Archivi categoria: Scarabocchi sulla pelle

Nello stomaco, nella testa…

“Oh, il mio pensiero è pieno di scorpioni, moglie mia!”. Lo dice Sir Macbeth sua moglie, per giustificare la follia che cresce, la brutalità che avanza, la crudeltà che prima non conosceva e che ormai sembra la sua unica compagna. Ci sono giorni interi in cui non ho pensieri pieni di scoprioni… ma li sento, nella testa, quegli scorpioni. Ci hanno fatto un nido ben nascosto. Non è un nido irto di caiverie, ma di fredda determinazione. Non è un nido atroce, semplicemente un buon fortino, dal quale muovere la conquista di spazi di libertà, spazi di autonomia, spazi di rivendicazione. E fare anche qualche piccolo peccatuccio che male non fa! Accettare il bimbo cattivo che abbiamo dentro fino ai novantanove anni ed oltre, è sempre un bene. Tanto lui sta lì… e prima o poi… se non gli dai i suoi spazi, se li prende in modo anche molto molto determinato!

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Poi metto una mano sulla pancia, lì dove sento vibrare, lì dove sento scuotere. E scopro un prato fiorito, pieno di farfalle. Dovrei odiarle le farfalle. Massimamente per una frase oscena, sulle schiene che son sempre più piene di farfalle dei prati, pronunciata su una schiena dove una farfalla ha… forse aveva… una antenna a forma di D. E poi per la loro assurda, inconcepibile delicatezza. Qualcuno ha detto che morta l’ultima ape, il mondo si avvierà rapido alla conclusione. Io di per mio è tanto, troppo, che non vedo una farfalla svolazzare. Ad ottobre scorso mi stupivo, in telefonate che finivano all’alba, di come in un’altra parte d’Italia, alle sei di mattina gli uccellini io li potessi sentir cantare nel telefono. Io che al massimo avevo il tubare – dovrei dire il muggire a volte – dei colombi. Oggi mi stupisco del fatto che le farfalle io non le veda più, che mi fosse dato vederle solo sulla pelle di una persona, sul braccio, sulla schiena. Mi ricordo che mi dissi: “Ad un figlio glielo spiegheremo facendo vedere le braccia delle madri… che tutte si tatuano almeno una farfalla!”. Io le ho nello stomaco… e non è un problema se ne stiano lì.Non le scaccio. La new wave della creatività di cui mi nutro ultimamente non cozza con l’idea che assieme possano convivere nello stesso corpo, il mio, scorpioni e farfalle. E’ un bene. E’ un bene ci siano il fanciullo che si emoziona e corre incontro alle nuove conoscenze, alle vecchie esperienze, alle gioie. E’ un bene ci siano scorpioni pronti a difenderlo.

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Mi chiedo, però, adesso ed ora… in tutto questo il cuore dove sta? In una inconsapevole e freudiana rimozione collettiva ho trapiantato altrove il mio cuore evidentemente. Riguardo alle cose scritte fino ad oggi, rimettendo in ordine le cartelle dei racconti inviati, tanti… ne rileggo alcuni, cerco i passi che ricordo meglio. Di cuore non ho mai parlato. I miei personaggi hanno sempre programmato e sentito nella pancia e nella testa. Sentivano il battito del cuore pulsare nelle tempie, avvertivano violente scosse all’intestino ed allo stomaco. Spazio per il cuore non ce n’è mai stato. E’ forse per quello che non lo vedo? O più probabilmente per una questione diversa, differente. Forse il cuore entra in gioco solo quando il sistema centrale accetta che le farfallle c’abbiano visto giusto, solo quando gli scorpioni abbassano chele e pungiglione.

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Nella testa ho un nido di scorpioni… ma se hai occhi puliti puoi anche azzardarti ad accarezzarli. Non ti faranno male. Nella testa ho un nido di scorpioni… E farfalle a frullare maleducate nello stomaco. Impertinenti. Il cuore è al centro, più giù degli scorpioni che sorvegliano, più su delle farfalle che lo fanno volare… Il cuore è la serratura tatuata sulle labbra dei teschi e sulla gola delle madonnine. Il cuore è un contabile… il cuore è una cassaforte.

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Photoset Old Tattoes Happy Lives

Allora, questo è un altro progetto fotografico molto più a lunga scadenza che ho cominciato con una modella d’eccezione, la mia supercugina giramondo, Gaia! Guardatevi pure le foto, vi suggerisco di farlo con questo sottofondo cadaunato idoneo (cit.).

Rock Numa - Wrong Smok

Quel che vorei questo progetto di accumulazione regalasse è il bisogno fortissimo che ho di lenire una paura: quella di veder invecchiare e sbiadire i miei tatuagg un giorno… Avevo bisogno di tatuaggi invecchiati, rovinati, da ribattere…

Flower Power

Perchè io non so bene per quale idea o concetto, soprattutto al tatuaggio rovinato e sbrecciato e sbiadito si tende storicamente e socialmente a dare una stigma ancor peggiore della semplice “decorazione”. E’ come se, oramai, sdoganato il concetto di marchio sulla pelle, ciò che resta è la consapevolezza che i tatuaggi belli e rampanti ce li possono avere tutti… ma chi porta addosso qualcosa di sbiadito, è lui il cattivo.

So It Goes - Selfmade

Ecco volevo proprio andare ad intervenire su questo concetto. Lo sapete, non ho mai amato apprezzare il bello che è bello per tutti. Non mi sono mai piaciuti i sorrisi e le pose fashion. Non ho mai voluto ricercare chissà quale pop o popolare o trendy. A me piacciono le cose rotte, a me piacciono le cose sporche… a me piace tutto quello che puzza di sudore vissuto e non di deodorante per le ascelle a coprire lezzi di stantio.

The Owl

Ho avuto la fortuna di cominciare con mia cugina Gaia, una splendida e felicissima giramondo. I suoi tatuaggi erano tutti legati a concetti, esperienze, momenti vissuti, persone ed esseri cari. Scattare con lei è stato divertente. Scoprire i significati, riutilizzare il biancoenero contrastato per tirare fuori i dettagli, scherzare con le “pose” facilifacili. E parlare di noi, di lei, di me. Perchè dietro tatuaggi “anestetici” cioè non estetici, c’è sempre una ricerca, un vissuto una vita, una verità vera quando si è fatto il tatuaggio… cristallizzata in quel momento… e non ci interessa più se ancor vera o non più vera. Ed allora guardare, leggere e scattare diventa un viaggio dell’anima.

Achilles

Ovviamente adesso cerco altri modelli o altre modelle. Piercing, alterazioni del corpo, tatuaggi, piedi rotti per la danza, mani sfondate per la boxe… tutto quello che parli di un amore, di una esperienza, di una vita! Fatevi pure avanti: compenso un caffè e quattro risate. O se preferite una birra e quattro risate!

Dai, Fuck Die!

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 Benedetta la funzione “programma”…

Pessimi miei, mai sufficientemente vituperati, è con estrema e proverbiale cortesia che mi impegno a ricordarvi anche quest’anno che: “Non saranno un pugno di lenticchie, una zampa di porco fasciata con la guepierre argentata “collezione Levoni 2015″ ed una pezza da culo rossa a farmi dire che il prossimo sarà un Buon Anno!”.

Siate felici con distinta moderazione, grazie…

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Il triangolo è completo…

Si completa con la figura sulla spalla destra la carrellata sul tittico del tatuaggio o tattoo che ho fatto sulla schiena. Il rovesciamento del simbolo triangolare è un riferimento jungiano non tanto alla dualità dell’animo umano quanto e più precisamente alla Grande Madre, colei che da la vita come Demetra e Iside simboleggiando fertilità e rinascita… a destra, oppure la distrugge e la smembra come Ecate, Persefone e le Erinni… a sinistra. Il vertice basso di questo triangolo, coincidente con il coccige, è il crogiuolo in cui tutto decanta e viene a trattenersi e ridigestarsi… ma sostanzialmente ponendo le Erinni a sinistra e Demetra a destra, corrisponde a Sofia, ala purezza del rapporto con il femminino universale. In un amore che, proprio perchè interspecifico, non si sublima nel gesto più istintivo della passione, bensì in quello più ragionato della cura e del dono per il dono. Ecco perchè il vertice basso vede Maggie. Ecco perchè il vertice sinistro vede l’affetto carnale e spirituale passato.

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A destra un orso molto stilizzato. Richiamo della civiltà russa. Come omaggio al tratto siberiano scelto. Nella tradizione Russa la Madre stessa è dipinta sempre come un’orsa. In una società rurale e boschiva come quella siberiana, il lupo e la lupa hanno significati profondamente distruttivi e negativi, mentre la cura, l’affetto e l’amore materno sono simboleggiati dalla forza distruttrice dell’orsa. Proprio come l’Orsa, la madre difende i propri cuccioli, bada alla cura del branco, protegge dal Male.
Benedice, con la zampa sinistra che si alza nel simbolo del tre, come da buona tradizione iconografica ortodossa. Resta ferma in primo piano retta, come da tradizione bizantina, non proprio frontale, senza mai volgere le spalle. Guarda verso destra non solo per una questione di equilibrio dell’immagine e di simmetria ma anche e soprattutto perchè continua a distendere in modo discreto la propria protezione. 12277262_10207679553857408_1675583107_n

All’Orsa non è richiesta alcuna benedizione sulla vita e sulle passioni. L’Orsa semplicemente, attraverso l’uso di alcuni oggetti dal carattere simbolico e quindi magico, protegge il passato e la formazione del cucciolo senza che mai sia possibile intaccare gli affetti passati e presenti, familiari, quelli che hanno portato il cucciolo ad essere l’uomo che è. E quindi ci sono le gru dell’edilizia, di chi ha insegnato me si costruiscono i sogni ed i percorsi… di chi ha insegnato che esiste sempre un modo per lasciare un segno, una traccia concreta di se stessi, i libri e i calamai di chi ha trasmesso l’arte e la passione per lo scrivere prima ed il raccontare dopo, il computer, un Apple II, per la ordinata caparbietà di chi ha fatto amare uno strumento ormai irrinunciabile, trasmettendo un metodo ed un amore per la curiosità, sempre… e la cura ostinata e caparbia di chi ha sempre preteso di proteggere, dal sole e dalla pioggia, spesso anche senza più vedere e snza più poter camminare, continuando a piantare un ombrellone non solo su una spiaggia.

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Questa figura ha una serratura sull’occhio destro, l’occhio della ragione. Anche questo è un significato misterioso… che non voglio svelare e so capirete che è importante custodire gelosamente quello che c’è dietro le serrature. Sono lì a posta. Ma ho sentito il bisogno di parlare di ogni serratura perchè, per quanto stronzomerdoni voi siate, non siete gente stupida… e le avreste notate… e mi sarebbe dispiaciuto dirvi: “Questo, solo questo, sono cazzi miei!” 😛

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Adesso e davvero ci fermiamo. Ho in mente un lavoro bellissimo… ma non è il momento. E non so se quel momento arriverà, davvero.

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La spalla sinistra

Ed il sinistro in psicologia ha tutti significati introspettivi, di accartocciamento, di riflessione, di involuzione, di reverto, di torno indietro al passato. Nel mondo arabo ovviamente tutto è a specchio. Dipende dal nostro sistema di lettura. Come nelle composizioni fotografiche. Sinistra è Alfa, Inizio. Ma, ovviamente, già dal giorno dopo di Alfa, è ritorno, passato, ancoraggio… quindi non decisamente sempre un bene.

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A sinistra c’è una gattina vestita da santa bizantina. Ha addosso un pannolone, da sopra, perchè si veda. E’ una icona che misteriosamente volge le spalle e si guarda inidetro, mantiene un contatto visivo pur decidendo di andare via. E’ una figura che si muove, non resta statica. E’ una figura che si sposta continuando a fissarti con aria maliziosa, incomprensibile, enigmatica… Ha la faccia di Joy Blueyes… maliziosa, discola, inafferrabile. Eppure Joy Blueyes io la curai. Mi presi cura di lei… e lei arrivata ad esser grande… ma nemmeno troppo grande, che ancora poppava dalla sorella di sua madre mentre lei allattava i suoi piccoli – piccoli davvero – lei mi volse via le spalle. Rimanendo sempre a guardare.

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E’ la cura degli affetti più veri e profondi… quelli che, però, ad un certo punto della tua vita vanno via. Rompono le catene. Rompono le catene custodendo però sempre – intatta – una serratura sul lato sinistro della schiena, del petto… sul lato del cuore. Quella serratura è ancora una volta un mistero che non voglio raccontare. Ma c’è chi ha avuto un tempo il posto più sinistro e dolce della mia vita. E poi ci si è dati le spalle senza perderci di vista. Forse, purtroppo. Ed è un affetto che va via senza togliersi il pannolino. E’ un affetto che va via senza volgere lo sguardo. E’ un affetto che rompe le catene e mi chiede, mentre lo chiedo io a lei che si allontana: “Senza strada, ndò voi annà?” (che è un verso di una canzone dei Baustelle che si chiama Contà l’inverni e sta sull’album Fantasma) … dove vai senza me, senza noi… che siamo stati la strada e la Strada? Ah sì, le mani… denunciano liberazione con le catene rotte, le manette spezzate… ma restano verso il basso… e non benedicono come Maggie faceva prima.

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Ma questo è il lato sinistro, l’involuzione ed il passato. Per chi sceglie di tracciare sulla propria pelle, lì dove sa che nessuno mai lo vedrà, quel che tanto significa nella sua vita… il passato deve avere un posto di enorme cura e rispetto. Anche se fa male. Anche se il peso di quel che hai disegnato ti fa volgere la spalla all’ingiù con rabbia. Lo sentirai leggero… un giorno. Ogni giorno di più lo senti più leggero. Perchè già non pesa niente. Ma c’è stato… ed era giusto ci fosse. Tracciato. Questo è il secondo tatuaggio, il secondo tattoo che fa da secondo vertice del triangolo rovesciato che le icone bizantine 2.0 mi disegnano sulla schiena. Domani parliamo del terzo… il primo era già stato discusso qui!

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Avviso ai naviganti…

… oggi che leggete non ci sono per nessuno. E voi direte: E ce lo cachi che non ci sei per nessuno! Lo sappiamo… è l’ultimo martedì di novembre.darlin_bicem-sinik-tatuaggi.jpg Mi rendo conto che non vi ho ancora fatto la tranche due dei miei tatuaggi, cioè la spiegazione degli ultimi tre, esoterici, siberiani, tutti apparentemente inspiegabili.

Rimedieremo preso… con un nuovo treno di post.

Per ora sappiate che mi sto andando a colorafre e scarabocchiare… e tanto vi basti!

Vi abbraccio tutti… moderatamente e con il solito garbo e la solita cortesia che fecero esclamare ad Ysingrinus “Cortese come il Mortellaro!”.tumblr_nlcni0Cwjr1trr1w4o1_1280.jpg

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Radio quindinononvatuttobene – e mo ci sto pensando che ti sei presa pure i meriti del titolo di questo blog!

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Questa è brit, molto brit, forse pure un pochino troppo…
… ma con una modella tatuata, tatuata e rovinata nei tatuaggi…
… una modella bella…
… questa ci sta a motonastro, a motopompa… ci sta tutta, nzomm!

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Trash Polka Style…

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… cioè io adesso per un pochino mi fermerò ma… considero realisticamente la possibilità di ultimare i miei lavori con un pezzaccio di rara bellezza estetica come uno di questi qui…
In stile Trash Polka!
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O se non così impattante… qualcosa di completamente differente… con uno sguardo quasi surreale… tipo, che ne so… tipo na cosa così! Come al solito… il concetto sono io ad averlo in testa!

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Potrei pensare alla metafisica…
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O forse no… Scarabocchi…
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Boh… di tempo ce n’è!

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5 anni son passati e Gimino è ancora schiavo…

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La citazione è di un pezzo diverso…
… oggi invece voglio questo…
… voglio gli Spietati (così plagio di Daitan 3)… che ha quelle frasi al megafono così belle e significative.
E pure perchè cominciava tutto allora…
Il tattoo ve lo spiego tra qualche giorno! E’ quello di su!

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Di Nuovo?

Eh sì, di nuovo… oggi non ci sono per nessuno!
maria181

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