Archivi tag: amore

Radio Quindinononvatuttobene – FRNCPL1

Vabbè, poi dici… ma tu veramente ste canzoni ci mettevi sopra i cd che regalavi? E che cazzo pretendevi? Lo so… ma se dobbiamo dirla tutta… onestamente… siccome io ritengo una delle massime espressioni del noir italiano (è un mistero che io adori il noir e vivrei graditamente scrivendo noir???) “Arrivederci amore ciao” che lei con me non ha mai voluto vedere… beh avevo messo la canzone nel cd a sfregio. Il dvd sta ancora a casa ma c’è una nuova consapevolezza: lo sa cosa ha perso? No, nemmeno!

Franco Battiato – Insieme a te non ci sto più!

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , ,

Biondoddio con quella che ci farei – 2.3

Il momento di lei doveva arrivare. Esplose in una casella di posta sgangherata per chiedere se fosse vero che mi chiamavo Gianni. Esplose chiedendomi se quel che cantavo era vero. Le dissi di sì, mentendo, perchè curiosavo nella sua vita chiedendomi chi fosse, da dove venisse. Ci affezionammo, ci innamorammo di quel che dicevamo e scrivevamo. Ci promettemmo che mai ci saremmo visti. Ci bussammo sulla spalla in un aeroporto. Poi nulla fu più come prima, come l’Undicisettembre. O come Mio Fratello è figlio Unico… e non si sa ancora chi tra mio fratello ed io debba morire perchè l’altro, sopravvissuto, possa dire Unico del morto. Ci bussammo sulla spalla e ci amammo disperati giurandoci addio e rivedendoci altre dieci volte, riscrivendoci ogni minuto, richiamandoci ogni buonanotte. Ci dimenticammo di noi, quando capimmo che era tutto un gran bel film!

Ed in quel film, lei è la protagonista. La chiameremo come? Boh, non lo so, forse Cristiana. Cristiana che fa rima con Diana e coi Fiori, come Diane Fleri, che è lei, l’attrice di quel film e di quel momento. E’ l’attrice sghemba che muove sul palcoscenico una bellezza bruttina eppure inspiegabile. E’, semplicemente. E’ la storia a cui nessuno crede anche se la racconti mille volte… “Tu con una agente segreta?”… tipo così. Però c’era e c’è stata così forte che niente è stato più come prima. Diane Fleri, Cristiana, Cristina… non la conosce nessuno dove vivi, la leggono e la vedono solo nei tuoi disegni raccontati, nei tuoi discorsi girati a macchina da presa, nelle tavole che apparecchi per gente che non c’è e non ci sarà… sui divani a guardare la TV. E in un pomeriggio ti chiede con la faccina imbronciata: “Ti stai annoiando con me, vero?” e tu vuoi solo dirla che stai bene più di ogni altro momento del mondo. Ma lei non esiste per nessuno… a volte dubiti che esista, che ci sia mai stata… ma è passata, i quell’unico film. E tu hai pensato che non avresti mai più desiderato per un attimo o del tempo o tutta la vita, nessuno, così forte.

 

 

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , ,

This war fo mine -4/5

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Trains for Nowhere this side

Questo binario portava al nulla. Anche i binari sanno essere abbandonati. Anche i binari sanno inquietare. Rievocano ricordi di camini e luoghi di morte e desolazione. Qui, oggi, ancora di più, molto più che le rotaie dei trenini elettrici.

Cracks in reality

Esiste un mondo delle illusioni, un mondo fatato che siamo convinti di abitare. Questo è quello che succede alle lenti con cui guardiamo quel mondo quando ci scontriamo con la guerra, con l’abbandono, con la desolazione. La realtà si ferisce di squarci e va in mille pezzi… per come la conosciamo, noi.

Under the skin

Quando lulsavano, inviavano comandi, chiedevano consensi, tutti questi sistemi conoscevano un ordine vivo e reale. Ora giacciono così, scomposti… come tanti vermi che non conosconop logica, si raggrumano, si intrecciano, si soffocano da soli e restano morti.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

This war of Mine -2/5

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Zero is for Ground

E la citazione qui è fin troppo facile. Alla fine lo zero denuncia il livello più basso… e la guerra è sempre il livello più basso come concetto applicabile all’intero corpus sociale. Una guerra, l’abbandono, la distruzione… sono il ground zero di tutto. Ovviamente, mettere a fuoco e non esplodere era impossibile!

Scarpe rotte...In Una guerra nessuno pensa a piccoli e semplici dettagli, come al fatto che tenere i piedi custoditi al caldo sia una cosa importante, quasi vitale. Le scarpe, si ammazza per le scarpe, in guerra. Le scarpe sono la prima cosa che si ruba ai cadaveri. Anche rotte… perchè bisogna andare!

Please give me panic!

So bene che la prospettiva è importante… ma a me andava molto e davvero tanto di distorcere un attimo le cose. Aiutato dal grandangolo ho volutamente inclinato di qualche grado la trave e tutti quanti i pilastri perchè si accenntuasse quel segno preciso di precarietà, di scivolamento… e perchè la cosa mettesse ansia, panico. Come lo metteva a me quel vuoto colonnato e quel mucchio di macerie lì.

... and some water, please!

Il plotone di bottiglie d’acqua smezzate era forse ancor più inquietante delle scarpe a paia riprese sopra. Perchè le scarpe le puoi abbandonare, le bottiglie d’acqua denunciano e gridano il quotidiano. E declinare il quotidiano lì è qualcosa di davvero inconcepibile, orribile.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

This War Of Mine – 1/5

Altro set fotografico. Dite: “Ma questo quanto cazzo scatta?”. In realtà ancora molto meno di quanto vorrei. E poi guardando le foto dite: “Ma questo scatta solo robe tristi?”. Eh non proprio, però… Se vai in un posto abbandonato non è che ti senti accolto proprio a casa! E Gintoki mi perdoni lo stile parafrasato.

Questo è “This war of mine”, set scattato a Modugno il 22 dicembre 2015 nel magazzino abbandonato di Aiazzone. Vi suggerisco di ascoltare mentre guardate le fotografie la cover fatta dagli Alchera di “Canzone dell’amore perduto”… credo sia un cadaunato sottofondo idoneo (cit.)
La trovate qui:

Le riflessioni che facevo mentre scattavo queste foto, in un’ala diversa da quella dello showroom, erano tutte differenti. Quasi sempre richiamavano al tema del “bellico”, che non è mai bello. Ispirato anche nel titolo dal videogioco indipendente “This war of mine” mi sono sentito un rovistatore alla ricerca di qualcosa che mi facesse sopravvivere. E mi sono scoperto a scattare sempre più desolato, spaventato, da quella realtà trasformata in rudere. Macerie e tracce di quotidiano… devastanti.

The Violator

Le sbarre tagliavano fuori in modo metallico e violento, eppure lasciavano intravedere all’interno, sfocate, tracce devastanti di desolazione, saccheggio, abbandono. C’erano queste sbarre e dietro le vene dell’edificio. Tagliate.

Welcome

Poi le parole, solite e beffarde, ad accoglierci in quella grande casa distrutta, in quel mondo incomprensibilmente sfatto eppure ancora ironicamente sorridente. Le parole sono importanti!

The basement

Alle volte scatti in modo banale. Vedi una galleria di colonne che si ripete e ti dici che c’è ritmo dentro. Poi scopri che più che il ritmo, a farti paura è l’effetto qi quel soffitto di cemento senza null’altro appiccicato sopra… quel soffitto che corre sempre uguale, a perdita d’occhio, incombente!

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Ci sono nani e nani… e certi nani non vanno confusi con altri nani…

Il gobbo maschio porta bene, la gobba femmina no! Il nano maschio porta bene, la nana femmina dipende. Perchè di nani ce ne sono tanti. La nana femmina non piace a nessuno. Anche se l’adagio popolare dice che son tutte “tane” e lo dice pure un mio amico. “Dobbiamo andare da Decathlon: zainetto, lucetta da speleologo, bastoncini da passeggio e… tutti nella tana!”. Il nano maschio nei film porno sta, la nana femmina no.

1217094382357_f

Però basta zozzerie la faccenda è seria. Quando parlo di nani, sono serio. Come quando vi parlai di Marin, il nano rumeno dimenticato dal circo, quello che volevo adottare perchè danzasse per il diletto dei miei commensali, passeggiasse con me con una comoda pettorina a guinzaglio e la notte dormisse acciambellato nel cestello della lavatrice, l’oblò aperto su mondo e sull’aria da respirare.
Marin era un nano vero. E non esistono nani finti, i nani di sesso maschile sono tutti, tutti quanti veri.

1447336626614.jpg--

Sono le nane il problema. E non è una questione di becero maschilismo. Io non sono maschilista. E le nane non voglio adottarle, lo sapete. Ma so che ci sono nella mia vita e quindi provo a spiegare perchè in alcuni casi mi diano disagio!

Le nane femmine sono di tre tipi: quelle biologiche, quelle mascherate e le follette. Le follette – le ultime saranno le prime – sono donne aggrazziate, piccine piccine, minute… ai limiti delle evanescenze. Per chi è rimasto vergine oltre la data di scadenza a causa di estenuanti partite di D&D… le nane quasi follette in realtà sono le bambine piccoline piccolissime degli elfi. Quelle sono le nane follette. Sono fatime, donnine aggraziate che portano tanta felicità, tanta serenità e tanta fortuna. Io le follette le adoro. Puoi baciarle in testa, puoi poggiare il tuo mento sul loro capo, le puoi abbracciare e sollevare con un braccio solo. Sono leggere come la felicità e la serenità che ti trasmettono. Hanno occhi di bambina e credono sempre che il mondo sia un posto bello, bellissimo, felice. E che nessuno possa nemmeno pensare al male. Le nane follette vanno protette, sono un dono di Gesummaria.

punta-mita-riviera-nayarit-fashion-blogger-she-petite-10

Poi ci sono le nane biologiche – perchè ogni tanto in ordine bisogna andare – e su quelle c’è poco da dire. Sono brutte, sgraziate, non ti si alza nemmeno a vederle anzi muore deficitando, hanno vocioni da uomo e vanno bene solo come contraltare femminino del nano maschio in programmi televisivi shock come “Piccolo grande amore” su Real Time. Le repliche. Loro non hanno una visione reale del mondo. Sanno solo che è un posto troppo complicato per viverci, a meno che non si abbiano quattrini a sufficienza per pagarsi un buon designer, un concreto make over della casa e tanti strumenti per allungarsi rimanendo nani. Tipo le prolunghe dei pedali dell’auto.Se non fosse che ogni tanto le vedi in giro, le catalogherei come effetti speciali.

JenDrPhoto-1F7B3CDA6

Poi – poichè in medio stat virtus – ci stanno le nane mascherate. Quelle che non sai mica poi ben dire se sono nane o no. Ci poggi il mento sul capo per trovar sollievo alla schiena ma quando le abbracci sono tozze. Però non sono alte meno di 1,35 quindi per l’OMS non sono tecnicamente affette da sindrome di nanismo. Guardi il bacino e le cosce e scopri che non sono follette… no, sono sgraziate, vergognosamente sgraziate. Hanno le cosciotte gonfie, i polpacci seri, le ginocchia un po’ torte all’infuori. E camminano con le braccia curvate, a uovo. Ed hanno le mani accartocciate, piccole, con le dita cicciotte. Che il boccale da litro della Hoegarden lo devono tenere con le due mani. Ma pure la pinta di Guinness. Ed al bancone si sporgono con le punte di piedacci a panzerotto o a calzone… quei piedi senza sorte e senza ventura, corti, tagliati con l’accetta di quel fesso di sangiuseppefalegname. Sono genti tristi, le nane finte, le nane Made in China. Perchè non sono nane. Sono follette cattive, che si sono accartocciate fino a somigliare a brutte nanacce – già inutili di per loro – a causa dell’odio che provano per il mondo, per gli altri. E non è misantropia ma certa consapevolezza dei propri limiti. Ed odio per quei limiti. Ed all’odio per il mondo di fuori si assomma l’odio per il mondo di dentro. E ti contorci ancor di più. E di notte piangi e lo sai perchè.

20150127095605931

No… io amo i nani. I nani maschi che come i gobbi portano bene. I gobbi strutturali non gli Juventini, che sono nane finte… ed a differenza delle nane vere, invece di essere indifferenti, al mondo fanno male!

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

La verità per il bene mio?! Chi vi ha chiesto niente?

Vabbè semplicemente la domanda grottesca – mica tanto – e grandiosa: “Perchè siete tutti così sinceri con me?” calza semplicemente al post di stamattina più che una canzone qualsiasi… per cui… ecco… ecco l’ho scelta…

massimo_troisi-300x163

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

Il problema non è l’odore su un set porno… ma la frase sui compiti da fare per scuola il giorno dopo…

… piuttosto il problema è quello che inevitabilmente avviene dopo la trombata, la venuta e tutto quel che lei dice a lui nel mentre la scena finisce. Ed in questi casi finchè c’è fluido, c’è pellicola… e le riprese si interrompono solo quando tecnicamente il coefficente di viscosità dei corpi ha raggiunto un valore per cui l’attrito delle epidermidi rende fastidioso e inutile proseguire oltre con le manipolazioni.
Ora, dopo questo dettaglio che farà urlare tutti “al ritorno del buon vecchio Mortellaro” che non le manda a dire… è bene ed assolutamente bene ricordarre che se Palahniuk genialmente ha parlato del set di un film porno come di un posto banale, anche arredato con inutile sfarzo, ma che sempre e comunque puzza di calzino di spugna bianco sudato, di patatine puff e di tutti gli aromatizzanti più vari dei preservativi… una cosa Palahniuk non ve l’ha detta. Che dopo l’amplesso e dopo tutta quella roba di continuare a farsi riprendere finchè i fluidi restano fluidi, ci stanno sempre e comunque due persone che fino a quel momento se lo sono abbondantemente condiviso uno spazio ed un tempo. Tanto intensamente da risultare incastrati. E siamo esseri viventi umani… e sembrerà strano ma proprio come i cani, le scimmie, i delfini e tutta una serie di creature a noi superiori, abbiamo bisogno di dircela qualcosa dopo. Voglio dire, sono celebri i dialoghi che la gente si fa scrivere dal cervello pure per congedarsi dalle mignotte per strada. Di solito sono di una banalità inarrivabile… tipo condizioni metereologiche – e sei talmente imbarazzato da essere più veloce dell’esimio Laricchia che alla TGR ti spiega una volta a settimana il tempo – lavoro, provenienza geografica. Altre volte, tipo sul set, quando tra attori porno ci si conosce e ce lo si è melo e telo da un saco di tempo, no(?)… lì sono meno banali e più interessanti. Tipo come va con tuo marito, tua moglie (perchè c’hanno pure loro mariti e mogli magari per nulla gelosi ma scassacazzi per altre ragioni) e tu scopri che sono persone normali, che devono andare a fare la spesa, che si lamentano della cellulite, che devono comprare il regalo per Natale al figlio… ed è la normalità che bussa alla porta di casa tua e ti dice “Guarda che pure Tory Lane cucina a casa sua per il marito e passa l’aspirapolvere e lo swiffer… e non sempre rinvia le faccende domestiche perchè mentre lo fa c’è uno da sbattersi in casa.”. Oppure scopri che quel gran superdotato di James Deen ha “un figlio ed una moglie che non sempre e non ogni sera trapana a quel Biondoddio senza freni… e pure lui con la moglie si vede i programmi di cucina prima di andare a dormire in ciabatte e tutone – lei.”.

Il problema è quando lei, la Biondoddio con quella che ci farei più Biondoddio del momento – che non vi dico com’è nè come si chiama per ora che la rubrica la dobbiamo ancora inaugurare… la seconda serie… che la Prima la trovate qua. Quindi, attenti, tecnicamente vi sto informando che a breve parte la Seconda Stagione…

Il problema è quando lei si volta verso di lui, misteriosamente compiaciuta. E già il fatto che una pornostar ogni tanto si possa compiacere ci crea scompiglio… e chi l’ha detto che per forza di cose non devono godere pure loro? Cioè, ci stanno anche i gusti personali, ci sta che unisci l’utile al dilettevole, tipo il personaggio della Caprioglio in Paprika, che non aveva capito che se ci godeva ogni volta, facendo la richiestissima di un bordello icentino poco prima della Guerra, finiva a morirci di febbre da orgasmo – che poi non lo so se questa teoria che se godi più di un tot di volte al giorno muori di febbre sia scientificamente comprovata. E quindi può essere che quella Biondoddio ogni tanto ci goda pure, durante le riprese. Perchè c’aveva la faccia goduriosa. E lei si volta a lui e gli fa… “Gotta go now… too many homeworks for tomorrow…”. “Me ne vado adesso, torno a casa… ci hanno caricati di compiti per domani!”. Quello è un cazzinculo gravissimo. Biondoddio con quella che ci farei… sì. E’ vero. Biondoddio io stesso con quella che ci farei? Ma poi ti senti dire che c’ha i compiti a casa… e quindi che tecnicamente frequenta ancora almeno la comprehensive school… che è tipo le superiori nostre, tipo professionale o simile… e lì ti accorgi che le cose si fanno incredibilmente più complesse e che, sì, finisce davvero che ti ci potresti innamorare… per quanto sarebbe difficile, complessa e pazza come cosa.
E perchè, obiettivamente, una frase del genere in quel contesto creerebbe scompensi a chiunque!

CDOyRxSVEAEcvMf

p.s. Non siate così idioti da andare a guardare adesso chi è questa della foto usando google immagini… non è questa la biondoddio in questione! O forse sì?!
Tininooon (cellula sonora che indica suspance nelle sit-com)

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , ,

Ne riparleremo ma… i Baustelle sono un romanzo di formazione ben riuscito!

Tasche sfondate, pungi chiusi… avrei bisognoi di scopare con te!

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

Ora…

… come tutti sicuramente ricordate, da qualche parte, cioè tipo qui, vi spiegai cosa volevo chiedere in dono a Babbo Natale. Deve avermi ascoltato con qualche mese di ritardo, ma come al solito, come tutte le cose che arrivano tardi ad eccezione dell’orgasmo, qualcosa non è andato per il verso giusto.
Credo mi siano arrivate le mie cose. Ho una sensazione di profondo ed insostenibile gonfiore… ma non è orchite. Tutta raggrumata “nei miei cosi”… che più o meno per transfer sono “le mie cose” di una donna. Ed il possesso di beni indistinti non c’entra. Ce l’ho tipo oggi che è martedì ma voi lo saprete mercoledì. Credo di aver bisogno di un buscofen emozionale… ma soprattuttp credo di aver voglia di testare quante di voi le donne sono disposte a riconoscere “i miei cosi” come alibi per comportarmi da perfetto pezzo di merda esattamente come io sono costretto a credere che “le vostre cose” siano un alibi piuccheperfetto per essere stronze nel midollo!

401608_276797825750617_163383063758761_587909_1360209786_n

Contrassegnato da tag , , , , ,
Annunci