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Sono un quasi splendido 36enne…

Nel senso che ho quasi trentaseianni… ma di splendido sono splendido senza quasi…
Il quasi è un dato puramente anagrafico. Quasi trentasei e quindi tanto trentacinque ma non sentirli…
Finquando… beh finquando non hai un collaboratore coetaneo… simpatico, increidbilmente demodè, con una cultura musicale incredibilmente dissociata che accetta come esclusivamente degni di nota e ricordo i classici del divertentismo anni ’80, i pezzi classici del repertorio sala ricevimenti sposi a centro sala, alcuni sconosciuti successi degli anni ’60, un singolo pezzo di Giuliano Palma and the Bluebeaters… e i pezzi mitici e intramontabili della mia personalissima tracklist di spotify denominata Montaggio FdP che spazia dai Depeche Mode ai Creedence, ai Rolling Stones, ai Nobraino, con qualche concessione ad Elisa e Max Gazzè.
Il cortocircuito emotivo scatta quando il buon Nicolone, il mio collaboratore, 120kg di simpatia e tenerezza, il gigante buono, l’Obelix irrinunciabile mi fa sorridendo sornione ed un po’ imbarazzato, indicando alcune Butuntus Ferox di sua conoscenza… “Padrone – in tono scherzoso – quelle come hanno visto le casse della musica hanno cominciato a fare Maracaibo Maracaibo… metti quella canzone….”. Ed io sorriso accomodante, capisco, metto su Spotify e cerco una playlist alla bisogna… una che si chiama Anni’80 Italia…
… e partono i Righeira…
… e parte un urlo belluino dalle Butuntus Ferox , un urlo di approvazione… e quelle ballano e canticchiano che L’estate sta finendo… anche se siamo solo al 31 maggio… ed il guaio è che il buon Nicolone si toglie la maglietta…

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… e come si dice in alcuni circuiti da me non condivisi a Giovinazzo, in provincia di Bari, scatta l’ignoranza… ossia non si capisce più niente… la dignità va sotto i piedi… ma anche io scherzo con Nicolone… e lui mi dice…
“Mo’ – che sta per Mamma Mia –  che belle canzoni di tanti anni fa… te lo ricordi? Queste erano le canzoni dei tempi nostri…”. Ed io mi sento di colpo vecchio. Ma felice… perchè mi sento di tornare bambino. Mi risento col Piedone dell’Algida in mano ed il muso sporco di rosa… e mi dico che la mia estate non sta finendo… spero davvero che quest’anno cominci la mia bella estate…
… e però quando Nicolone mi dice “Ma questi che fine hanno fatto? Suonano ancora?” ed io gli dico che forse sono morti o vanno a qualche sagra del culatello a Dusseldorf, Nicolone non capisce e mi dice “Vedi che questi sono venuti a suonare al Panino della Nonna, l’anno scorso…”… ed io mi rendo conto che è davvero la fine!
E’ davvero la fine perchè sulle scale compare il fascistissimo tecnico di cucina che ci guarda con disapprovazione ed una punta di disgusto all’urlo di… “Massì, manco io e voi qui tra un pochetto ve lo schiantate…”. Tra qualche minuto, per la gioia delle Butuntus Ferox e di Nicolone… partiranno gli AcDc e l’ignoranza tornerà a posto…
… come i ricordi del Piedone in Piazza, d’estate… con mia nonna che mi pulisva il muso col fazzoletto umettato della sua saliva ricordandomi che potevo stare in giro a patto che ogni mezz’ora mi presentassi lì davanti a testimoniare che non ero in viaggio, in un portabagagli, alla volta di Orune o posti simili della Barbagia o della Gallura… a consegnare un orecchio.
Ma questa è I like Chopin… un’altra storia. Oppure Un’emozione da poco… e ve lo spiego tra poco.sandy

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Le palle Bonus, la vita, le occasioni, le vite…

Capita di guardarsi indietro. Quante occasioni ci regala la vita? Tante. E abbiamo il benedetto vizio sempre di considerarle infinite. No, manco per il cazzo. Esattamente come nei videogiochi i tentativi sono limitati. Acquistiamo alla nascita un gettone e durante il corso della partita accumuliamo vite bonus o perdiamo vite di default. I videogiochi antichi (coin op) erano tarati sulle tre palle, i tre tentativi. Double Dragon ne aveva due ma lunghe… tipo che per farti male ce ne mettevi!
Poi dovevi fare la continua… cioè il sistema di permetteva di inserire entro dieci secondi una nuova monetina e ricominciare da dove eri morto con altre tre vite di default. Le vite all’epoca mia si chiamavano palle… perchè eri ancora tutto ingolfato negli anni ’70 – ’80 e quindi ragionavi in termini di pinball (che alle nostre latitudini si chiamava flipper) e lì i tentativi erano fisicamente rappresentati dalle palle argentate.

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Io oggi (qualche giorno fa in realtà perchè questo è un post ucronico, perchè ho ripreso con le ucronie, perchè sono settimane un poco sbattute di lavori e preparativi e quindi non ho sempre la possibilità di aggiornare Live i post più lunghi) io oggi scendendo di casa ho pestato senza accorgermene un brick di cartone di quelli dei succhi di frutta. Un brick senza cannuccia. Sono quei gesti che fai dicendo… “Massì che cazzo vuoi che mi succeda?!”. E invece ti capita che il lato del forellino per la cannuccia, se come ho fatto io pesti il brick col piede destro, sia a sinistra. Perfettamente direzionato contro la tua, di caviglia sinistra. Tra i 360 possibili gradi, il più giusto. A cercare di farcela altre cento volte… tutti fallimenti.
Vabbè… ma perchè in terra dovrebbe mai esserci un brick pieno? Te lo chiedi, è lecito chiederselo. Che cazzo lasci a fare un brick da 20 cl di succo di mela per terra? Appena aperto? Non ha senso… a meno che il destino non ti stia simpaticamente comunicando qualcosa. Il brick era pieno. Mi sono annaffiato la scarpa ed il pantalone. Qualcuno sorridendo mi ha urlato “Tu c’hai addosso il malocchio!”. Io lo so che ho addosso il malocchio… forse non è il caso di dirmelo ogni 3×2 ma va bene uguale.

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Questa piccola umana sciagura, rapportata ad un evento di proporzioni catastrofiche che ha investito la mia vita recente, ossia la scoperta che una postazione di lavoro da me molto frequentata per mesi nell’anno passato era potenzialmente senza tante virgolette una vera e propria sedia elettrica che attendeva solo il consenso per trasformarmi in un cerino acceso e poi spento, mi ha convinto del fatto che fino all’anno passato io debba aver attinto a piene mani da questo cestino delle palle, dei bonus, delle vite. Tipo… non sono saltato per aria nè mi hanno trovato bruciato e croccante a giocare con le mani nell’acqua…
Questa affermazione fa il paio con un altro curioso evento avvenuto attorno al 2010… un evento che assieme al cedimento fisico del mio organismo rispetto ad un caro amico come l’alcool, mi ha convinto che è davvero bene che io resti fermo sulle ultime quantità di liquido da bicchiere non assimilabile all’H20 e non cerchi di forzare il destino. Correva l’anno 2010, tipo… febbraio/marzo. Di ritorno da una serata nemmeno distruttiva di metà settimana mi accorgo di avere in corpo qualcosa come due bottiglie di campari… o una di campari ed una di padre peppe. Già bevute, non sigillate. Io mi sarei tolto la patente anche a piedi… scatta il posto di blocco dei carabinieri. Alcool test ben in evidenza. Io mi dico simpaticamente: “Ecco nessuno se n’era mai accorto adesso spiegalo tu a mamma e papà che sei un beone!”. E invece il carabiniere che interagisce con me è gentilissimo… controlla i miei documenti, habla con migo, mi fissa, chiacchiera sulla serata e sulle condizioni meteo… mi restituisce i documenti e mi dice anche “Buonanotte signore grazie per la collaborazione, gentilissimo!”. E io lì a gridarmi “Hai sentito bene, ingrana la marcia saluta con cordialità e metti la freccia… poi dritto a casa con calma olimpica e da domani non bevi più!”. Perchè na roba del genere i bonus li prosciuga.

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Ho la netta sensazione di aver esaurito le palle bonus in tutto ormai. Ho la netta paura di sbagliare ancora… e non avere più palle bonus da sprecare. E’ per questo che ultimamente sono ansioso, spesso me ne vado in palla, spesso me ne vado in panico… spesso, al solo sferragliar di rotaia lontana prevedo il deragliamento di un Italo intero nel mio deretano. Perchè la vita non da continue, belli miei. Non hai gettoni di riserva. Mamma e Papà ti hanno dato quella duecento lire e se vuoi giocare fattela bastare. Per cui eccomi a chiedervi un consiglio… per riaccumulare bonus… e riguadagnarmi il diritto a sbagliare… come si fa?

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E i tempi sono maturi per raccontarvi questa storia…

Sì ormai non è più possibile procrastinare… dobbiamo parlare per forza di quella volta che le mamme di una intera classe di scula materna furono convocate dalla maestra di una intera classe di scuola materna per essere informate che la suddetta classe di scuola materna si era prodotta in più di una occasione in una messa in scena a carattere pornografico corale… ed era dunque possibile che ciascun alunno o alunna avrebbe poi potuto riprodurre tali performance a casa… “ma ignorate la cosa, minimizzatela… i bambini se non gli si da carburante tendono a non farlo più e progressivamente a dimenticare”.

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Ora… io non ho avuto il coraggio di chiedere bene a mia madre esattamente cosa fosse successo. Ma la cosa me la immagino più o meno così e non credo di essere distante dal vero. Un’orgia meccanica in grembiulino. Deve essere stato simpatico e divertente. E impagabile deve essere stata la faccia della maestra… in questi giorni fatti di “My first sex teacher” che ruba il cuore a tutti noi consumatori di materiale pornografico a carattere teacher, mature, milf… ma anche fatti di professori che finiscono allontanati dai pubblici uffici perchè, se maschi, accusati di prostituzione minorile, se donne di troiaggine.

In realtà non so se poi la cosa fu davvero una scena corale, una orgiona disumana di bambini che senza sapere esattamente cosa stessero facendo si premevano addosso e si producevano in copule nemmeno intuibili… o se molto più banalmente a qualcuno non scappò di mimare qualcosa con qualcuno o qualcuna… cioè, sarebbe davvero troppo obiettivamente pensare che tutta la classe si sia prodotta in siffatta messa in scena. Come si sia arrivati a tale livello di comica e incredibile depravazione è presto detto. Sintetizzabile nella espressione: “Mai sottovalutare le capacità tecniche e tecnologiche di un bambino di 4/5 anni… eh!”. Perchè che cosa era realmente successo? Che un collega di classe, un amichetto, aveva sgamato nascosta chissà dove in casa sua una delle prime inquietanti e battutissime all’asta VHS porno… dalla videoteca del papà. E ripetendo i gesti soliti e usati del babbo… vedersela. E vedere che cosa succedeva sul video. E vedere che cosa simpatica doveva essere muoversi uno nell’altro o contro l’altro mugolando in guisa e modo differente.

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Per cui è plausibile che questo compagnetto di cui purtroppo ignoro il nome sia arrivato in classe un bel giorno proponendo nell’ora d’aria di produrci in un gioco bello e simpatico che coinvolgea tutti. E lui sia rimasto magari ai margini ad osservare e dirigere la scena, piccolo regista in erba. Secondo me dopo un poco ci si è anche infilato materialmente, in questa vicenda… che si sa… quando si è piccoli è fastidioso restare ai margini. Tutto qui, tutto qui, nient’altro…

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… ma ripeto, ve l’immaginate una classe intera alla Eyes Wide Shut che se lo butta dentro e contro e sopra e sotto a quel biondoddio coi grembiulini rosa e celeste? Dai… immagine impagabile. La maestra che sia llontana un attimo a bere il caffè lasciando i bambini che giocano, colorano, impastano plastilina… e poi torna e li trova tutti a orgiare.

Hey, teacher, leave the kids alone!

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Del Capo dei Vigili (o delle guardie che tecnicamente è un cit.) messo a fare il costituzionalista… che è la filosofia che ha fatto grande il punk, i Sex Pistols, Iosif Vissarionovič Džugašvili e Antonella Manzione…

La filosofia alla base del punk è: “Fa qualcosa e falla male… tanto piacerà proprio per questo!”. Ed è una cosa che a me è sempre piaciuta. Quando ero bassista punk in un gruppo che faceva New Wave of New Wave… cioè che tecnicamente reinterpretava i mitici anni ’80 inglesi in chiave un po’ più rumorista ed un po’ più contemporanea… con candore ammettevo: “Siamo una band punk!”. Quando mi chiedevano che strumento suonavo, ammettevo con candore di percuotere con un qualche certo ritmo solo le prime due corde del basso. Apprezzavo moltissimo Theo Plettro Folle, turnista di Bugo, perchè suonava un basso con solo due corde… che adesso non so se ha un nome e come si chiami… ma era una invenzione geniale, l’invenzione per me. Fino a che ho voluto suonare il basso. Che poi (tra parentesi)(cit.) ero diventato pure un pochino bravino ma questa è un’altra storia, di gomma, di fidanzate e fidanzati che alla Yoko Ono si mettono in mezzo alle storie delle band e le fanno fallire facendo saltare concerti celeberrimi e tutta ‘sta cosa si chiama “Réclame” come ci chiamavamo noi e, basta, ne parlerò un altro giorno! Quel che vi posso dire adesso è che sostanzialmente i Réclame come band non facevano proprio cacare… però se li si prendeva per quello che erano: una punk band.

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“Fa qualcosa e falla male… tanto piacerà proprio per questo!”. E quindi non deve stupire il fatto che il bassista dei Sex Pistols che sostituì il bassista originale dei Sex Pistols – allontanatosi dalla band perchè “mia mamma non vuole!”  ed è quello che suona il basso nella foto di sopra e dovreste sapere che il basso è quella chitarra con quattro corde e ditemi dove lo avete visto.. ma tanto ve la racconto io la storia sua… però un altro giorno- dicevamo, il bassista più noto dei Sex Pistols cioè a dire Sid Vicious, fosse uno che aveva molta più costumanza coi buchi e coi lacci emostatici e coi coltelli ed i giubotti di pelle che con il basso.

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Sid Vicious si ricorda per aver ucciso la sua donna con una coltellata perchè “giocavamo sempre a passare il coltello nel giubbotto di pelle non era mai successo nulla, cazzo!”… si ricorda per aver rotto due crani a due fan impazziti – cioè gente che adorava stare sotto il palco dei Sex Pistols a farsi sputare e a prendere corpi di basso violentemente percossi in testa – per testimoniare che “un bravo bassista lo riconosci dal numero di crani che sfascia col basso, ed io sono un discreto bassista”(cit.)… e lo ricordi per il video di “My Way” di Paul Anka che non avresti mai visto se non ti fossi incuriosito a capire qual’era la canzone sui titoli di coda del film di Scorsese “Goodfellas” e youtube non ti avesse messo quell’osceno video a disposizione. Maledetti fratelli Lumiere! E pure MTV mortacci sua!

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Sid Vicious non era un bassista, era un tossico che bazzicava i concerti punk. Sid Vicious non se lo ricorderebbe nessuno se non fosse che è morto di overdose dopo aver ucciso la ragazza in quel modo idiota. Sid Vicious faceva le cose e le faceva male… per questo la Storia se lo ricorda. Sid Vicious era il prototipo del punkabbestia che nell’immaginario comune è pure un poco comunista… seguitemi, adesso!

Il signor Iosif Vissarionovič Džugašvili che non vi dico chi è… rapinava banche. Vabbè, lo faceva pure Massimo Carminati, per dire. Tutti i rivoluzionari rapinano banche perchè per fare la rivoluzione servono soldi. E a nessuno piace fare il frocio col culo proprio, tranne che alla maggior parte dei gay… ma queste sono cose loro! Per fare la rivoluzione serve innanzitutto il culo degli altri, della povera gente. La rivoluzione la fa la povera gente col culo proprio… ma quella gente non finisce in TV o nei libri di Storia. Non ci finiscono i nomi di quella povera gente. I nomi che ci finiscono, le facce che finiscono sulle magliette e sui giornali, sono sempre quelle di chi, facendo la rivoluzione, il culo non ce l’ha mai messo. Per dire, D’Alema o Veltroni. E quando la Storia porge il conto… di solito lo marchia a fuoco sul culo di chi il culo ce l’ha messo. Quindi non su quello, per dire, di D’Alema o Veltroni. Ma vabbè… I comunisti sono bravi col proprio culo perchè ‘sto trucchetto della Storia lo hanno capito bene e da tempo!

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Il Signor Iosif Vissarionovič Džugašvili rapinava banche. Poi la Storia lo ha messo alla guida di una nazione. Uno che rapinava le banche e che obiettivamente, poi, dopo essere finito al timone di una nazione, non è passato alla Storia per cose scritte o trattati o saggi o best-seller… e per un comunista è grave non aver scritto niente… vuol dire che tanto non valevi, nemmeno per i comunisti – che sono spesso convinti che se scrivi un best-seller “continua” del best-seller “Manifesto del Partito Comunista” vali. Uno che rapinava banche alla guida di una nazione. E va bene! Il Signor Iosif Vissarionovič Džugašvili è passato alla storia per aver fatto una cosa che si chiamava “Piano quinquennale”, cioè tipo una cosa dove ci sta scritto minuziosamente cosa deve fare ciascun cittadino per i prossimi cinque anni. Sta cosa è costata un sacco e mezzo di vite umane (cit. ex Cav. Silvio Berlusconi). Però, sui libri di Storia la studi. Però, dopo quel piano quinquennale ne ha fatti altri. Quindi, tecnicamente, ancora una volta… “Che sai fare, tu, le rapine? Vai a fare il Piano Quinquennale… andrà una merda ma piacerà, alla gente ed alla Storia!”. Il Signor Iosif Vissarionovič Džugašvili voi non sapete chi è perchè come tutti i grandi artisti c’aveva un nome d’arte. Si faceva chiamare Stalin.

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Ora… c’è una cosa bellissima che è successa ma è passata in sordina: Antonella Manzione nella sua vita dirigeva i Vigili Urbani a Firenze. Poi un suo amico, tipo uno che si chiama Matteo Renzi, l’ha chiamata a dirigere un Ufficio che si chiama “Dipartimento Affari Giuridici e Legali” di Palazzo Chigi, cioè tipo della plancia di comando della “Costa Italia”.
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“Lei è una Costituzionalista?”
“No, sono tipo una vigilessa…”
“Ah quindi non sa fare la Costituzionalista…”
“No!”
“Bene giovanotta, lei è assunta!”.

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Non ditemi, porca miseria, che Renzi è anticomunista! Oppure, per favore, non dite più che i comunisti sono gente meritocratica. Fatemi ‘sto piacere! E fatelo, per amor del cielo, anche e soprattutto alla vostra onestà intellettuale e coscienza. Ah, come dite? Ve n’è rimasta poca? Ok… lo capisco!
Per amor di cronaca la signora Antonella non potrà dirigere quell’ufficio perchè quei parrucconi fascistoni maccartisti anticomunisti della Corte dei Conti hanno bocciato la nomina per inadeguatezza. Gente, quella della Corte dei Conti, che non ha in amore la Storia… poichè sono sicuro che poi lei avrebbe fatto tutto male… ma proprio per questa la gente l’avrebbe amata. Alla fine, come Stalin e Sid Vicious.
Per inciso e con una ejaculatio precox manco Speedy Gonzales… sapete perchè è bello e fascistissimo il porno? Perchè se vuoi fare qualcosa, nel porno… o la fai bene… o vaffanculo (nel senso del paese e non della pratica, che senò sarebbe anal e o il culo lì ce l’hai e non solo in senso di fortuna e lo usi come si deve… oppure non c’è biondoddio che tenga!).

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Occhiali a raggi X, enlargeamento del pene ed amenità varie. La pornografia da barbiere

I divanetti d’attesa del barbiere: che fenomeno affascinante.
Io al barbiere non ci vado da qualcosa come 8 anni: ho comprato il regolacapelli e faccio a casa. Sì, sono skin. Anzi – divagazione inutile – devo provvedere quanto prima a ripassare la machinetta, sono troppo lunghi e questo è un segno tangibile del fatto che non mi sto curando troppo.

Io al barbiere non ci vado da tanto… ma ho un ricordo nitidissimo – al netto delle tante discussioni calcistiche tra me e il barbiere milanista che peraltro non mi ha visto in tutti gli anni in cui l’Inter dominava in Italia. Il ricordo è quello delle sue riviste su un tavolinetto basso tra le poltrone. Oltre all’uscita del giorni prima del quotidiano più letto in Puglia, facevano bella mostra di se una serie di riviste a cadenza mensile. Quelle riviste che immediatamente, al primo sguardo, dicevano tanto del barbiere e della sua clientela.

Ci sono barbieri dove trovi riviste di design, arredamento e Vogue: sono giovani, clientela genericamente hipster e un po’ frocia. Tagli alla moda, distacchi barba chioma… cose così. E gli arredamenti sono allicchettati o minimal. Ecco… sul minimal non ho nulla da ridire… ma solo sul minimal.
Ci sono barbieri con dentro riviste sportive e un paio di uscite di un qualsiasi giornale generalista scandalistico. Sono barbiri generici e non troppo old school. Clientela variegata, quasi tutti si intrattengono dentro pochissimo. Arredamento impersonale, freddo…
Ci sono barbieri le cui sale sono vere e proprie macchine del tempo. Ci entri e sei nei plasticosi anni ’80. Forse proprio all’inizio, tipo fine anni ’70 o giù di lì. Sono posti magici. E non è solo l’arredamento o il camice a dirlo. Sono i trofei esposti in bacheca più che le pseudolauree incorniciate ai muri a parlare di quell’epoca dove da “giovanotto” che spazzava i capelli del paese dal pavimenti, facevi il salto di qualità e ti aprivi un salone tutto tuo… e per farti pubblicità, oltre al passavoce, andavi a vincere le “gare del taglio di capelli”. Ma più ancora… a dire che sei in una vera sala da barbiere come quel biondoddio comanda, sono le riviste sul tavolinetto basso tra le poltrone.

Cronaca vera – diffidate da Novella 2000, perdio – e l’immancabile Teletutto della settimana prima, senza il poster centrale del troione pornografico. Al massimo una Gazzeta del Mezzogiorno – dettaglio valido solo in Puglia e quando dico Puglia escludo il Salento – ma comunque di qualche giorno prima.

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Cronaca vera e Teletutto erano, negli anni della mia adolescenza, l’unica forma di pornografia socialmente accettata e permessa in uno spazio di tolleranza adolescenziale. Un passo prima di “Corna vissute” – “Adolescenze bagnate” e – “Oltretomba” che erano a fumetti e che io acquisterei in blocco a qualsiasi prezzo e tre passi prima di “Le Ore”. Qualche centinaio di metri prima dei “giornaletti vietati” che erano il fotoromanzo hard vero e proprio o direttamente il “giornaletto”.
La sala del barbiere era un porto franco risaputo: il posto dove facevi la benzina utile per le pippe della settimana successiva passando a memoria tutti gli articoli – e le foto mannaggia a biondoddio, le foto prima di tutto! – sulle zozzone “intervistate” per poi passare a leggere con morboso interesse storie di cronaca nera velate di sesso e morbosità… sempre inventate ma con gran fascino. Immancabile la pagina delle confessioni del tradimento di lei, rosa dai sensi di colpa, che confessa quant’è stata travolgente e appagante quell’esperienza con quell’uomo seducente, prestante e totalizzante “un uomo, mi capirà, pieno di cultura… sa, è un geometra!”.

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Sì, ‘sto fatto del geometra mi rimase impresso… diceva tanto dell’Italia del tempo. Era pornografia blanda… era lo svezzamento. Al solito… perchè inventarsi cose così? Perchè c’era gente che le chiedeva, no?
Era la fase di passaggio. Non per niente il barbiere era tipo gli sconosciuti fino a quando non avevi, guardacaso, tredici, quattordici anni… e il babbo, il nonno o lo zio – chissà perchè sempre maschi e sempre autorevoli – smettevano di accompagnarti dal barbiere e ti dicevano: “Meh, sei grande, adesso vai tu… e mi raccomando, quando hai finito dritto a casa…” come dire all’inizio andiamoci piano, meno tempo ci stai meno skill dovresti cominciare ad apprendere.

Le sale del barbiere, quando ci sono arrivato io che la Legge Merlin era già storia ma internet non era ancora arrivato a guastare i piani dell’industria dell’home video porno e del cinema porno, erano l’anticamera dell’edicolante complice e del cinemino a luci rosse. Ai tempi che furono, erano l’anticamera del casino… ma questa è una storia che non ho vissuto ed è sporca delle seghe altrui e quindi non ne parlo.

Torniamo a Cronaca Vera e Teletutto… che sono il posto in cui ho conosciuto la donna di cui sono stato segretamente innamorato per anni: Angelica Bella. Quel che non mancava mai su quelle pagine era lo spazio pubblicitario di gadget fantastici: la penna per fare le foto, la penna per guardare dalle serrature e i mitici occhiali a raggi X. Li vendevano ‘sti prodotti a prezzi nemmeno tanto esorbitanti. Accessibili alle tasche di ogni pippettaro medio che avesse uno stipendio minimo – e all’epoca significava gli attuali 1000 euro… ma era ‘na cosa che tutti avevano. Anzi, con quello stipendio, all’epoca, eri considerato un poveraccio. Io non li ho mai comprati… ma immaginavo bene che farci con quella valigetta degli attrezzi del James Bond a luci rosse.
E poi c’era lei: la pompetta. Un attrezzo che tu ci schiaffavi il tuo fratellino minore dentro, smanettavi su un affare tipo quello per gonfiare il bracciale del “misurapressione” e con tutto il macello che ti combinava, garantiva che il tuo amichetto acquisisse un paio di taglie in più.

Io a ‘sti attrezzi ci credevo davvero. Poi ho scoperto che la penna per fare le foto ti arrivava a casa senza pellicola – gadget non venduto incluso c’era scritto. Che la penna per guardare dalle serrature era solo una penna senza niente dentro e quindi tecnicamente dalle serrature ci guardavi ma non vedevi un cazzo… e che assieme agli occhiali a raggi X – un paio di occhiali da riposo con lenti non graduate – arrivava un foglietto con le istruzioni con su scritto: “Ora scatena la fantasia”.

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In effetti: chi cazzo mai sarebbe andato dall’avvocato o dalla mamma a dirsi “truffato da quelli che vendono i prodotti per posta sulle riviste del barbiere”. Poi vi racconto di cosa farei alle persone che subiscono non tanto ‘ste truffe… ma che avnno ai maghi o giù di lì!

Io non ho mai fatto acquisti del genere ma non credo che quel passavoce sopra riportato su quel che ti arrivava via posta sia poi una favola metropolitana. Quel che è certo è che ‘sta storia del farsi ingrossare il pene – una fissa millenaria dell’essere umano di cui parleremo pure in seguito – funziona sempre nella stessa maniera. Al netto delle pomate “Mandingo” pubblicizzate da Maurizia Paradiso, in un momento in cui la tecnologia ha fatto passi da gigante e puoi illudere chiunque di poter far tutto digitalmente o con l’esposizione a qualche luce o onda di fumettistica memoria… per “l’enlargeamento” del pene (sic!) l’unico metodo che fa ancora presa e non passa mai di moda è quello della pompetta. Come dire: “quando si parla di pezzi di carne, di misure, di concretezza… niente di meglio che un supporto solido, concreto… che tu possa toccare!”.

A tutta ‘sta roba ci ripenso quando la gente mi parla dei sogni di un futuro felice.

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E io penso alla delusione più cocente… che non è quella di Babbo Natale e nemmeno della befana. Che non è quella “dell’enlargeamento” del pene. Che non è quella di Angelica Bella sposata…

… è quella della chiusura imminente della mia sala da barbiere storica, forse l’ultima dove si può leggere Cronaca Vera e Teletutto. Ormai gli adolescenti froceggiano alla moda. Le pippe le imparano a casa con internet… e non è tecnicamente la stessa cosa!

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