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Se tu sei uno stronzomerdone… e sei uno stronzomerdone, se il porno è verità… ed è verità, i proverbi sono tutti cazzate! Tranne uno.

Tutti immani, solenni, inguaribili stronzate. Tutti tranne uno: “Cortese come il Mortellaro” che è una roba proverbiale! Quindi tipo un proverbio. Sarebbe una troiata se io fossi scortese. Ma ho sempre odiato la scortesia sopra tutto… come il buon Hannibal Lecter, santosubitissimo!

Il mattino ha l’oro in bocca sarebbe quello che mi starebbe più sulle palle di tutti se non fosse che, ripetuto in guisa di mantra rassicurante, è quello che porta alla pazzia il buon vecchio Jack Nicholson in “Shining”. Come? Non si chiama Jack Nicholson? Lo so, stronzomerdoni che si chiama John Daniel “Jack” Torrance. Pivelli! Il mattino ha l’oro in bocca – visto che lo sapete dopo aver letto il post di ieri che sto vivendo una due giorni di inizio settimana ancora molto prefestiva piuttosto complicata – in questi giorni non è proverbiale per niente. Roba da coprofagi questi risvegli.

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Vi hanno mai detto che “Chi fa da sè fa per tre”? Certo, mille volte. Eppure “L’unione fa la forza”. Già le seghe a due mani sono un desiderata quasi sempre irrealizzabile. Figuriamoci se ad unire le forze sono due persone. Andiamo, cerchiamo di essere seri. Già da solo con due mani non ha senso! Almeno, da solo, non fai la figura dell’immotivato sborone (con una R depravati!). Poi verranno (non a chiederti del nostro amore… lì sei sempre d’un calunniatore, guarda!) a dirti che “Ognuno di noi da solo non vale nulla” e che “Tutti siamo utili nessuno è indispensabile”… ma insomma! Le orge a geometria variabile? I selfie? O la monogamia tutta la vita? Deciditi bastardo inventore dei proverbi! Problemi complessi? Soluzioni semplici, certo! Ma mica un abito per ogni stagione, eh!

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I proverbi mi danno sempre quel senso indefinito di profezia autoavverante come il malocchio, Nostradamus o Padre Pio. I proverbi sono gli aforismi della mia trisavola. E lo sapete… l’ho sempre detto… Meno aforismi, più orgasmi!

E allora se con la teoria della sega su semplicemente accennata, ci spieghiamo con semplicità la inattendibilità assoluta dei proverbi che parlano della realizzazione di grandi cose o sul compimento di piccoli gesti, bene… altrettanto semplicemente riapplichiamo le categorie della pornografia per sfatare il mito insopportabile del “mal comune mezzo gaudio”. Che proprio non viene facile da digerire per quanto idiota è!

I rapporti anali sono quei rapporti di tipo penetrativo, durante i quali, per dirla come il Cortese Mortellaro, qualcuno introduce qualcosa nel più comunista dei buchi di qualcun altro. Posto che l’elasticità di ogni orifizio aumenta tendenzialmente a seconda dell’intensità e frequenza con cui quella abitudine si frequenta, di sicuro i primi rapporti rischieranno di essere caratterizzati da una certa qualche forma di fastidio o sofferenza nel soggetto ricevente. Di qui la celeberrima espressione – non un proverbio, perchè vera – “l’ho presa in culo!”, per identificare qualcosa che abbia prodotto sofferenza nel recitante.

Chi riceve, insomma, si fa male, non gode! C’è di sicuro, dunque, mezzo gaudio! Dev’esserci malcomune, per forza…

Manco per il cazzo, visto che chi va all’inserimento chiede e richiede di tornare all’inserimento, senza manifestare assolutamente alcun tipo di paura rispetto a futuri e percepibili fastidi o dolori o bruciori. Celeberrima anche l’espressione: “Te l’ho messo al culo!” a significare t’ho danneggiato, t’ho fregato.
Di solito non si pronuncia con rammarico.

A me fa male, a te no… io ci godo, tu no! Mezzo gaudio di sicuro… ma i cazzi sono solo i tuoi!
Diteglielo bene al tizio dei proverbi!

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No, no, no… voi non ci credete. State lì a dire “Ma non è così: se qualcun* soffre le stesse cose che sto soffrendo io…”. Abbiate il coraggio di finire la frase. Ci soffrite forse di meno? V’allevia le corna vederle in testa a qualcun’altro? Trovarvi all’ingresso di un B&B perchè c’è entrata vostra moglie non lenirà le vostre pene neppure se lì fuori c’è una moglie che c’ha visto entrare dentro il marito. Se è bona, al massimo, vi verrà il pensiero di rendere il favore… ma non è assolutamente detto che avrete poi davvero voglia, voi e lei, di provare se invertendo gli addendi i risultati restano uguali. Che di solito ci si chiede e ci si da spiegazioni e si torna a piangere ognuno a casa propria i cazzi propri.

Ce ne sta uno solo, di proverbio, che valga la pena frequentare. Ripetete con me: “Cortese come il Mortellaro!”.

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Anale non fa male… se è sentimentale (che è un cit. d’un writer ignoto cui dovremmo dedicare una piazza, segnalando un certo qualche muro all’Unesco!)

Lo sai, l’hai sempre saputo. Sono schiavo. Tinto m’è Maestro. C’ho sempre avuto un debole, di quel misto di dominanza e natura che puzza di natura, di carne, banco di macelleria e mattatoio. Cella 21. Non ho mai saputo chi avesse scritto cella 21 su una delle porte del Mattatoio di Giovinazzo. Mi fa tanto film ero-gore di Jess Franco. Mi fa tanto Joe D’Amato. Mi Fa Ragazza del Vagone Letto. Torno ad Avere Vent’anni, sedici anni fa. E quando m’è capitato, vedevo scritto sul muro della stanza Cella 21. E non mi piaceva. Poi è passata… quando ho sentito che se lo facevi sentimentale, non facevi alcun male. All’inizio non ci credevo: in uno sfarfallio di neon nella mia testa quella scritta s’illuminava. Era lo sfarfallio dei neon dei sogni dell’agente Cooper di Twin Peaks. Poi lo sfarfallio è passato… restava l’abat-jour. Detesto il buio. Una luce soffusa. Detesto il buio, non ti vedo, non ho le tue espressioni da ricordare, più del profumo che lasci nel letto.

… ho sempre pensato che “il senso del possesso che fu prealessandrino” puzzasse di culo, lo dico molto schiettamente. Perchè le cose, Signora, van dette! Ed ho sempre pensato che non contassero poi alla fine tanto gli odori, quanto il possesso. Che il senso di tutto fosse il possesso.

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E tu sai che eri sentimentale, c’era sentimento. In te, ogni volta! Sei me, chiariamolo! Ora e per sempre, sei me!
Casa mia è piena di tubetti, lo sai. Un ragazzo tatuato ha sempre la sua scorta di Bepanthanol. “Ma quello è grasso, curativo… non ha nulla di sentimentale… val bene per il culetto rosso dei bimbi!” – “E per i tatuaggi arrossati dei grandi, dei bimbi grandi!” ho sempre risposto a chi mi diceva che quell’unguento curasse solo l’arrossamento del sederino dei piccoli . Casa mia è piena di tubetti mezzi spremuti. Non c’è nulla di magico dentro: pasta grassa, pomate. Alcune hanno la consistenza insipida della cromatina. E una odore sgradevole, strano, non più piacevole della puzza di culo! No, il Bepanthanol è quello che dovresti spalmarmi, timida o risoluta, quando mi farò pungere ancora. Dico pungere, come un tossico. Ha letto bene, Signora: PUNGERE!

“Oh mio Dio, Franca, i drogati… quei giovani senza valori, quei giovinastri senza famiglia, queli che scippano, rubano, uccidono e si pungono e ciondolano e poi crepano con la siringa nel braccio tra le panchine delle nostre città!”… e sgranate tra le mani le perle delle vostre collane di perle di gioielleria – non quelle altre più creative che v’addobbano i colli di notte. Verrebbe quasi da dire che quegli stupri sui treni, nei films italiani che copiavano i films americani, ve li cercavate. Anche se poi, alla fine dei films suddetti, erano tutti lì a tifare per il marito – suo malgrado ed a sua insaputa cornuto – che alla fine in un gran sangue di mattatoio anni 70, cella 21, (vi?) si vendicava.

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Ma casa mia, lo sai, è piena di tubetti. E ne ho di sentimentali. Il bagno di servizio delle case di tutti conosce più segreti dei confessionali delle sagrestie. Molti di più. E il mio bagno di servizio è pieno di tubetti molto più sentimentali del Bepanthanol. Lo sai, in casa di un pugile la vasellina non può mancare. “Che ci facciamo? Emoliamo. Non i culi, mia cara. Non i culi. Non il culo. Ci emoliamo il viso senza imbellettarlo. Luccica un po’, è vero. Ci evita il rossore, ci evita l’attrito, ci evitiamo le bruciature dei pugni che invece di strusciare, scivolano addosso. E a volte non li senti…”. E’ poetica del pugilato applicata ai tubetti. E’ sentimentale, la vasellina, se la applichi sul corpo. Anche sul culo. Anche nel culo. Anche ora.

Meglio di quelle frociate commerciali della durex, buone forse solo per i massaggi, restano sempre i vecchi rimedi delle nonne. Che anche tra le nonne… Perchè è sempre preferibile e più sentimentale, per certe pratiche, un lubrificante medico chirurgico non completamente a soluzione acquosa. Meglio la vasellina. Sarà un po’ più duro da lavar via… poeticamente resterà lì a lubrificare il nulla ancora un po’, dopo. Ma almeno non farà male. No, non ne farà. I lubrificanti acquosi non scivolano. L’acqua non cancella gli attriti. L’acqua non conosce sentimenti, quella inodore-incolore-insapore-inutile-insipida che non è altro. Massimamente sotto la doccia, senza bagno schiuma.

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E casa di un pugile di vasellina è piena. Ne avevo. Ne ho. La spalmo, con delicatezza. Cortese come il Mortellaro? Sì, anche! Anche sì… se sei sentimentale, non fai male. Mai! Resta ferma, così. Non fa male: è sentimentale. Sinceramente sentimentale… che i sentimenti con le gambe corte sono quelli delle nane finte, quelli corti perchè torti dall’odio. E dalle bugie. E questo tubetto adesso ha la forma del mio cuore, spremuto com’è. Una spremuta di cuore fa solo bene. Le spremute fanno bene, non ricordi? L’influenza e il raffreddore vanno via… le si scaccia a furia di spremute. E pure il dolore. Questo tubetto a forma di cuore spreme una vasellina sentimentale che t’indora i buchetti della vita. Ora più carnali. Adesso solo carnali.

Adesso solo quello.

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Voglio essere io, il primo. E prego il solo.
Perchè, domani, la vita, che sentimenti non ne ha, spesso, troppo spesso…
…la vita, che non è un tubetto magico a forma di cuore spremuto per spremere la vasellina che t’indora il culo…
…perchè domani, non sia la vita a farti male.
Perchè tu sappia quanto t’amo… quanto t’ho senza altri participi dietro, quanto ti possiedo… senza farti male.
Cortese… tanto sentimentale da non farti affatto male!

 

 

(mi sono ufficialmente innamorato delle modelle di Jordi Gual… non sono belle come m3mango in foto… ma… mi sono innamorato delle modelle di Jordi Gual… e presto proverò qualcosa di simile… e scriverò qualcosa di simile)…

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I clisteri igienici che le pornostar si sparano su per il sedere prima di ogni scena e che trasformano quell’universo così agognato dell’anal in una cosa asettica che alla fine la rifai dal vivo e capisci la differenza tra la cortesia leccese e la cortesia tipica di espressioni tipo “Cortese come il Mortellaro”.

Una volta un signore che c’ha qui su questa piattaforma un blog davvero carino e concentrico disse che esisteva una espressione che faceva più o meno così: “Cortese come il Mortellaro!”. Cioè cortese come me… che sono proverbialmente una persona cortese se non mi fai girare i coglioni e ti trascino sul pavimento del mio ingresso dai capelli come una partner del signor Grey qualsiasi.
Il fatto che nel paese dove vio tanto Cortese quanto Mortellaro siano cognomi e non sempre due cognomi diversi vanno d’accordo mette pepe alla vicenda solo tra le mura domestiche del mio paese. Quindi non analizzeremo questa vicenda.

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I leccesi, invece, loro sono tutti proverbialmente cortesi se non fosse che un attimo prima sono stati tremendamente falsi. E pure un attimo dopo. E il loro cazzinculogravissimo non ti è chiaro solo fino a quando non hanno finito. E lo tirano fuori. E tu senti che nel sedere t’è deragliato un pendolino o un frecciargento o un altro bolide falso come i leccesi…
Per dire, quando due associati mi hanno ciulato un saggio e se lo sono firmato a cazzo loro, io l’ho capito solo una volta che il libro era bello che stampato. Però con enorme cortesia mi dicevano “Quant’è bello e ben scritto e corretto e scrupoloso il tuo saggio bibliografico sulla questione sicurezza!“. Leccesi, falsi e cortesi.

Come tutta la storia del sesso anale fatto nei film di grossa produzione. Dove le modelle prima di entrare in scena si fanno un bel clistere igienico per ripulirsi tutto il retto dalla giustissima cacca che lì dovrebbe stare… pronta ad uscire. A differenza di un pezzo di carne maschile o di un pezzo di gomma asessuato che lì dentro, a diritto di natura, non ci dovrebbe stare. Il diritto di natura va invocato contro i ricchioni, sia ben chiaro… il sesso anale è bello per tutta una serie di motivi che sono andato già ad elencare.
Il clistere igienico è uno strumento del demonio. Spacciano clisteri anali dovunque all’inferno. C’è proprio una casa produttrice. Testimonial Tory Lane che con un bestemmione li promuove mentre se li fa cominciando già a trarne giovamento per il solo inserimento di qualcosa nel suo backyard. Tory Lane se trova qualcuno nel suo backyard non si appella al quinto emendamento e non fa fuoco. Si fa fare cose fumettistiche e definitive ma non fa fuoco. Che cara ragazza è Tory Lane. Però è pure una leccese, falsa e cortese. Mica te lo dice che quando rifarai sesso anale come se tu fossi con lei, ma sei con una che non conosce le malizie del mondo del porno e non può sapere che è normale che li dietro si è un pochetto sporchi perchè, voglio dire, da lì dietro ci esce la cacca… mica te lo dice che tirerai fuori il pisello e saprà di merda. Mica te lo dice che sarà sporco di merda. Mica te le dicono ‘ste cose qui.

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E tu lì sempre bello a pensare che il mondo del porno è una cosa bella perchè luccica ed è lucida e lucidata.
No, non è così! Il porno è peggio del pulp… sangue, merda… e pure un po’ di sperma che voglio dire, tanto profumato di rose non è! E pare sappia sempre un po’ di pennette al salmone con un retrogusto di zucchero.
Chissà se Willy Wonka tirerà fuori delle barrette di cioccolato con questa saporazione. Potrebbe farle promuovere a Tory Lane… che voglio dire, con gli hoompaloompa…

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Equitalia, la burocrazia che ti fotte ed il fascino discreto del blindfolded-handcuffed…

Perchè alla fine è incontestabile il teorema di Domenico secondo il quale se ti fermano gli sbirri in ogni altra parte del mondo… chessò tipo in Francia, con addosso il classico dresscode da skinhead, la testa rasata, il bomberone militare, le cult ai piedi… vicino ad una sinagoga… tu ti senti sicuro… ma al minimo controllo di libretto/patente in Italia, alla vista di un carabiniere, un vigile… o peggio una guardia (stracit… beccate di chi!)… te la fai in mano!

Perchè non si capisce come mai, in Italia l’autorità fa paura. Sarà mica che negli altri paesi del continente e del mondo conosciuto i genitori non minacciano i figli nemmeno tanto degeneri con espressioni come: “Adesso il vigile ti porta in galera per furto di dolci (ibidem di cui sopra)” e quindi domani, da grande, tu pensi che farai la fine di un Caruso qualsiasi se ti prende un Carabiniere (che a differenza del vigile c’ha pure la mitraglietta) perchè ti becca, chessò, a mangiare il gelato alle spalle del Maresciallo dei Carabinieri del paese tuo?! Fatti e personaggi testè narrati sono reali ed assolutamente non frutto delle mie invenzioni. Invenzioni e reinterpretazioni della realtà come la storia di Raffaele Cutolo che ha ammazzato la mamma ed i figli mangiandoli dopo averli fatti saltare in aria con il tritolo da cava… o come la storia del Signor Anonima Sarda (che io da piccolo immaginavo come un singolo bipede) che scavalcava i cancelli delle ville, prendeva a calci in culo i cani da guardia (guardate che non è solo un cit. di un racconto di un libro fantastico… anche io le pensavo queste cose e per questo adoro l’autore di quel libro) e ti rapiva e ti portava in un posto lontano lontano per scambiare quel che rimaneva del tuo corpo al netto delle orecchie con del denaro che la tua famiglia gli avrebbe dato.  O come la storia dei Black Blok a Genova.

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In Italia l’autorità fa paura e la polizia non porta solo una sfiga epocale ma s’incazza, spesso senza alcun motivo… e ti ammazza. E, tipo come la celere, la fa franca perchè dietro il casco c’è il conceto di polizia, non quello di poliziotto. Non è una sottigliezza da feticisti che si segano sulle disquisizioni sociologiche attorno alla burocrazia del signor Max Weber… è Genova 2001.

Ed è anche Equitalia… da quando è nata.
Perchè Equitalia è peggio di un posto di blocco dei carabinieri quando dopo un pasto epulonico ti ricordi di aver bevuto solo una tourtel o qualche altra analcolica birra inutile del pianeta. Perchè Equitalia tocca le corde più marce del nostro sentire… quelle del portafogli. Ed in Italia, ammazzami, ficcami un manganello in culo chiamandomi brutta checca zecca rossa… ma non mi mettere le mani nel portafogli.

Questo terrore si scatena anche e soprattutto nella gente per bene che paga le tasse, attende tutte le principali regole del vivere civile con zelo e con ancor più scrupolo le regoline scritte in minuscolo punto 6. E’ la storia del terrore che prende i itmorati di Dio, non gli scioperati. Perchè in Italia se spari ad un posto di blocco ad altezza d’uomo contro una pattuglia dei carabinieri con un canne mozze e dopo difficile inseguimento ti acciuffano su un auto rubata con dentro una santabarbara finisci ai domiciliari (e voglio dire, sai quanti scrupoli devi farti ad uscire da casa per un caffè, una primiera a padrone e sotto o una rapina a mano armata?!)(cose che succedono davvero tipo tra Giovinazzo e Bitonto)… se pensano che tu abbia saltato una singola registrazione di contratto di affitto… ti bendano, ti ammanettano, ti mettono appecorato in una stanzina buia e ti inculano a sangue. Senza bavaglio o palla rossa di plastica allacciata alla bocca… perchè se gridi si eccitano. Quelli che ti inculano e quelli che guardano il filmato di te inculato dalla burocrazia (che è tanta gente che fa cose che permettono ad una entità di esistere e far girare degli ingranaggi) in una stanza buia, senza sapere chi dei tanti te lo sta buttando al culo e chi ti fa più male e chi te lo spinge più in fondo e compagnia cantante. Ed il bello è che tu hai tutte le carte per dimostrare che hai pagato ogni singola cazzo di registrazione ma… ma ti cachi sotto ugualmente! Al solo pensiero che per una qualche ragione tu finisca ammanettato, legato, bendato e rottoinculo da chi non si sa!

Ecco, tu sei la signorina volgarotta ammanettata sulla cavallina ginnica in un dungeon discutibile coi muri fatti in cartone pressato, con una benda di raso attorno agli occhi (cazzo ci fa del raso in una segreta? ah il gusto estetico inutile di certo sadomasochismo) e con dietro una fila di negroni nerboruti che si fanno i loro porcissimi e discutibilissimi comodi nel tuo sedere. E non ha senso che tu gridi tanto sei in uno sudio di posa. E quel che più ti atterrisce non è il dolore, quanto il non sapere con chi prendertela… se non con il sadomasochismo ed il dungeon in sè… visto ch in faccia non ci vedi nessuno dei tuoi carnefici… o meglio dei carnefici in primis del tuo ano. Il fatto che il portafogli sieda solitamente sotto il nostro culo… solitamente un po’ più a destra dell’ano, è assolutamente casuale.

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Perchè il problema è proprio questo. Quando ti arriva una cartella di Equitalia e tu sei innocente, se non vuoi pagare devi recarti ad uno sportello dell’Agenzia delle Entrate e dimostrare tu che non hai colpe. Davanti ad un funzionario che non è colpevole di quel che ti sta succedendo… che magari è gentile e collaborativo. Non era uno di quelli che ti fotteva. Ma fa parte del dungeon. Magari non è nemmeno quello che ripulisce la stanza prima che tocchi ad un altra signorina. Magari è quello che trucca le signorine. Non è quello che ti incula. E tu vorresti inculartelo lì, mentre fuori la gente attende il suo turno. Inculartelo senza palla rossa in bocca. Ma ti dici che quello è un povero stronzo che fa il suo lavoro.

E qui sbagli. Perchè forse contro la burocrazia che si nasconde dietro se stessa per romperti il culo e farla sempre franca… sarebbe necessario instaurare un principio di redistribuzione casuale delle sofferenze. “A me dispiace, Signore, rompere il culo a Lei… pensi che non sono nemmeno un ricchione e teoricamente il culo di un maschio non mi piace un granchè… ma oggi io Le rompo il culo… perchè questa è l’unica forma di ristoro per quello che mi avete fatto! Sì, lo so, Lei tecnicamente sta risolvendo un problema… ma Lei è una rondella di un ingranaggio… e per tale Lei paga il conto… salato, me ne rendo conto… ma doveroso. Quando domani si saprà che a Lei, povero zelante impiegatuccio, qualcuno ha rotto il culo… forse tanti altri Suoi colleghi zelanti e sinceramente commossi, chiederanno che sotto ogni cartella esattoriale ci sia una firma… non foss’altro per non fare la Sua fine… e magari, domani, tutti noi vessati sapremo a chi ricambiare correttamente il favore… Andiamo, forza, faccia l’uomo… o per parafrasare un grande del Pianeta come Clint Eastwood… Coraggio, su fatti inculare!”.

Vi prego, se mai doveste decidere di far questo… insistete ed enfatizzate le maiuscole di cortesia sul Lei, sul Suo/a.. sul Signore… ecco sì, esatto, chiamatelo Signore. Ci tengo sempre molto alla cortesia come sapete. E ricordate, quando verranno a prendermi incolpandomi di essere un cattivo maestro come un Toni Negri qualsiasi… che ogni volta che scrivo indosso occhiali a specchio, perchè voi, guardandomi negli occhi, possiate vedere ben chiara la vostra stessa sofferenza impressa nei miei. Peccato che quello che vedete siano solo “vetrine”. Il grande Michael Douglas, immenso in “Un giorno di ordinaria follia” ha purtroppo gli occhiali rotti ed è stato scelto non solo per curiosa assonanza ma soprattutto perchè altrimenti in onore al cit. di cui sopra, di un satana qualunque, avrei dovuto mettere un Massera, un Videla o un Pinochet qualsiasi. E mi stanno sul culo i comunisti, è vero, ma non tanto da credere che quelle tre merde succitate, come un Adolfo o un Benito qualsiasi, non siano, per l’appunto, sterco dell’umanità!

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Divertiamoci in sicurezza… il sesso anale questo sconosciuto!

A convincermi a scrivere questo post, qualche settimana fa, è stato il post letto per caso su questo blog da easylady… perchè c’è così tanta confusione in merito alla vicenda che… probabilmente è necessario porre alcuni punti fermi d’aiuto a lei ed a lui. Anche perchè mai si dica che proprio io, reincarnazione del Tinto Brass morto e sepolto dopo Così Fan Tutte… non abbia parlato del culo!

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Cominciamo con le ragioni per cui un uomo pare essere ossessionato dall’idea di fare sesso anale con una donna. Non ci perderemo troppo tempo, credete a me. Perchè le ragioni si riducono ad una, una sola, sintetizzabile nella espressione medievale dello Ius Primae Noctis. E la colpa, mie care signore e signorine, è solo vostra. Non mettete mai in testa al vostro partner le espressioni: “Buono lì che non l’ho mai fatto…”. E’ questo che attiva tutta una serie di lucette rosse nella testa del maschio di turno: il bisogno spassionato di essere il primo a guadagnarsi quell’ambito trofeo! Tempo fa fui chiaro nel dirvi che io da Babbo Natale avrei voluto in dono la fichetta… per provare di nascosto e solo una volta l’effetto che fa. Pur avendo il culetto certi esperimenti non li ho mai voluti fare perchè sempre e comunque ci sta un qualche cosa che ti frena: il terrore di scoprirti frocio, il terrore di scoprire che ti piace, il terrore di scoprire che è tutta ‘na roba di perversione cattolica che ti fa dire che “No, mamma mia, contronatura…”. Per cui non so nemmeno tecnicamente dirvi per bene che cosa si provi nel giocare a prenderselo a quel Biondoddio in quel posto lì. Sì, signore e signorine, avete ragione, io non lo so e non lo posso sapere. Però, per dire… so che sensazione si prova a giocare a metterlo lì. E posso garantire a tutti, anche a voi le donne, che non è mica tutto quel piacere irrinunciabile che vi facciamo credere sia. Anzi… come spiegavo alla signorina/signora easylady di cui sopra in un commento… “Non è nemmeno poi sta gran cosa”. Cioè… è un pelino più incasinato, un pelino più stretto, un pelino più da andarci coi piedi di piombo, un pelino più da farti venire l’ansia, un pelino più sporco, un pelino più puzzolente… un pelino più negativo.
Però è una questione di possesso… e ti vuoi mettere col possesso? Ti vuoi mettere con l’idea sempiterna che qualcosa è tua, te la prendi, nessuno te la toglie? No.. con questo richiamo ancestrale alla conquista, all’espugnazione, alla detenzione manu militari di un bene altrui nessuno può pensare di mettersi in competizione. E’ il maschilissimo spirito di competizione ad attivarsi, la consapevolezza che il tuo ex non t’ha avuta lì e tu sì… la certezza di aver violato anche l’ultima resistenza, il discorso che adesso tu sai che il tuo corpo per me non ha più segreti. E avanti andare!

Il rapporto anale è una comune e normale penetrazione, se non fosse che viene compiuta dalla porta posteriore. Qui sta il bello! Richiama concetti quali discrezione, clandestinità, intimità… per dire: se non entri dalla porta principale in casa, o sei il padrone di casa ed entri dove cazzo vuoi (possesso) o sei quello che si intrufola in casa per rubare o fare comunque qualcosa di sordido (possesso più morbosità… bello cazzo, bello!). Qui sta anche tutta l’omofobia strisciante nascosta dietro la non volontà di un uomo di provare a capire di nascosto l’effetto che fa. La chiamano NIMBY in sociologia… not in my back yard… non nel giardino sul retro… non in culo a me. Anche ‘sta storia che comunque il back yard è riservato aggiunge al rapporto anale eterosessuale quel pizzico di irrinunciabile trasgressione che ci permette di dire… NIMBY sì… ma siccome sei mia e ti voglio SITBY… Sì, nel tuo back yard sì… perchè sono io!
E se per dire, volete vedere per forza 50 sfumature di grigio, poi non potete fare tanto le preziose per una bottarella lì dietro… capisco la teoria Jungiana del dualismo umano… ma qui si fa la guerra, non umorismo malsano! E’ un cit clamoroso che indovinarlo vi fa vincere mille commenti pompino e potete chiedere a Lemniar se non sono serio!

Tecnicamente il primo rapporto anale, come tutti quelli che seguono, abbisogna di pochi semplici accorgimenti. Lubrificazione, delicatezza – almeno all’inzio eh che cazzo… possesso sì uno stupro alla Irreversible potete risparmiarvelo! – e pazienza, complicità e tutte quelle cose che fan bello l’amore. Altrimenti, per dire, se siete così fortunati da trombarvi Tory Lane o qualche altra grande della Terra… credo possiate divertirvi in sicurezza bypassando tutto quel che sopra c’è scritto. Ma in quel caso… l’amore c’entra poco… e temo per voi il possesso si declini solo sul raccontare che vi siete trombati una grande della Terra. Perchè quel trofeo è così superusato da valere a malapena il passaggio di proprietà dal notaio… e perchè tutti sapranno che la vicenda era già dall’inizio troppo più grande di voi.
Andateci piano… la prima volta e le successive… e sappiate che dopo poco potrete anche osare. Ma ricordate… non è che senza vi stiate perdendo tecnicamente poi nulla! Però, sì, lo so… vuoi mettere, guardarti dopo, guardarlo dopo e dire: “Roba mia!”… sì vi sentireste un Don Mazzarò o qualche altro volto celebre della tradizione verista italiana.

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I problemi sorgono quando il maschio medio decide che lì le cose si fanno per bene… secondo il suo perosnale ed insindacabile metro di giudizio… e decide in barba a tutte le leggi della fisica e della fluidodinamica, di conquistare l’accesso al back yard con le tecniche santissime dell’assedio di Magdeburg (20 maggio 1631) piuttosto che con un comodo grimaldello o lavorando di fino con lo spadino. Cosa si ottiene? Che nulla nel corpo di lei collabora, le urla e gli strepiti – più psicologici che fisiologici – giungono alla canera da letto degli anziani vicini che bussano minacciando di chiamare la polizia… il nervosismo monta, la pressione vascolare sceglie di concentrarsi altrove… e si può dire addio a tutto. Oppure, in alternativa… con la tecnica Magdeburg… quel che si ottiene è un trauma perenne che vi porterà ad esservi conquistata l’interdizione da quei privati uffici a vita. Bravi… vostro una volta e di nessuno per sempre. Vi pare affare giusto? E chi eventualmente viene dopo? Che sa che è stato di un altro e non può essere suo? Seminatori di discordie… per voi Dante ha previsto apposito girone… ed io nella mia personalissima Teogonia    ho messo su un ufficio che punisce questi crimini affidato al signor Acmet Pascià… chiedete agli ottocento otrantini in maniche corte e pantaloncini come ci si sente dopo essere passati per suo insindacabile giudizio. Non c’è CGIL che tenga!

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I problemi sorgono anche quando il maschio medio, sempre imbevuto di una serie di stronzate figlie dei giornaletti porno e della tradizione orale adolescenziale, si convince che lì dietro se non fa male vuol dire che sei rotta da tre secoli e mezzo e che di te ha avuto ragione già una banda di lanzichenecchi o per dire tutto il Battaglione Azov, Bob Malone o qualche altro grande della Terra. Lì scattano due paranoie: ce l’ho piccolo… non sei vergine. Avete ucciso un uomo, spingendolo tra le grinfie del demone della depressione e del demone dell’impotenza. Ricordate, quindi… probabilmente non vi farà male perchè alla fine se fatto bene il sesso anale non fa male… se fatto e se vissuto bene… però pure voi fate un po’ la vostra parte in questo GiUoco del sesso: “Ahi… ah, piano…”. Senò il vostro uomo è bello che fottuto!

Ricapitoliamo: il sesso anale è la dimostrazione che il comunismo ha fallito. La proprietà privata è una cosa bella, che appaga l’animo e se tenuta bene fa bene alla coppia ed ai singoli. Come tutte le cose belle ha bisogno di essere coltivata con coscienza, tecnica e la giusta dose di ironia e di bugie…
Come tutte le cose belle, attorno al sesso anale se ne dicono un sacco di fandonie. Come tutte le cose belle ci sarà sempre qualcuno che dirà di saperne più di te… e più di me… ma non è detto che quelle cose belle le abbia mai viste, provate, sentite. In senso eterosessuale provatelo liberamente, con i giusti accorgimenti e divertendovi in sicurezza. In senso omosessuale fate tutto quel che cazzo vi pare ma NIMBY!
Come tutte le cose belle… sarebbe bello sentire l’opinione della controparte… ma non credo ne arriverà una!

gustavoadolfovittoriosoabreitenfeld1
Se la vostra donna vi doveste chiedere di andare a vedere 50 sfumature di grigio, prima pretendete il giusto ristoro del vostro diritto di possesso. Se fa la preziosa, niente film… visto e considerato voglio dire che… “Poi tu vuoi andare con Mister Grey?! E a me il sederino non lo dai?!”

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