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Ogni promessa è un debito! (alidivelluto)

Questa tecnicamente non è una promessa fatta ad alidivelluto… ma il pensiero mi è uscito fuori così mentre conversavo con lui sul fatto che le giraffe appaiano placidamente come esseri molli, distaccati, con la testa che viaggia nel libro di Moccia tre metri sopra il cielo. Esseri dementi, insomma. Invece, io le ho viste combattere all’ultimo sangue in un documentario voltolando la testa e dandosi sonorissime mazzate di nuca contro nuca. Roba da restarci secchi. Il tutto era placidamente ripreso da un cameraman che tranquillo, con tanto di autorizzazione planetaria, filmava la vicenda. Intorno, presenti, senza fare il tifo e senza scommettere, decine di persone, tra cui ranger che potevano tranquillamente intervenire e che invece si godevano lo spettacolo. Una delle due giraffe stramazza al suolo. Boccheggia. Muore.

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E’ la natura! Come decisaente è quella stessa cosa che si chiama natura quando il leone si sbrana il cucciolotto di ippopotamo o di rinoceronte dopo che la moglie e le altre schiave negre del villaggio, cioè le leonesse sottoposte, non hanno anch’esse contribuito alla caccia, alla cattura della bestia da sacrificare alle voglie ed ai desideri culinari del maschio alfa e della prole poppante o meno al seguito. Son tutte robe di cui alcune emittenti televisive in chiaro o via pay per view sono assolutamente consultabili. Ci sta un canale pieno di questi snuff movies che ha anche una enorme autorialità scientifica e si chiama “Natural Geographics Wild” (409 Sky). Ora… sul 409 fanno sempr vedere bestie che fanno male ad altre bestie e non succede loro nulla. Ci sta sempre questa splendida roba del sangue che scorre a fiumi, “ci stanno gli occhi della madre, la carrozzella col bambino”.. no quello è un altro snuff con esseri umani… o meglio lì lo snuff lo fai filmando la morte di quelli che assistono a quel film in cui fanno vedere con una certa parvenza di realtà per i primi del ‘900 una strage niente male. No comunque su Nat Geo Wild ci sta sempre sangue che scorre a fiumi, ci sono gli occhi della bestia morente che sono commoventissimi o ci stanno le mossettine isteriche dei ghepardi oppure le robe fumettistiche tipo gli efflheim dei leoni (ossia smorfie che il leone fa quando usa le iene morenti per farci addestrare sopra i cuccioli e condizionarle all’odio sociale per le competitrici canidi… tipo il babbo romanista che porta il figlio in curva ed a sei anni, nella giornata del “dai un calcio alla violenza negli stadi” – slogan pessimo – gli insegna l’adagio che fa più o meno così “Oh Lotito, non piangere perchè, se c’avanza un altro razzo lo spariamo pure a te!“). Ora tutte ste robe di una crudeltà assoluta le fanno vedere su una emittente a pagamento e le spacciano, proprio come faceva Piero Angela che da piccolo mi spacciava roba davvero karasciò dopo pranzo, come roba autoriale ed educativa. Coi professoroni che spiegano e il sangue che scorre a fiumi.

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Non si può scrivere sotto un documentario “Nessuna bestia si è fatta male o è stata ferita, maltrattata o uccisa)… perchè si crepa davvero, lì! Io c’ho una collezione del peggio del peggio di ‘ste robe. C’ho la tragedia delle balenottere azzurre nella baia di fronte a Los Angeles. Una balenottera e il suo balenotterino massacrate per tre ore dalle orche che fecero scempio prima della madre – poraccia cercava di proteggere il cucciolo – poi fecero fare scempio alla loro prole del balenotterino… con tanto di istruzioni in suoni, ultrasuoni ed infrasuoni… che le orche e i cetacei sono assai più intelligenti di noi. Il tutto il giorno della festa della mamma. Con tutti i gitanti che avevano pagato per salire sulla barca di Nat Geo e poi si lamentavano che non li riportavano a casa anzi li esponevano a quello “spettacolo ributtante”… Coglioni, peste li colga! Gente che crede che lì fuori sia Walt Disney. Gente che compra i Jack Russell e poi non sa come gestirli. Meno male che a parte quel cialtrone di Cesar Millan che pretende di convincerci che si risolvono in 24 ore i problemi di rottweiller e simili, ci stanno tanti bravi ragazzi che applicano in settimane e settimane, mesi e mesi, le correzioni gentili e senza violenza… altrimenti gli animalari amanti dei cani di cui sopra, che si comprano a botte di 500oni i jack russell e poi si lamentano del carattere del cane, continuerebbero ad appaltare la violenza ad altri cialtroni che massacrerebbero di botte il cane solo per sopprimere il suo istinto. Sempre di violenza si tratta eh!

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Ora, in una società così violenta… che è immersa e vive in un contesto violento? Ci scandalizziamo degli snuff movies? Sì, di quelli umani è giusto scandalizzarsi! Tipo i filmini con gli stupri. Tipo i filmini, e ce ne sono, di stupri con ammazzamento finale e bordellone di sangue (non è solo un film tipo hostel, sono cose che succedono, rare ma succedono… a Ciudad Juarez è uscito fuori che un bel po’ di camionate di donne sparite o morte sono sparite o morte perchè sono finite a fare l’attrice protagonista di uno snuff). Lo snuff umano no. E sapete perchè? Perchè al netto del fatto che siamo tutti bestie assetate di sangue/sesso, di potere, di soldi e di tutte queste cose splendide che rendono splendido il mondo e sono il vero carburante della Storia… I leoni prima di fare quei bordelloni non si chiavano le gazzelle. Le giraffe non si inculano prima di massacrarsi di mazzate davanti alle telecamere. Sì, lo so, c’è il caso del leone marino che si fotte il pinguino e poi lo divora… ma hanno spiegato che non se lo stava fottendo veramente… o meglio, faceva così perchè quelle sono bestie drammaticamente limitate di cervello.. bestie che scambiano pinguini per partner e autovetture per competitor sessuali. Le scimmie o scopano come noi umano “todos los posicciones” (Bonobo) o si massacrano come noi umani (scimpanzè). Noi siamo l’unica cazzo di specie che pretende di unire la dominazione sul simile, la violenza per sfogare la frustrazione ed il sesso per appagare la libido… portando tutto alle estrenme conseguenze del delirio di onnipotenza con la morte della malcapitata. No ragazzi, così no. Gli snuff sono brutti… quegli snuff non servono al mondo. Forse, perchè, al netto di tutti gli animalarismi d’accatto, è vero che ci siamo guastati proprio tanto come specie vivente. Non so dirvi cosa ma… di sincero e “pulito”, a noi, non è rimasto davvero niente! A me piace da morire guardare gli accoppamenti di animali deboli da parte di animali forti. A me piace un casino capire perchè esseri umani accoppino altri esseri umani. A me piace un casino vedere e capire perchè esseri umani scopino in modi strani altri esseri umani o ci facciano delle robe creative o ci inventino una cosa che si chiama industria del porno che è una cosa culturalissima, quanto Cannes. Proprio per questo, proprio perchè vivo tutte queste bellissime ed avvincentissime cose che mi piacciono con assoluta serenità… mi disturba profondamente sapere che c’è chi non riesce a tenerle distinte e separate. E le mescola. E fa del male. E fa casini!

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Abbiamo riso e scherzato… ma a Ciudad Juarez il conto delle vittime cresce purtroppo di settimana in settimana. Sono attualmente più di 2000 i cadaveri di donne mutilate e ridotte a oggetti dissacrati che il deserto o le periferie hanno restituito, a volte in oscene fosse comuni che denunciano altre e più gravi turpitudini. Ciudad Juarez è la città che probabilmente fornisce al mercato internazionale degli snuff movies la fetta più consistente di beni di consumo. Quel che agghiaccia è che questa violenza non spaventi. Che nessuno intervenga… perchè è una violenza nascosta, strisciante. Quel che agghiaccia è che dietro queste sadiche esecuzioni farcite del peggior campionario della devianza sessuale che l’uomo conosca… c’è una “domanda economica” alla quale pronta risponde una “offerta economica”. Una offerta che arriva alla mercificazione finale e definitiva di un oggetto. Oggetto che è realmente oggetto di quel mercato solo se viene villipeso ed infine distrutto. A me questo spaventa e sciocca… perchè parla di un mondo che prima che della violenza dei documentari o della waltdisneytà del mondo animale farebbe bene ad interrogarsi sul “dov’è che abbiamo sbagliato?”.

 

(i video non sono snuff… fatevi due risate!)

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Inutile negarlo. Se so qual è spesso il destino degli animali di pezza…

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… è solo perchè tantotempofà (con l’accento perchè se si fa l’accento non ci va… come su va… se è fà di tantotempofà l’accento ci va… ma su va non ci va)…  in un domenicomortellaro ormai tanto lontano, un topogigioenorme, grigiotopo e non giallo come topogigiotheoriginal, col ciucciotto anni ’90 in bocca (e ora mi chiedo se da adolescente m3mango quei ciucciotti li portasse al collo o al braccialetto del cioè) e il gembiulinoquadrettato bianco e celeste, fu fatto a pezzi con le enormi forbici da sarto che padredidomenicomortellaro usava per ritagliare gli articoli del giornale da conservare.

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Gli fu tagliato un orecchio; quel drammatico snuff movie senza videocamera cominciò così. Non lo so perchè quel serial killer di pupazzi, anzi, quell’assassino di pupazzo che fino ad allora non aveva mai ucciso nessun animale di pezza, decise che quel topogigioenormegrigiotopo regalatogli al compleanno dei diciassette anni dovesse soffrire, dovesse cominciare a sanguinare ovatta e polistirolo. Dovesse morire piangendo lacrime mute. John Wayne Gacy, detto Pogo il clown, si vestiva da pagliaccio per fare la terapia dei pagliacci ai bambini dell’oncologico di Detroit. Quell’assassino di topogigiogrigiotopo poche settimane prima si era messo a piangere, commossoescosso, sentendo la notizia di abusi e violenze in una clinica specializzata in pazienti sordomuti affetti da sindrome di down. Gli faceva schifo e impressione che ci si potesse accanire su chi non riusciva nemmeno a dirti quanto gli stavi facendo male. Oltre a non poter capire il perchè. Ma quel giorno cominciò tagliandogli l’orecchio.

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La conoscete la storia del Canaro della Magliana? A me fa paura solo pensare di dovervi scrivere cosa fece al “Puggile” che poi ritrovarono scompostissimo e mezzo bruciato in una radura della Magliana che all’epoca era tipo il far west e i buchi edilizi li potevi chiamare radure come quelle degli scontri epici di sguardi tra Eastwood e Volontè. Furono cose fumettistiche e definitive. Wes Craven prese spunto per “Ultima casa a sinistra”, sapete? Non è vero… me lo sono inventato. Ma verosimile lo è tutto! Tutto davvero!

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In quel domenicomortellarontanolontano, quell’assassino di animale di pezza accoltellò il topogigioenormegrigiotopo sessantasette volte. Un lago di palline bianche di polistirolo per terra. Più complicate del lago di sangue da pulire. Che non servono le pezze ma certosina scrupolosità a non lasciare ai RIS di Parma nessunissima traccia. E poi gli forò il sedere, per fargli il buco. E poi gli strappò il ciuccio dalla bocca. E lo infilò nel buco di sotto. Poi lo portò fuori dal balcone. Gli aveva già tagliato le vibrisse, gli aveva tolto un occhio. Gli aveva infilato il ciuccio in culo praticandogli un buco che servisse da buco di culo dove infilare il ciuccio. Lo portò fuori, sul balcone. Gli diede fuoco. Lo guardò bruciare, lentamente. Mentre bruciava scattò delle foto. Dettagli catturati con lo zoom della reflex. La OM1 della Olympus. Quante volte in un domenicomortellaroancorapiùlontano, in quela foto si erano impressionate le foto del suo faccino gentile di bambino sempre troppo ometto e troppo cresciuto? Che se lo vedevi, non l’avresti mai detto che da grande avrebbe fatto l’assassino cattivo e stuprapezza di animali di pezza ricevuti al compleanno dalle fidanzatine dell’epoca. Quella pellicola per fortuna si perse. Tracce troppo pesanti di una violenza troppo inaccettabile.

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Io lo dico, lo dico chiaro e veo, forte e adesso: la mia è una completa confessione, Signori della Corte. La mia è una piena assunzione di responsabilità. Era un domenicotantolontano, ma ero comunque io. Topogigioenormecolorgrigiotopo l’ho ammazzato io. E ne ho villipeso il cadavere. Ed ero capace di intendere, sapevo che era Male. Ed ero capace di volere, che sapevo cosa stavo facendo. Reato d’impeto, Signori della Corte, l’è vero. E mi si carichi l’essere incensurato… e le attenuanti generiche. Il reato non è prescritto ma… vent’anni passano adesso, giusto? Con lo sconto di pena… sono libero, vero?

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Vent’anni di questo, lo so, sono tanti, tanti davvero… e anche se questa non è via dei pazzi numero zero… chiedo perdono. Alla famiglia di topogigioenormecolorgrigiotopo. Perdono anche a te topogigioenormegrigiotopo, perdonami. Volevo, dovevi morire e dovevi soffrire. Certe cose non si regalano ai diciassette anni. Non è roba da compleanno per un ragazzo. E quando la regalante ed io ci mollammo… e lei cominciò ad essere insopportabilmente idiota… che eravamo giovani, sì… e stupidi entrambi… ebbi a pensare che fosse l’unico modo, non so se giusto, chiariamolo, per smettere di arrabbiarmi, ricominciare a mangiare, smettere di soffrire. Tu non avevi fatto niente. Ed io lo sapevo… ma seppi che dovevo farlo. E non lo dissi a nessuno. “Che fine ha fatto? L’ho regalato!”. L’avevo ucciso… e buttato nell’immondizia. Non mi chiesero mai cosa fosse quella puzza di bruciato. Pensarono alla sigaretta fumata di camorra… ed ero nervoso. Non mi dissero nulla. Non mi chiesero nulla.

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Non sono un serial killer di animali di pezza. Non ho più ucciso. Non voglio farlo ai più. Non lo farò, mai più, ve lo giuro. Credetemi, Signori della Corte… mai più. Io, però, tremo. Tremo perchè anche ne avessi, io, non lo farei… non ne ammazzerei più. Non ne sevizierei mai più… che è terribile. Insopportabile. E invece so, lo so bene, che la tentazione può venire. Anche se non c’è stata stupidità. Può venire e ora, da ex assassino di animali di pezza adesso pentito, la cosa di cui mi pento di più è di aver donato in un momento così complicato Piccolopoldopallo. Averlo esposto al rischio di un’abbandono. O peggio di un delirio di festa di sangue surrealistico e definitivo peggio di “Spell, dolce mattatoio” meglio noto ai più come “L’uomo, la donna, la bestia” film definito seminale e di rara comprensibilità opera di cavallone. Piccolopoldopallo è bruciato, strangolato dalla sua sciarpetta, con l’etichetta che si abbrustoliva e gli occhi che si scioglievano, in un fricasse di cucina qualsiasi(?) – che sul balcone vuoi mai sporcare?!

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Piccolopoldopallo è vittima di una tragica lupara bianca? Ci sarà una botola che batterà come un piccolo cuore rivelatore di animale di pezza a far scoprire il tutto? O triste e dimenticato Piccolopoldopallo marcirà nel prato di una discarica in chiusura, la busta lacerata dai gabbiani e dalle volpi, lì a perdere pelo, decomporsi, morire… solo? Topogigioenormecolorgrigiotopo torna ogni notte, in queste settimane, a ricordarmi quel che ho fatto. A raccontarmi ogni notte una fine diversa per Piccolopoldopallo. E io lo stringo, cadavere bruciacchiato sodomizzato dal suo stesso ciucciotto anni ’90. E gli dico perdono. E gli dico non volevo. Ma lui mi perdona, senza smettere di ripetere che – here and now – ogni notte – sta succedendo di nuovo. Come in Twin Peaks, che Laura Palmer e sua cugina sono la stessa attrice… e fanno la stessa fine. Lelan Did It. I was Lelan.

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Bisognerebbe fare come fece una mia ex di Bitonto. Parlano tutti male dei bitontini, però i bitontini certe cose le capiscono prima. Sarà mica perchè Bitonto negli anni ’70 era uno dei vertici del triangolo della Mala in Puglia?! Bisognerebbe fare come fece la mia ex di Bitonto. Bisognerebbe regalare pupazzi ed animali di pezza già sfregiati, scarabocchiati, violentati e distrutti. Non ti verrebbe mai di far del male a loro. Che non si torna dal regno dei morti… e non ci si può più tornare. Che una cosa rotta, brutta e distrutta fa solo tenerezza… ma quand’era viva… e poi ti fa tenerezza perchè l’hai fatta così tanto fuori… fa male dentro e non torni più indietro. Bisognerebbe regalare solo pupazzi di pezza ed animali di pezza già nati torturati, cuciti smembrati, fatti morti. Si soffrirebbe di meno… ci si farebbe meno sensi di colpa. Si andrebbe avanti prima. E meglio. Ti prego… non fare del male a Piccolopoldopallo… ti prego!

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Loro sono Childrenofthekorn e Lovelygiuietta… i due pupazzi  di pezza donati dalla di cui sopra. Non me ne separerei mai e poi mai. Sono già morti… eppure li ho amati da subito.

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Non ci sono guardrail buoni, non ci sono campagne antiabbandono. Tutto questo è metro della nostra (in)civiltà!

Non che la mancanza di una associazione in difesa dei moscerini che finiscono spiaccicati sui parabrezza sia per caso più trascurabile. O che si possa tacere sulla latitanza di una ONG che prenda a cuore la diffusione di una corretta informazione sulla contraccezione canina. Eppure, l’assenza di una seria e cordiale campagna di sensibilizzazione contro il maltrattamento e l’abbandono degli orsi di pezza la dice lunga sulla nostra assoluta impreparazione in campo di toy-friendship.

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Certo, una oculata campagna di sensibilizzazione! Non le cazzate di Rocco Siffredi di cui parleremo un giorno. Da quando ha urlato in grassetto maiuscolo “Se l’abbandoni t’inculo!” è schizzato (val la pena usare i verbi giusti) in su (anche le preposizioni semplici, ma parlanti e con tanta dignità) il tasso di abbandoni tra i cani padronali intestati alle Signore. E a tanti M (dico emme) fedifraghi che purtroppo risultano single controvoglia, imbrigliati più che in una relazione finalmente benedetta dal crisma della legislatività, nelle maglie di una burocrazia bacchettona, bigottista e farraginosa.

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Problemi non da poco, le anali insoddisfazioni delle migliaia di casalinghe di Voghera che poi t’abbandonano il cane chippato sperando che arrivi il Siffredi a freddarle d’erotico bollore (che chiasmi vi schianto per(biondod)dio!… sì ve li schianto ed avrei voglia di non metterci la parentesi subito dopo questo pensiero… che è proprio lì, dove dico dopo la parentesi, che ve li schianto…) proprio lì dove non batte il sole! Problemi non da poco, se si guarda all’impossibilità non già di fare all’amore in ogni guisa o forma d’omosessuale gradimento, ma di sposarsi castamente o impudicamente in un qualsiasi angolo del nostro “purtroppo troppo” benedetto stivale. Maledett*!

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Problemi non da poco… ma per cortesia non taciamo sull’assenza di una associazione nazionale che si occupi di sensibilizzare sul tema dell’abbandono degli orsi di pezza. O si occupi di perseguire con pervicaci campagne stampa ogni abuso o maltrattamento sugli orsi di pezza. E si occupi vieppiù di bacchettare me, inecologico linguistico, che non conosco il concetto di interspecificità e con la scusa di una efficace metonimia, riduco all’orso di pezza e sembro circoscrivere ai soli orsi di pezza la enorme famiglia dei viventi che abitano gli animali di pezza, tutti. Pure i bruchimela di pezza, con le mele bacate di pezza ma a forma di dignitosissimi cuori a seguito.

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E’ lì la grandezza di un popolo.
Non basta interrogarsi su quanto sia insopportabile l’assenza di una differenziata per neonati in ogni luogo in cui ci possano essere neonati. Elio aveva ragione, ma negli anni ’80 non conoscevamo ancora il concetto di toy-friendship. Per dire: nessuno si lamentava se ti si smerdavano le suole di merda di cane. I cani li accalappiava l’accalappiacani con il cappio (non l’accalappio, il cappio!). Di solito li vendeva. Se il comune non aveva soldi, il civile accalappiacani non optava per soluzioni lager. Li abbatteva! La civiltà, dopo vent’anni è a misura di peloso, squamoso, pennuto. Non ancora di bambino, ezianbiondoddio! E purtroppo, ancor meno di animale di pezza! Eziangesummaria!

Noi siamo incivili!

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E allora dovrebbe nascere un “Chi l’ha visto?” che ci narri quelle tristi vicende, provi a ricostruire i terribili ultimi momenti, l’attimo in cui con finta, insopportabile dolcezza, il mai latrante animaletto di pezza è stato raccolto dalla mensola, dal letto, dal divanetto. Innocente. Ignaro – è questa la cosa più insopportabile! Strappato agli amici, agli affetti più cari proprio da quelle mani che giorni, mesi, anni o soltanto settimane (cit.) prima l’avevano coccolato, vezzeggiato, fatto sentire finalmente a casa e non tra polverosi scaffali. L’avevano scelto, uno tra mille paia d’occhi speranzosi: “Scegli me! Scegli me!”… come facevano gli orfanelli al passaggio delle Madame, come i cani dei rifugi quando entra qualche anima bella. L’avevano scelto tra tanti in fila, appesi come prosciutti nel baraccone delle giostre che sa sempre di sottomarca di Peroni. E subito l’avevano stretto forte. Subito gli avevano dato un nome. Mai dare un nome se non sai che sarà per sempre! Eccolo, ora: preso e portato via. “Andiamo a fare un giretto!”. E lui lì, dolce e felicissimo. Ancora una volta, tra i tanti in casa, proprio lui. “Sì, me lo dici sempre… sono il più bello! Ecco perchè mi vuoi con te! Per sempre, vero? Sì, te lo leggo negli occhi (cit.) è per sempre!”. Poi è un attimo. Solo un attimo. Per i pelosi di pelo c’è la dignità del guard rail. Una vigliaccheria che lascia una speranza. No… per gli animali di pezza non ci sono guardrail. Il freddo cieco ed asfissiante di un sacchetto di plastica. Ed il cassonetto. Indifferenziato anche per loro. Sì, ma ancora, triste e atroce destino. Immotivata crudeltà. Al neonato restano sempre le corde vocali per gridare più forte. Per il muto amichetto di pezza, il drammatico e claustrofobico avvicinarsi della tritarifiuti. Se va meglio, il compattatore!

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Non c’è una Sciarelli a dirmi che fine abbia fatto Piccolopoldopallo. L’avevo chiamato così. Io. E me ne dolgo, non avrei dovuto dargli un nome. Forse dopodomani vi racconterò la sua storia. Forse tacerò dilaniato dal dolore. E dal senso di colpa. L’avete visto? Qualcuno ha visto Piccolopoldopallo? Era dolcissimo, non vi potete sbagliare! Ha una sciarpina attorno al collo, con un cuore cucito sopra. Aaveva sempre un po’ freddo, come me che c’ho sempre bisogno degli scaldacollo. Aveva ancora al collo la targetta… pure quella a forma di cuore. Sopra grande grande ci sta scritto Love. Gliel’avevo lasciata, solita Cassandra Inascoltata, temendo e sperando assieme sarebbe valsa a farlo riconoscere. Ma non ho scritto il mio numero di telefonino. E nemeno il suo nome: Piccolopoldopallo!  “Nemo Credidit, sed Sensi”: nessuno credette… ma io, dentro, sentii… ed il sensi ce l’ho aggiunto io che mi scopro latinista ogni tanto.

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Non abbiamo un “Chi l’ha visto? Animali di pezza”. Negli States la civiltà fa nascere un “Extreme makeover” per ogni categoria umana e merceologica. Siamo barbari, noi! C’è tanta strada da fare e tanto da imparare. Ne riparliamo domani, dando un senso a un post-santostefano che sarà come al solito un giorno uguale a tutti gli altri. Perchè non ci sta solo chi abbandona… c’è anche chi sevizia!
Oggi, coi regali che si avvicinano, in assenza di un’associazione che abbia il coraggio di dirlo, lo ulro io:”Non è un giocattolo: se non sei sicuro che sarà amato per sempre, non regalarlo!”

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Non rompere il cazzo all’ippopotamo… ovvero non ti serve NatGeoWild per capire che se gli rompi il cazzo diventi la sua preda! (ad obiettivamente l’ippopotamo ha ragione!)

Al netto delle pericolosissime gazze ladre che tormentano un mio amico nei suoi incubi peggiori cavando gli occhi a chiunque incontrino sul loro cammino perchè: “gli occhi luccicano” (cit. non del mio amico… non sarebbe mio amico se dicesse e pensasse certe cose!) ed al netto di quei leoni marini che si inculano i pinguini o di quegli scimapnzè (sempre terrore del mio amico) che ti infilano caldarroste nel più comunista dei tuoi buchi… (e qui il termine preda vicino al sostantivo uomo si connota di hardcore) io trovo una parte della programmazione di NatGeo Wild (canale 409 Sky) vergognosa e terroristica.

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Quando scrivevo i complaint – le lettere di lamentela – in inglese, per esercitarmi al Proficiency del Cambridge, il mio maestro dell’epoca mi aveva insegnato che: “fuck me, but please kiss me first!”… che suona un po’ come “sono disposta a farmi rompere il culo da te però prima di tutto almeno un bacetto”… e quindi…

Lesson number one:
Spettabile Nationa Geographics,
da quando ho avuto modo di orientarmi autonomamente nel panorama delle riviste di divulgazione scientifica ho sempre ritenuto il logo ed il nome National Geographics come sinonimi di Assoluta ed Indiscutibile Autorialità tanto del prodotto in sè quanto della forma con cui tale prodotto veniva servito e confezionato per la curiosità e la sete di sapere di noi lettori. Quando acquistavo un numero di National Geographics oppure guardavo un documentario della stessa casa di produzione, sapevo che stavo godendo non solo di un prodotto dal valido ed indiscusso spessore scientifico, ma anche e soprattutto che lo stavo facendo con un vero e proprio capolavoro che prestava enorme attenzione per l’estetica e la qualità formale del prodotto stesso.
…(un complaint ben fatto comincia così… dispone bene chi legge… fa capire che non vuoi solo rompere i coglioni ma ci tieni al bene della persona/azienda cui stai muovendo una critica!)… proseguiamo…

Mi ritrovo sconvolto e deluso a dover certificare che tale autorialità, negli anni, rispetto a settori ben precisi della vostra produzione, ha lasciato spazio alla deriva terroristica ed ansiogena imperante nelle produzioni mainstream di bassa qualità e di discutibilissima scientifictà. Al netto di ottimi prodotti quali le grandi produzioni documentaristiche tematiche, imperversano ormai nella vostra programmazione, contributi di dubbia qualità. Mi riferisco, per dirne una soltanto, a tutti i format che pongono al centro dell’attenzione l’animale come competitore violento dell’essere umano, trattando l’oggetto della ricerca, ossia l’animale stesso, giammai come essere vivente che secondo logiche comportamentali ed etologiche ben precise attacca l’uomo o si difende per soddisfare un bisogno fisiologico – fame – o un bisogno emozionale – paura – ma piuttosto come un essere vivente dotato di etica che sceglie se agire un comportamento violento oppure no in base a sovrastrutture umane – divenendo quindi assassino, killer, mangiauomini. Così, mi dispiace, proprio non va.
…(the matter, Domenico, immediately… come un pugno nei denti… così non si perde troppo tempo… americani, inglesi, hanno poche parole, concreti…)… continuiamo…

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Per dirla con Naomi Klein, la vostra sta divenendo con sempre maggior frequenza una divulgazione para-scientifica che vive di rendita rispetto ad un marchio autorevolissimo, veicolando prodotti che dipingono l’uomo come l’Essere sotto assedio costante di minacce esterne. A questo contribuiscono di certo anche format parimenti discutibili come quelli trasmessi sul vostro canale generalistico National Geographics (403 di Sky) sotto il nome di “Apocalittici” o simili.
In questi format non è mai presente, purtroppo, una analisi cosciente delle cause e delle conseguenze, della meccanica che porta a disastri planetari ovvero a più semplici sciagure singole. In questi format è purtroppo imperante un interesse morboso verso il macabro, verso la sofferenza, verso il confronto violento contro una natura crudele. E dire che proprio i vostri prodotti autoriali mi avevano insegnato in modo limpido che la Natura stessa non segue regole morali ma vive per meccanismi semplici di causa ed effetto che solo in rarissimi casi – sempre e comunque spiegabili con regole fisiologiche – cedono al bizzarro, all’innaturale.
… (ora ce lo spieghi bene a quei rotti in culo… e fa qualche, come si dice, similare, con qualcuno di più importante di te che sei uno stronzo qualunque… per dire che stanno facendo merda!)… ecco, appunto, Naomi Klein gli farà rizzare i capelli… andiamo avanti

Temo che una programmazione di questo tipo, che io riesco a decifrare e posso anche pensare di definire “intrattenimento divertente” – grazie ai vostri passati insegnamenti ed agli studi svolti su curiosità personali ho gli strumenti per comprenderla, confutarla e viverla come divertissement – non potrà incontrare però il mio favore nel momento in cui dovesi mai diventare genitore o dovessi trovarmi a suggerire i vostri prodotti ad alcuno interessato ad un intrattenimento istruttivo e scientifico. Credo di fare del bene alla vostra Storia ed Autorevolezza nel suggerirvi di lasciare tali prodotti ad altre emittenti con un nome meno importante e riconosciuto del vostro e vi invoglio, con rinnovato entusiasmo, a riabbracciare la vostra antica vena accademica ed il piacere per i prodotti splendidamente confezionati e davvero educativi.
… (ora la menace, la minaccia… se non fai quel che ti dico ti ficco un cazzo nel tuo fottuto culo…)… sì gli americani sono voglari credo che la frase reale fosse “un fottuto cazzo nel fottuto culo”… ed avviamoci alla conclusione…

Grazie per l’attenzione ed il tempo che avrete voluto concedermi, comunque vostro affezionato…
Domenico Mortellaro
…(eh lo so, ma we are polite, quindi chiudiamo in modo educato…). Finita!

 

Ecco fatto il complaint.
Avete imparato un’altra cosa, stronzi! Perchè sappiatelo… nella cultura americana, il complaint è una cosa seria per cui si possono passare serissimi brutti quarti d’ora nelle aziende private. E in America è privato pure il tuo culo! E spesso non è tuo!
Adesso, se qualcosa non vi garba su suolo americano, ricordatevi di me e fate un bel complaint con queste semplici regole. Poi ve lo fate tradurre bene. Poi mi direte grazie perchè… se la cosa è seria e proporzionata… l’azienda si uniformerà comunque un minimo alle esigenze del cliente rimuovendo il problema. Se siete i soli a lamentarvi di qualcosa che gli altri gradiscono… pensate di scrivere un complaint indirizzato a voi stessi ed evidenziate per bene il problema. E’ difficile che il mondo intero sbagli! (tranne che con me!)

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Veniamo a noi: se l’umanità fosse un posto serio, se la cultura fosse ancora un valore, se la necessità di avere paura per vivere non esistesse… perchè il Muro di Berlino non era ancora venuto giù (non è una fregnaccia, leggetevi Baumann stronzi ineducati, quadrumani, poi ne riparliamo!)… questa lettera di complaint sarebbe la fotocopia di una class action in difesa non della rispettabilità di ippopotami e di grizzly, struzzi e varani, leopardi e gazze ladre. No, questo complaint sarebbe una class action di proporzioni planetarie mossa contro Nat Geo Wild e la sua programmazione cialtrona in difesa della nostra intelligenza e di secoli di studi etologici.

(La parola etologia la adoro: non è come pensa qualcuno di SEL (acronimo di Sinistra Ecologia Libertà) un discorso sull’etica umana ma lo studio del comportamento animale… e rido ancora tanto quando ricordo che mi invitarono ad un dibattito che si chiamava “Etologia della politica” e io risposi “E che è, le bestie?” e loro mi guardarono molto piccati da questa cosa… e poi arrossirono perchè capirono).

No, obiettivamente a nessuno frega un cazzo… anzi la maggior parte della gente vuole carburante e benzina che alimenti il motore della paura. Ha bisogno di sentirsi sotto assedio.
Così spende e compra. Così va in palestra ed ai corsi di autodifesa. Così acquista i SUV che li tengono al riparo dai Grizzly – anche a New York perchè… vuoi mai…
Così si fa manipolare ed inculare meglio con la scusa della sicurezza propria, altrui, planetaria.
Ed a questo contribuisce la programmazione sui disastri climatici, quella sugli eventi apocalittici, quella su chi si prepara all’Apocalisse, quella su chi è sopravvissuto agli animali assassini, quella su chi è sopravvissuto all’Apocalisse che non c’è mai stata tipo il Millenium Bug ed ha scorte di cibo liofilizzato da camparci ancora 12 anni.  Credo che i nuovi padroni della Nat Geo siano la CIA ed eredi di Bin Laden s.n.c.

Figli
Di
Puttana
(non loro, il resto del mondo che guarda tutto compiaciuto)

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L’ippopotamo non è un assassino!
L’ippopotamo non è una bestiola docile e frocia che gira col tootoo o tutù o come cazzo si chiama quella frociata per le ballerine!
Anche Walt Disney era un agente CIA come Bob Marley ed il padrone della NatGeo – quello nuovo!

L’ippopotamo è un mammifero erbivoro della lunghezza superiore ai tre metri, del peso superiore alle due tonnellate, dal carattere indomito e territoriale. Questo è un ippopotamo. Mi avete sentito dire “malvagio”? Mi avete visto usare parole come “assetato di sangue”? No! Non è scientifico… e io la laurea in biologia non ce l’ho ma ho profondo rispetto per chi ce l’ha, perchè dice cose vere!
L’ippopotamo è una bestia territoriale e indomita. Che succede se un bipede (esattamente come un altro quadrupede, esattamente come un altro ippopotamo) gli va a rompere le palle? Succede che l’ippopotamo ti carica. E che succede se ti carica una cosa che è grande quanto la motrice di un TIR, va a 40/45 orari ed ha zanne della lunghezza di almeno 25 cm? “Lo sapete cosa succede? Un macello!” (cit. di un film con DeNiro che se indovinate qual’è si vince un premio…). Solo che l’ippopotamo non esce pazzo e ti attacca… tu uomo esci pazzo e ti ci vuoi rapportare. Coglione!
Come i cretini che si accampano nella notte a Yellowstone in prossimità dell’autunno in una zona ad alta densità di orsi Grizzly femmina con prole. Sai che fa un coso di 3 metri di altezza, del peso di qualche quintale, con artigli affilati, zanne mostruose e una muscolatura allucinante, con prole affamata, affamata anch’essa e all’approsimarsi dell’autunno che vuol dire letargo che vuol dire che senza uno strato giusto di grasso sei morta tu ed è morta la prole? Cerca cibo. Ed un essere umano è cibo esattamente come un daino o un salmone (in culo a voi cristiani e questa cazzo di primogenitura per cui quello lì su v’ha fatti in un giorno diverso e c’avete più diritti delle bestie – che non hanno comunque più diritto di me o di un altro bipede).
E quindi l’orsa attacca tutte le tende. E c’è chi ne esce ferito… e chi ne esce mangiato vivo.  E questa cosa si chiama Natura… non si chiama morale! Anche in questo caso, dunque: un Macello, ecco cosa fa!
Perchè, però, coerentemente con il senso scientifico della programmazione il format non si chiama “Idiota (invece di uomo) sarai la mia preda” oppure con il sempiterno “Non rompere il cazzo all’ippopotamo” (che piace tanto a qualche cugina che spero passerà di qui!)? Già, perchè?
Anche io non romperei il cazzo adesso!

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Alla fine della fiera, però, io che ‘ste cose grazie a quel biondoddio…
– le mastico perchè m’appassionano e perchè da piccolo ho sempre divorato le cose serie di Nat Geo (non datemi del vecchio… è obiettivo che ci fosse più attenzione a come si facevano le cose un po’ di anni fa… e se mi date del vecchio è solo perchè sapete che ho ragione ma quanto vi sta sulle palle ammetere che siete dei cialtroni? Ah sì, di sta storia che c’è tra queste parentesi voglio proprio parlarne un giorno…)
– le mastico e le capisco perchè ho studiato per un famoso saggio bibliografico tutto quello che c’era da sapere sociologicamente sulla questione “Paura collettiva” (poi il saggio se lo sono fregati due stronzi di associati… ma questa è una storia a parte di cui un giorno vi parlerò senza paura di essere letto da uno di quei due stronzi… l’altro è talmente borioso da non leggere i blog perchè non li scrive lui quindi fanno schifo)…

Uomo sarai la mia preda
Vivo o Morto (che è una eccitante serie che ti parla di aggressioni incredibili e solo alla fine ti dice se uno è sopravvissuto o meno)
Apocalittici
La fine del Mondo
Minacce

…sono format che adoro e non mancano mai nelle mie maratone notturne!
…e mia figlia (perchè se mai avrò prole sarà femmina e caustica e stronza come il suo papà) mia figlia le adorerà da subito.
E ne riderà con me!

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Non rompere il cazzo all’ippopotamo… che poi potresti chiamarlo pure “I canali di divulgazione non scientifica”… ma che misteriosamente è diventata una disquisizione dialettologica su una certa “cassetta degli attrezzi”.

Ippopotamo killer… che poi può essere anche
Orso sbranacampeggi… che poi può pure diventare
Mangiatori di uomini… che poi può anche evolvere in
Uomo sarai la mia preda!

Avete rotto il cazzo terroristi di merda!
La natura non è assassina. La natura semplicemente segue regole sue che non possono essere definite immorali o morali. Già non so quanto senso abbia parlare di morale tra bipedi umani… adesso ci mettiamo a processare la natura?

C’è qualche trimone che lo fa!

Urge una breve digressione di divulgazione vernacolare. Trimone è una parolaccia. Se mia madre la legge sul blog si incazza più che se scrivo cazzo o merda… perchè oltre ad essere volgare è anche dialettale, connotata sessualmente e fuori da un uso diffuso, comune ed in un qualche modo post-sessantottino che in Italia è diventata una qualità “patente” per le peggiori nefandezze tipo che so D’Alema e simili.
Però Trimone lo dice sempre Michele Emiliano, ex Sindaco di Bari, prossimo futuro stupratore della Puglia Peggiore… e quindi si può dire. L’ha twittata lui ad un ragazzino di meno di diciotto anni… le dice lui le parolacce ad un minorenne… non la posso scrivere io sul blog?

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Di sicuro non sapete cos’è un trimone se non “provenite” (cit.) dalle province di Bari e Bat… ora vi spiego:
Trimone è una espressione vernacolare tipica della vecchia provincia di Bari, da poco scissa in Provincia di Bari e Provincia di Barletta-Andria-Trani. L’espressione trimone letteralmente nel dialetto di Corato (BAT) indica con precisione il manico della zappa, quello che i coratini definiscono “tremmone” (sic!). Per una serie affascinante di metafore, originariamente era utilizzata per definire l’allocco imbambolato, tanto da essere praticamente sempre utilizzata nella forma completa di “trimone a vento” a definire l’idiota che resta inebetito ed inerme di fronte ad ogni sviluppo della sua esistenza proprio come il manico della zappa, durante una giornata ventosa, quando l’attrezzo è rigirato e posato in terra verticalmente, in balia di ogni alito superiore ai 3 km/h.

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In tempi recenti, l’espressione dialettale è passata ad indicare il gesto della masturbazione. Questo utilizzo non deve lasciare perplessi o stupiti. Se vogliamo la trasformazione di significato è ancora più affascinante. A partorire questo nuovo utilizzo, infatti, contribuiscono una serie di metafore meno evidenti ma più affascinanti. Tutto deriva dal fatto che il maschio medio tende a convincere i maschi vicini medi del fatto che il suo coso “medio” non lo è per niente… e che quindi è assimilabile ad un manico di zappa… che per maneggiarlo è necessaria forza e perizia… che la sua consistenza è nodosa e la sua possanza indiscutibile. Proprio come un margiale. Sulle proprie doti virili il maschio medio ha poi sviluppato la digressione del “trimone a tre marce”  richiamo inconsapevole alle marce del frullatore Girmi spesso citate da Villaggio (cfr. “Fantozzi contro tutti” BUR, pg.38 sgg.) ma questa è solo la dimostrazione di quanto sessualizzata sia divenuta l’espressione.

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Non stupisca il fatto che come per la “sega” settentrionale, il “trimone” levantino alluda ad una applicazione di doti manuali e di energia fisica: si tratta di una efficace metonimia che attraverso l’allusione alla vigoria dello sforzo fisico vuol definire il gesto. Allo stesso modo e seguendo lo stesso percorso definitorio, il gesto della masturbazione come spreco inutile di energie è passato a definire nel gergo comune un soggetto inadeguato, solitario, incapace di relazionarsi correttamente col prossimo.  Per semplificazione di significati, l’uso è stato poi esteso agli idioti, gli stupidi, i cretini (precisazione necessaria, i tre precedenti non sono tecnicamente solo sinonimi). In un percorso ciclico, dunque, l’espressione trimone è ritornata alla sua accezione primigenia, qui in Puglia.

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La sessualizzazione dell’espressione è ancor più evidente se si tiene conto che l’utilizzo al femminile è rarissimo… presente ma rarissimo.

Questa digressione dotta su una espressione dialettale serviva giusto a tre cose:
– precisare che non sono un dialettologo ma che ci tengo alla cultura ed alle tradizioni del posto dove sono nato… soprattutto le peggiori…
– chiarire subito che cambiare registri stilistici è bello e stimolante ma che scrivere in modo accademico è una rottura di coglioni immane e dimostrare a me stesso ed a tutti voi che chi – come un certo associato – scrive solo in modo accademico è un trimone che non sa scrivere…
-insegnarvi una parolaccia…

Ciò detto, l’ex Sindaco di Bari, candidato alla Presidenza della Regione Puglia, se ha voglia di attaccar briga con te, potrebbe darti del “trimone” in pubblico su Twitter. Non è escluso che passi di qui, legga il post, si senta offeso e mi dia del Trimone.. ma questa è un’altra storia!
Comunque, tecnicamente, se lo fa un ex magistrato, posso farlo pure io! Ed io ho voglia di attaccar briga con qualcuno, oggi… precisamente con gli autori della programmazione di NatGeo Wild (409 Sky).

Ecco, sì, io in realtà volevo dirvi oggi di quanto sia tragicomico guardare alcuni canali che nell’uso comune vengono definiti di divulgazione scientifica. Di quanto sia divertente tifare per gli orsi e gli ippopotami quando squartano ed ammazzano le persone “alla televisione” durante certi pseudo “real life documentaries” che vorebbero essere divulgazione scientifica ma sono un gradino sotto il terrorismo della buonanima di Bin Laden.
Però, credetemi… mi scappa da cacare.
E poi ‘sto post è già bello così!

Ne parliamo domani, dai!

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Jim Morrison e Benito Mussolini questa cosa non l’hanno mai detta!

C’è qualcuno che da qualche parte ha scritto che “Il comunismo è quella semplicità ch’è difficile a farsi”. Ma non è Ernesto Che Guevara, come erroneamente è riportato su tutti i diari degli adolescenti medi di sinistra. “Siate belli come la vita e neri come la morte…” non è una frase di Benito Mussolini, come erroneamente è trascritto sui diari degli adolescenti medi di destra. “Quando morirò andrò in paradiso, perchè l’inferno l’ho già vissuto…” non l’ha scritta Jim Morrison, come erroneamente trascritto sui diari degli adolescenti medi. Non l’ha scritta nemmeno Kurt Cobain (che fortunatamente invece ha detto e scritto I hate myself and I want to die… ed ha dato coerentemente seguito… guadagnandosi almeno lì un briciolo di rispetto!)

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(ecco poi c’è gente che addirittura si mette in casa una frase così… quella cosa quel demente non l’ha mai detta… ci aveva pensato già un demente più demente di lui… indovinate in commento chi?)
Nella hit parade delle stronzate che tutti, una volta almeno nella vita, si sono scritti da qualche parte per sentirsi fighi citando con piglio autorevole un qualche personaggio di medio dominio pubblico, non c’è l’autore del “W la Figa!” di fantozziana memoria. Sostanzialmente perchè non sembra bella da leggere. Sostanzialmente perchè esprime in modo banale un concetto semplicissimo: riprodursi è necessario! Ed è un peccato non sapere o presumere chi l’abbia detta. Perchè è più bella una verità che puzza rispetto ad una opinione che sa di Chanel n.5

“La malinconia è la felicità di essere tristi…”. Questa l’hanno attribuita a Kurt Cobain, a Jim Morrison, a Socrate (che non so nemmeno se conoscese il concetto di malinconia, se avesse una parola per esprimerlo) e a quel povero cristo di Leopardi. Guevara e Mussolini sono stati esclusi dal novero perchè la frase era poco impegnata e poco truce.
Sembra sia di Victor Hugo… ma questo non posso darlo per certo.
Vedi un po’, queste sonore stronzate le affibiano sempre a personaggi defunti, per evitare cause milionarie che io stesso, mi attribuissero una idiozia del genere, intenterei!
Breve precisazione: a me, poi, quasi tutti sti poveri cristi cui appioppano sul groppone ste frasi… guardacaso mi sono sempre stati un po’ sulle palle. Kurt Cobain più di tutti. Pure più di Jim Morrison. Sostanzialmente perchè mi stanno sulle palle i cialtroni, quelli che fanno successo senza particolare talento, solo perchè sono fighini e perchè si strafanno. La piaga dell’aforisma pazzo e del falò dele vanità.
La malinconia è la felicità di essere tristi… mah!
Una cosa è certa: è una stronzata clamorosa! Come ogni santo cristo di aforisma. Se Victor Hugo l’ha pensata ed ha avuto il bisogno compulsivo di scriverla – va a vedere che giornata di merda stava passando… credete a me – di sicuro non gli farebbe piacere sapere che se lo ricordano ancora che l’ha detta.
Inquietudine, delusione, tristezza e rassegnazione. Mai una gioia. Cazzo parli di felicità? Se sono triste non sono felice per niente! E invece no… vedi i romantici.
Ok… per me è una stronzata! Ma in un detestabile impulso voltairiano, mi dico, lasciamogli la convinzione che essere malinconici sia un momento gioioso ed un po’ complicato perchè sei pure triste… anzi perchè sei felice di essere triste. Contento tu…
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(oh, bello, semplice, conciso, diretto… ed anonimo! Purtroppo sempre adolescente! Ed Hipster mannaggia a quel Biondoddio)

Questo non per pregare tutti i miei lettori, soprattutto quelli di Facebook, di astenersi dal pubblicare in modo compulsivo ed immotivato ogni maledettissima riga di “prosa poetica” come adolescenti perennemene innamorati del concetto di amore, felici del sentirsi tristi, incazzati per compiacersene allo specchio o impegnati perchè tra settembre e gennaio continua a tirare più peli di figa il proto-post-comunismo-autonomo-antifascista che il carro coi nuovi buoi che si chiamano cavalli vapore. Sostanzialmente come dei perfetti cialtroni!
Questo non per lanciare una petizione per il divieto tassativo di uso di aforismi, per la rimozione del concetto di aforisma dall’immaginario collettivo, per il rogo dei diari adolescenziali, per lo scrostamento delle pareti di città immotivatamente imbrattate! Questo non perchè l’aforisma è una stronzata detta da uno, pensata da uno che aveva le sue ragioni per pensarla così.

Questo per informarvi che sono triste,
un po’ angosciato,
parecchio incazzato.
E che il cielo è grigio. E due secondi fa sembravo D.D.Lewis in “Nel nome del padre” mentre con la mano sulla bocca e la penna sospesa, fissa la finestra della cella cercando l’ispirazione per cominciare a scrivere una pagina.
E spesso le pagine sono vite, non solo pagine!

Ma questo anche…

…Perchè l’aforisma è il paio di scarpe che qualcuno ha usato per anni… ed ognuno dovrebbe avere le scarpe sue!
Domenico Mortellaro (non azzardatevi a scriverla altrove!)

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Fiducia, ancora un briciolo, nel genere umano: dell’assenza dei filtri vintage nel porno!

Allora.. innanzitutto una premessa. Non è questo il luogo in cui voglio parlarne, ma… scatto foto. E mi piace un sacco. Lavoro con materiale digitale, lavoro con materiale analogico. Lomografia, quest’ultima, la chiamano. Ho cominciato a lomografare quando qualcuno mi disse: “ci sai fare, hai un bell’occhio, componi bene, anche in modo estroso… ma che cazzo smettila coi filtri vintage! Non fare lomografia digitale… è finta. Se vuoi fare lomo… comprati una toycam vera e scatta con la pellicola!”. (cit. uno di quelli che questo blog non lo sopporta perchè dice che potrei fare di meglio che scrivere finte zozzerie tipo “mammaguardaquantosonofigo e monello!”)

E cominciai.
E mi piacque pure un casino! Con discreto successo, pure… eh sì. Poi arrivarono loro!

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E niente poi sono arrivati gli hipster del cazzo.
Quelli coi baffi alla Emanuele II e la barba lunga. Quelli col distacco nei capelli. Quelli coi jeaggins. Quelli colle scarpe che litigano coi pantaloni. Quelli con la camicia abbottonata tipo cappio all’impiccato. Quelli coi cappellini improbabili. Quelli che ormai sembra che la gioventù sia cieca da quanti occhiali da posa si vedono in giro. Quelli che quando il concetto indie è diventato di moda, lo hanno esportato al mondo del tunzettunz discotecaro (non elettronico) ed all’universo delle droghe sintetiche a basso costo. Quelle che ti fanno ancora più scemo. Ancora più hipster. (e c’ho pure qualche caro amico così… fai tu la vita!)

Gli Hipster!
Quelli che mettono il filtro vintage su tutto! Lo metterebbero pure alla foto del papa (non del papà… forse pure a quella… non so, cominciamo col Santobabbo) morto! Lo mettono al loro selfie sul cesso. E ci mettono sopra una scritta bianca, con scarso rigore calligrafico. Bianca, impattante, poco armonica. Di solito sull’aftersex che si squacciano su Hipstamatic ci sta scritto: “Peace and Love”.

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(si beh qui la scritta manca ma il cazzo del concetto è questo… depressione!)

Roba da Napalm. Roba da mazza da baseball. Roba da bruciarli in piazza e sperare nella siccità!

E per accontentarli, ormai, il filtro vintage lo mettono dappertutto. Ci girano i video. Ci fanno i film. Canale 707 di Sky. MtvDance. Non solo roba truzza… a volte anche pezzi con una ricerca sonora dietro. Che l’elettronica non è mica solo zozzeria da giostrai! Guardo dodici video in sequenza. 3 sembrano immersi nell’orzata. 4 sono plumbei e terrei, perlatro con l’aggiunta di un effetto mica economico che simula con la videocamera digitale una lomokino (vecchia toycamera che letteralmente fotografa fotogrammi 16:9 in sequenza… tu li acquisisci sul pc facendoti per tre giorni a rullino un mazzo non indifferente – invece gli hipster al lavoro sono indifferenti! – li monti e ti fai il video… oppure ti compri la lomokinoscope e te li guardi!). Altri due usano un antico sistema di invecchiamento digitale noto come infrared. Altri tre hanno più flare del cielo di Gaza!
Sì, purtroppo 12 pezzi da far cagare i cani. Orrendi. Deplorevole assenza di qualsivoglia forma di ricerca. Una battaglia navale giocata col cubase… nemmeno col logic. Merda. Nemmeno d’artista!

Ecco: perchè? Perchè il filtro vintage? Perchè la scritta impattante in sovraimpressione? Perchè la demo della lomokino?
Perchè c’è gente che lo chiede!

Ecco: il porno non è così. Se trovi scritto vintage è perchè stai davvero guardando un prodotto d’annata, di solito primi anni ’80. Coi cazzi che senza viagra e pippotti, in quel mondo molto cavalleresco, andavano pure giù ogni tanto (ne parleremo, di questo fantastico amarcord, oh se ne parleremo!).
Nell’altra roba che trovi online, sempre e comunque… la depravazione gratuita di lattiginare tutto non c’è. Anche quando secondo qualche amico sarebbe anche semioticamente e semanticamente giustificato, oltre che allusivo, lattiginare/orzare un po’ tutto, nel porno. No: l’industria culturale della “carnedentrocarne”si mantiene fedele al suo credo hardcore, noccioloduro, va dritta al sodo e nient’altro che il colore vero. E niente scritte del cazzo. Niente depravazioni… perchè è il filtro vintage la roba da depravati… non il carnedentrocarne! Col carnedentrocarne si nasce pure… e nel porno si chiama creampie (parlreremo anche di questo… visto che le pause produttive servono?)… e quando viene al mondo una vita non c’è depravazione. Col fliltro vintage non nasce niente. E’ depravato!

Se non esiste… non c’è richiesta. Non era questa la regola? Dunque…gli hipster non guardano porno? Sì, sì che lo guardano… ma non lo dicono.  E non chiedono, dunque!
O non se ne accorgono. Probabilmente la scuola di pensiero che sostiene che loro vedano già in filtro, non ha poi tutti i torti.

Io sono tornato ad avere fiducia nel genere umano. Un briciolo… fino a quando il porno non sarà filtrato!

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Washing the pipes: ovvero la boxe e quella sensazione di pace col mondo

Provate a seguire un programma di allenamento serio di pugilato – di quelli non agonistici per carità – e vi accorgerete che di colpo, dopo quelle quasi due ore tre volte a settimana il mondo vi sembrerà un luogo più bello. Vi sentirete capaci di comprendere e giustificare più o meno “l’Universomondo” per le sue cappellate. Ogni cosa vi apparirà di colpo chiara nella sua assoluta semplicità. Anche i rapporti più ingarbugliati diventeranno di colpo semplici.

…e Credete a me! Saprete di colpo quale strada prendere anche di fronte al bivio più notturno.

Questo avviene perchè il coinvolgimento ad altissimo tasso fisico del vostro corpo durante l’allenamento vi permetterà di espellere dai pori, oltre ad una enorme quantità di sudore e tossine, anche tutte quelle ansie e quei nervosismo raggrumati che con la loro confusione impediscono la comprensione dei meccanismi di ciò che vi avviene attorno. E poi l’impareggiabile catarsi del colpire e ricevere, del dare e e avere (botte condizionate e contenute, ma sempre e comunque, immaginificamente, botte) sublima nel controllo completo della propria aggressività anche quella interiore. E ci si accorge di colpo che se si riesce a controllare quel che di più distruttivo abbiamo, come la violenza fisica, che gestire le proprie emozioni senza lasciarsi travolgere è un “mestiere semplice”… basta, appunto, osservare le cose libere da legaci. Nella loro semplicità. Nella semplicità di cazzotti dati e ricevuti.

Esiste una categoria anche per questo nell’ipermercato del porno: il wash the pipes, letteralmente risciacquare le tubature. Nella traduzione espressiva italiana suona un po’ come “Non ci fosse un domani!”.
Sono i filmati spesso non amatoriali… ma pure home made, volendo, in cui due esseri solitamente di sesso maschile e femminile, si scambiano non effusioni, ma veri e propri passionalissimi martellamenti, in un accoppiamento incontrollato, feroce e selvaggio, senza alcuna tattica ed alcun fine se non quello di avere un effetto catartico. Non ci sono schemi predefiniti, non c’è la solita alternanza bipartisan di posizioni nè il solito cursus honorum del cazzo che sostanzialmente si disvela nella sequela “bocca-figa-culo-viso” con variazioni sul tema “fronte-retro” e “sopra-sotto”. Eh, no! Qui semplicemente lo si fa ” a quel biondo Dio” senza troppe riflessioni sull’inquadratura, sul kamasutra, sulla gestualità. I dialoghi, lasciati alla libera improvvisazione dell’artista, sono di solito monotoni, parecchio ripetitivi, ma con qualche chicca di raro lirismo a violare i comandamenti circa nomi di Dio invano, Madonnine, Pastorelli e presepi annessi.

Il sudore, la sensazione di fatica fisica, il trucco che cola, i capelli che vanno a farsi benedire assieme alle messe in piega, il fiatone – tutte cose che per una produzione commerciale non amatoriale sono fondamentali dettagli da evitare e che dimostrano come il porno, fuor da ogni uso metaforico, sia la più grande bugia raccontata all’essere umano – sono presi e sbattuti lì con osceno ed orgoglioso vanto… a testimoniare non solo il carattere true life ma anche e soprattutto l’assoluto stato di catarsi che solitamente l’attore maschile raggiunge (la donna credo un po’ meno… o meglio, credo che la sua sia solo una catarsi nel fastidio) attraverso un accoppiamento fuori dagli schemi e fuori da ogni “esigenza di copione”.

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Sono filmati veri. Come un diretto sul naso. Durano spesso meno di 7/8 minuti… a testimonianza del fatto che poi, senza montaggio, tu ragazzino che ti fai le pippe e sogni di durare trenta minuti, già non sei da meno di quello che sta recitando!

E sono filmati che lasciano l’uomo medio desideroso di raggiungere uno stato del genere. Di farlo una buona volta “a quel biondo Dio”… di farlo come non ci fosse un domani. Non per farlo… ma perchè sembra che dopo tu e il mondo non abbiate mai litigato… e che il suddetto mondo per te non abbia segreti! Proprio come dopo una scazzottata. Proprio come dopo una ripresa di guantoni con uno molto più forte di te che ti ricorda che “la boxe è contatto…”

…ma pure un poco di amore, forse!

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WTF: ovvero selfie sessualmente imbarazzanti, ovvero, Gasparri

Questa non è una questione politica! Questo è un affare di normale buonsenso.
Qui c’è trattata la differenza tra un demente ed un bipede di capacità intellettiva nella norma.

La categoria pornografica del WTF (What The Fuck?!) rappresenta quell’enorme sottinsieme di video, foto e filmati che ritraggono o riprendono avvenimenti oltre il limite del grottesco, del credibile. Solitamente ben oltre i limiti del buon gusto.

Non esistono soggetti predefiniti, non esistono copioni, non esistono trame. WTF si può esaurire nel gesto, può essere tutta diluita nel contesto, apparire come una eco nei dialoghi. Quel che conta, nel WTF, è che un particolare, anche quello che può apparire meno importante, disveli di colpo tutta la sua carica surreale, grottesca, improponibile.

I più cliccati, in materia, sono quelli che ritraggono/riprendono acoppiamenti ai limti del bizzarro tra persone portatrici di handicap e normodotati, persone molto anziane con protesi e dentiere… senza accorgersi che in questo caso esiste un errore di categorizzazione. Il tag giusto in quel caso è Freaks (fenomeni da baraccone).

I WTF che preferisco sono quelli che accoppiano soggetti ed oggetti. Con qualche digressione sul tema.

Chuck Palahniuk ne scovò uno tempo fa. Geniale. Ne parlò su Soffocare!
“L’uomo era in pessima forma: pallido e coi rotolini di ciccia intorno alla vita. Eppure se ne stava lì, calmo, rilassato e piegato a 90°, la faccia rivolta indietro verso l’obiettivo e un sorriso a 36 denti con un buffo orangutan addestrato a infilargli quelle che sembravano caldarroste su per il culo.”.

Ebbene quel materiale esiste. Vintage. Ce ne metti di tempo ma lo trovi!
Non divulgherò nemmeno sotto tortura il link al materiale. Alcune cacce al tesoro sono viaggi dell’anima!

Il concetto è un altro… e l’autore di Portland lo esprime correttamente poco dopo:
“Il punto è: in un mondo dove bisogna essere belli a tutti i costi, quel tizio non lo era. La scimmia non lo era. Quel che stavano facendo non lo era. A colpire lo stupido ragazzino era stata la sicurezza di sè. Il coraggio. L’assoluta mancanza di pudore. La disinvoltura e la genuina schiettezza. La faccia di starsene lì, così, a dire al mondo intero: “Ebbene sì, ecco come ho deciso di impegnare uno dei miei pomeriggi liberi: facendomi fotografare da una scimmia che mi infila castagne su per il culo”

Il concetto è: sì faccio cose da idiota, obiettivamente ricerco in ogni modo la mia soddisfazione personale e narcisistica – sì il WTF è un genere squisitamente e sinceramente amatoriale – in gesti incomprensibili e ripugnanti ai più. Senza aver timore di essere identificato per quello che sono: un idiota!

WTF in Italia è Gasparri… cui va la dedica per la nuova rubrica a cadenza non definita “Minzione d’onore: ovvero la pioggia, dorata come la medaglia, che ti sei conquistata…”. WTF è questo… la dimostrazione che esistono idioti pubblici che non si rendono conto di protestare in un sol gesto la propria inguaribile imbecillità al mondo intero!
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Ogni altro tipo di commento risulta superfluo, ridondante, grottesco!

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Tedio Pre-Domenicale: ovvero non vado a puttane, non mi drogo, non scommetto, non lavoro, non studio…

Quindi i CCCP direbbero che “io sto bene, io sto male, io non so cosa fare…”.

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Esatto. Non so cosa fare.
Ora farò le scale, aprirò la porta del giardino, prenderò il mio cane e uscirò a fare una passeggiata! Lo faccio sempre alle 16… mai prima! Prima non ha senso.

Perchè se andassi a puttane quello prima delle 16 sarebbe un momento propizio per farlo, questo sabato pomeriggio. Vai a puttane perchè non hai di meglio da fare, non hai di meglio da incontrare… e paghi per fare qualcosa, per incontrare qualcuno. L’orgasmo è una semplice appendice!
Perchè se mi drogassi, prima delle 16, occuperei con uno spino, un pippotto, una spada, una pasta questi giri di lancetta che vanno a coppie di quindici.
Perchè se scommettessi oggi avrei da fare… a ben guardare avrei da fare ogni giorno. Tutto il giorno!
Perchè se lavorassi o studiassi avrei una santa alternativa al Tedio Pre-Domenicale.
Perchè domani prima delle 16 sarà peggio. L’Inter gioca alle 20:45!

E perchè sostanzialmente un blog di sabato non si aggiorna. Troppa gente ha troppo da fare di sabato e domenica per accendere il PC. Io lo aggiorno solo per farvi sapere che non vado a puttane, non mi drogo, non scommetto, non lavoro, non studio…
E non guardo youporn o simili per bisogno o necessità…

Buon week end!

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