di buona educazione, non solo di civiltà, islamici, è un casino!) tu fai lo stesso! Mi dici: “scusi, ci sono sise? Perchè se sì gradirei guardare altro, mi riporti alla pagina dei gattini! (come su flickr davanti a contenuti rated 18+)(mai pagina dei cagnolini… sono Satana per l’islam… ecco perchè il politically correct flickr non dice pagina dei cagnolini o dei serpenti ma dei gattini).
Punto 3: stiamo sempre a fare la guerra coi francesi! Abbiamo perso anche stavolta… ci resta solo la coppa del mondo… perchè quelli, quando lo stesso signore molto impressionabile ha obiettato: “Il vino a tavola no!” hanno detto: “Va bene stronzo, non sai che ti perdi… a letto senza cena, al massimo colazione di lavoro e succhi di frutta!”.

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E no… noi siamo il paese che finge di ignorare che siamo di fronte al capo di stato di uno dei nuovi CONSUMER LEADERS di audiovisivi pornografici. Iran, Iraq e Afghanistan, dopo Enduring Freedom in Medio Oriente, hanno conosciuto una “POrno Renaissance” che è stata studiata come fenomeno di mercato nello scorso decennio da fior fior di economisti. A ‘sti zozzoni, però, gli copriamo le sise delle statue. Siamo sicuri che nelle loro stanze d’albergo sia stato messo il parental control a sky? Avete inibito i digital channels “Radio Maria”, “Teleradio Buon Consiglio” e “Radio Padre Pio”?. Avete inibito l’accesso a quel contenitore truffaldino che è Primafila? Dve stanno i porno amatoriali di merda? E se questo non è stato fatto: avete guardato la distinta spese delle loro camere? potrebbe riservare interessanti sorprese il numero di “eventi a pagamento” acquistati… sì, se non vi scrivono cosa: è un porno!

Ora: io rispetto tutti e con enorme rispetto mi progo verso tutti. A casa loro. A casa mia pretendo rispetto per i tratti identitari che mi caratterizzano… altrimenti, a differenza mia, ti comporti da ospite sgradito e vai fuori. Se proprio voglio essere cortese ed educato EVITO di farti entrare a contatto con quel che ti urta ma… voglio dire… se vuoi andare ad un museo io te lo dico: “Siccome tu non sei abituato a ‘ste cose dei musei, delle statue, delle sise… e sei impressionabile, vieni ti faccio vedere il Colosseo, l’Altare della Patria, le Scuderie del Quirinale, Piazza di Spagna, sali fino al Pincio e scendi chissà smazzi…
Eh cazzo! Sentite i giapponesi non ti chiedono di spixelare cassi e patate, quando vengono ai musei. Provvedono loro a casa. Credo abbiano una apposita app per spuntinare e spixelare cazzi e fiche. Ma provvedono di loro… e rimuovono dalla memoria. Lo facciano anche i premier iraniani. Oppure, porca pupazza, si impari noi a dire: “Mi spiace, non fa per te… mi ha detto tua mamma che non puoi” (perchè poi pare n’altro poco che siano dei minorenni in gita: “Attenzione non può bere alcolici, non fategli vedere zozzerie e…”).

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La verità è un’altra. Che con questi zozzoni, le cui donne affollano i reparti più troieggianti delle boutique di intimo… perchè impressionabili con le statue ma maiali repressi sotto le lenzuola di casa loro… noi abbiamo bisogno di fare affari adesso che non sono più cattivi e nucleari. E quindi loro hanno il coltello dalla parte del manico e noi, per trenta miliardi di denari ci siamo vergognati di avere statue con duzzinne da paura! Perchè è questo che abbiamo fatto… ci siamo vergognati di far vedere che sappiamo cogliere e dipingere o scolpire il bello, facendone vanto. Anche perchè, grazie a Biondoddio e Darth Vader e Riccardo Schicchi, nè Venere nè Moana sono state mercificate in quelle statue ed in quei film… semplicemente poste ad icona. Un francese, ch l’ha mandato a letto senza cena, farebbe bene a dire: “La Gioconda? No, non te la do… sei così pirla che se viene uno jemenita (quelli che alle donne fanno mettere il Niqab) lasci solo gli occhi di fuori ad un velo nero… che cazzo te la do a fare, la Gioconda?”.

Gli angioletti del Giudizio Universale ringraziano che siano stati saltati i Musei Capitolini e la Cappella Sistina… sai che palle riesumare il Mutandari e fargli rimettere le braghe dopo che per 300 anni erano stati palle all’aria ed avevano sperimentato la fantastica sensazione di non avere costrizioni addosso, soprattutto lì?

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Mustache, mustacchi, baffoni… altro accessorio…

Altro accessorio che riscuote successo. Io coi miei baffi c’ho sempre avuto un rapporto osceno. Non sono mai stato convinto del loro potenziale. Ho sempre desiderato quello che dalle mie parti si chiama il “mostazzo di ghisa” ossia il baffone alla Baffone, alla Giuseppe Stalin. Niente. Baffi poco folti, soprattutto molto radi al centro, hanno sempre reso praticamente impossibile ed irrealizzabile il sogno dello scopettone da tricheco sotto il naso.

C’è stato dunque il periodo in cui ho optato per educati baffi alla “Catturandi”, alla Maurizio Merli per intenderci, ma un pochino più educati… Mi sono stancato subito perchè poi dovevi raderti sul serio ogni due giorni e manutenerli in modo ossessivo per molto tempo.

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Sono dunque passato alla barba, ma la barba non m’è mai cresciuta come avrei sempre voluto, cioè alla Rasputin. A proposito, se qualcuno ha consigli su come impostare una barba alla Rasputin… che il mio barbiere mi guarda e continua a sostenere di non volermi aiutare perchè non mi starebbe bene in viso… si faccia avanti. Voglio la barba da inquisitore o da rasputin… anche dopo aver saputo che quel nervo allucinante in formaldeide è un falso storico ad uso e consumo di turisti pruriginosi ed apparteneva in realtà ad un ciuccio che io ho battezato Sputnik come mio zio prima di me battezzo Sputnik il suo asinello GOBBO. Volevo e voglio la barba alla rasputin perchè secondo me tira un sacco e fa molto autoriale in termini di autoproduzione di romanzetti di genere da vendere tipo harmony su ebook!

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Passo dunque all’estremo ultimoentativo, questa volta riuscito. Ironia della sorte, dopo essermi tanto accapigliato contro di loro per mesi anni o soltanto settimane (per favore senza googlare indovina il cit e vinci un bacio in bocca a chi vuoi tu che darò io al posto tuo!) dopo essermi tanto accapigliato, niente… l’unico bel baffo autoriale che mi viene è quello da hipster, all’insù, incerato e non incerumato… e la differenza non è il rum ma il fatto di non mettersi il frutto del corpo addosso ma una roba della fructis che è più igienica e profumata e chi ti bacia non scappa. IL baffo all’insù mi sta, è facile da manutenere, tira e mi dona quell’espressione di faccia da culo che ogni buon autore all’inizio della fulgida carriera dovrebbe osare avere per affermarsi. Del resto Nietzsche non lo ha mai detto ma Morrison gliel’ha messo in bocca: Tutto in principio deve indossare maschere paurose per imprimersi nel cuore e nella coscienza delle genti! Io indosso occhiali e baffo.

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Alcuni mi hanno detto che potrei fare la controfigura di Sergio della Banda Vallanzasca… ma Moritz mi sa che se la prende… comunque il look fa figo.- Mi sono dunque premurato di controllare che esista una apposita categoria porno per questa storia dei baffi, esattamente come per gli occhiali. No, signori miei, devo deludervi. Il mustache non esiste come categoria, nemmeno nella sottocategoria Freaks (ossia scherzi da baraccone, vuoi mai, donna baffuta… e invece no) nè tantomeno sotto la celeberrima WTF (cioè macheccazzo?! che assomma tutto lo schifo figlio della cacca della morte). L’unica citazione del moustache è in una particolare maniera di imbrattare visi, che disegnerebbe un baffo incanutito. La qual cosa, lungi dall’essere interessante, non crea nota alcuna sotto la vicenda. Posso solo dire senza tema di smentita che in una serie di video dimostrativi del moustache che ho visto, non v’è traccia del baffo hipster all’insù, quindi… sono assolutamente fuori della realtà!

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Con enorme stima mi liscio il baff0 e m’accommiato! Del resto, però, anche col baffo trichecoide… non posso negare di provare un narcisistico bisogno di guardarmi! Come spesso sostengo l’importante è rendersi davvero sul serio!

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Limoni e limonate – non sempre amare – per poco più che trentenni…

Ed era Genova 2001, o Bologna ’77? Non me lo ricordo più. Sarebbe potuto accadere pure tra i “Morti di Reggio Emilia”, contro il governo Tambroni. Sui monti con (Annette?) e quei disgraziati punkabbestia, pastori e valligiani del NoTav.
Quando bevi fuori dal coro, come coi “chinotti” – che qui da me sono cosacce che fai con la bocca, cosacce zozzolerce, poi sono le lattine di bibita nazionale fascistissima e alternativa alla cocacola e solo alla fine sono gli agrumi amarissimi da cui si fa il chinò -esattamente come quando canti o gridi o pensi fuori dal coro… celermente arriva la Celere. E spara un lacrimogeno, due, tre, una flotta di lacrimogeni. E l’aria puzza di mandorla acerba. E l’aria si fa nebbia e l’aria si fa amara. E piangi, cazzo se piangi. E brucia, cazzo sei brucia.

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Ci vorrebbe un chinotto! Ma quello massimamente conosciuto dalle mie parti, la zozzolerciaggine con la bocca, quello non si può in questo fuggi-fuggi generale. Come fai? Quello, rilassato o alla crudele che sia, non lo fai in corsa. Non si può mica fare, vero signor Tesla? Ci vorrebbe un chinotto. Ma non la lattina… magari la bottiglia, benzina, straccetto ed alla nebbia incolore dei lacrimogeni risponderemmo col fuoco della nostra passione. Ma indove la troviamo la 25cl in vetro a culo duro del Chinò? Hanno chiuso i bar per il disordine che si teme porteranno i disordini dei giovani che massimamente amano e per questo pensano, parlano, gridano ed urlano fuori dal coro. I bar li hanno chiusi tutti. Blindano Genova, “[…]cancellateacinquemetri, belin! E’ morto un ragazzo, cosa fai che spari, cosa fate che picchiate e sparate? Chiuditi dietro le cancellateacinquemetri, Belin, che non ti fan mica niente. E’ morto un ragazzo! E tu lì che spari. Per non far sfasciar la città? Finiva subito, finiva, se non sparavi. Tanto l’han sfasciata lo stesso…”.
Blindano Firenze, la blindano che i barbari non calino rompendo tutto. Questi blockbuster dei blackbloc finti, questi anarchici e autonomi veri. Blindano Firenze e non succede niente. Perchè nulla doveva succedere. Perchè Oriana Fallaci una previsione, una, la doveva pur sbagliare!
Indove la troviamo, noi due, una 25cl culo duro di vetro di Chinò, il secondo chinotto che viene in mente quando pensi che servirebbe un chinotto, mentre tutti scappano? E’ tutto chiuso, han chiuso ogni bar. Vero signor Molotov? Non la possiamo fare!

E resterebbe il terzo chinotto, da taglire a morsi e bruciarsi la lingua da quanto pizzica infondo e brucia il palato. Ma non ne abbiamo di chinotti. Non servono che alle aziende che fanno il chinotto, i chinotti. I frutteverdura i chinotti non ce li hanno. “Abbiamo i limoni!”. E vada per i limoni. Che son sempre agrumi, massimamente aspri se non di Salerno. Alcuni dolci da mangiare. Da farcisi la provvista per l’inverno e l’influenza e “si sa, la vitamina C”. Vada per i limoni. Non ci pensi subito, quando dici limoni. Il limone sta alla lettera L come albero sta alla lettera A. Come mela sta alla lettera M… ma la mela e l’albero, qui, nella nebbia dei lacrimogeni, come il libro della prima elementare, non te ne fai niente. Che libri non ne leggi, brucia, gli occhi aperti non riesci a tenerli. E fosse scritto in breil nel fuggi-fuggi non poggeresti bene le dita. Leggeresti sbocconcellato. Sbocconcellato come una mela che morderla non ti salva la vita, nella nebbia di mandorla e nel fumo che brucia dei lacrimogeni c6. Servono i limoni.

Solo dopo, ci pensi, che i limoni sono anche quei baci che ti scambi quando limoni, voce del verbo limonare, che non vuol dire spremere i limoni per fare la limonata, vuol dire farsi una santa limonata in santa pace. E magari fosse santa la pace per limonare in questo delirio che sa di mandorla e fa pianegre e ti bruciano i vestti addosso e ti vorresti spogliare e ti ritroveresti nudo a piangere e grattarti e sentirti la pelle che brucia e si chiudono i polmoni. Ecco perchè ci vorrebbero i limoni. Quelli veri, adesso, prima di tutto gli agrumi. Divertiamoci in sicurezza, mentre tutti intorno scappano. Io e te soldatini di missioni impossibili: limonare sui teatri di guerriglia urbana. Come installazione, come happening di protesta: un flashmob dell’amore, anzi dell’aSmore come asma, come quella che ti viene mentre sei in mezzo ai lacrimogeni c6 e non hai i limoni e ti si chiudono i bronchioli.
Segui me, vieni appresso a me: si fa così, ti mostro! Prendo il limone più piccolo, quello che ta in bocca da solo. Me lo caccio in bocca per metà come fosse la tua lingua che s’attacca alla mia mentre limoniamo, mentre i limoni li facciamo. Ti tiro a me… tu fai lo stesso. Fatti andare in bocca quel limone e sentilo, come fosse la mia lingua che s’attacca alla tua. Visto? limoniamo per procura. Le labbra mie contro le tue, il limone da limonare in bocca. E lo limoniamo. Un colpo di denti. Dai che ce la fai. Ti aiuto anch’io. Ricordi? Come le morositas alla liquirizia, che mettevi il pacchetto tra le fronti ed erano morbide e ci pomiciavi. Le morositas alla liquirizia sono amare. I limoni sono aspri. E sono duri. Non li tagli facile, non li tagli semplice, non li tagli con un morso. Più morsi, un, due, tre… più morsi. Mordi… che mentre mordi esce il succo. Mordi che ti riempie la bocca e le goccioline dal palato finiscono per magia nel naso… e quel citrico inacidito tiene lontani i lacrimogeni. Mordi il limone, non la mela, mordi il limone che ci salviamo il culo. E tu mordi, io mordo e le labbra si toccano… e che bello, mi pensi e ti penso, sarebbe limonare senza limone tra me e te.

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Eccolo, staccato. Un pezzo per me un pezzo per te. Ci siamo salvati la vita… ci siamo salvati il culo… e adesso scappiamo senza piangere più. E mi tieni la mano, ti stringo la mano, ti tiro di qua, mi tiri di là. Corriamo che questi rottinculo non ci prendano. Corri, corri cazzo corri. Tieni il limone in bocca e corri. Non dire una parola, salva il fiato e corri cazzo. Corro! E col limone in bocca ripenso alle tue labbra sulle mie, un attimo fa. Corri cazzo, cor che c’è un portone. Ed è aperto. Stringi il limone che il gas passa da sotto le porte, dal rosone di questo portone antico di carrugio genovese. Tienilo stretto tra i denti il limone che ci buttiamo dentro. Hai perso lo zaino, ho perso la scarpa. Ti guardo. Sei bella con quel limone, quella mezzapallinarossa molto pulp fiction, molto S/M ma senza le stringhe. Molto più di mr. Grey anche se lì fuori il gas regala più di cinquanta sfumature di grigio, di morte, di sangue ingrigito, di grida, di botte… le botte! Ti guardo hai i capelli sudati e puzzi di mandorla e di sudore. E puzziamo di amore. Ops, di aSmore… che non è mica passata la fumata grigia del terrore. Ti voglio, ti giro, ti prendo. E tu tieni quel limone in bocca che ce lo tengo anch’io. Tienilo o soffocheremo ci urticheremo ci brucerà. Facciamo l’aSmore ansimanti sul muro di questo portone mentre fuori tutto va a rotoli. Tieni chiuso il mondo ancora un attimo qui. NOn sarà mai più così rapido. Non sarà mai più così forte. Se morissi oggi di lacrimogeni e botte… almeno porterei addosso il ricordo di tutto questo aSmore strettistrettistretti al muro di questo portone per ricordarci di essere vivi e solo un po bruciacchiati nel respiro. Asmatici ed innaSmorati. E dura pochissimo e quand’hai finito e quand’ho finito scivoliamo in terra. E la nebbia s’è diradata. E le botte ora sono lontane. E ci abbracciamo sfatti dall’aSmore. E sputiamo il limone che ora è solo una buccia tutta ciucciata e consumata, come i corpi dopo l’aSmore.

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Ci vogliono altri limoni. Adesso si può. I limoni del verbo limonare. “Limoniamo?” – “Ma qui? Nel portone?” – “No, se scende la nonnetta chiama di nuovo la superpoliziacelere e ci sparano i lacrimogeni nel portone e quei limoni li abbiamo finiti… che credevi bastasse uno e bastassero alla bisogna i nostri di limoni, quegli altri, quelli che voglio ora!” – “Sono un coglione…” – “Sì, limoniamo fuori, nel parchetto vandalizzato dagli sbirri che non sono riusciti ad arrestare i vandali… ti va?” – “Guarda che poi quelli tornano…” – “E ci trovano innamorati, distesi a fare i limoni ed a limonare… non è un reato, ancora, no?” – “Fidati, la superpolizia teme che sia il più rivoluzionario dei gesti…”. Annuisci, guardi in terra il mezzo limone spremuto, guardi a terra il mio mezzo limone ciucciato. Ci siamo sfatti come due mezzi limoni stretti tra i denti per evitare il massacro. “Prendiamo il treno, questa città puzza di mandorle e botte… prendiamo una cuccetta, limoniamo lì, stretti sul posto più alto, tra il soffitto ed il portavalige. Lì non servono altri limoni, lì ci bastano i nostri limoni… lì bastiamo noi!”.

m3mango lo sa!

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Nello stomaco, nella testa…

“Oh, il mio pensiero è pieno di scorpioni, moglie mia!”. Lo dice Sir Macbeth sua moglie, per giustificare la follia che cresce, la brutalità che avanza, la crudeltà che prima non conosceva e che ormai sembra la sua unica compagna. Ci sono giorni interi in cui non ho pensieri pieni di scoprioni… ma li sento, nella testa, quegli scorpioni. Ci hanno fatto un nido ben nascosto. Non è un nido irto di caiverie, ma di fredda determinazione. Non è un nido atroce, semplicemente un buon fortino, dal quale muovere la conquista di spazi di libertà, spazi di autonomia, spazi di rivendicazione. E fare anche qualche piccolo peccatuccio che male non fa! Accettare il bimbo cattivo che abbiamo dentro fino ai novantanove anni ed oltre, è sempre un bene. Tanto lui sta lì… e prima o poi… se non gli dai i suoi spazi, se li prende in modo anche molto molto determinato!

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Poi metto una mano sulla pancia, lì dove sento vibrare, lì dove sento scuotere. E scopro un prato fiorito, pieno di farfalle. Dovrei odiarle le farfalle. Massimamente per una frase oscena, sulle schiene che son sempre più piene di farfalle dei prati, pronunciata su una schiena dove una farfalla ha… forse aveva… una antenna a forma di D. E poi per la loro assurda, inconcepibile delicatezza. Qualcuno ha detto che morta l’ultima ape, il mondo si avvierà rapido alla conclusione. Io di per mio è tanto, troppo, che non vedo una farfalla svolazzare. Ad ottobre scorso mi stupivo, in telefonate che finivano all’alba, di come in un’altra parte d’Italia, alle sei di mattina gli uccellini io li potessi sentir cantare nel telefono. Io che al massimo avevo il tubare – dovrei dire il muggire a volte – dei colombi. Oggi mi stupisco del fatto che le farfalle io non le veda più, che mi fosse dato vederle solo sulla pelle di una persona, sul braccio, sulla schiena. Mi ricordo che mi dissi: “Ad un figlio glielo spiegheremo facendo vedere le braccia delle madri… che tutte si tatuano almeno una farfalla!”. Io le ho nello stomaco… e non è un problema se ne stiano lì.Non le scaccio. La new wave della creatività di cui mi nutro ultimamente non cozza con l’idea che assieme possano convivere nello stesso corpo, il mio, scorpioni e farfalle. E’ un bene. E’ un bene ci siano il fanciullo che si emoziona e corre incontro alle nuove conoscenze, alle vecchie esperienze, alle gioie. E’ un bene ci siano scorpioni pronti a difenderlo.

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Mi chiedo, però, adesso ed ora… in tutto questo il cuore dove sta? In una inconsapevole e freudiana rimozione collettiva ho trapiantato altrove il mio cuore evidentemente. Riguardo alle cose scritte fino ad oggi, rimettendo in ordine le cartelle dei racconti inviati, tanti… ne rileggo alcuni, cerco i passi che ricordo meglio. Di cuore non ho mai parlato. I miei personaggi hanno sempre programmato e sentito nella pancia e nella testa. Sentivano il battito del cuore pulsare nelle tempie, avvertivano violente scosse all’intestino ed allo stomaco. Spazio per il cuore non ce n’è mai stato. E’ forse per quello che non lo vedo? O più probabilmente per una questione diversa, differente. Forse il cuore entra in gioco solo quando il sistema centrale accetta che le farfallle c’abbiano visto giusto, solo quando gli scorpioni abbassano chele e pungiglione.

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Nella testa ho un nido di scorpioni… ma se hai occhi puliti puoi anche azzardarti ad accarezzarli. Non ti faranno male. Nella testa ho un nido di scorpioni… E farfalle a frullare maleducate nello stomaco. Impertinenti. Il cuore è al centro, più giù degli scorpioni che sorvegliano, più su delle farfalle che lo fanno volare… Il cuore è la serratura tatuata sulle labbra dei teschi e sulla gola delle madonnine. Il cuore è un contabile… il cuore è una cassaforte.

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Ogni promessa è un debito! Il Messy!

Ogni promessa è un debito e quest va per Ysingrinus che me l’aveva chiesta tempo fa!

C’è gente che non la capirò mai. Gente che pretendedi portare nella tua vita ordine. E pure la pulizia. Ora… fino a che parliamo di concetti sociali tipo “Ordine! e Pulizia!” belli gridati in piazza magari con una scopa che al posto del bastone c’ha un manganello ed al posto del flaconcino di ACE un sulcedaneo di Olio di Ricino… a me la cosa garba tantissimo esteticamente e sgrezzata da tutte quelle cazzate che hanno trasformato una filosofia vincente quanto il Toyotismo, come il totalitarismo, in una boiata come il fascismo d’operetta… io ci sono. Io sono fermamente convinto che i totalitarismi siano l’unica soluzione al disagio nel mondo e nella sfera privata. Ognuno dovrebbe essere Dittatore di se stesso… possibilmente io anche di tutti voi!

Nel mondo sociale… e pure un poco nell’universo dei social… ho sempre sognato di fare il dittatore, ergo… nell’Universo Social, dite con fiducia sì a slogan quali “Ordine e Pulizia!”… lasciate fare a me, lasciate fare ai Professionisti che, come sapete: “Mortellaro fa le cose per bene!”.

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Altro discorso, mannaggia, è l’ordine e la pulizia nella vita propria di tutti i giorni, Cioè dentro il giardino di casa del cuore tuo, che tu chiami vita mia propria e che dentro l’insieme c’ha il tuo corpo e le dirette emanazioni dello stesso, ossia i luoghi fisici in cui declini la tua vita, tipo: lavorare, scopare, sbronzarti, farti di caffeina, cazzeggiare, studiare il possimo romanzo breve, programmare i post del blog, farti la barba e acconciarti i baffi, farti le seghe, fumare sigarette estere, bere amari nazionali, spostarti in auto, sedurre le donne… Tutte queste cose sono le pertineze del giardino di casa della tua vita. Lì, chi entra per portare “Ordine e Pulizia!” dovrebbe essere massimamente messo alla porta come fecero i gloriosi partigiani comunisti stalinisti e pure un po’ titini con i totalitaristi da operetta che andavano sotto il nome di fascisti e con qualche papista attendista e finto-azionista della prima ora, tipo con la strage di Porzus e con le foibe. A totalitarismo da operetta, ancora una volta, si risponda coi sani metodi del Mortellaro Cortese e pure un pochetto Erode. O Beria. Perchè nel giardino di casa del cuore della tua vita e nelle sue pertinenze… l’ordine ce lo metti tu. La pulizia magari ti fai consigliare… vuoi mai che non ti lavi da un po’ visto che hai sempre altro da fare tipo le cose elencate sopra tra le quali c’è farsi la barba e i baffi ma non c’è farsi la doccia. Tipo, c’è farsi le seghe ma non c’è farsi il bidet dopo essersi fattio le seghe.
Oh… per la pulizia fatevi suggerire dai professionisti: sveglia di buon mattino, caffè sul cesso ed avviate il soffione della doccia… finito caffè, finita la cacca, carta igienica e doccia bollente. Ah seh! Un’altra persona! Non dimenticate per esempio, massimamente se andate a donnine, che spesso talune (le migliori, quelle da frequentare se vi piace pagare per fottere… che non c’è giudizio morale, è una perversione e ognuno ha le sue… perdire c’è gente che va in chiesa…) pretendono espressamente nell’annuncio che non siate stranieri e che siate puliti. Ora, è vero che a casa delle donnine c’è il bidet e potete farvelo… ma io sconsiglio di farvelo lì… secondo me ne uscite ancora più zozzilerci. Dunque pulizia, mi raccomando, quella sì.

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Ma ordine… ordine?! Chi cazzo ha detto che qualcuno può sindacare sulla entropicità dell’ordine dei vostri luoghi di declinazione della vita? Allora… sepolti in casa è il caso limite che analizzeremo alla fine ma attualmente è solo l’eccezione che conferma la regola. I sepolti in casa avrebbero bisogno di ordine e pulizia: cioè mazzate di mazza violentissime, benzina e fiammiferi. Il casino fa bene ai creativi. E se ne facciano una ragione i razionalisti razionali dell’ultim’ora che non hanno ancora capito che le formule matematiche non spiegano il mondo e che le formule chimiche non svelano gli arcani dell’amore… lo dica pure con fiducia il fotografo che incontra la biologa: “Ah cosa, nunn’è vero pe’ gnieeeente che è tutta ‘na cosa de chimica! Se ce la pensi così vattelappiglià a quel sacro indirizzo che conosci!”. Fotografo e biologa sono tranquillamente sostituibili con scrittore ed ingegnera, drammaturgo e avvocatessa, creativo grafico pubblicitario e matematica, cialtrone hipster e statistica (le categorie peggiori, ciascuna nel proprio macroinsieme attitudinale di riferimento). Il casino fa bene ai creativi e se glielo scombinate succede un ’48… un ’48 come quello del 1848 in giro per l’Europa, coi pupazzetti della plebaglia che girano per strada facendo un casino. Tipo il G8 di Genova, ma planetario. E senza estintori creativi, senza sbirri che sparano e spariscono e danno la colpa ad altri sbirri che poi finiscono per fare incidenti mortali e simili! Il casino ci aiuta.

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Il casino è il messy. Il messy è una cosa che le persone di una certa età, tipo le mamme dei coetanei miei, non dovrebbero guardare nè conoscere. Mia madre inclusa. Pure mio padre e pure i padri in genere. Mamma, papà… sappiate che non vanno scombinati i posti in cui un creativo come me declina la mia vita ed arrivederci.
Dopo questa sostanziale premessa…l messy è la quintessenza della creatività. E’ un fantastico gioco che vale da installazione artistica in cui cose splendide e solitamente deliziose (una non lo so ma se tantissime donne e – pare – tanti uomini ne conoscono il sapore, proprio di cacca della morte non deve sapere) vengono usate per inzaccherare letteralmente i corpi di desiderabili ed avvenenti modelle (il desideraile e l’avvenente come al solito va tarato a seconda della sottocategoria “chi?” prescelta: tranquilli se vi piace skinny cioè pelleossa c’è, se vi piace chubby cioè cicciotta c’è, se vi piace BBW cioè grassona c’è, se vi piace mature cioè atempata c’è e c’è pure se vi piace barely legal, cioè appena 18enne oppure class cioè di classe) che poi con tutto quel bordellone unto e bisunto e appiccicoso addosso se lo spalmano e si spalmano in ogni dove sul set. Cos’è questo se non il protestare, attraverso qualcosa di comunemente definibile come “un casino addosso” e basta, una enorme esplosione di creatività?! Art Attack meets Brazzers! Via i bambini e facciamoci aiutare solo da adulti o da “almeno diciottenni”, ovviamente. Cos’è se non l’estremizzazione carnale di un concetto come quello della tettutissima Kira Ayn Varszegi, che dipinge cole mammelle. O la Lilibeth Cuenca Rasmussen che ci mette davvero tutta la sta. O il folle Kazuo Shiraga che dipinge coi piedi… ma anche con tanta dignità. Il messy è questo: spingere il proprio corpo, la declinazione della propria esistenza di pornostar ad un livello superiore, trasformando il corpo in tavolozza per imprimere sulla tela della vita… o sul pavimento del set, il proprio concetto di arte. Poi, cazzo, lì su quei corpi c’è di tutto: nutella, ketchup, cocoina, amore maschile… lo sperimentalismo creativo davvero non ha limiti. Altro che Ordine! Altro che pulizia (in questo caso!).

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Risvolto della medaglia: non tuo quel che è incasinato, tipo, è messy e luccica. Prendete il bukkake… che è quella pratica di incasinare SOLO la faccia della modella con amore maschile… senza che esista un dopo… ma con il puro ed unico intento di degradare. Quello non è arte. Quello non è ordine entropico. Quella è dominazione spiccia e se non ti piace come concetto… la trovi anche un bel po’ disturbante. Ecco perchè dicevo che nel mare magnum del disordine, i sepolti in casa (che sono i bukkakisti cioè quelli che in tanti fanno il messy sulla faccia di una donna e il video finisce lì) sono una eccezione: troppi e sconclusionati, senza un fine. Come il casino dei sepolti in casa, come l’amore maschile sulla faccia delle modelle: serve a un cazzo e per mandarlo via ce ne vuole… e non riesci nemmeno ad aprire gli occhi!

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 Benedetta la funzione “programma”…

Pessimi miei, mai sufficientemente vituperati, è con estrema e proverbiale cortesia che mi impegno a ricordarvi anche quest’anno che: “Non saranno un pugno di lenticchie, una zampa di porco fasciata con la guepierre argentata “collezione Levoni 2015″ ed una pezza da culo rossa a farmi dire che il prossimo sarà un Buon Anno!”.

Siate felici con distinta moderazione, grazie…

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Botti di fine d’anno, Santiago e gli animalisti d’accatto. Diventerò anti-volontari animalisti!

(ucronia off… mi ritrovo a condividere con voi una nota scritta ieri dopo un incidente verbale con gli ennesimi animari… ne scopro e ne blocco ogni giorno una decina!)

Io, lo dico veramente, sto pensando di cancellare qualsiasi forma di adesione o partecipazione ad iniziative benefiche o di sostegno alle associazioni che si occupano di animali. Lo dico col cuore in mano e con enorme rammarico perchè conosco persone che, quotidianamente e spesso con enormi sacrifici economici e di “tempo vita” si dedicano all’assistenza, al salvataggio, alla sistemazione in adozione di tanti ex randagi. Purtroppo, e lo dico a tutti, siete malamente assistiti dal mondo di Facebook e dal mondo dell’animalismo d’accatto. Siete mal assistiti dagli animalari! Poggiate tanto del vostro lavoro sulle spalle di “volontari”(?) pericolosamente imbecilli. Gente che, con il solo bisogno di apparire, di indossare dolore e tristezza come medaglie da esibire ad ogni manifestazione o fiera, riesce a mettere in mostra solo idiozia, ignoranza, violenza verbale, irrispettosità ed intolleranza. Oltre a tonnellate di umana insensibilità che farebbero impallidire esperti del settore come Hitler e Pol Pot. Piccolo dettaglio: la stragrande maggioranza di questi angeli vendicatori della causa animale, sanno a malapena distinguere un Terranova da un Jack Russel Terrier.

A convincermi di questo, ad esempio, le centinaia di accanimenti terapeutici che ogni giorno vengono diffusi online – a seguito di catene di Sant’Antonio al cui fondo c’è sempre e solo la richiesta di quattrini, soldi, denaro e bisogno di protestare una “sensibilità” molto distorta – con tanto di foto del povero peloso straziato da un incidente o ridotto ad una carcassa da una malattia cui spesso non c’è rimedio. Le persone che postano e diffondono queste “robacce” strappalacrime e strizzaportafogli, portando avanti album snuff con tanto dei dettagli piùstrazianti del “paziente” sono le stesse persone che quotidianamente invitano chiunque a firmare per le leggi sul “fine vita”, per la libertà di scelta “sul come e quando interrompere le proprie terapie” e invitano a supportare battaglie come quelle sull’eutanasia. Strepitano contro la Chiesa che pretende di imporre un “pensiero unico” in tema di morale, etica e vita privata, salvo poi manifestare un integralismo innato non appena si trovano di fronte al “dubbio”. Un uomo ha diritto di interrompere le terapie, se giudica la sofferenza che patisce eccessiva, se crede che la sua condizione mini insostenibilmente la propria dignità. Una bestia che sceglie di smettere di mangiare e di muoversi, per se stessa manifesta la voglia ed il desiderio di morire secondo ogni manuale di etologia, ma… “No, non può finire così! Io devo salvarti! Ogni giorno devo compiere un piccolo miracolo!”. In barba alla volontà etologicamente espressa della bestia in questione. “Perchè solo noi volontari sappiamo quel che lui prova, quel che lui vuole!”. Il peggio siete voi, miei cari. Siete voi l’ipocrisia più detestabile. Mi chiedo quale differenza ci sia tra il camorrista che gestisce come un lager un canile convenzionato con qualsiasi Ente collegato allo Stato, per lucrare sul numero e sul trattamento dei cani rinchiusi, e voi, che quotidianamente per gonfiarvi e appesantirvi il petto di “medaglie” questuate per continuare accanimenti terapeutici dolorosi, violenti e contro la dignità degli animali che dite di amare. Una differenza c’è: almeno il camorrista non finge. Non pubblicizza un mondo fatto d’amore. Un camorrista fa il suo lavoro: ingrassa le casse della sua organizzazione. Voi ingrassate soltanto il vostro ego, spesso senza alcuno spirito critico, continuando a diffondere richieste di denaro per raccolte fondi ormai finite causa “morte del peloso”. Spesso vi rendete comlici di accanimenti terapeutici al limite della tortura, su cani che solo veterinari senza scrupoli definirebbero “forse salvabili al prezzo di un miracolo”. Quel che è peggio, contro ogni spirito critico, rispondete con un bombardamento di insulti da santa inquisizione, augurando a chi solleva il dubbio di patire pene draconiane, malacci incurabili e compagnia cantante. Spesso dimenticandovi che pochi post più su avete diffuso il video promozionale della associazione Coscioni che si batte per una riflessione reale ed umana sul “fine vita”.
Siete davvero il peggio. Soprattutto perchè, molto spesso e per tantissimi, siete le facce dell’animalismo vero. Chiusi in casa e senza una vita reale da declinare giorno per giorno, lontani anni luce dalle mani sporche e dal tempo per la vita che non basta mai, perchè se ne dona più del dovuto alla cura quotidiana dei cani e dei gatti che stanno nei rifugi dei volontari, quelli veri. Pochi sanno che il vostro contributo all’animalismo è la diffusione acritica di tutto quel che vi arriva sulla bacheca, restituito ai vostri follower con un ricarico allucinante del vostro ego, della vostra distorta sensibilità, del vostro bisogno di apparire i più paladini tra i più crociati. Nella maggior parte dei casi, avete accarezzato un cane per strada venti volte nell’ultimo semestre.
E il peggio, il peggio ancora e di più, si scatena sui casi nazionali dell’animalismo. Prendiamo il povero Santiago, il cane di Ploaghe (SS) colpito al volto da una fucilata e salvato da un gruppo di bambini che lo avevano trovato rifugiato in una villetta del paese. Per un giorno intero avete diffuso dichiarazioni di guerra alla gioventù di quel paese, senza porvi mezza domanda, senza avere un quarto di dato, senza sapere dove fosse nemmeno, Ploaghe. Fosse successo a Giovinazzo, avreste fatto lo stesso. Se non ve ne foste accorti, con tutti impegnati nei preparativi del cenone, senza l’intervento di quei bambini e ragazzini che avete messo alla gogna, Santiago sarebbe morto tra quelle aiuole! Dopo aver augurato tutto il male possibile ad ogni singolo bambino o ragazzino di Ploaghe, colpevole di aver messo un petardo in bocca a quel cane, appresa la verità dagli organi di stampa, senza un briciolo di scuse, senza un millimetro di marcia indietro, vi siete sperticati in proclami antivenatori, augurando ai cacciatori, ai figli dei cacciatori, alle mogli dei cacciatori tutti le morti peggiori (io detesto i cacciatori ma conservo stretto al cuore il cosidetto minimo buon senso). E adesso… crocefiggete me perchè non firmo e non condivido la vostra petizione a che “Il sindaco del Comune di Ploaghe faccia tutto il possibile perchè Giustizia sia fatta per Santiago”. Dimenticandovi anche di porgere magari le scuse a quel primo cittadino, rappresentante istituzionale ed emozionale di quella comunità che fino a due giorni fa era animata da sadici massacratori di cani. Dimenticandovi che quel sindaco ha già garantito il pagamento fino all’ultimo centesimo di quanto dovuto ai veterinari che in queste ore stanno cercando di salvare quel cane. Perchè, si sa, Santiago fa notizia, oggi. Quale sia la differenza tra chi sfrutta l’immagine di qualsiasi animale per far soldi e voi che sciacallate sulle sofferenze delle bestie per fare bottino di ego, mi sfugge.
Infine, la nota di colore, la sottile ironia che butta tutto nel ridicolo più assurdo. Ricevo queste tre righe in croce da una persona che mi ritrovo sulla bacheca perchè sei o sette anni fa adottò un cane nel rifugio di Giovinazzo e mi chiese l’amicizia dopo che avevo augurato ogni bene a quel peloso, appena saputo della sua adozione. “Tu sei davvero un imbecille stronzo e cretino. Bravo continua così augurare la morte alle persone che sparano i botti contro gli animali. Noi dobbiamo far vedere che siamo bravi cristiani e non auguriamo il male e sensibilizziamo”. Questo perchè a differenza di altri, non sopportando le ipocrisie del politically correct, conscio che l’idiozia umana non ha mai fine, so che anche quest’anno si sparerà e anche quest’anno a farsi male saranno persone e animali. Purtroppo sono una persona che riflette ed a differenza dei tantissimi che in queste ore augurano mutilazioni, moncherini, occhi sfasciati, mi permetto di dire che preferirei la morte di chi spara un petardo alla sua menomazione. Non foss’altro perchè non si aggiungerebbero stupidi costi sociali che si chiamano pensioni di invalidità, soldi stupidamente detratti al bene comune per essere assegnati al sostegno dell’idiozia dei singoli. In risposta mi viene fatto notare che “Mio padre è invalido del lavoro come ti permetti di parlarmi di pensioni”. Mi vien da rispondere: “Tuo padre non si è cercato l’invalidità, tuo padre è stato vittima di un incidente e come tutte le vittime di un incidente o di un malanno vero ha tutta la mia comprensione. Sono ben felice di sostenere tuo padre contribuendo alla sua pensione. Sono cose diverse”. Alla fine, voglio dire, sarei più contento di versare quel contributo, piuttosto che alla pensione dell’idiota che si è fatto saltare una mano, al sostegno alle attività di un rifugio per cani. L’idiozia purtroppo galoppava verso altri lidi ed ho deciso semplicemente di bloccare il contatto.
Vedete, conosco tante brave ragazze e qualche bravo ragazzo a Giovinazzo che si sbatte quotidianamente e senza risparmio per proteggere e accudire tanti cani in una struttura quasi completamente autofinanziata. Nella maggior parte dei loro post riconosco la genuinità di un impegno costante e continuo, che assorbe la gran parte delle loro vite. Rispetto in loro il non partecipare alla stragrande maggioranza delle boiate mediatiche collegate all’animalismo. A loro ed a tante altre realtà simili, però, mi permetto di suggerire di selezionare meglio chi collabora alle loro cause qui nel web (che è purtroppo, ormai, il primo veicolo per le cause di solidarietà, per le adozioni, per le staffette). Quando la voce di un pensiero giusto ha un megafono rotto e che distorce, i messaggi arrivano sbagliati e tanti, ma proprio tanti, dopo un po’ si stufano. Tanti, dopo un po’ si convincono che non sono sbagliati quelli che veicolano i messaggi, ma che è il messaggio stesso ad essere sbagliato. E comprensibilmente, voltano le spalle.
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Se tu sei uno stronzomerdone… e sei uno stronzomerdone, se il porno è verità… ed è verità, i proverbi sono tutti cazzate! Tranne uno.

Tutti immani, solenni, inguaribili stronzate. Tutti tranne uno: “Cortese come il Mortellaro” che è una roba proverbiale! Quindi tipo un proverbio. Sarebbe una troiata se io fossi scortese. Ma ho sempre odiato la scortesia sopra tutto… come il buon Hannibal Lecter, santosubitissimo!

Il mattino ha l’oro in bocca sarebbe quello che mi starebbe più sulle palle di tutti se non fosse che, ripetuto in guisa di mantra rassicurante, è quello che porta alla pazzia il buon vecchio Jack Nicholson in “Shining”. Come? Non si chiama Jack Nicholson? Lo so, stronzomerdoni che si chiama John Daniel “Jack” Torrance. Pivelli! Il mattino ha l’oro in bocca – visto che lo sapete dopo aver letto il post di ieri che sto vivendo una due giorni di inizio settimana ancora molto prefestiva piuttosto complicata – in questi giorni non è proverbiale per niente. Roba da coprofagi questi risvegli.

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Vi hanno mai detto che “Chi fa da sè fa per tre”? Certo, mille volte. Eppure “L’unione fa la forza”. Già le seghe a due mani sono un desiderata quasi sempre irrealizzabile. Figuriamoci se ad unire le forze sono due persone. Andiamo, cerchiamo di essere seri. Già da solo con due mani non ha senso! Almeno, da solo, non fai la figura dell’immotivato sborone (con una R depravati!). Poi verranno (non a chiederti del nostro amore… lì sei sempre d’un calunniatore, guarda!) a dirti che “Ognuno di noi da solo non vale nulla” e che “Tutti siamo utili nessuno è indispensabile”… ma insomma! Le orge a geometria variabile? I selfie? O la monogamia tutta la vita? Deciditi bastardo inventore dei proverbi! Problemi complessi? Soluzioni semplici, certo! Ma mica un abito per ogni stagione, eh!

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I proverbi mi danno sempre quel senso indefinito di profezia autoavverante come il malocchio, Nostradamus o Padre Pio. I proverbi sono gli aforismi della mia trisavola. E lo sapete… l’ho sempre detto… Meno aforismi, più orgasmi!

E allora se con la teoria della sega su semplicemente accennata, ci spieghiamo con semplicità la inattendibilità assoluta dei proverbi che parlano della realizzazione di grandi cose o sul compimento di piccoli gesti, bene… altrettanto semplicemente riapplichiamo le categorie della pornografia per sfatare il mito insopportabile del “mal comune mezzo gaudio”. Che proprio non viene facile da digerire per quanto idiota è!

I rapporti anali sono quei rapporti di tipo penetrativo, durante i quali, per dirla come il Cortese Mortellaro, qualcuno introduce qualcosa nel più comunista dei buchi di qualcun altro. Posto che l’elasticità di ogni orifizio aumenta tendenzialmente a seconda dell’intensità e frequenza con cui quella abitudine si frequenta, di sicuro i primi rapporti rischieranno di essere caratterizzati da una certa qualche forma di fastidio o sofferenza nel soggetto ricevente. Di qui la celeberrima espressione – non un proverbio, perchè vera – “l’ho presa in culo!”, per identificare qualcosa che abbia prodotto sofferenza nel recitante.

Chi riceve, insomma, si fa male, non gode! C’è di sicuro, dunque, mezzo gaudio! Dev’esserci malcomune, per forza…

Manco per il cazzo, visto che chi va all’inserimento chiede e richiede di tornare all’inserimento, senza manifestare assolutamente alcun tipo di paura rispetto a futuri e percepibili fastidi o dolori o bruciori. Celeberrima anche l’espressione: “Te l’ho messo al culo!” a significare t’ho danneggiato, t’ho fregato.
Di solito non si pronuncia con rammarico.

A me fa male, a te no… io ci godo, tu no! Mezzo gaudio di sicuro… ma i cazzi sono solo i tuoi!
Diteglielo bene al tizio dei proverbi!

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No, no, no… voi non ci credete. State lì a dire “Ma non è così: se qualcun* soffre le stesse cose che sto soffrendo io…”. Abbiate il coraggio di finire la frase. Ci soffrite forse di meno? V’allevia le corna vederle in testa a qualcun’altro? Trovarvi all’ingresso di un B&B perchè c’è entrata vostra moglie non lenirà le vostre pene neppure se lì fuori c’è una moglie che c’ha visto entrare dentro il marito. Se è bona, al massimo, vi verrà il pensiero di rendere il favore… ma non è assolutamente detto che avrete poi davvero voglia, voi e lei, di provare se invertendo gli addendi i risultati restano uguali. Che di solito ci si chiede e ci si da spiegazioni e si torna a piangere ognuno a casa propria i cazzi propri.

Ce ne sta uno solo, di proverbio, che valga la pena frequentare. Ripetete con me: “Cortese come il Mortellaro!”.

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E ci pensi spesso…

… ci pensi spesso a quanto sia profondamente vero quello che una stregoneria come la astrologia va dicendo in giro su quelli che sarebbero Gemelli Ascendente Vergine di seconda decade.

In tanti ti dicono che soltamente e tendenzialmente tu ti basti da solo perchè sei già in compagnia. In tanti però non riescono a capire – in tanti meno che i gemelli veri, quelli che sono in due nella vita e non solo nel grande gioco dei segni zodiacali – che spesso quel cazzo di gemello ti sta davvero sulle palle. Per dire: com’è che li disegnano i gemelli? Uno bianco ed uno nero. E non c’è razzismo in questa dicotomia. Più che altro psicoanalismo d’accatto di matrice jungiana. E la H non ce la metto… perchè Jung non finisce in H!
Noi gemelli astrologici non siamo tecnicamente due… siamo una sola entità con un’ombra junghiana (aridaje) molto molto pronunciata.

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Ne parlavo ieri con una nuova conoscenza telematica/telefonica… come l vogliamo definire definiamola. Parlavamo delle similitudini tra me ed un altro gemelli. Di seconda decade. E pare che fossero davvero così tante da poter tracciare una tendenza di tipo quasi scientifico matematico.

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Se c’è una cosa vera, profondamente vera… è che noi gemelli siamo adattabilissimi. E proprio perchè adattabilissimi, sappiamo esattamente qual’è il momento opportuno di sguinzagliare il bianco o il nero. Sulla scacchiera muoviamo sempre e comunque prima noi. Siamo esseri pazienti, disponibili, pronti a dare il 300% sempre ed in tuto… finchè ci vengono dati stimoli. Finchè vediamo orizzonti dove spaziare, finchè siamo sicuri che ci sarà qualcosa di nuovo da afrontare, da fare, da vivere. E siamo capaci di annullare tanto, se non tutto… in ogni tipo di rapporto. Io stesso, da vero gemelli, mi definisco uno stronzomerdone sempre troppo buono col prossimo. Una certa Professoressa affermava serafica che io lasciavo tranquillamente scaricare a tutti la spazzatura nel mio cortile. Un sepolto in casa per procura altrui. E ne abbiamo pure parlato…

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Il problema sorge quando quell’orizznte ce lo chiudi, quando quell’aria ce la togli… quando ci colpisci in quella maledetta cosa che è l’orgoglio e l’amor proprio. Perchè nessuno dovrebbe sapere che ne abbiamo uno, perchè lo mascheriamo a costo di buttare la dignità al cesso e tirare via la catena… Ed è proprio quello il momento in cui, cari e care stronzomerdoni e stronzomerdone… che ci perdete di mano. Perchè avete rotto il giocattolo. Avete dimostrato di conoscere il punto debole, di sapere dove colpire e dove colpire per fare male. E’ come se ad Achille andaste a solleticare il tallone. Noi non mostriamo mai il nostro punto debole. Lo nascondiamo talmente bene da essere capaci di farci beccare a rovistare nei rifiuti con un rolex al polso e tutta la comunità pedemontana dove viviamo lì a gridare allo scandalo che “Quello s’è messo a fare l’accattone…”. Ma se ci pungete nell’orgolgio ci incazziamo… perchè, beh, tecnicamente non dovreste nemmeno sapere che lo abbiamo. Avete rotto il giocattolo, c’avete beccati. E non ci piace farci beccare. Si svela il trucco, si scioglie la tensione del magico. Torniamo mortali e umani. E a noi egocentrici non piace. Per nulla!

Ed ecco che il gemellino bianco di colpo scopre l’essenza stessa del fallimento. E lui che è buono, dolce, caro… lui si fa da parte schernito addirittura dal gemello nero, dall’anima brigante e malandrina, dal monellaccio di turno. E quando lui manda in soffitta il gemellino bianco… allora sono cazzi. Allora sì che ci vogliono settmane, mesi ed anni… anni per risollevarsi dai danni. Perchè il gemellino nero è stato ad osservarvi tutti in silenzio, nell’ombra. E vi ha studiati con la stessa perspicacia del gemellino bianco. Se lui vi capiva e capiva come adattarsi a voi, quello nero si appuntava i vostri difetti, i vostri vizi, le vostre debolezze… “Vuoi mai tornano utili domani…”. Ed ha già pronto il piano A, il piano B e quello C per valutare quanto farvi soffrire e quando il supplizio può finire.

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Un gemelli così è una gran brutta persona… una storia di merda. Ma, c’è sempre un però… Quel che vi salva è l’ascendente Vergine nel mio caso. Quello vi salva di brutto. Perchè è quello che innalza il superio, mitiga l’Es… accende un faretto sull’ombra e se siete fortunati tiene a cuccia quell’Anima (non animus perchè sono maschio) che scissa violentemente tra Grande Madre (depositaria della cura) e Virago (centro puro del male, e figlia imbastardita di Ecate e delle Erinni, forza distruttrice e divoratrice del pene) vi fa essere dolci e gentili finchè intorno c’è merito e distruttivi quando vi si tocca le corde più profonde. Quella verginella puzzasottoilnaso sapete che fa? Si inventa una cosa che si chiama gioia compensatrice… si inventa una cosa che si chiama “esorcismo del pensiero malvagio”… e di colpo, nel momento stesso in cui state per attuare il peggior piano per lo sterminio del mondo, la strage degli innocenti, le dieci piaghe d’Egitto, “le cavallette e non è stata colpa mia!” (cit.) vi fa dire che la sensazione stessa della vendetta attuata, quella che si pregusta prima ancora che sia successo il fattaccio, è comunque già sufficinete ad appagarvi. E quindi invece di calcare la mano, vi accontentate di un gesto di gelida e fredda noncuranza.

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A me, però, ora, quella verginella sta un po’ sulle palle… come tutte le verginelle puzzasottoilnaso. Credo che quel che il buon Jung ha detto sia profondamente vero… insieme a Freud e ad una serie di Professoroni…
“Ma proprio non te li puoi concedere dieci minuti di sempiterna cattiveria nella vita tua? Andiamo… lo sai che è bello!”.

E ci sta… come ci sta il mio amore per gentaglia come Tory Lane, Darth Vader, Mickey Knox, Erode e quel pazzo stupratore di Ted Bundy.
Quindi sì… “Nostra madre è stata assente, anche quando abbiamo fondato Roma… ma ci sarà festa, davvero, quando la lupa tornerà alla tana!”.

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Radio Quindinononvatuttobene – Spazzolini e ciabatte…

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A casa, a casa sono rimaste le sue ciabattine di spugna.
Gliele avevo comprate per non farla camminare scalza e dimenticava sempre di portarle.
Oggi ho preso una busta gialla e ce ne ho messo dentro una delle due.

Francobolli prioritari e domani sarà da lei.
Apprezzerà,in fondo è giusto che abbia la metà delle nostre cose.
Non eravamo sposati, non vivevamo insieme
ma il nostro amore non merita rancori nè stupide rivalse.
Sono ferito dall’abbandono, ma quel che giusto è giusto,
e una pantofola a testa sarà un bel ricordo per entrambi.
Un ricordo dell’amore sconfitto marca Defonseca.
Pochi potrebbero vantare un trofeo del genere.
Quasi nessuno nel mondo dei non feticisti.
Per lo spazzolino da denti sono indeciso:
se lo spezzo in due le lascio il tronchetto con le setole
o quello con il manico?
Mi serve un divorzista…
Forse lui può consigliarmi.
Non vorrei mai che pensasse che mi tengo i suoi effetti personali in ostaggio. Se torna da me non sarà per questo.
E bisogna avere stile anche nei momenti peggiori;
non come il mio vicino Sebastiano che quando lei lo ha lasciato si è tenuto tutta la sua collezione di scatole di assorbenti.
Erano 3000 scatole: gliele ha rotte tutte.
E Anche a me con questi gesti incoscenti.
Ho deciso; le lascio il pezzo con le setole.

Domani, domani glielo mando.

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