Archivi categoria: Sterminare i cretini (anche neonati)

Le nevrosi, le paure, le fobie e ci scherzo su

Allora: se volete avere a che fare con me sappiate che massimamente io come scritto qualche post indietro: ho una fobia costruita e stratificata per i platidattili muraioli anche definiti gechi. Di loro conosco tutto, mi sono ampliamente documentato coprendo – meglio, facendo corpire, le immagini sui testi di scienza. Dispongo a casa di una nutrita bibliografia sulla bestiola in questione. Tutto si è – come sapete – sviluppato con il mio primo contatto con un essere morto: Susanna. Poi le evoluzioni sono state incomprensibili e strutturate a cazzo loro. So solo che se li vedo fermi su una parete sono inquieto e passo molto tempo a guardarli per essere sicuro non si muovano di lì. Anche perchè quando si muovono, come dire, sto malissimo, li sento camminare addosso… una roba da non dire!

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Temo si tratti di una fobia alle mie latitudini invalidante a livello proprio sociale… nel senso: non esci d’estate andando in quei locali con le rampicanti o i muri di tufo… e simili. Non ti accoppi in casotti di campagna perchè vuoi mai che te ne trovi uno sullo stipite della porta entrando… e simili. Cazzinculogravissimo!

Era giusto lo sapeste. Prima che cerchiate in buona fede di rendervi utili, sappiatelo: non c’è cura non c’è rimedio.

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La casina delle api!

La casina delle api è quel posto bello bellissimo, sospeso sulla testa dei poppanti, che sostanzialmente serve a rincretinirli, strappar loro qualche sorriso al posto delle lacrime e del pianto… inpotizzarli. Un attrezzo che, a ben guardare, sembra servire più ai genitori che ai bambini stessi.

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Invece no. Perchè le vite della gente che è nata e cresciuta senza casina delle api e simili – il discorso vale però dall’invenzione della casina delle api e non può essere retrodatato – è di solito caratterizzata da campi tematici ingrigiti, una esistenza refrattaria alla musica e dunque al bello, immani difficoltà a relazionarsi col prossimo in chiave positiva o ironica. Chi non ha avuto la casina delle api è solitamente un essere schivo e diffidente, spesso, troppo spesso contrito nell’autocompiacimento, nell’autoosservazione, nell’automasturbazione. L’automasturbazione è quanto di più triste esista, ai limiti dell’autismo autoinflitto. Auto, auto, auto… un mondo triste che si riflette.

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E quando qualcosa irrompe, nelle esistenze di questi soggetti, è per tradire, far male, irrompere, scompigliare, distruggere. Ne stiamo avendo la prova provata di là, su Karashò. Quel che fa noia, ma noia mortale, è che – proprio in virtù di quanto detto poche righe fa – tutta la critica mossa, dall’alto di non si comprende bene quale sommo vaticinio o quale unta autorialità (unta dal signore, per carità di Biondoddio!) sia una critica che si muove lungo i binari abusati ed infantili del pregiudizio. Ancora, il bello, è che di fronte a una persona che con semplicità ed onestà descrive un mondo, da consigli, recensisce o intervista, si debba subito adombrare il tutto con un “oh vedrai se non ti chiederà qualcosa in cambio”… con trucchetti da PNL a condire il tutto: “Secondo voi è entusiasmo e buona fede O strategia di marketing?” in una accumulazione al peggio per cui, se devi dire strategia devi negare incontrovertibilmente la buona fede o l’entusiasmo (la grammatica delle congiunsioni disgiuntive non l’ho inventata io, che pare avrei però scritto l’esempio di come NON autoprodursi causa un inesistente lavoro di editing… cit.). So solo che per fortuna con la PNL al massimo ci vendi ancora una scopa elettrica alla casalingua di voghera del 1960… quindi siamo al limite della circonvenzione di incapace, per sopraggiunti limiti d’età!

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Peggio ancora, summa delle summe… una vigliaccheria che fa male “al santo ed alla festa” come si dice da certe parti. Mai che si usi il nome e cognome delle cose e delle persone… tutto sempre sottaciuto, sottinteso. Tristezza, ma forte proprio! Soprattutto quando arriva da autori che hanno 30 titoli a catalogo, che hanno cominciato regalando il download dei propri libri e che non perdono occasione here and there per usare le stesse strategie che identificano come “presenzialismo” per promuovere il loro materiale.  Ah sì… perchè tengo alla cortesia… sto ancora aspettando – credo e temo invano – la risposta sulle tempistiche circa una intervista che ho inviato 12 giorni fa. Mi sa che dovrò riempire la casella lasciata vuota e rinviata già di due blocchi settimanali con qualcos’altro!

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Nel frattempo ricordo a tutti l’importanza paideutica ed emozionale della casina delle api per i vostri nascituri. Acquistatela ed usatela con fiducia… bimbi meno boriosi, meno bulli e meno inutilmente diffidenti in arrivo! Che dabbenaggine non è per forza il contrario di diffidenza sul pregiudizio!

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Allora… una cosa strana, ma strana forte!

Io non so quanta attenzione voi prestiate in un modo o nell’altro alle forme della nuova editoria. Da conversazioni che qui intrattengo con alcuni di voi, in separata sede, mi rendo conto che in tanti non siete appassionati di pubblicazioni digitali e di e-book. Lo confesso, ero anch’io molto restio a questa forma, poi mi sto adattando per questioni di spazio e soprattutto di comodità. Ho la fortuna di essere incredibilmente adattivo e quindi di aver superato il “feticismo” (non connoto mai moralmente i termini, lo sapete) della pagina, del profumo, del peso.

Da un po’, anche per altre questioni moltopiù legate a scelte che devo fare, monitoro il mondo del self-publishing e di amazon/kindle. Al netto delle doverose perplessità su un sistema che appare di tipo monopolitsico e che spesso fa storcere il naso a tanti, è quella la piattaforma da cui cominciare, quella che garantisce una maggiore visibilità. Monitoro con terrore le top100 di genere. Tengo d’occhio con curiosità le top100 assolute…

I dubbi, ormai, non sono più su: “sarà valido come percorso” ma su “Tra dicei anni cosa dovrò scrivere, io e tanti altri… se il mercato è questo?”. Guardate… guardate le teste delle classifiche. Guardate qualcosa come l’opera di Cristina Chiperi ed il successo editoriale di una castroneria come il suo My Dilemma is You, poi ne paliamo. Qui non c’è da chiedersi se possa parlarsi di scrittura ed editoria quando ci si avvicina ad un testo adolescenziale scritto male via cellulare e poi uploadato su un social di condivisione via cellulare come wattpad. Quella non è scrittura e ci sta un fenomeno gratuito di download e di “appassionamento”. Lo scarto è quel contratto Fanucci, quelle totmigliaia di click, quelle (forse gonfiate forse no) tot decine di migliaia di copie vendute. Il porblema sono i sequel e i servizi giornalistici.

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Più di tutto, più che tutto, per me che non sono convinto mission della scrittura buona (poco importa se di genere o autoriale) sia chissà quale elitarismo, anzi… più di tutto per me il problema è: cosa leggerà tra dicei, quindici, vent’anni la gente? Forse, quello a cui non voglio arrendermi, è che ci sono arrivato tardi: che siamo un popolo destinato ad assistere all’analfabetizzazione progressiva e funzionale delle nuove generazioni. Siamo destinati a vivere da vecchi in un mondo in cui i giovani, lontani da uno studio reale e da una forma di applicazione mentale che è “lettura” ma anche “capacità, nella lettura e grazie alla lettura di astrazione e comprensione di piani differenti di esperienza, rispetto a quella acquisita empiricamente” saranno sempre meno caapci di descrivere qualcosa se non attraverso la propria esperienza. E se non sapranno descriverla è perchè non sapranno comprenderla a pieno. E’ perchè rifiuteranno di immaginare. E’ perchè non sapranno più farlo.

Il Nulla Avanza Atreju!

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Credevate vi avessi sul culo? E rispetto alla chiusa, non credete faremmo prima?

Sei apparsa inaspettata, proprio come gli snickers quando ricomparvero sullo scaffale della tabaccheria di fiducia e – proprio perchè era di fiducia la tabaccheria e mi ci sentivo a casa – urlai: “Ma che cazzo! Ma da quando sono scaduti quelli, Miche’?”. Non erano scaduti. Erano tornati. In tempi di morribondi, moribondi errabondi, in tempi di buonanime, mi chiedo se anche la gente non farebbe bene a rispettare date di scadenza ben stampigliate sulle confezioni. Tipo: se scadi il diciotto novembre 2015, a meno che non siamo nel pieno centro umido e putrescente di una pestebubbonica nucleare e apocalittica, non mangerò mai di gusto, nè assaggerò affatto il tuo saluto. Cioè: lo yogurt dopo due giorni ch’è scaduto t’ammazza più di me da quanto è acido!

Nell’ultimo mese me l’hanno detto almeno 6 persone. Quattro delle quali magnifiche persone. Due lo hanno confidato su blog, due occhi ad occhi. Tipo: “Oh guarda che io ero convinta che mai e poi mai di nuovo…”. Io credo molto abbia a che fare con l’amimentazione che la gente intuisce attraverso le mie buste della spesa. No, non sono acido.  Ma sono convinto che con una fantastica “call to action” qui sul blog, anche voi direte la vostra e scoprirò che altri erano convinti di starmi sul culo!

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Chi va oltre la scorza lo capisce. C’è gente che invece si ferma alla buccia… ed allora, in quei casi, sì, sono acido, asperrimo, acidissimo… e non mi va assolutamente di far capire che non è così. Sono i giorni, quelli, in cui forte, fortissimo prego Hannibal Lecter. Lo sogno armato di un’ascia spaccanane. Di quelle che ti devono guardare dal basso, ingobbite dall’odio che loro stesse portano al mondo. Di quelle che ti guardano di nascosto, che quando le riguardi, scappano altrove.  Tipo quando mi rimbalzi “tra piedi” inaspettata, con questo vizio di salutare senza senso… perchè fai le cose così come ti viene.  Qui leggi tre volte al giorno. Smettila… non salutare. Facciamo prima!

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Ucronie da correggere

Ecco, quando uno dice… eh ma io sono un filantropo! Sì, ma ce ne vuole, di coraggio, intendo. Non modifico un post che avete letto da poco e che si lodava sulla mia vittoria su FB. Da qualche parte, qui, avevo scritto che zucchinborgo non dovrebbe mai mettersi a ciurlare nei manici di persone che non conosce rievocando come spiriti maligni i ricordi. Massimamente quelli di storie andate, passate, svanite. Oh, invece lo stronzo che fa? Si inventa la funzione ricorda e… vabbè, ricorderete anche voi la vicenda! Oh… scopro poi, da qualche parte la settimana scorsa, che una nuova funzione di FB prevede che cosa? Se non lo sapete fate finta di leggere quindi a fanculo voi e la razza vostra.

Prevede che tu cancelli una relazione e FB automaticamente rimuove tag e tutto dai tuoi contenuti condivisi insieme, per essere sicuro di non farti provare, domani, esperienze negative. Prevede anche che la relazione tu+ex si cancelli automaticamente in modo che per tornare amici tu o ex debba richiedere l’amicizia.

Beh, io tutto contento dico: “Ho vinto!”… manco per il cazzo! Perchè queste modifiche non sono assolutamente retroattive… e, per dire, FB continua a mostrarmi ricordi che io non voglio vivere, non voglio vedere… non per chissà quale ragione… per fastidio! E perchè mi appaiono di un “inutilmente ironico” pauroso! Mi sono detto: vabbè, la battaglia l’hai fatta per gli altri, visto? Hai portato un raggio di sole nella vita di tanti che da oggi si lasceranno e non vivranno più proprio più esperienze negative.

Mi sono detto… “Mi sarei anche rotto un pochino il cazzo di fare sempre per gli atri… io c’ho le cose mie da fare… ma lo sapete a che ora mi sono svegliato stamattina? Alle 7 meno un quarto! Oh, menunquarto! La bambina ha vomitato l’anguria nel cassetto dei calzini oh!”.(malincocit.)

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Torna presto padrepio…

Il corpo imbalsamato o incerato di padrepio ha fatto un viaggio. Credo fosse la prima volta che si spostava dal disco volante parcheggiato in seconda fila sul piazzale dell’ospedale di San Giovanni Rotondo. La faccenda ha avuto un’eco imbarazzante sui giornali. La questione è stata anche al centro di alcuni tavoli tecnici per sicurezza ed ordine pubblico. L’auto su cui padrepio ha viaggaito è stata scortata da un drappello congiunto di Polizia e Istituti di Vigilanza privata. Temo che Città del Vaticano non abbia fornito alcun contributo economico alla vicenda. Imbarazzante. Continuiamo a sostenere costi enormi per spicce forme di idolatria.

Quel che terrorizza sopra ogni altra cosa è il “mood” fa notizia, accostato ad ogni spostamento ed avvenimento minimamente collegato alla statuetta cerea di padrepio – non sono spoglie, non è il corpo… sono I RESTI. “Oggi padrepio è andato… ieri padrepio è stato spostato… domani padrepio andrà!”. Il tutto in collegamento da Roma, un servizio al giorno. Per chi è pugliese, i servizi sono due, perchè ogni giorno c’è un pezzo con le interviste al santuario, le interviste di gente che aspetta il ritorno della statua, gente che è accampata lì fuori a far la guardia al discovolante vuoto in attesa del ritorno della statuetta.

Non so davvero se mi fa più paura gente come Salvini o persone all’apparenza comuni accampate che, nel giorno della Misericordia, affermano: “Ci costa molto lasciar andare il nostro padrepio… non è giusto che lui debba lasciare il santuario… però è un ordine e dobbiamo rispettarlo! Certo, se c’è un santuario potrebbero venire loro a vederlo, non dovremmo essere noi a lasciarlo andare. Siamo molto in pena, ci costa molto!”. Una forma di misericordia che con estrema facilità fa rima con l’espressione: alla faccia del cazzo!

Ho sciolto ogni riserva: un comune fedele di padrepio è molto più spaventoso e pericoloso di un Salvini qualsiasi.

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Ricordi, memorie… scordare… scordate…

Si dice dimenticate. Scordate è dialettale. Scordate è ambiguabile (googlogismo). Scordate sono le corde che non suonano correttamente. E a me qualcosa nel ricordo, ossia nel non scordo… suona invece scordata.

Non è che siccome ti vergogni del fatto di aver collaborato ad uno sterminio sistematico di 6milioni di persone, per distrarre la gente da questo fatto ed inventarti i tuoi martiri da scaricare addosso a chi ti ricorda che hai ammazzato gli ebrei… tu decontestualizzi le foibe e ci costringi a ricordare, senza contestualizzare. I morti sono tutti uguali, le ragioni per cui in guerra ed in conseguenza di una guerra si crepa come cani, sono spesso profondamente diverse!.

Io nella giornata del ricordo, non scordo, soprattutto perchè mi sembra un concetto profondamente accordato, il discorso di Mussolini a Pola. I dittatori sono simpatici perchè finchè governano non si rendono conto della portata di quel che dicono per le generazioni future e quindi… poi… se non le scordi le trovi accordate al tuo ragionamento.

Mussolini disse: Di fronte a una razza come la slava, infe­riore e bar­bara, non si deve seguire la poli­tica che dà lo zuc­che­rino, ma quella del bastone. I con­fini ita­liani devono essere il Bren­nero, il Nevoso e le (Alpi) Dina­ri­che. Dina­ri­che, sì, le Dina­ri­che della Dal­ma­zia dimen­ti­cata!… Il nostro impe­ria­li­smo vuole rag­giun­gere i giu­sti con­fini segnati da Dio e dalla natura, e vuole espan­dersi nel Medi­ter­ra­neo. Basta con le poe­sie. Basta con le min­chio­ne­rie evangeliche.

Basta con le minchionerie evangeliche, appunto: hai rotto il cazzo vent’anni ad una popolazione incolpevole? Hai perso, dopo? Zitto e ti tieni la fisiologica conseguenza delle tue azioni. Altrimenti istituisci una giornata del pentimento e prima di chiedere che si ricordino i tuoi compatrioti ricacciati a casa, chiedi scusa per le vittime slovene, croate, serbe, fatte durante la tua snazionalizzazione, occupazione, espansione.

Se non volete essere più amici di questo blog… dopo questa… fate pure, ma ricordate di essere antistorici e di avere in odio un principio profondo che regola il mondo: il nesso di causalità… a causa corrisponde effetto!

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Pecorina perfetta per dormire

Vorrei essere, essere io… quella pecorina, perfetta.
La pecorina perfetta vestita da pecorina perfetta… quella giusta per farti addormentare.
E però so che ne rideresti, rideresti a vedermi così, messo a pecora, appecorato… perfetto… proprio come la pecorina di quella pecorina perfetta di cui parlai ad ottobre.

Ti auguro tante pecorine, nel sogno, tante ma tante…
Te ne auguro un milione, diverse da quelle che ho già regalato altrove. Lì ne auguravo poche… qui a te mille milioni di miliardi: mille volte le stelle di Levoni.
Perchè tu non riesca a prendere sonno… e ricordi tutte le volte che hai letto, riletto, straletto, cliccato: “La pecorina perfetta…”. E ricordi quanto stupido è tutto questo. Io non ci bado più, un click in più non fa male… Ma tu, pensaci tu…
Che non riesci a dormire… e la tua maledizione sono queste pecorine, perfette, che ti sfilano davanti e non puoi dormire… Ed alla fine io…
Che è carnevale, io vestito da pecorina, perfetta. E tu che mi guardi. Ed hai la faccia del morto di sonno stressato e ti dici “Che ho fatto di male?” e davanti hai me. La pecorina perfetta per rinunciare a contare e a prendere sonno, che mille milioni di miliardi sono difficili con tutti i numeri e tutti gli zeri. Mi guardi ed hai la faccia bianca di chi non ce la fa più… io sorrido, salto la staccionata. See You Tomorrow!

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Guarda, ti avviso, io come mi viene…

Io come mi viene una cosa in testa la dico… io sono uno che non si tiene un cece in bocca… io potrei risultare anche inopportuno, sgraziato, senza tatto… preferisco la sincerità.

Questa lodevole affermazione non può essere scambiata, al primo controllo necessario dei documenti con una a cui vi approcciate, per un lasciapassare dell’idiozia o peggio un salvacondotto rispetto a cose triviali, perniciose, lesive della altrui e spesso della propria dignità.

Essere sinceri, anche oltre i limiti dell’opportuno è bene. Dire a qualcuno con cui esci: “Guarda sia chiaro… una botta e via, al massimo due… se alla prima non c’ho dato di palle…” (cit.) va benissimo. E’ una cosa corretta, massimamente inopportuna ma corretta. Le persone che frequento sanno che dico cose molto, ma proprio molto inopportune, se mi vengono in mente… e dunque possono essere sicuri tutti che per me non ci sono interessi di dare di palle… quantomeno non sono l’unico interesse. Altrimenti non perderei tempo. E non ne farei perdere e non illuderei.
Essere sinceri è questo.

Essere degli idioti patentati che non si sono ancora resi conto che il documento che esibiscono non è persona senza filtri, ma persona idiota, è dire: “Guarda io sono uno o una che non le manda a dire quindi se c’hai voglia sono così senò fuori dai coglioni…” e poi, due secondi dopo, accortisi del fatto che: ok, sei fatta così, mi sta bene… “Ah no, scusami, io in questo momento non posso…” (nemmeno non voglio).

Non perchè mi interessi, ma per esclusivo spirito filantropico! Ec anche perchè, al primo accenno di un comportamento simile, potrei tranquillamente fare la prima cosa che mi passa per la testa, anche in pubblico… tipo, che so… rovesciare un boccale di birra addosso!

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Memorandum per neo-single… attenti ai cloni

Scoprire di avere un sosia in giro per il mondo non è una esperienza entusiasmante. Ne abbiamo tutti sette. Il problema è che il corredo genetico che ci porta ad avere quella faccia di cazzo, quel colorito di cazzo, quei capelli o non capelli di cazzo… non corrisponde al vissuto emotivo, alle esperienze, al tuo assorbimento dell’inconscio collettivo, non corrisponde a quel che porti, oltre alla tua faccia di cazzo. Per dire, oltretutto: il tuo sosia potrebbe essere la tua versione calva, capellona, cicciona, magra, incanutita, vecchia bambina. Non è un fatto di sosia.

Anche se ti assomiglia parecchio. “No, attento, c’ha i capelli!”. Ok io li sto perdendo, tanta carne… ho il cervello che preme per fare aria togliendo cose inutili. Ho il cuoio capelluto condizionato al freddo ed alle intemperie, dunque sono meglio selezionato. Senza capelli sono meno molliccio… e mi sta bene!

Il problema è quando il sosia si mette all’angolo è compare il clone… uno che pensa quello che tu hai sempre pensato, ama le cose che tu hai sempre amato, condivide su FB le tue stesse cose, fa ragionamenti identici ai tuoi con la stessa pacatezza e lo stesso senso del relativismo. Io non ho l’esclusiva sui pensieri e sui gusti. Io non ho l’esclusiva sui gradimenti. Registro due cose di pessimo gusto: non sta bene esere felici di ricevere le stesse identiche dediche, non sta bene riciclare i like, non sta bene entusiasmarsi per cose identiche alle quali ti entusiasmavi con me.

Non sta bene massimamente se dici che sono un coglione. Non sta bene o per la sincerità che protesti in giro di avere… o per la quota minima di legittima della tua sanità mentale e della tua aderenza al reale.

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