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Gianni, Francesca e… Un mercoledì da trimoni! E presagi!

Gianni scorse Francesca al fondo della via.
Gianni considerò che da qualcosa come due mesi o tre non si erano più rivolti la parola. Nemmeno per sbaglio.
Gianni pesò e soppesò in termini di grammi, etti e quintali, il numero di ciao ricevuti, il numero di telefonate fatte… ed il peso che avevano dimostrato quando erano andati via, spariti, evaporati. Gli erano apparsi opprimenti, quelli di circostanza, quando capitava s’inciampassero tra i piedi, per strada. Gli era sembrato pesassero quintali, per davvero. Erano spariti libearandolo.

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Quando la vide avvicinarsi dal fondo della via, considerò che avrebbe avvertito lieve il peso dell’assenza di saluti e formule di ritoSntì tangibilmente lo sterno sollevato. Si ricordò dei montagnoni da piccolo… uno sull’altro, a cinquine, a decine, a dozzine. Si ricordò che il peggio non era essere il primo… ma il secondo da sotto. Mentre Francesca si avvicinava, Gianni si sentì quello fuori dal mucchio, fuori dal coro… lontano, a guardare i montagnoni altrui e immaginare il peso che provavano lì sotto semplicemente soppesando la leggerezza che sentiva sul petto.

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“Ciao!” e fu una frustata. Gianni la guardò stranita. Gianni si morse la lingua per non rispondere. “Ciao!” come se fosse stata una fucilata. Senza la faccia trita di chi ti guarda di sottecchi. Con la faccia mendica. “Ciao!” con una formula che vuol’essere cortese ignorando la violenza che ti fa, il peso che ti scarica addosso. L’immondizia che ti fa piovere in testa. “Ciao!” come fosse semplice ricostruire, perdonare, ingoiare.

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Gianni si sedette alla panca, poco fuori del bar dove Francesca era entrata. L’attese, giornale alla mano e la cura che ci fosse spazio a sufficienza per passare senza dover chiedere niente. E di nuovo, come un pugno in faccia e gli occhi di un cane bastonato, di nuovo “Ciao…” solo con una intonazione leggermente diversa. In tema con l’abito del viso. Bastonata. Ancora silenzio… e lo sguardo a quelle scarpe così alte, così di pelle, così cernierate, così tacchettate, così lontane da quella che era.

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Non c’era nessuna risposta possibile. Quelle scarpe erano bastate a dire che, no, quella non era Francesca. “Non si da confidenza agli estranei, non si saluta nemmeno, Giovannino”…

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Tedio domenicale… cioè recuperare un post che stavo per scartare nel senso brutto, nato poichè il titolo di ieri sembrava il rigo di un diario… e così…

Sul diario della scuola elementare io i compiti ce li scrivevo. Tutti. Ero metodico. Ero stato la dimostrazione provata e vincente ante animal-friendship che il “rinforzo positivo” è un efficace sistema di condizionamento psicologico. Scrivi bene, scrivi tutto, fai tutti i compiti, inviti gli amichetti. In Gallura dicono compagnetti. Credo diano giustamente un significato molto più diverso e profondo al termine amico. E mi dava al culo che quelli che io consideravo gli Amici con la A maiuscola non sempre riconoscevano il principio di reciprocità. Per cui non ci facevamo i regali tra amici. Non so se loro li facessero ai loro, di amici, i regali. Non ho approfondito.

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Perchè questo post abbia visto la luce è preso detto: quelli in stampatello minuscolo tradizionale, allineati a margine, erano robe che mi erano venute prima di scrivere il post di ieri perhè il titolo mi ricordava il diario. Mi sono reso conto che i concetti vanno espressi uno per volta e ho separato! Però tutta sta roba sui diari, che sono il bisnonno mai troppo dimenticato di postacci come wordpress, mi piaceva e non l’ho discardata, sperando voi la scarterete nel senso più bello del termine!

Sul diario della scuola media ci scrivevo cose su A.T. e poi cose su I.R. che venivano in classe con me ma una era animatrice dell’ACR, l’altra era figlia di immigrati statunitensi tornati al paese e se ne stava con tutto il gruppo dei ragazzi figli di immigrati statunitensi tornati al paese. Giocavano a baseball. Lei mi piaceva. Quelle cose mi spaventavano. Non se ne fece nulla. Anche perchè, allora come ora, con le coetanee o quelle più grandi di me non mi veniva bene. Ho capito di non vler essere un “trombamilf”… non mi ci vedo. Se avrò un figlio devo ricordarmi di mandarlo a scuola con un anno di ritardo. “Scusi, davvero, gendarme, ci perdoni: non ce n’eravamo accorti!”. Di sicuro niente primina. Che giochi, se proprio non può ciulare.

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Ammetto che oggi, in pieno di peste influenzale, in un martedì ancora abbastanza parecchio prefestivo, devo essermi svegliato rancoroso col mondo e col passato. Avrei bisogno di certo di uscire. Ma non sto bene, non sto affatto bene… e la prospettiva di dover uscire a prendere i miei dall’aeroporto mi sta accasciando parecchio. Vorrei già essere in pigiama, al netto della mia pelosa che VOGLIO far uscire io! Non voglio dirvi fino a quando è programmato il blog, non ci credereste. Credete a me, però… almeno cinque o sei post sono tutti di oggi. Non è colpa mia se non mi fermo più… anzi, temo ci sia come un bisogno compulsivo di finire la benzina.

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Sul diario di scuola superiore provai a scriverci i compiti. La cosa andò così: alle elementari mi condizionarono e tutto andò benissimo. Alle medie mi decondizionai riuscendo nello spettacolare capolavoro di ricondizionarmi all’ozio, complice una spiccata intelligenza pratica, una inarrivabile intelligenza creativa e soprattutto complice il fatto che in una classe superstimata di professori ci avevano messo dentro una serie invereconda di cialtroni. Vissi di rendita. Il concetto mi fu chiaro quando dal ginnasio passai al liceo, trasferendomi da un istituto paracorrezionale selettivissimo al liceo di paese.

… di fronte al timore d’ingiustificate punizioni, l’uomo tende a recuperare le capacità perse per ozio, pigrizia, scelte differenti, tornando a svolgere diligentemente le proprie mansioni in un ripristino completo delle forme condizionate in precedenza. Più forte è la convinzione che la punizione sarà dura e insopportabile, più rapido ed efficace il recupero…

Cosa c’entri con le note a margine? Non lo so faceva figo!

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Al ginnasio scrivevo tutti i compiti sul diario. E comunque rischiavo due materie fisse l’anno (laino e greco scritto). Ogni tanto mi concedevo ludiche decorazioni sul diario (falcemmartelli di sicuro più cazzute delle quercie che disegnava il buon compagno di banco P.M.) o pensieri sdolcinati in esametri jumbici per C.I. o S.C. (la ripetente che arrivò in quinta ginnasio… e che quindi aveva non uno ma due anni più di me, che di anni non ne avevo persi ed ero in vantaggio di un numero dispari: dal 7 al 9). Al liceo presi a scrivere troiate. Il primo anno. Poi non comprai più il diario. Non facevo i compiti. Non serviva. Mi ero perfettamente ricondizionato. All’ozio padre dei vizi. Cominciai a fumare. Mi feci pure uno spinello… stetti malissimo. “Basta con le droghe Robbie!” (cit.). Ah sì: maturità in sessantesimi: un 58 che sa ancora di vetriolo in faccia! Siccome traducevo aiutandomi con la mia spiccata intelligenza creativa ed il dono della comprensione del senso del pensiero… il mio prof. variava con me dal creativo 1 – – al generosissimo quattremmezzo. Agli esami non mi conosceva nessuno. Passo del desenectute di qualcheduno. 8+. Prima che lo chiediate, stronzomerdoni… ero al primo banco, di copiare non se ne parlava. Il compito più brillante dell’anno. E nessuno che mi chiedesse di copiare: chi cazzo ci scommetteva sui miei voti polari?

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Ma i diari per l’università servono? Solitamente si parte dal presupposto che tu sappia gestire da solo il tuo tempo… e i diari ti educano a quello. Quindi ti educano a divenire inutili. Io all’università compravo la smemo per scriverci sopra appunti ed altro. Smisi di prendere appunti e smisi di seguire. Le smemo sono rimaste una bella e sana abitudine… per scriverci sopra cazzate. Ah sì… è arrivato splinder e wordpress… ed ho pacchi di smemo da acquisto compulsvio da finalizzare a qualcosa.

Nel frattempo è arrivato il corso di alta formazione ministeriale e lì facevo cose un po’ troppo strane per finire a scriverci in un diario… la vita ha preso a correre un pochino veloce e confusa… e Hannibal Lecter mi ha spiegato che le persone serie, i serial killer seri e veri, un diario non lo tengono mai. Senò come tutti quelli celebri dei film, finiscono arrestati e non è molto edificante come roba!

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Radio Quindinononvatuttobene FRNCPL1

E qui ci va qualcosa che è davvero una supercazzola…
visto che c’è da omaggiare il post creativo di oggi…
… ma un l’è una canzone del CD che oggi vi tiro uno scherzo…
… l’è lo scherzo credo più bello di tuta la trilogia! Di tutto Amici miei!
Ed è video, non radio!

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Quello del Necchi, che è Genio!

 

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Neo-Single… la rubrica che fa per te! Dal 2 Novembre su questi schermi!

Stamattina ti sei svegliato. A differenza di altri giorni, invece che “E’ finita!” hai esclamato “Era ora” guardandoti in faccia?
Bene… Era Ora! Sì, ok… scommetto che continuando a guardarti in faccia e valutando che hai una barba decisamente malmessa, che hai bisogno di un “tagliando di manutenzione” e che è il momento di toglierti quella epsressione imbolsita dalla faccia ti starai anche chiedendo… “Sarà anche l’ora… sì, ma ora?”.
Niente paura… ci sono sempre dieci valide risposte ad ogni singola domanda che potrai porti.
L’importante è che tu tenga a mente, da oggi, dieci semplicissimi dettagli che il complotto femminilgiudaicomassonico ha cercato di metterti in testa nel momento in cui sei diventato un Neo-Single (loro diranno un ex, egocentriche di merda!).
Sono le dieci risposte alle dieci più grandi bugie che tu stesso possa finire a raccontarti.

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1 – Sono solo come un cane.
Difficile, caro mio… sei in compagnia della persona più prodigiosa che tu conosca: Te Stesso!

2 – Ma non mi piaccio… sono diventato un essere triste, un orso barboso, un vegetale.
Valuta attentamente: se sei un Neo-Single sei tecnicamente l’ex di qualcuno. E lo sei diventato perchè qualcosa è andato storto. E non lo ha fatto dall’oggi al domani… Vuoi vedere che quel breve o lungo volgere di minuti o stagioni è il solo responsabile di questo annebbiamento e tu sei sempre il solito entusiasta stronzomerdone che eri?

3 – No, le sue amiche hanno ragione, è tutta colpa mia!
Mi spiace contraddirti, stai solo attraversando la più cupa delle fasi, quella della commiserazione. Hai mai pensato che siano le sue amiche, gran parte dei suoi problemi? Osserva attentamente. Visto? Lo dicevi, tu! Lo so, dopo un primo sì sei tentato dal proseguire dicendoti che…

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4 – Sono condannato ad una triste esistenza fatta di divano, paytv, tramonti dalla finestra.
Qui ti sbagli, mio caro: i tramonti sono belli. Che ne sai, magari ritorni fotografo! Ah, sì, per il resto: divano e DECODER (non usare espressioni femminili come pay-tv che ti ricordano anche che le devi pagare e poi ti vengono i sensi di colpa!) sono sostantivi maschili che ti terranno compagnia alla bisogna e non ti negheranno mai il piacere di una bestemmia o di un pomeriggio di relax. Per tutto il resto c’è tutto quello che tu possa scegliere di fare senza dipendere da una aderente al complotto femminilgiudaicomassonico… cioè senza una femmina.

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5 – Sioccheimaaaaa, ora che faccio?
Ricominci dai fondamentali, mio caro. Ricominci dall’ABC.

6 – A B C come Adele – Brigida – Carlotta?
No, caro… se stai pensando di scorrere la rubrica alla ricerca di una nuova pericolosissima quanto inutile compagnia femminile per il resto dei tuoi giorni stai già sbagliando. Ricomincia da quel tuo amico ETEROSESSUALE di nome Alberto che non è fidanzato, chiama Bartolo, sempre che anche lui sia ETERO e non impegnato. O prova a cercare Carlo. Magari, in sua compagnia, visto che anche a lui non piace l’uomo… fai stasera quel qualsiasicosa che è diverso dallo stare per conto tuo o peggio dal dipendere dai capricci di una aderente al complotto femminilgiudaicomassonico. Perchè c’è sempre qualcosa che ti piaceva fare che…

7 – Ma ti ricordi quante passioni avevo, prima?
Davvero? E non dirmi che sono andate via?! Le avevi messe nel cassetto. Al massimo togli quel po’ di polvere che può esserci… fidati, apri, stanno lì. Dai… muoviti…

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8 – Sì, vabbè, la fai facile…
No, stronzomerdone… non è facile. E’ semplicemente bello! E’ il bello di ritrovarsi in tasca tutto quello che avevi e non riuscivi più a vedere. Cominciando da te, che sei ancora lì a guardarti allo specchio senza aver capito, in dieci semplici secondi, che quel che pensi non è vero. Che lì fuori c’hai un mondo per te… ed una sola cosa non è vera: quel mondo ha tanta voglia di filarti… altro che quello che il complotto femminilgiudaicomassonico ti ha messo in testa… altro quello che stai pensando e cioè…

9 – Sì ma a me chi mi prende?
C’è la fila! Breve o corta che sia. E fidati che c’è… c’è per tutti… sono infinite le combinazioni, là fuori. Oltretutto, molto spesso sei lì a chiederti come abbia fatto la femminilgiudaicomassona che ti ha mollato ad andarselo a trovare proprio lì dove se l’è trovato e in così breve tempo… Ecco, cos’ha in più di te, lei? (DI LUI NON TE NE FREGA UNA PIPPA! almeno, non è proprio il caso che te ne freghi!) Niente! Ha solo fatto l’errore madornale di cercarselo troppo presto! Quindi… da buon italiano che sei… allo sportello falla un attimo aspettare, quella coda. Loro non sono la priorità. Tra te e loro c’è il tuo caffè, i voti dei tuoi giocatori della tua squadra di fantacalcio, quella recensione di trip advisor su quel posto dove volevi andare, quell’articolo che volevi leggere, quella foto che volevi scattare, quel weekend lì dove volevi andare… l’importante è non chiedersi…

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10 – Simaaaaquindiiiii passa presto?
Non chiedertelo, caro, perchè non è una influenza o una condanna. E’ solo una opportunità. Per alcuni finisce per durare una vita, una vita felice. Per cui muoviti a fare ‘sta cazzo di barba che è già tardi! E, sì, stai tranquillo… quella che vedi lì alle tue spalle… è solo una allucinazione. Tranquillo… è andata via. Ed era ora!
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La verità per il bene mio?! Chi vi ha chiesto niente?

Vabbè semplicemente la domanda grottesca – mica tanto – e grandiosa: “Perchè siete tutti così sinceri con me?” calza semplicemente al post di stamattina più che una canzone qualsiasi… per cui… ecco… ecco l’ho scelta…

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Lo stipo degli amici usati…

… che non è quello da dove sbucano i neri seminudi sempre nudi dalle parti di sotto e già sempre in tiro per i fatti loro… che si devono scopare la signora al centro dell’inquadratura e loro solitamente compaiono da sinistra. Per esigenze di fotografia nel mondo occidentale gli stipi dei neri a cazzo armato sono sempre a sinistra dello schermo. Perche devono renderti quanto meno distraente la cosa: entrano in campo dove tu leggeresti la prima parola… si muovono lungo la direttrice della tua lettura e fanno quel che devono fare che tu sei arrivato alla fine del rigo… e si può cambiare l’inquadratura. Se fossimo nel medio oriente la cosa sarebbe semplicemente ribaltata a specchio. Esiste una scuola di pensiero che dice che gli islamici sono religiosi e si astengono dalla pornografia come dalla carne suina e dagli alcolici. Conosco pessimi cattolici e pessimi islamici. Ma tutti gli islamici pessimi che conosco sono concordi nel dire che non guardano porno occidentali perchè “avverto una sensazione strana, ho cali di attenzione, non riesco a seguire…”. Credo sia tutto dovuto al fatto che la realtà che vedono… si ribalta a specchio. No, gli islamici girano e fotografano tutto con una lettura contraria.
Vabbè ma non parliamone… cioè, non mettiamoci a discettare di inquadrature e letture dell’immagine che qui stiamo solo a parlare di uno stipo dove si nascondono da soli gli amici usati. Che non sono i negri arrapati. Gli amici usati sono quegli amici o presunti tali che ci hai passato lungo tempo assieme e poi sono misteriosamente spariti, senza che si facesse nulla perchè sparissero, senza un litigio, un cazzinculogravissimo… così. Gli umani banali dicono che ci si è persi di vista. Ed una cosa che finisce negli stipi tu obiettivamente la perdi di vista. Ma c’è di più… Non basta essere finiti in uno stipo… bisogna che da quelo stipo, proprio come un negro arrapato sul set porno, gli amici usati ci sappiano uscire. Di solito quando meno te lo aspetti – e qui altra grande differenza dal porno e dai negri del porno: nel porno sai sempre quando uscirà dallo stipo un negro arrapato: è un cliche anni ’90!

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Nei momenti di solitudine lo stipo degli amici usati di solito fa sempre comodo. Ora, chiariamolo… non è una questione di utilitarismo. Io non vado a ripescare alla bisogna cose che ho nascosto o messo via… lo stipo degli amici usati funziona e vive di vita propria. Registro, con questo post, semplicemente, solo il fatto che di colpo si è riattivato lo stipo degli amici usati… e “Dio e Satana si sono dati la mano”… ed hanno aprto lo stipo. E fuori sta venendo un sacco di roba. E ti rendi conto che più o meno non sei mai stato solo. Ed è bello… sorprendente… più del negro che ti veine fuori alla bisogna mentre Rossana Doll e Luana Borgia sono appecorate sul divano a farsi tutto quel Biondoddio… perchè che quel negro ci sia lo sai dal momento in cui è partita la scena… che ci sia uno stipo degli amici usati o che dentro ci sia roba che può venir fuori lo scopri molto molto sorprendentemente quando meno te lo aspetti!

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