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La gran bella abitudine di scattare…

… scattare o meglio, farsi sacttare ogni tanto una bella fototessera per vedere di nascosto – nemmeno tanto – l’effetto che fa tornare a casa, farla vedere tronfio e borioso perchè tipo a giorni devi partire in aereo e ti sei reso conto che la carta d’identità è scaduta e sono cazzi da cacare… per il check-in e le storie… ed allora arrivi tiri fuori la carta d’identità nuova di zecca in un portacartad’identità vecchio di portafoglio e pieno di sporco e foglioline di tabacco e graffi che la fototessera nuova di zecca sembra già parlarti da un altro mondo… e già lo so che qualuno ora dirà “Che cavvolo Domè un porta tessere nuovo no, tu, eh?!” e poi esclami, così, con noncuranza…

… “le altre tre le metto nel primo tiretto del mobile nero nel salone… se servono per la lapide le trovate lì!”. Ed il minimo che ti arriva dietro è un cretino… seguito da “Ma tu veramente le studi la notte le cose idiote da dire il giorno dopo?”… e poi però di colpo tua madre è lì che fa…
… ma proprio come se fosse la cosa più normale di questo mondo, eh…
… tua madre è lì che fa serafica: “Vabbè ma se ti piace così tanto che vuoi usarla per la lapide, fatti fare un ingrandimento, che senò così viene male, sgrana tutto, questa è troppo piccola…”.

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E tu scopri che all’inizio non ci resti nemmeno male della cosa che ha detto tua madre. Perchè ci giocavi con tua madre a chiederle idiotamente se ti voleva bene e lei lì a dirti… “No!” con una semplicità disarmante che nemmeno Nanni Moretti quando un tritapalle industriale affermando di essere contento che Nanni esista gli chiede poi: “Ma tu sei contento che io esista?” e lui gli risponde serafico, come se fosse la cosa più normale di questo mondo: “No!”. Poi però cominci a pensare se quella foto sulla lapide ci starebbe bene… e scopri che sorridi, con un sorriso che hai dovuto fare perchè il fotografo cui ti sei rivolto è famoso per farti mettere di tre quarti e di chiederti di sorridere… quindi un’espressione di plastica che non ti piace per niente. E quindi ti dici che quella espressione forse non c’entra un cazzo con l’idea di lapide funebre che hai sempre avuto…

lapide_provvisoria

… essenziale, minimal, asettica, come The church of Light di Tadao Ando – che se non sapete chi è siete merde ma comunque da qualche parte su questo articolo la foto di Church of Light la trovate… oppure essenziale e minimal come le opere del buon Terragni nostro nazionale… e quindi completamente bianca, ma proprio bianca, non bianco sporco o simili… e sopra solo la mia foto, il mio nome e cognome, la mia data di nascita e morte e sotto, poco sotto, un telefonino – vero, reale – infilzato “al cuore” con uno scalpello e sotto la scritta in dialetto “Avit spccet d de fastidie” che per chi non è barese o su di lì o giù di lì vuol dire “Avete finalmente smesso di dare fastidio”.

No, su quella lapide la foto sorridente non ci sta nemmeno per il cazzo… devo andare a rifarla. Spero di non morire prima… tipo schianti dell’ultimo minuto o cadute accidentali o simili… senò sai che rottura di coglioni crepare con una foto, l’unica che hai detto che va bene… che poi c’hai pensato e non va bene nemmeno per il cazzo?rustici3

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